Stefano Donno
Antologia Critica su Vittorio Balsebre dal 1957 al 1999.
Galleria
Del Ponte = Mostra d' Arte Napoli= via Chiaia 184 : Napoli 1957.
Caro Balsebre , per quanto si può vedere e godere attraverso delle
piccole fotografie - e l'amico Ruiu vanta il colore dei suoi quadri -
questi mi paiono interessanti , vivi , e piuttosto miracolosi quando si
pensi che li ha dipinti a Matera ...Sarò felice di conoscerla di
persona e attraverso i dipinti . Cordiale saluto , Carlo Barbieri ( critico
del Mattino di Napoli ) .
Dalla " Revue Moderne " di
Parigi - nota critica di Germain Dezeaux , in occasione della Quinta Mostra
di Pittura di Melfi - 1958
Nei dipinti di Vittorio Balsebre si avverte una grande sensibilità
. L' artista ama dipingere facendo cantare il colore ed allontanandosi
dalla copia fotografica della natura . Non perchè egli schivi la
forma , ma perchè il colore e la luce gli appaiono più interessanti
, primordiali ai suoi occhi. Non a acaso , una grande scuola , l' IMPRESSIONISMO
, ha dato alla pittura un rinnovamento ad una delle più interessanti
epoche di tutta l' arte . Vittorio Balsebre pur non muovendosi totalmente
in questa orbita vi partecipa fortemente. Nato a Candelo ( Vercelli )
, egli non deve niente alla scuola : questo autodidatta si è formato
sulla natura . Dello studio della natura e del paesaggio ha mostrato qualità
di talento interessanti e la sua arte di colorista non manca nè
di valore , nè di personalità . Balsebre ha esposto a Matera
e più recentemente a Melfi ove ha rivelato qualità di autentico
pittore. ( La stessa recensione è apparsa su " Opinione Sera
" di Matera nello stesso anno . ) .
Da " Aspetti letterari " -
Napoli - Fascicolo IV - 1961 - nota critica di Enzo Contillo.
Vittorio Balsebre già ospite della " Scaletta " e di
altre sale materane di esposizione è pervenuto alla pittura astratta
senza segno alcuno di leggerezza nella scelta , ma percorrendo la strada
dell' autocritica , mai soggiacendo alla tirannia dell' accademismo nel
quale molto spesso affogano gli imitatori senza temperamento , ma soltanto
dopo aver scavato nei suoi ponderati studi e nel travaglio della sua aggiornata
cutlura con maturazione cronologica costante suggerita sempre da motivi
di ricerca tormentosa oltre che persuasiva .
Caro Balsebre , auguri per la tua attività
e per i nuovissimi " MULTIPLI " . Sono lieto di apprendere tue
buone nuove e spero di rivederti ancora. Il tuo bell'inchiostro mi ricorda
la tua produzione di allora quando ci incontrammo a Matera e vedo che
procedi sempre a gran passi in avanti , ancora in direzione astratta originale
( 29-12-1960 in riferimento alla copertina del libro di poesie di Michele
Pressano - Carlo Barbieri ).
Vittorio Balsebre in Pittura n 15 e
16 di Lello Spinelli " Pensiero ed Arte " n.9-10 1962.
Allontanandosi dalle proposte formali del suo primo periodo , ricerca
una nuova realtà delle cose e delle immagini , con una ricchezza
e vivezza di toni.
Mario Dell' Aglio - Polizia Moderna
n. 3 1964 - Roma - per la mostra al Ministero Dell'Interno.
Decisamente astratta è la composizione dal titolo omonimo di Vittorio
Balsebre , il quale oltre al perfetto accostamento dei rapporti cromatici,
rivela una intensa sensibilità tonale e profondo equilibrio compositivo.
Da " Pensiero e Arte " - nota
critica di Carlo Barbieri - Napoli 1964.
Col suo corredo di disegni , varianti pochi temi centrali ( che sono al
centro della sua ispirazione e rappresentano con le loro molteplici soluzioni
la dialettica della sua fantasia ) Balsebre porge prima di tutto un esempio
di fedeltà e di coerenza . Egli trae dal fondo della sua memoria
poetica il bandolo di una matassa che va sbrogliando con febbrile costanza
. Compito difficile questo di portare alla vita della forma un intrico
che partecipa così delle vicende e reazioni psichiche come delle
più remote latebre dell' inconscio : legate queste a quelle indissolubilmente
. E quanto più è questo mondo complesso , svariato , mobile
, tanto più deve essere illustrato dalla piena luce della coscienza
estetica . Il segno di Balsebre quando riesce ad individuare i punti (
o dolenti o esaltati ) della propria consapevolezza , nel rilancio assiduo
da emozione ad espressione , imprende subito a collegarli e corredarli
di una intensa dinamica di percorsi formali che è quanto dire sviluppi
tematici e corredo orchestrale . Resta un margine di iterazioni puramente
tendenziali e programmatiche ; che forma l' humus da cui spunta il fiore
; che documentano le avventure concomitanti , superate da quelle riuscite
ad avverare un momento poetico . Ma questo è ciò che dimostra
<< ad abuntantiam >> la serietà dell' artista , il
suo strenuo travaglio .
