Ghost in the shell



Anno del Signore: 1988. E’ un anno importante per il Giappone e per i cultori tutti dei cosiddetti ‘anime manga’: Katsuhiro Ôtomo, in collaborazione con lo sceneggiatore Izô Hashimoto, decide di trarre dal proprio ed omonimo arzigogolato manga, uno dei più intricati e stupefacenti cartoon mai realizzati in precedenza: Akira. Essendo il fumetto di base un’opera estremamente impegnativa, ciò che ne vien fuori è un prodotto assai complesso, alle volte di difficile comprensione, e tanto sofferto quanto basta per poter essere considerato un gioiellino sull’era post-nucleare.
Inutile aggiungere che il suo ‘esperimento’ riscuota consensi all’unanimità e, la perfezione dell’animazione, raggiunge tali livelli da permettere al prodotto di entrare a far parte della storia del cinema (non solo di animazione), occupando un posto di rilievo nell’immaginario collettivo (lodi anche da parte di Spielberg e di Lucas…), ed aggiudicandosi immediatamente la fama di “cult della nuova generazione”.
1995. Alla I.G. Production decidono di mettere mano ad un interessante manga dello stesso autore di Appleseed e Dominion: Masamune Shirow (il cui vero nome è poi Masanori Ota). Il fumetto in questione è Kokaku Kidotai, conosciuto poi da molti come Ghost in the Shell (pubblicato in Italia sui primi 8 numeri di Kappa Magazine, con il titolo ‘Squadra Speciale Ghost’). La regia, viene così affidata al veterano Mamoru Oshii, la sceneggiatura al suo abituale collaboratore Kazunori Itô (in attivo la sua cooperazione con il regista per Patlabor, 0Patlabor 2, Avalon) e le musiche al bravo e collaudato Kenji Kawai.
Il risultato ottenuto, è un ulteriore passo avanti in fatto di animazione, e il ‘record’ detenuto da Akira, viene così ‘infranto’: Ghost in the Shell, è un prodotto estremamente denso e raffinato, sia in fatto di animazione (fluida ed elegante), che di struttrazione dell’intero plot narrativo, lungi dall’essere immediatamente compreso alla prima visione: alle molte e belle scene d’azione, s’alternano altrettanto pacati e intensi momenti di riflessione, il tutto accompagnato dalle struggenti e sostenute musiche di Kawai. La storia, vede come protagonisti i membri della Sezione 9, un dipartimento governativo impegnato a salvaguardare la sicurezza internazionale da ogni tipo di crimine informatico. A capo dell’intero corpo, v’è l’anziano e diplomatico Aramaki; sotto la sua supervisione, operano il maggiore Motoko Kusanagi e i colleghi Bateau, Togusa e Ishikawa. Un giorno, in mezzo a complesse traversie politiche, sbuca fuori una sorta di ‘virus’ soprannominato il ‘Signore dei Pupazzi’. Costui/esso, generato dalla spropositata quantità d’informazioni presenti in rete, prende successivamente vita (ma non forma) ed esprime la sentita volontà d’esser considerato alla pari di ogni entità vivente, e per questo non chiede altro che asilo politico. Naturalmente, la sua più grande capacità





nonché la più grave delle preoccupazioni dell’intera Sezione 9, consiste nel fatto che esso riesca ad impiantarsi con estrema facilità nelle menti altrui (nel futuro di Shirow, un’avanzata tecnologia permetterà di controllare la mente, ormai ridotta ad un mero hard disk), esercitando così il pieno controllo di tutte le funzioni mentali, capacità mnemoniche incluse (facoltà di generare falsi ricordi nella mente ospite). Il maggiore Kusanagi prende molto a cuore la questione e, tra lei e l’entità informatica, viene così a crearsi uno strano ed ambiguo legame. Questo è il plot ridotto ai minimi termini, perché Ghost in the Shell non è solo un anime d’argomento ‘sci-fi’, ma un’opera ben più vasta e complessa e, forse, la sua breve durata non basta per parlare dei tanti e fondamentali argomenti che sono cari ad un regista intenso come Oshii. Una volta liberatosi del facile (e alle volte puerile) umorismo che permea il fumetto di Shirow, il regista tesse una trama che gli consente di analizzare a fondo e di mettere in risalto tutti quegli aspetti che sono d’apporto alla propria narrazione: solitudine umana estrema, ricerca della propria identità, ormai smarrita in un guazzabuglio fatto d’ogni tecnologia; difficoltà nel comunicare (nel film c’è pochissima ironia…ma ciò non guasta), rapporto uomo-macchina (i membri della sezione 9 sono per lo più quasi tutti cyborg, soggetti a periodiche revisioni mensili) e difficoltà a vivere una vita normale (se non si ha più la garanzia della veridicità dei propri ricordi, che razza d’esistenza è?). Il motto cartesiano ‘cogito ergo sum’ viene così ad essere abilmente attaccato e, in un certo senso, ampiamente demolito dalle speculazioni di regista e sceneggiatore che, in un futuro ove la vita la si vive principalmente nel vasto mondo virtuale della rete, confermano la triste situazione umana in un’epoca forse non così lontana, in cui anche il più intimo dei ricordi, può essere nient’altro che una fredda e sterile creazione informatica ad opera di un anonimo computer.
Non c’è più spazio per le nostalgie, non c’è più il tempo per vivere i propri sogni, non esiste più il diritto a vivere la propria vita senza che qualcuno possa interferire con essa, che ciò sia dovuto all’intervento di un qualsiasi ente governativo (in questo caso la Sezione 9) o ad un sibillino intrufolarsi di un avanzato (neanche tanto) virus. Molto prima di Shirow, altri grandi autori previdero l’instaurarsi di una pericolosa tecnocrazia: Philip Dick, George Orwell e Adolph Huxley.
La parte visiva di questo anime è meravigliosa ed innovativa al contempo. Grandissima cura è stata dedicata ai fondali (in alcuni momenti sembrano delle vere e proprie immagini filmate dal vivo…), sfruttando il principio del Rotoscope. Tale tecnica, consente in primis la ripresa en plen air di molti scenari poi, successivamente, tutte le immagini vengono ricalcate su di un rodovetro e ampliate dalla matita dei disegnatori, per poi essere infine elaborate attraverso l’uso del computer…questo dà la possibilità di trasformare l’attuale Tokyo nella futuristica





