RIFLETTERE SU LIBRI SCOMPARSI
I trofei della città di Guisnes di Antonio Verri
di Rossano Astremo

Ci sono testi dalla rara bellezza, pagine incantate e sublimi che il peso insolente del tempo sbiadisce e, senza possibilità di replica, consuma. Uno di questi è I trofei della città di Guisnes dello scrittore salentino Antonio Verri (1949-1993), morto a causa di un incidente stradale all’età di 44 anni.
Questo romanzo, uscito nel 1988 per i tipi della casa editrice Il Laboratorio di Parabita (Le), fa parte della tetralogia del significante di Antonio Verri, assieme alla Betissa (1987), Il naviglio innocente (1990) e il postumo Bucherer l’orologiaio (1996).
Per Antonio Verri scopo fondamentale della sua esistenza e del suo ruolo di scrittore era quello di creare un libro che riuscisse a contenere l’intero Mondo, un libro infinito, fatto di parole meravigliose, splendenti, in continuo accumulo, in continuo divenire, operando un’azione di lavoro sul linguaggio quasi scientifica, mai sconclusionata, fortemente sentita.
Il culmina della sua azione sublime operata sul linguaggio si ottiene con questo romanzo, I trofei della città di Guisnes, che può rappresentare a tutti gli effetti un metaromanzo, un romanzo che interroga le logiche del farsi e del costruirsi di un mondo possibile, con motivi che si presentano, scompaiono, si ripresentano, con valenza semantica accentuata. Un tessuto linguistico caratterizzato dall’iterazione, dai parallelismi, da regolarità ritmiche e ciclicità di significati.
Ecco un assaggio: 'E poi parole disperate per aver perso la meta, e parole incerte, sfinite, a volte piagnucolanti, che il tondo guscio respinge, mentre freneticamente cercano confini: parole che non hanno mai avuto valore o che hanno perso valore, hanno perso autorità, hanno perso peso: come si crucciano!'. Quella di Verri è una scrittura che continuamente dialoga con la sperimentazione di Joyce, Queneau, Robbe-Grillet, riattraversandola in chiave postmoderna e giungendo ad esiti di estremo lirismo e di estrema compattezza concettuale.
Un autore che ha il difetto di essere totalmente fuori commercio e che meriterebbe un’attenzione particolare da parte dell’editoria nostrana, sempre più sottomessa a logiche commerciali che sviliscono i contenuti. Si spera che questo spazio possa aiutare la scrittura di Antonio Verri a rinascere, sottraendosi dai bui luoghi della dimenticanza, per poter, poi, giungere, attraverso una sua meritata ripubblicazione, ad un pubblico quanto più vasto possibile.

Uscito su Pulp, gennaio 2004


 

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