Carlo Barbieri- Portici -gennaio 1973.
Caro Vittorio, la tua ispirazione cresce su se stessa, sviluppandosi e
pur diversificandosi in tante organiche direzioni, pur restando fedele
al nucleo originario. I colori del " prototipo " lo rendono
già un 'opera vera e propria. Sono strutture visive che si spezzano
e s' assommano in tanti moduli diversificati. La geometria è diventata
fantasia, è un omaggio a Mondrian.
Luigi Scrivo - da FUTURISMO ARTECRAZIA
n. 37 - Roma - novembre 1975.
Se Vittorio Balsebre non avesse cultura e preparazione che ben conosciamo,
osservando e ammirando le sue " VIDEOSTRUTTURE n.5 " , non avremmo
creduto che egli sarebbe stato un validissimo artista d 'avanguardia con
non comuni capacità inventive . Balsebre crea le sue singolarissime
opere che si collocano tra la poesia e un astrattismo originale spaziale
, entrambe raccolte in cartelle-volumi : poesia cioè insieme scoperta,
creazione e << magia >> , come era nel pensiero del poeta
francese. A Rimbaud ; astrattismo cioè visione delle cose del mondo
in modo assolutamente diverso dalla realtà , vale a dire rinuncia
ad assumere a soggetto aspetti figurativi , o meglio costruzione di motivi
geometrici scaturiti dalla sua fantasia secondo la pura intuizione , forse
con qualche molto vago riferimento ai movimenti << suprematismo
>> e << costruttivismo >> che si basavano quasi completamente
sulle forme geometriche , le quali in Balsebre assumono però valori
integrali anche quando esse si compenetrano nel modo in cui il nostro
artista ha inventato i suoi volumi-cartelle. Si tratta di un foglio intagliato
con assoluta precisione sovrapposto all'altro immediatamente successivo
, dove appunto sono dipinte in colori puri, quindi visibile , le suddette
forme geometriche : astrattismo tuttavia del tutto causale con il suprematismo
è soprattutto con il costruttivismo senza alcun accostamento al
gruppo << De Stijl >> , nè tanto meno con scopi personali
politici al di fuori di ciò che invece si proponevano gli artisti
di quel gruppo che desideravano armonizzare tutte le arti anticipando
l' armonia sociale , rimasta , almeno fino ad oggi , secondo il nostro
modesto parere , utopistica. Vittorio Balsebre non è agli esordi
della pittura : le sue numerose mostre personali , e molte altre collettive
cui vi ha partecipato , conquistando premi prestigiosi e riconoscimenti
positivi della critica , gli conferiscono ormai un' ampia risonanza nazionale
e internazionale , maggiormente per il proprio temperamento contrario
a qualsiasi pubblicizzazione e interventi raccomandatizi. Balsebre si
mantiene isolato , cittadino adottivo di Lecce già da alcuni anni
, dove svolge anche attività giornalistiche come critico d' arte
dell' autorevole settimanale di diffusione nazionale : << L' Ora
del Salento >>. Egli è nato in Piemonte ; ha conseguito il
diploma industriale ; ha compiuto studi cinque anni a Roma ; tre anni
a Venezia e Padova , altri tre anni in Grecia ; un anno a Palermo ed in
altre numerose città. Nel 1947 , a Roma , si legò di amicizia
con i componenti del gruppo << FORMA UNO >>, il più
fervido movimento d' avanguardia del dopoguerra , dal quale scaturì
il secondo ( se così considerato ) astrattismo e l'informale in
Italia con Consagra , Dorazio, Perilli , Sanfilippo, Guerriri, nel circolo
<< L'Art Club >> di via Margutta. A Matera nel 1958 ideò
un racconto per immagini spaziali , realizzato poi nel 1959 a Lecce dove
vive e lavora . Il << racconto >> - è lo stesso Balsebre
che c'informa e precisa - s' inserisce nell' ambito dell' arte spaziale
per le cesure fra foglio e foglio ove lo spazio s' interpone secondo determinate
aperture. In definitiva Vittorio Balsebre è un ' autentico artista
, valutato ed ha saputo collocarsi nelle prime file di quel movimento
di avanguardia di cui abbiamo sopra accennato . Gioverebbe per poter avere
una sua maggiore dettagliata conoscenza , che almeno cinque di quei volumi-cartelle
, fossero pubblicati da un Editore di buna volontà che , lungi
dalla speculazione , ne curasse la stampa e la diffusione proprio per
fini educativi artistici e per dare all ' Italia un primato che ci renderebbe
ancor più orgogliosi delle nostre conquiste raggiunte nei campi
dell'arte e della cultura.
