| JFK

La mia vita a stelle e a strisce…come recita il titolo di un mediocre
film del nostrano Ceccherini, così è riassumibile la visione
cinematograficamente politica di uno dei più arrabbiati e delusi
registi americani che il XX secolo abbia mai conosciuto: Oliver Stone.
Con un passato dapprima da tassista e poi da soldato, Stone ha vissuto
sulle proprie spalle la menzogna dell’ ‘american dream’,
infranta dapprima con la nefasta guerra in Vietnam, coronata poi da un
triste ed incessante susseguirsi di spiacevoli avvenimenti: dall’omicidio
dei fratelli Kennedy (John - 22 Novembre 1963, Robert – 6 Giugno
1968 ), agli assassinii dei due massimi esponenti e sostenitori della
causa per i diritti civili degli afroamericani: Malcom X (21 Febbraio
1965) e Martin Luther King (4 aprile 1968); nel decennio ’70 si
verificano due altri memorabili episodi: il 3 Luglio 1971 muore Jim Morrison,
mito reo di aver istigato un’intera generazione ad uso e abuso di
una vasta gamma di valori e tendenze ‘ribelli e sovversive’;
l’8 Agosto 1973 l’allora presidente in carica Richard M. Nixon
è costretto alle dimissioni perché impantanato in uno dei
più grossi scandali politici che l’America abbia mai vissuto
senza tuttavia mai dimenticare: il caso Watergate; negli anni ’80,
il sistema americano conosce un’altra falla e questa volta il danno
proviene direttamente dal cuore pulsante del Paese, la propria economia
che, a seguito della politica reganiana, favorisce da una parte il nascente
fenomeno dello ‘yuppismo’ e, dall’altra, svariate speculazioni
in borsa operate dagli arrivisti colletti bianchi (argomento che servirà
a Bret Easton Ellis per il suo minuzioso, sconvolgente e disarmante “American
Psycho”).

Di quest’America c’è da parlarne; il tanto chiaccherato
sogno americano è solo un’apparenza, una mera illusione in
un paese all’apparenza libero e democratico, ma in realtà
lacerato da profondi coflitti, innumerevoli contraddizioni interne e corruzione
sino ai più alti vertici. Così, nel 1991, la Warner Bros.
mette in cantiere una delle più complesse e difficili megaproduzioni
cinematografiche che la major abbia mai avuto l’ardire di realizzare:
con la fulgida regia di uno strabiliante Oliver Stone, nasce così
JFK.
Partendo da uno dei più famosi omicidi che la storia ricordi, la
morte di John Fitzgerald Kennedy serve a Stone per tessere una fitta trama
da cui si possano dipanare molteplici e arzigogolate soluzioni logistiche
e morali. La morte del presidente, dapprima attribuita dai media e (soprattutto)
dal governo al ‘folle solitario’ Lee Harvey Oswald (nel film
Oldman), viene costantemente sgretolata dal crescente numero di prove
e testimonianze che Stone raccoglie nel corso delle 3 ore di film (che
forse neanche bastano a chiarire proprio tutto), mettendo in luce principalmente
come siano letali certi intrighi del potere e come sia influenzabile la
debole opinione di un popolo ignorante (soprattutto in fatto di storia)
e credulone (tra l’altro l’importanza dell’impatto dei
media sul pubblico, sarà scottante argomento di discussione per
l’altra storica mitragliata di Stone, ‘Assassini Nati’,
1994). La denuncia di Stone non risparmia

