| Pulp
Fiction

Ex-commesso in una videoteca e divenuto quasi subito regista di grande
richiamo, l’enfant prodige Tarantino, con il suo clamoroso ingresso
nel mondo dello star-system, ha immediatamente sconvolto e rigenerato
l’universo filmico hollywoodiano, facendo irruzione con il suo unico
e fondamentale motto: sconvolgere e ribaltare qualsiasi altra regola esistente
cibandosi di qualunque genere esistente, facendosene beffe al contempo.
Nel 1992 nasce così Le Iene, suo primo effettivo debutto dietro
la macchina da presa, disponendo di un budget (relativamente) ‘alto’
e di grossi nomi di richiamo (specialmente quello di Harvey Keitel). Il
film, però, non và incontro ad un’immediata vita facile:
il pubblico non è ancora abituato ad ascoltare il logorroico e
frenetico scambio di battute e para-filosofiche dissertazioni tra gangster
che, in un diner e davanti ad una tazza di caffè, dialogano allegramente
di mance alle cameriere e del messaggio che possa effettivamente esprimere
il brano di Madonna Like a Virgin. In Italia il film esce nelle sale per
ben due volte, dapprima con la titolazione Le Iene e, in seguito, con
quella Cani da Rapina (con sottotitolo Le Iene).
Ma, il cambio di titolo, non gioca comunque a favore della stramba ed
esasperata pellicola.
Da allora, passano si e no un paio d’anni: Tarantino, insieme all’amico
Roger Avary, mette mano ad un altro script che sarebbe ben presto divenuto
un acclamato fenomeno di massa e così, nel 1994, esce quel film
che forse avrebbe rivoluzionato (e forse cambiato) una volta per tutte
le classiche regole tipiche dell’intero apparato filmico. La sceneggiatura
diviene pellicola e, sotto il buon influsso di Danny DeVito e dei fratelli
Weinstein della potente Miramax, Pulp Fiction prende vita, divenendo subito
uno ‘straordinario’ evento di critica e pubblico. Inutile
aggiungere che alla pellicola vadano premi come la Palma d’Oro al
Festival di

Cannes, l’Oscar alla migliore sceneggiatura e altri innumerevoli
riconoscimenti mondiali, tra cui si annoverano (e non in ultima analisi)
tutta l’ammirazione da parte dei maggiori decani di Hollywood, tra
i quali Clint Eastwood e Steven Spielberg!. Tarantino diviene un autore
con la A maiuscola e, da Pulp Fiction in poi, ogni sua produzione è
puntualmente aspettata con fervore da un’inquantificabile schiera
di fans.
Il film, visivamente parlando, è un originale e strabiliante cocktail
di tutto ciò che Tarantino ha assimilato durante gli anni della
propria giovinezza: anime giapponesi, noir, screwball comedy, polizieschi,
drammatici, western (soprattutto italiani) e una gran quantità
di fumetti, manga e non…tutto è sanamente mescolato in uno
scoppiettante calderone e il fine ultimo, da un lato, è quello
di ‘omaggiare’ così tanti ‘maestri’ (palesi
le influenze di cineasti del calibro di Martin Scorsese, Kinji Fukasaku,
Sergio Leone, Robert Altman, Takashi Miike, etc.); dall’altro, il
regista-autore si pone come obbiettivo quello di scardinare letteralmente
tutto questo materiale per ricostruire successivamente qualcosa che abbia
ben poco a che vedere con tutti i suddetti generi e che possa invece crearne
uno nuovo…magari inclassificabile…ma tuttavia, anche questa
tipologia di prodotto corrisponde forse appunto ad un nuovo e diverso
modo di raccontare una storia.

Il film ha una struttura narrativa circolare: si apre in un diner con
una rapina e si chiude nello stesso locale con la medesima scena iniziale…solo
che, tra l’inizio e la fine, ognuno dei protagonisti sviluppa un
proprio iter che, in un modo o nell’altro, incrocia altri personaggi
e altre storie, tutte però facenti parte dello stesso plot narrativo…e,
una volta arrivati alla (non) conclusione, ci si accorge che il film potrebbe
effettivamente proseguire con uno dei tanti segmenti disseminati dagli
sceneggiatori durante lo svolgimento. Ogni storia vede coinvolti dei personaggi,
ognuno con un preciso compito: due gangster (John Travolta e Samuel L.
Jackson) sono incaricati dal loro boss (Ving Rhames) di fare ‘pulizia
generale’ in un piccolo appartamento; sempre uno dei due (Travolta)
è incaricato dal gran capo di far compagnia alla moglie (Uma Thurman)
durante la propria temporanea assenza…solo che il poveretto dovrà
fronteggiare un’overdose della donna; un pugile (Bruce Willis),
dopo aver combattuto in un match truccato, non rispetta i patti e cerca
di scappare dalla città, ma deve tornare nel proprio appartamento
per riprendere un prezioso orologio lasciatogli dal padre…sulla
strada però ‘incontra’ il boss tradito (sempre Rhames)
e i due finiscono successivamente nelle grinfie di due sadici; in un diner,
una coppietta di rapinatori (Tim Roth e Amanda Plummer) sono intenzionati
ad eseguire il proprio compito…ma in quello stesso locale incontrano
la coppia di gangster, anch’essi lì per fare colazione…
.Tante storie, tanti