Esperienza Estetica di Mario Schiattone
- Marzo 1978 - Lecce
Una considerazione sul rinnovamento profondo dell' arte è un tema
che discuto spesso con Vittorio Balsebre ; noi che siamo abituati a "
visitare " le gallerie e apprezzare lo sforzo dei " produttori
' d'immagini " siamo presi dal dubbio sulla comune accezione dell'
arte . Certo l ' interesse popolare è " espanso " , tanto
che si può parlare ormai di un popolo di artisti , ma è
rigonfio e stereotipo ; tutto è figurativo anche se non potrà
mai esserlo. Già da tempo " l ' operatore estetico "
si è sostituito al " disegnatore " : la nuova dimensione
dell'arte non distingue più il fatto tecnico da quello poetico
, l' accademia dall'autodidatta , il critico dall'artista ; tutto è
radicalmente coinvolto , l' analisi e l'intuizione , l 'idea e la prassi.
Arte è sperimentazione , lunga , laboriosa, insostituibile , illimite
, a basso o ad alto coefficiente di definizione ( come dire che può
applicarsi ad un fatto apparentemente banale o di elevato livello culturale
) . Vittorio Balsebre ha intrapreso quest' esperienza fin dalla sua prima
determinazione ( Matera 1940 ) : esigenza intimizzata , senso dell 'attuale
e dell' attuabile , il rifiuto del classico-retorico. In questo vettore
la " cultura " è retaggio umano ( un fardello disordinato
) e acquista senso il quotidiano su cui la cultura è applicabile
e da " significato " diviene " significante " . Vittorio
è legato al periodo della sua prima intuizione " i sassi di
Matera " ) , ma contemporanea è la sua esperienza di "
prosa visiva in grafismo " che preluderà alla serie di "
diari intimi " che costituisce la ricerca più complessa di
questi ultimi anni . I motivi ricorrenti sono " l ' intergrafismo
" o la sostituzione della fotografia alla parola , una grafia frecciforme
e vettorializzata o la sottolineatura di stampe , rilievi grafici su depliant.
Le influenze derivano decisamente dalle ricerche sul " nuclearismo
" nell' ambito del Gruppo Forma I ( Venturi -Dorazio-Sanfilippo-Turcato
e tutti gli altri ) che esplicava l' indagine dello " stillicidio
" , delle " scritte aggiuntive " con una forte tendenza
a scientificizzare l' esperienza estetica. A livello d ' inconscio reagisce
in Vittorio Balsebre un fatto di cronaca che risale ai suoi dodici anni
: Sacco e Vanzetti , che ha funzione d 'immagine duplificata e duplificabile
, a cui forse si può ricondurre la sua tendenza alla " moltiplicazione
dell ' esempio . Così è dell' autoritratto in ombra sulle
rocce di S.Cesarea Terme o delle sue " visite alle sale della Biennale
" . Nel " diagramma fotografico di un incidente " l' esperienza
estetica si limita ad una sequenza cronologica ; ma di " un giorno
all' università di Lecce " ( dic. 77 ) i rilievi estetici
sono di due ordini : occasionali e dati , desunti e intenzionati , di
adesione e d'incontro. Di Ezechele Leandro riconisce " poesia di
un rubinetto che gocciola " , l'incontro è del 65-66 . Della
Biennale 70 " Fasi della Vanità " di Nobuo Sekine , ma
anche Minguzzi e Viani. Di una lettera di Giorgio Barberi Squarotti ne
compie una riproduzione " interartistica " ( fra segnica e verbale
) . Anche di Beuys gli è presente la " fermata del tram"
. Oggi Vittorio Balsebre opera nel " Gruppo d 'Arte Genetica "
di Lecce , condivide esperienze di poesia visiva e di teatro sperimentale
, a livello personale elabora una riflessione di " genetica sulla
strada " , un tema originale di Vaccari , la cui esperienza però
non può considerarsi esaurita. La conclusione su cui Vittorio ed
io conveniamo è che " l'artista " resta chiuso nel suo
schema di " fare arte " e si preclude l' esperienza del "
modo d'essere " dell'operatore estetico . Vien fatto di pensare che
anche l'amicizia e la solidarietà sono stereotipe nella dimensione
del " fare " , sono autentiche quando oltrepassano lo schema
.