colpi e l’oggetto dello scandalo si sofferma principalmente sulle
innumerevoli ed invisibili manovre operate dai vari enti governativi che,
se da una parte detengono la loro supremazia su praticamente quasi tutti
gli organi di controllo operanti in politica e non (stampa, televisione,
etc.), dall’altra perpetrano affinchè la verità sia
perennemente celata da oscuri meccanismi di cui solo pochi possono esserne
a conoscenza…arrivando persino a manipolare la realtà stessa,
fornendo così alla storia generale una visione totalmente deformata
e sfalsata di ogni singolo avvenimento che riguardi il popolo (in questo
caso, quello americano): la commissione Warren, per esempio, ha sempre
difeso con avarizia la teoria della ‘pallottola magica’, tesi
secondo la quale un presunto proiettile sia stato capace di colpire più
di una persona, spostandosi da corpo a corpo in modo quasi fantascientifico…per
poi essere ritrovata praticamente intatta…! Ed è questo che
il governo ha fatto credere ad un ignaro ed inconsapevole pubblico per
molto e troppo tempo…e tuttora molti documenti sono riservati e
non visionabili ancora per un bel pò di anni. Questo non dovrebbe
accadere; Stone lo sa benissimo e questo concetto ce lo ripete continuamente
attraverso l’operato del suo crociato Jim Garrison, continuamente
in lotta contro mostri invisibili pronti a schierarsi contro di lui ad
ogni minima possibilità che la verità venga a galla.
Più la bugia è grande e più il popolo la crederà:
parole di Hitler che però rispecchiano un modus operandi tipico
di tutte quelle alte sfere a cui molte idee non andarono bene nel momento
in cui Kennedy si ‘macchiò’ delle uniche colpe di aver
aperto un dialogo con la Russia (avrebbe voluto stabilire un’intesa
mondiale basata sulla supremazia delle due massime potenze, USA e

URSS, garanti della pace e della guerra), di aver abolito la discriminazione
della gente di colore, concedendo agli afroamericani il diritto di voto
(anche se molte promesse non furono mantenute
causando numerosi scontri razziali e rivolte, guidate peraltro anche da
Martin Luther King), e di avere avuto infine la brillante idea di far
cessare la guerra in Vietnam. Specialmente quest’ultima fase della
politica kennedyana avrebbe influito pesantemente sulle entrate economiche
dei vari fabbricanti d’armi e affini che, grazie alla guerra, seppero
arricchirsi a dismisura. Ed è tutto qui e Stone lo conferma numerose
volte: tutta una semplice e grandiosa questione puramente economica…e,
nel paese-patria del benessere, della libertà di pensiero e delle
possibilità, al popolo sognante ne manca solo una: la conoscenza
della verità storica e oggettiva.
Il film eccelle sotto ogni punto di vista: Kevin Costner è perfettamente
a suo agio nelle vesti del procuratore distrettuale Garrison; Jay O. Sanders
(Lou Ivon) e Michael Rooker (Bill Broussard) lo supportano altrettanto
bene; Joe Pesci è un mostro di bravura nei panni dello schizzatissimo
David Ferrie così come Gary Oldman regala al suo personaggio (Lee
Oswald) una

perfetta e sofferta caratterizzazione; eccellenti anche Tommy Lee Jones
(Clay Show), Donald Sutherland (X) e Kevin Bacon (nella piccola parte
di Willie O’Keefe). Piccoli ruoli anche per Walter Matthau (Sen.
Long), Jack Lemmon (Jack Martin), John Candy (Dean Andrews) e Tomas Milian
(Leopoldo); per la parte tecnica, eccelle in primis la regia di Stone,
il montaggio del nostrano Pietro Scalia (premio Oscar in coppia con Joe
Hutshing), la mis-en-scene (Victor Kempster), le superbe musiche (John
Williams) e la luminosa e fascinosa fotografia (Robert Richardson). Tuttavia,
solo 2 Premi Oscar. In due versioni, rispettivamente di 185’ e 198’,
entrambe reperibili. Da vedere assolutamente. Voto: 9 ½
JFK
(Id., USA, 1991, 185’ – 198’ Director’s Cut)
Regia: Oliver Stone;
Cast: Kevin Costner, Sissy Spacek, Michael Rooker, Joe Pesci, Gary Oldman,
Tommy Lee Jones, John Candy, Jack Lemmon, Jay O. Sanders, Laurie Metcalf,
Pruitt Taylor Vince;
Musica: John Williams; Montaggio: Pietro Scalia, Joe Hutshing;
Fotografia: Robert Richardson; Sceneggiatura: Zachary Sklar, Oliver Stone;
Produzione: Warner Bros./Alcor Films/Camelot/Ixtlan Corporation/Le Studio
Canal+/Regency Enterprises. |