| Terminator
3 - La rivolta delle macchine

Come già sottolineavo ampiamente in un mio precedente articolo,
i gloriosi fasti social-economici-intellettual-cinematografici degli anni
’90 sono ben lontani, e rappresentano un vivo ricordo nelle menti
di chi, come me, ne ha vissuto ed amato appieno ogni singolo istante:
molto di ciò che è accaduto allora, continua tuttora ad
avere ripercussioni sulla nostra futile epoca: basti pensare alla guerra
del golfo, una delle tante e fondamentali basi per ciò che sarebbe
poi avvenuto l’11 Settembre 2001; il cinema, in quel glorioso periodo,
non ama starsene zitto zitto e Hollywood, nel pieno del suo vigore, s’impegna
a sfornare pellicole che, una ad una, influenzeranno e forniranno i pilastri
per molta dell’attuale produzione. Nel 1990 e nei due anni a seguire,
si condensa una delle più scatenate stagioni cinematografiche,
che include una vastissima scelta di titoli, da quelli più impegnati
a quelli un po’ meno, ma tutti vincenti e, tuttosommato, molto intrattenitivi…andare
al cinema era tutto fuorchè noioso: Die Hard 2 (1990), Atto di
Forza (1990), Il Padrino – Parte III (1990), Arma Letale 3 (1992),
JFK (1991), Highlander II (1991), Balla coi Lupi (1990), Ritorno al Futuro
– Parte III (1990), Alien 3 (1992), Predator 2 (1990), Robocop 2
(1990), Gremlins 2 (1990), Thelma & Louise (1991), Malcom X (1992),
Quei Bravi Ragazzi (1990), Batman – Il ritorno (1992), Basic Instinct
(1992). Non si può non ricordare che, in quello stesso 1990, il
sempre più perfezionista James Cameron concepisce quello che sarebbe
poi stato l’importante punto di partenza per lo sviluppo dell’intero
apparato tecnologico usato nelle attuali produzioni ad alto dosaggio di
effettistica: parlo ovviamente del colossale, furioso e pluripremiato
Terminator 2 – Il giorno del giudizio (Terminator 2: Judgement Day).
Inutile aggiungere

che il film segni un punto cruciale nella storia del cinema fantascientifico
per l’avanzato e pioneristico uso della tecnologia digitale (già
sperimentata con The Abyss, 1989), consentendo alla pellicola di infrangere
ogni record d’incasso, e di vincere ben 4 Premi Oscar. Passa qualche
anno e, già dal 1993/94 iniziano a circolare voci su un presumibile
sequel della suddetta pellicola di Cameron. Ovviamente per i fans è
grossa attesa. Ma per il momento non si fa nulla. Arriva il 2003 e finalmente
viene approvata la sceneggiatura di John D. Brancato e Michael Ferris
(entrambi sceneggiatori di The Game, 1997) e la produzione spicca così
il volo: accanto a Schwarzenegger, sono chiamati a recitare Nick Stahl
(visto in In The Bedroom), Claire Danes (The Hours) e Kristanna Loken
(Academy Boyz); in produzione, tornano Mario Kassar e Gale Anne Hurd,
la produttrice dei precedenti Terminator; per le musiche, a supplire la
mancanza di Brad Fiedel, è assoldato Marco Beltrami; la regia,
è invece affidata a Jonathan Mostow (U-571).
Dopo 13 anni, è strano veder tornare sugli schermi il memorabile
cyborg T-800, interpretato come sempre da un pronto, ma ormai imbolsito
Schwarzenegger…eh si! Il tempo è passato per tutti e, non
ha risparmiato nessuno, neanche il suo futuristico organismo cibernetico
sul cui volto fanno capolino due o tre rughe qui e lì...; ad una
sceneggiatura un po’ trita, si affianca il

vero, grosso, immane, gigantesco difetto di questo terzo filmetto (perché
tale è): l’assoluta mancanza di un vero regista. Jonathan
Mostow è solo un (neanche tanto) abile mestierante e, ciò
che gioca a suo svantaggio, è l’inevitabile confronto con
il memorabile lavoro di Cameron che 13 anni addietro sconvolse la storia
del cinema di fantascienza. Gli attori sono ‘sbiaditi’ e poco
credibili; un’insipida regia, interessata unicamente all’effetto
speciale, non si cura minimamente degli sforzi del cast, tutti incentrati
a conferire un minimo di credibilità ad una trama sciocca quanto
riciclata e male sfruttata…ogni personaggio diventa così
la satira di sé stesso e, molte situazioni sono ora comiche (ad
es. la scena iniziale del locale gay; o la sequenza al cimitero), ora
ridicole quanto scialbe e imbarazzanti (tutte le scene con le battutine
‘ironiche’ di Schwarzenegger, la fuga

finale dei due protagonisti; l’impallamento del T-800). In ultima
analisi, la Loken dona alla sua Terminatrix (T-X) un certo fascino (inutile
negare che sia una bella donna…), ma ci fa rimpiangere del tutto
la sana cattiveria sostenuta dalla ben più marcata personalità
del suo predecessore, l’indistruttibile T1000…lui si che è
entrato di peso nella storia e nella memoria.
Del tutto anonime le piatte e standardizzate musiche di Beltrami e assente
il classico leit-motiv di Fiedel. Sulle sequenze d’azione, null’altro
da aggiungere: poche e non memorabili. Se poi, i suggestivi titoli di
testa dei primi due Terminator lasciano un vivido ricordo (specialmente
la memorabile sequenza iniziale di T2), in T3 sbalordisce del tutto la
mancanza di quella spettacolarità epica e catastrofica che caratterizzava
i predecessori: titoli di testa stupidamente minimalisti e impersonali
(semplice sfondo nero, altrettanto ‘naturali’ diciture bianche)
introducono un racconto altrettanto vuoto ed insulso.
Per nostra disgrazia, è già in cantiere Terminator 4 (addirittura
forse senza neanche Schwarzenegger)…la cui regia è attualmente
affidata all’ ‘inossidabile’ Mostow.
Un film stupido, banalotto, del tutto inutile e francamente evitabile
che ha però l’unico pregio di confermarci che per un certo
tipo di cinema, si è ormai chiusa una grandissima epoca: gli anni
’90. Voto: 4
TERMINATOR 3 – LA RIVOLTA DELLE MACCHINE
(Terminator 3: Rise of the Machines, Usa, 2003, 109’)
Regia: Jonathan
Mostow;
Cast: Arnold Schwarzenegger, Nick Stahl, Claire Danes, Kristanna Loken,
David Andrews;
Musica: Marco Beltrami; Montaggio: Neil Travis, Nicolas De Toth;
Fotografia: Don Burgess, Ben Seresin; Sceneggiatura: John D. Brancato,
Michael Ferris; Produzione: C-2 Pictures, Intermedia Films, IMF Internationale
Medien und Film GmbH & Co. Produktions KG, Mostow/Lieberman Productions,
IMF Internationale Medien und Film GmbH & Co. 3. Produktions KG.
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