IDEA GENETICA di Mario Schiattone (
da una registrazione su nastro magnetico) - Lecce - Marzo 1978 -
Genetica sulla strada come forma di un atto irrealizzato , una gratificazione
alla fantasia intenzionalmente estetica : non finalizzata , appena registrata
a clichè . Sol Lewit : il riferimento non è ancora sostanziato
: è povero di conseguenze , e rischioso e senza tracce .= La prassi
implicita di Balsebre : " impronte genetiche " idealizzate ;
la prassi esplicita : curricolo-ricerca. Modo d'essere nell' arte che
sollecita il superamento del banale fine a se stesso , della performance
casuale . Nella realizzazione l' apparenza è ricondotta all' anomalia
, l' esperienza estetica muore nel nascere o è solista , ingiustificata
e priva di senso .= Quì il " senso " nuovo dell' arte
: tra il banale e l ' infinito tutto ciò ch' è dato per
scontato e non ancora esperito , tutto ciò ch 'è arte senza
la testimonianza eclatante , tracce di una ricerca che sopravanza le attese
del singolo , il suo egoismo pittorico e plastico di creatore senza udito
, del fare e non sentire . Ma anche " l' esprit è superato
dalla " finesse de recherche " , dal metodo del porsi con gli
altri in funzione estetica , gli altri che ascoltano , passando , la loro
inconsapevolezza ( ch' è fatto estetico per l'operatore ).
Da Cinque Angolazioni - in occasione
della mostra dal titolo " Da Cinque Angolazioni " di Balsebre-Dell'
Anna- Dimastrogiovanni-Sparro- da sabato 19 a mercoledì 30 maggio
1979 a Lecce - testo critico di Ilderosa Laudisa.
Mi imbarazza alquanto presentare al pubblico un uomo che da anni scrive
sulle opere altrui e forse è più noto per questo , che per
la sua produzione artistica . E ciò è ben strano , se si
pensa che l' attività artistica è stato l' interesse dominante
, quello che ha più intensamente coltivato , fin dalla giovinezza
e che non è da trascurare legato com ' è , oltre che alla
sua vicenda personale , alla cultura contemporanea . Piemontese trapiantato
a Lecce da più di un decennio , dopo aver vissuto in diverse città
italiane si è fatto presto notare per il suo comportamento anticonformistico
, per lo spirito polemico e poi , oltre che per la scelta definitiva del
campo sperimentale , anche per la calda umanità e la sincerità
che imprimono una forte comunicatività ai suoi gesti , alle sue
parole ed alle opere . Il suo sperimentalismo scaturisce oltre che da
motivi di ordine culturale ( sono a tutti note le sue predilezioni per
il Futurismo e per le avanguardie in genere ) anche , e direi , soprattutto
, dal suo temperamento sempre ansioso di cogliere nuove stimolazioni ed
in fin dei conti di riscoprirsi. Balsebre nel suo " nomadismo "
ha avuto occasioni ed esperienze di segno opposto . Come confrontare le
stimolazioni di qualità e d' audacia avute a Roma , dove ha frequentato
negli anni post-bellici il Gruppo Forma I , con gli stessi ambienti più
tradizionalisti di certe province , che lo hanno messo in crisi sul piano
artistico ed umano? Ma a questi momenti d 'impasse ha saputo reagire con
la sua forza interiore e con la precisa volontà di abbattere i
pregiudizi , sostenuto dalla convinzione che sia necessario guardare in
avanti senza arrestarsi . Come egli stesso afferma le sue simpatie vanno
ai più audaci , a chi sa correre dei rischi . Ed egli li corre
sino al punto che dell' audacia se n' è fatto una bandiera . Non
si può tracciare in questa sede il suo lungo iter artistico-culturale
che richiede ancora una migliore conoscenza e sistematizzazione . Partirò
perciò da alcune opere ed in particolare da quelle più recenti
che in numero notevole ha prodotto. Ciò che colpisce immediatamente
è la varietà dei linguaggi ( fotografico , filmico , scritturale
, elettronico , etc. ) e delle tecniche e dei materiali adoperati ( ducotone,
china, collages , olio , stoffa, ferro , legno , etc. ) tutti intesi come
veicoli di una libera espansione del soggetto , oltre che come strumento
di riflessione sul potenziale comunicativo di ogni linguaggio e materiale
. Questa posizione sperimentale si riscontra in ogni parte del "
Diario Intimo " , come egli definisce una cospicua raccolta delle
sue esperienze. Il diario non va inteso come banale autobiografismo ,
ma come operatività continua che trova motivazioni e finalità
nella stessa intensità del rapporto istituito col fluire della
vita e della cultura . Guardiamo le opere in cui coglie i segni del tempo-ritmo-storia
, attraverso l' osservazione di ciò che comunemente sfugge o viene
considerato banale ,di ciò che è mutevole e accidentale
