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Il
signore degli anelli
Sono molto lontani (almeno per me) i tempi in cui, da bambini, ci sedevamo
dinanzi al piccolo schermo per subire una sorta di fascinazione attiva
da parte di quel piccolo gioiellino che, all’epoca fece breccia
in parecchi animi…parlo de La Storia Infinita (Unendliche
Geschichte, 1984)…queste sono state le mie sensazioni... . Adesso,
con una maturità diversa, posso affermare benissimo di adorare
quel film – seppur realizzato da un non grandissimo regista e con
ben pochi mezzi rispetto alle attuali possibilità -, per tutto
ciò che rappresenta e per i meravigliosi messaggi che lascia alla
fine della visione: invogliare e stimolare i bambini alla lettura, un
uso fantasioso e creativo della propria intelligenza e l’importanza
di continuare ad essere bambini anche una volta cresciuti…questo
motto l’ho poi fatto mio con il tempo. Nel 1978, poco prima de La
Storia Infinita, sotto il buon auspicio della Warner,
Ralph Bakshi prova a realizzare una trasposizione dell’omonima
opera di Tolkien con un modesto film d’animazione...tuttavia,
l’impresa gli riesce per metà. Passano 23 anni e un simpatico
omuncolo neozelandese ha la brillante idea di passare dagli horror di
serie Z alle megaproduzioni hollywoodiane e così s’imbarca
nel fantastico viaggio de Il Signore degli Anelli. Jackson, sin da subito
comprende che sarebbe ardua impresa condensare nell’arco di 3 ore
un libro che ne meriterebbe forse 40 volte tanto…ma questo è
impossibile…quindi che si fa? Si suddivide il volume in ben 3 film
che usciranno anno dopo anno, uno di seguito all’altro (ATTENZIONE:
NON STO CONSIDERANDO LE USCITE A POSTERIORI DELLE VERSIONI INTEGRALI…sic!),
per la contentezza del proprio autore e per la gioia dei produttori della
New Line: nascono così ‘La compagnia dell’anello’,
‘Le Due Torri’ e ‘Il Ritorno del Re’.
Tanto di cappello a Peter Jackson che, dal canto suo, ha speso non poche
energie per veder finalmente realizzato uno dei sogni della sua vita,
ovvero trasporre su grande schermo l’immensa mole di materiale tolkeniano.
Ma nell’operazione c’è qualcosa che non va e il risultato
non convince sino in fondo. Per gli aficionados, è assai difficile
accettare la poca consistenza di queste tre pellicole, ma la trilogia
del neozelandese Jackson ha quel sapore vagamente artificiale, tipico
della maggior parte dei prodotti attualmente in circolazione (chiaramente
questo piccolo regista non ha mai avuto quelle qualità autoriali
tipiche di cineasti di tutt’altro calibro quali Spielberg,
Cameron, De Mille, Griffith,
Wyler, etc.) e, nel complesso, la mis-en-scene si riduce
ad un inutile, quanto estenuante e prolisso sfoggio di manierismi da manuale,
in cui ogni minima emozione è unicamente suggerita e in cui ogni
‘rimando’ ad una presunta autorialità (che non c’è
naturalmente), è totalmente smorzato dall’esigenza di realizzare
un blockbustermovie all’insegna della standardizzazione hollywoodiana.
