Francesca Leo
Se Hank avesse incontrato Anais

"Se Hank avesse incontrato Anais", di Stefano Donno, è sicuramente un campanello d'allarme nel campo della narrativa giovanile italiana: un invito ad aprire gli occhi sugli sviluppi innovativi che in questi anni si stanno manifestando e verso cui, molto spesso si è mantenuto, invece, un atteggiamento di superiore indifferenza. Come se un giovane scrittore non fosse in grado di apportare novità, di giocare con parole e pensieri, di attirare l'attenzione di un pubblico colto, d'elite. Stefano Donno dimostra tutte le potenzialità per smantellare questo meccanismo secondo il quale solo gli scrittori che godono di certa notorietà possono permettersi di divertirsi con la letteratura e, allo stesso tempo, di divertire il lettore. Sicuramente questo romanzo presenta una forte capacità di fruibilità: può interessare sia il lettore più distratto che quello più avveduto. Ritmo incalzante, trama avvincente, linguaggio violento ma attuale: queste sono le determinanti del successo. Se poi a questo aggiungiamo la genialità dell'espediente narrativo e soprattutto il tempismo perfetto della scelta dei protagonisti, Charles Bukowski e Anais Nin, non possiamo che compiacerci che in una città dimenticata come Lecce (dal punto di vista dell'editoria e della vivacità letteraria, riconosciuta erroneamente ad altre province centro-settentrionali), ci sia un giovane scrittore dotato di questa sensibilità. Risulta strano, apparentemente, che nella realtà salentina dei nostri giorni, qualcuno prenda spunto ed addirittura, come in questo caso si appropri di esponenti della letteratura straniera più individualista e anticonformista di più di settant'anni fa. Nel boom della riscoperta delle tradizioni popolari e della cultura salentina in genere, un romanzo come questo di Stefano Donno fa quasi a pugni con le aspettative di un determinato pubblico di lettori che - ahimè- forma una schiacciante maggioranza. Ma in fondo cos'è che ha reso grandi Bukowski e la Nin? Non è stato forse proprio una scelta estrema di essere definiti come "altri", come "diversi", come reazionari ad una società ipocrita e conformista a cui si sono opposti con la tagliente arma della penna? Ed è proprio questo che porta quei pochi e sconosciuti giovani scrittori, ma capaci di sopraelevarsi e di guardare da lontano con un ghigno sulle labbra la società contemporanea, a farli rivivere ed a prenderli quasi a modello (o addirittura, come fa Donno, ad impersonificarsi, ad entrare così tanto in simbiosi con loro da non limitarsi ad un gelido elogio, bensì a fare proprie le loro debolezze , passionalità, aspirazioni e frustrazioni). Questi due "grandi" del passato non possono che essere in realtà più attuali. Una Nin ed un Bukowski, oggi, avrebbero destato scalpore, avrebbero sconvolto la società contemporanea come vi riusciranno in passato. Ed allora il cerchio non può che chiudersi: uno scrittore per ottenere lo stesso "rumore" non può che ricorrere ad espedienti brutali, destabilizzanti, lontani da ogni previsione. Il lettore che approderà a questo romanzo, non sarà solo investito da una violenta carica espressiva, bensì giungerà ad una visione completa e fedele delmondo letterario giovanile, che qui nel Salento, risulta per adesso silenzioso, ma in forte fermento.

Stefano Donno, Se Hank avesse incontrato Anais, PensaMultimedia, Lecce,1999, isbn 88-8232-053-7
 

 

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