. Per questa operazione si avvale prevalentemente della fotografia che
egli usa come elemento conoscitivo e critico del reale , per coglierne
al di là delle apparenze le strutture e i significati . La fotografia
diviene così una sorta di testimonianza mediata dalla macchina
il cui prodotto non è realizzato per essere consumato in privato
, ma per provocare un coinvolgimento dell'osservatore , al quale non si
impongono percorsi e ritmi , ma si lascia libero spazio interpretativo
. L' accostamento dell' immagine con la scrittura ( prevalentemente autografa
, perchè povera , stimolante e capace di comunicare i motivi interiori
dell' operatore ) , che occupano spazi diversi e si manifestano nella
loro autonomia , stabiliscono interferenze reciproche e determina un intercodice
. Il loro legame è istituito dall 'operatore che di volta in volta
stabilisce i rapporti di relazione o di opposizione dei due linguaggi
. Le immagini fotografiche , pur contenendo una certa esteticità
, rappresentano un immediato rapporto con la realtà fenomenologica
, sociale , etc; ed acquistano un senso di artisticità nell' intenzionalità
che di volta in volta si manifesta come intuizione , denuncia , protesta
, o riflessione . Per Balsebre però , il momento di riflessione
non è mai di pura logicità perchè egli conserva in
sè fin dai tempi dell ' informale il bisogno di confrontare il
razionale con l' esistenziale . E direi che il secondo prevale sempre
sul primo per un' inalienabile e cosciente volontà di privilegiare
il vitale sul mentale . E questa sua coerenza di impostazione la possiamo
anche scorgere nel momento pragmatico , infatti come rifiuta il cerebralismo
, così rifiuta il tecnicismo fine a se stesso.
Pietro Liaci - Lecce - Febbraio 1983
-
Il tema dell' avanguardia artistica avvertito attraverso i sintomi propulsivi
di una partecipazione all' apertura sperimentale dell' attività
creativa salentina , recentemente è stato messo in luce da Vittorio
Balsebre , il quale su questo argomento ha pubblicato sul n. 3 di "
Salentum " una breve ma nutrita esposizione ( " Materiali per
una storia dell' avanguardia nel Salento fino al 1970 " ) di alcuni
fatti che hanno caratterizzato il formarsi di un gusto e di una nuova
sensibilità , sia sul piano operativo , che fruitivo . L' autore
, in sostanza , pur non affrontando criticamente i diversi temi , fornisce
tuttavia una scelta culturale e metodologica , ponendosi da cronista attento
nel mezzo degli avvenimenti , da un 'angolazione che , in fondo , gli
ha permesso non soltanto di annotare , ma di vivere in prima persona l'
evolversi del fenomeno artistico salentino . La militanza critico-artistica
, inoltre , ha consentito a Balsebre più un discorso per appunti
( diaristico ) , che un procedere tecnico-storicistico : ed è per
questo forse che il suo saggio si legge tutto d ' un fiato . Si tratta
di un lavoro dove le valenze estetiche dimostrate e conseguite nell' area
salentina sembrano lievitare dinamicamente , in un riscontro quasi assente
dell ' interesse del pubblico e della stampa locale ( salvo eccezioni
). Una sintesi , insomma , di quei fatti artistici che egli ha registrato
nel corso di un quindicennio di animate annotazioni e riflessioni , da
cui traspare e prende corpo l' idea di una possibile avanguardia artistica
salentina riferibile soprattutto alle arti visive . Di volta in volta
, mentre egli presenta operatori estetici , gruppi e manifestazioni ,
precisa anche l' area specifica in cui si svolgevano le diverse attività
, senza peraltro tralasciare l 'importanza dei linguaggi contemporanei
che non soltanto proponevano ( e ancora oggi propongono ) un diverso modo
di praticare l' arte , ma stigmatizzavano una presa di coscienza originale
e concreta , grazie alla quale possiamo oggi affermare che l' arte salentina
, il suo svecchiamento l' ha avuto per merito dei fatti e degli artisti
che Balsebre cita nel suo saggio. Pur nei suoi limiti ( domani sarà
lo storico a superarli se si accingerà allo studio di questo tema
) il saggio di Balsebre va inteso come un contributo utile all' idea conoscitiva
dell' arte moderna nel Salento , e come un punto di partenza per un lavoro
sistematico e critico. In ogni caso , la seconda parte di " Materiali
quella che considera i fatti artistici svoltisi dagli inizi degli anni
Settanta in poi , non è stata ancora pubblicata. Ci auguriamo ,
quindi di poterla leggere presto , aspettandoci semmai ulteriori giudizi
critici che tengano conto della complessità, delle motivazioni
e delle scelte indigene rispetto a quelle più generali dell 'arte
contemporanea .