Ogni sentimento è messo al bando. Ciò equivale ad un film
lungo, ma vuoto, arido e finto, stanchevole e compiaciuto, nonchè
stucchevole quanto sciocco. I due capitoli che succederanno a questo primo
incipit, confermeranno quanto detto: ad un secondo e forse più
equilibrato successore, farà capolino un nefasto e raffazzonato
capitolo terzo (VERGOGNOSAMENTE) premiato dai membri (ogni riferimento
fallico non è puramente casuale data la tragedia verificatasi)
dell’Academy con ben 11 premi Oscar (Sigh! Sigh! Poi se ne sono
usciti con la trovata ’11 premi naturalmente vanno a tutti e tre
i film complessivamente…ancora peggio! Sigh! Sigh!). Il film si
prende troppo sul serio (vorrei ricordare che stiamo parlando comunque
di un fantasy…NON E’ UN FILM SULL’OLOCAUSTO) e tra gli
attori, a chi più recita Shakespeare: sul set incombe una perenne
sciagura (forse a Jackson non hanno detto che l’ironia fa parte
della vita…lo sapevano anche nei campi di sterminio…e credo
che quel tipo di tragedia sia stato un po’ più rilevante
degli avvenimenti narrati da Tolkien…) e la perennemente preoccupata
faccina di Frodo la dice lunga (non sto facendo un complimento a Elijah
Wood…per tutti e tre i film non fa altro che fare il musone e autovittimizzarsi
sgranando gli occhioni…insopportabile); McKellen e Lee gigioneggiano
a più non posso per vedere chi tra i due è più bravo
a recitare teatralmente; Sean Bean sembra uno sfigato; Cate Blanchett
e Liv Tyler pare siano puntualmente impegnate a girare uno spot di qualche
cosmetico per ringiovanire la pelle. Inutile dire che Ian Holm sia totalmente
sprecato nella parte di Bilbo Baggins (lo preferisco quando lavora con
Egoyan e Cronenberg) e recita abbastanza svogliatamente. Per quanto concerne
la stanca ironia di Monaghan e Boyd, non c’è da aggiungere
molto; Weaving invece sembra interpretare la versione fantasy di Nostradamus
(che abbia preso il posto dell’oracolo di Matrix?). In ultima analisi,
tra le cose migliori di questo trittico, il trio Mortensen
, Bloom e Rhys-Davies che conferiscono
un po’ più di umanità e di simpatia al tutto (è
proprio grazie al loro intervento che ‘Le Due Torri’
sia migliore rispetto agli altri due capitoli),
e Sean Astin che, con la propria partecipazione emotiva,
regala al film quel tocco di gusto in più. A parte questo, si può
benissimo affermare che Il Signore degli Anelli, nonostante la pomposità
della confezione, non abbia requisito alcuno per essere ricordato negli
annali del cinema (a parte solo ed esclusivamente la lunga durata) e,
in quanto a qualità, il livello si attiene a quello di altre megaproduzioni
quali Il Gladiatore (2000) o La Mummia (1999). Jackson non inventa niente…tutto
il lavoro si attiene e si basa rigorosamente sulle scoperte di ben altri
pionieri…d’altronde poi diventa facile girare tre film così
nell’arco di neanche due anni (spero che qualcuno si ricordi che
quando Lucas e il sopracitato Cameron rivoluzionavano il cinema di fantascienza
e non con prodotti quali Guerre Stellari o The Abyss o Terminator 2, Jackson
ancora si divertiva con gli amici a girare infima roba di serie z). Nonostante
tutte le mie premesse, Jackson è comunque riuscito a farla in barba
a tutti: incassi stratosferici e promozione a non finire. La guerra del
gadget è appena iniziata. Fotografia da cartolina, pompose (e onnipresenti
quanto abbastanza anonime) musiche di Shore e anonimo sfoggio d’effettistica
assolutamente priva d’ogni umana emozione…d’altronde
è difficile provare emozioni per un freddo e barocco soprammobile
di plastica. L’era della patinatura goes on. Voto: 5-
IL SIGNORE
DEGLI ANELLI – LA COMPAGNIA DELL’ANELLO
(The Lord of the Rings: Fellowship of the Ring, USA, 2001, 178’,
208’ – Extended Edition)
Regia: Peter
Jackson;
Cast: Elijah Wood, Sean Bean, Viggo Mortensen, Ian Holm, Cate
Blanchett, Hugo Weaving.
Musica: Howard Shore; Montaggio: John Gilbert;
Fotografia: Andrew Lesnie; Sceneggiatura: Frances Walsh, Philippa Boyens,
Peter Jackson; Produzione: Wignut Films/New Line Cinema. |