Newport City del 2029, era in cui è ambientato questo splendido film. Fulgida la regia di Oshii, toccanti le musiche di Kawai e grande cura dell’animazione grazie a Nishikubo. Il regista, continuerà il suo cammino di maturazione con l’intimista e bellissimo Avalon (ve lo consiglio…tutto girato in Polonia e recitato interamente in polacco…ma immagini e musiche sono meravigliose…no ho mai visto niente di simile in vita mia). Nel 1999 arrivano quegli idioti dei fratelli Wachosky che, dicendo di essersi ‘ispirati’ moltissimo a Ghost in the Shell, realizzano il film ebbete e fighettino Matrix…naturalmente, la scusa dell’ispirazione, confermerà tutta la sua natura con i due successivi e ancora più idioti sequel del suddetto film (per una serata trash vi consiglio caldamente Matrix Reloaded!).
Il Giappone, sopratutto al livello di trama, sottolinea e conferma ancora una volta che un cartone animato può essere non solo un prodotto da puro intrattenimento per la massa, ma può anche avere grosse capacità per suggerire la riflessione e per sviluppare un certo pensiero interiore, scatenando così interessanti dibattiti...se questo vi sembra poco! Disney, Pixar e compagnia bella, hanno molto da imparare, e dovrebbero iniziare a svecchiarsi e a proporre prodotti un po’ più seri (magari non guasterebbe anche un pizzico di cinismo in più…in fondo il mondo sta cambiando in fretta...lo hanno capito anche i bambini…)…senza pensare al solo ed esclusivo argomento che gli sta tanto a cuore, ossia il guadagno. Stanno decadendo da anni, il pubblico si sta lentamente svegliando, ma loro non sembrano farci molto caso e continuano sulla loro strada, sfornando idiozie su idiozie.
Per gli appassionati, del film è stato realizzato un interessante sequel (“Innocence”, 2004…sempre diretto dal grande Mamoru Oshii) e sono state tratte due serie televisive (peraltro di ottima qualità), dirette entrambe dal bravo Kenji Kamiyama ed accompagnate dalle vivaci e sperimentali musiche di Yôko Kanno (con la collaborazione della nostrana Ilaria Graziano): Kokaku Kidotai – Stand Alone Complex 1st GIG e Kokaku Kidotai – Stand Alone Complex 2nd GIG. Oltretutto, finalmente disponibili in Italia i due volumi di Shirow “Ghost in the Shell 2: Man Machine Interface” (attenzione però…nulla a che spartire con Innocence) . Voto: 8 ½




GHOST IN THE SHELL
(Kokaku Kidotai, Jap, 1995, 82’)

Regia: Mamoru Oshii;
Cast: Atsuko Tanaka (voce* maggiore Kusanagi), Akio Ôtsuka (* Bateau), Tamio Ôki (* Aramaki), Iemasa Kayumi (* Signore dei pupazzi), Kôichi Yamadera (* Togusa);
Regia animazione: Toshihiko Nishikubo; Musica: Kenji Kawai; Montaggio: Shuichi Kakesu;
Fotografia: Hisao Shirai; Sceneggiatura: Kazunori Itô;
Produzione: I.G. Production/Bandai Visual/Manga Entertainment.

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