Da " L' incantiere - Giornale di
Poesia - Trimestrale - Laboratorio di poesia dell ' Università
di Lecce - Marzo 1989 - anno III n . 9 - a cura di C. Augeri , A. Colombo
, W. Vergallo. Testo critico di Arrigo Colombo.
Risalgono agli anni ' 50 , quando Vittorio abitava a Matera. Vi si sente
infatti la presenza dei Sassi , le scale in particolare , la pietra. In
un disegno che procede per rimozione , togliendo le cose , risolvendole
in residui tratti allusivi , in linee e volumi che valgono ormai per sè
soli , per ciò che nello spazio raccolgono o disperdono , ciò
che compongono , nella suggestione del bianco e del nero. Un tratto sapiente
. Un momento delle esperienze molteplici attraverso le quali Vittorio
è passato : i muri con i loro mirabili rilievi spontanei , l' opera
del tempo , sapientemente fotografati ; il diario intimo iniziato negli
anni ' 70 ; le ricerche elettroniche ed informatiche , le elaborazioni
su fotocopiatrice ; i fotograffiti in cui interviene sulla pellicola ;
le interscritture . Ricercatore instancabile quanto modesto , da oltre
vent 'anni non fa una mostra personale : preferisce discutere le sue cose
giorno per giorno con gli amici , i conoscenti , con persone attente e
sensibili.
Gianluigi Lazzari , Castro , 15 novembre
1990
Vittorio Balsebre ha coltivato sin dall ' infanzia un grande interesse
per l' attualità dell' arte : nella cultura contemporanea nella
cronaca della cultura è lo spazio vitale e più autentico
dell ' operatore d ' arte. Il suo lungo girovagare per l ' Italia ha favorito
un contatto eterogeneo , una pluralità di esperienze spesso le
une in contrasto con le altre fino a determinare in lui la coscienza del
" Fare Sperimentale " , del " TUTTO PROVVISORIO "
, conquistando una autenticità di discorso che è segnato
nelle sue tappe da " Diari Intimi " . In questa prospettiva
, e dopo le esperienze romane di Forma I , dopo la rivisitazione fotografica
dei " Sassi di Matera " , mentre svolge , a Lecce , attività
di critico d' arte e di operatore nel GRUPPO ARTE GENETICA , il linguaggio
di Balsebre si precisa nei " REPERTI " FOTOGRAFICI E FILMICI
, nell ' INTERGRAFISMO , attuato per lo più su depliant turistici
, di scritture messe a confronto per la dimistificazione della retorica
e del linguaggio aulico , il DIAGRAMMA ELETTRONICO per l' analisi dei
SEGNI , il SEGNO per l' analisi dei diagrammi cardiografici o meno . La
realtà per Balsebre è trovata , non costruita , non è
autobiografica e storica , è " divenire " , proprio mentre
la si attesta . L ' IMMAGINE ( fotografia o disegno ) e la " SCRITTURA
" ( china , matita , pennarello , acquerello , impronta ) stabiliscono
una possibilità dialettica per l ' osservatore da cui ci si attende
un ' applicazione e un " INTERVENTO " nella " OPERAZIONE
APERTA " . Perciò per Balsebre , la realtà è
calata nell' esistenziale , nel quotidiano , ricolmo di storia e di cultura
, come nel quotidiano audace e POLEMICO : trovare autentico ogni attimo
e rendere comunicativo ogni incontro , qualunque dettaglio . ( Mario Schiattone
) . Da qui ai fotograffiti nell ' ambito , non della fotografia , questa
volta , ma della parafotografia , il passo è breve . La sperimentazione
è costante attività artistica e critica . Poi un lampo (
Ep-Art ) una luce improvvisa attraversa il suo percorso e siamo già
ai " libri di artista " , alla poesia visiva , alla " Nuova
Scrittura ". Presto , via via così , si giunge alle "
XERODINAMICHE " ( come piacerebbe ai futuristi ) in una sorta di
neo-futurismo , congeniale con il temperamento di Balsebre . Il LAMPO
della creatività ( CREA/ATTIVITA' ) è dentro il meccanismo
dell' intuizione artistica . L' amico Vito gli da lo spunto per generare
nuove immagini , nell' ambito di un 'operazione ch' è divenuta
collettiva , in un angolo della PROVINICIA SALENTINA . La poetica di Vittorio
Balsebre ci parla di un infinito amore per la strutturalità dell'
oggeto e dello spazio richiamandoci alla memoria e dimostrandone d' altronde