percorsi, improbabili, ma americani e tuttosommato assai divertenti. Tarantino
non si prende un attimo sul serio e, anche nelle scene più truci,
regna un perenne e divertito sguardo che, con abilità, trasforma
terribili momenti in situazioni tanto esasperate quanto esilaranti: tanto
per citarne qualcuna, il ragazzo a cui il gangster spara per sbaglio in
auto o la sequenza dell’iniezione di adrenalina nel cuore. Tutto
questo è Tarantino…prendere o lasciare. Non c’è
via di mezzo.
Come nella migliore delle tradizioni, il cast è ineccepibile: John
Travolta e Samuel L. Jackson sono impareggiabili nelle vesti dei due gangster,
regalandoci entrambi una strepitosa performance di bravura (in particolar
modo Jackson); Harvey Keitel nel ruolo di Mr.Wolf è una chicca
imperdibile e solo il suo episodio meriterebbe un’intera recensione
a parte; anche Bruce Willis dimostra

di essere perfettamente a proprio agio nelle vesti del pugile Butch Coolidge;
Uma Thurman, fascinosa, sensuale e dark come non mai, sprigiona un’incredibile
e provocante carica di sex-appeal…verrebbe da chiedersi cosa si
proverebbe ad avere una moglie come lei…; Tim Roth e Amanda Plummer
rivestono il ruolo dei due rapinatori…credo sia futile aggiungere
che tutta la scena la guidi principalmente Roth, attore feticcio di Tarantino
(qui alla sua seconda collaborazione con il regista dai tempi de Le Iene)
e perfettamente in forma alle prese con un ruolo tanto piccolo quanto
fondamentale per il successivo svilupparsi dell’intera arzigogolata
trama.
Anche il cast tecnico dona al film splendore e perfezione: bella la fotografia
‘impastata’ e fumettistica di Andrzej Sekula; fluido e

brillante il montaggio di Sally Menke e geniale l’uso di una memorabile
colonna sonora che spazia dagli anni ’70 ai nostri ’90 (da
Dusty Springfield ai Kool & the Gang; dai The Revels a Maria McKee,
etc.)…il tutto supervisionato da Karyn Rachtman.
Da antologia il brano di apertura ‘Misirlou’ (Jim Monsour).
L’apparente stile caotico che permea il lavoro di questo geniale
e compiaciuto bambinone, a fine visione trova un suo compiutissimo senso
logico e non si può certamente affermare di non essere assolutamente
soddisfatti di quanto Tarantino sia stato capace di regalarci con Pulp
Fiction, uno dei film più interessanti, sofisticati e al contempo
divertiti che siano mai stati concepiti negli anni ’90.
Per gli appassionati, consiglio vivamente l’acquisto del dvd americano:
chi cerca informazioni, sarà ampiamente soddisfatto dalla strepitosa
qualità video (e audio) e dalla gran quantità di materiale
presente sul suddetto supporto. Una curiosità: l’auto che
guida John Travolta nel film, è la stessa che usa Christian Slater
in Una Vita al Massimo (True Romance, 1993), film che fu tratto da

una sceneggiatura che Tarantino vendette alla Warner, che ne affidò
a sua volta la regia a Tony Scott;
la stessa auto, dopo le riprese di Pulp Fiction è misteriosamente
scomparsa…si vede che qualche fan sfegatato non è riuscito
a trattenersi. Voto: 8 ½
PULP FICTION
(Id., USA, 1994, 146’)
Regia: Quentin
Tarantino;
Cast: John Travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Tim Roth, Rosanna
Arquette, Christopher Walken, Maria de Medeiros, Bruce Willis, Ving Rhames,
Amanda Plummer;
Musica: Karyn Rachtman (Supervisione musicale); Montaggio: Sally Menke;
Fotografia: Andrzej Sekula; Sceneggiatura: Roger Avary, Quentin Tarantino;
Produzione: A Band Apart/Jersey Films/Miramax Films.
|