la loro straordinaria modernità , artisti ( come GIOTTO , MASACCIO,
CEZANNE ) di diversi e lontani contesti storici. Balsebre non segue certamente
questi , ma pur partendo dalle loro rivoluzioni concettuali per quel che
riguarda il rapporto tra oggetto e spazio , le analizza secondo un suo
personalissimo modo di vivere , le interpreta , anche se alcune volte
incosciamente , e le trasferisce nella sua opera ; questo lo fa perchè
quelle concezioni le sente come parti integranti della sua vita , del
suo essere uomo prima e poi artista . Questi legami con il passato tradiscono
perciò la modernità di Balsebre. Ogni sua opera è
il marcato segno di un determinato momento della sua vita . La sua opera
è la testimonianza dell' epoca dei consumi , perchè lui
fa parte di questomomento storico e , come lo è la sua opera ,
anche lui è una testimonianza come artista . Lui prende molto dalla
realtà quotidiana , da ciò che lo circonda , regalando al
fruitore , mediante quell' opera , il suo modo di vedere , di interpretare
, di sentire quest' epoca . Ma ciò più che artisticità
è quotidianità di Balsebre . Nascerebbe da questo anche
un legame con gli artisti della POP ART ed a maggior ragione con ANDY
WARHOL , l' artista che ha celebrato veramente la nostra epoca . Come
WARHOL , Balsebre è pronto a cogliere qualsiasi cosa della vita
quotidiana , fermando tutto , con deciso e sintetico segno , su un pezzo
di carta , oppure con la macchina fotografica è pronto a scrutare
le cose più minute che potrebbero altrimenti sfuggire . Come Warhol
, anche Balsebre , essendo un grande occhio contemporaneo , celebra ma
fa anche la critica di questa società e sembra chiedersi: "
Quale sarà il destino di questo mondo , del quale altro non siamo
che , povere vittime ?". Da questo mio modo di vedere la sua opera
, si deduce che , essa è velata da una sottile angoscia e di un
sottile mistero.
L. Fedele - Lecce , 30 dicembre 1990
-
L' itinerario artistico di Vittorio Balsebre prende avvio dalla sua adesione
al gruppo " FORMA I " che , costituitosi nel ' 47 a Roma , ebbe
il merito di riprendere in Italia , negli anni immediatamente seguenti
al secondo conflitto mondiale , il dibattito culturale sull' arte. Storicamente
l' istanza del puro " formalismo " espressa dal gruppo di Dorazio,
Perilli , Consagra , si contrappone al " contenutismo " del
realismo socialista , di cui Guttuso è il maggiore esponente. Ma
la contrapposizione non è ideologica bensì culturale, sebbene
sia facile assimilare il " realismo socialista " all' ideologia
marxista e il " formalismo " all 'idea dell' idealismo: in quanto
entrambi si pongono il problema dell' incidenza dell' arte nei processi
di trasformazione sociale , il primo riproducendo , " rispecchiando
" , i temi di maggiore attualità , il secondo considerando
la ricerca artistica come attività autonoma , in grado di fornire
un contributo specifico al progresso civile. Gli artisti di " FORMA
UNO " , superando il rigorismo geometrico degli astrattisti italiani
degli anni ' 30 , legati ancora ad una concezione positiva dei principi
costitutivi della ragione , si proposero di svolgere un 'indagine sulle
molteplici , e solo in parte esplorate , potenzialità espressive
della forma , pervenendo ad una progressiva disgregazione della struttura
e ad un crescente dinamismo nella composizione . Si preparava così
il terreno all' affermazione in Europa , tra gli anni ' 50 e ' 60 , di
quei linguaggi che generalmente vanno sotto il nome di informali ; successivamente
il gruppo dette impulso , contemporaneamente ad altri in Italia, allo
sviluppo delle ricerche visivo-cinetiche . La vicenda artistica di Balsebre
appare saldamente connessa a quella del gruppo romano , anche quando ,
dopo pochi anni , lasciata la capitale , i rapporti si interrompono ed
egli si stabilisce a Lecce , dove incontrerà degli ambienti decisamente
meno prodighi di occasioni ma non privi di stimoli culturali ed umani.
Anzi , in particolare a Lecce , attraverso la partecipazione alla rivista
di arte concettuale " Gramma " e al gruppo di " ARTE GENETICA
" , il suo apporto , sia teorico che operativo , è determinante
per il rinnovamento della vita culturale e artistica del capoluogo salentino.
La sua più recente produzione comprende degli interventi di tipo
segnico e cromatico su materiali fotosensibili ed una numerosa serie di
" fotograffiti " che si possono accostare , ma solo esteriormente
, ai " decollages " di Rotella : mentre questi sono testimonianza
emblematica della civiltà dei consumi , quelli vogliono evidenziare
come particolari anche banali , ripresi da manifesti lacerati e da muri
imbrattati , possano , opportunamente isolati e composti , palesare una
propria valenza estetica.
Nota critica di L. Galante nel catalogo
dell' EP-ART - città di Cavallino - Assessorato alle attività
culturali - ex convento dei Benedettini - 8/30 giuno 1991 .
Le opere di Vittorio Balsebre , il più anziano del gruppo e colui
il quale vanta perciò una storia più lunga , potrebbero
essere classificate tra i prodotti che utilizzano i media , infatti lo
strumento di cui si serve è la macchina fotografica . E qui va
subito chiarito che il ricorso a tale strumento non lo ricollega a tutto
il filone di ricerche , che soprattutto nel corso degli anni '70 , hanno
sviluppato la propria indagine sull' uso dell' immagine fotografica ,
in particolare sulla sua valenza linguistica e iconografica , nel suo
caso la macchina è un supporto operativo che rappresenta solo il
primo momento del procedimento tecnico , quello in cui essa capta l' immagine
esterna traducendola in un altro segno , a questo momento , poi , succede
quello più importante della manipolazione e del trattamento del
negativo , come fosse una superficie pittorica , dalla quale trarre ogni
sorta di effetto . In questo senso la ricerca sarebbe collocabile sul
versante specifico della fotografia . E' nell' ambito della storia della
fotografia che è possibile trovare precedenti nei quali sono state
affrontate problematiche simili . Perchè appare evidente che il
punto di partenza sembra essere quello della fotografia come scrittura
off- camera . In realtà se si guarda l' esito linguistico-espressivo
, si capisce che Balsebre è attratto più dall' aspetto per
così dire pittorico , dal fatto che l' esito dipende dal suo intervento
decisivo , che è quello che determina la forma dell' immagine .
Partendo da questa convinzione egli , deve essere naturalmente giunto
all 'idea della sequenza degli interventi come nastro continuo su cui
sono registrate le tracce del suo intervento . Una ripresa dell' idea
di superficie come campo di registrazione del flusso psichico ? Probabilmente
, anche se il mezzo induce a credere a ben diverse motivazioni , soprattutto
se si considera che l' artista ha utilizzato la macchina fotografica anche
per una serie di rilevazioni dei segni del tempo sui muri della città
, ma con l' occhio attento soprattutto alla qualità pittorica di
questi frammenti , tant' è che avvertito la necessità di
intervenire sul negativo sovrapponendo ai segni oggettivi , quelli soggettivi
( ha chiamato non a caso queste prove fotograffiti ) . Con tutte le riserve
del caso , e tenendo conto della natura dell' oggetto ( la fotografia
) , per questa sua propensione verso la qualità pittorica del segno
, che dato il supporto tecnico , viene in qualche modo visivamente esaltato
, non è da escludere un riemergere delle poetiche cosiddette del
segno di area " informale " . Non sono mancate , in un passato
non molto lontano , esperienze così orientate , quali quelle di
Nino Migliori . Tra l' altro lo stesso Balsebre ha avuto alla fine degli
anni cinquanta rapporti con tale corrente artistica . Tuttavia appare
ben diverso l' atteggiamento con cui Balsebre da un pò di tempo
va conducendo il suo lavoro , che si colloca sicuramente sul versante
della sperimentazione dei linguaggi . Non si spiegherebbe altrimenti il
suo percorso , contraddistinto da ricerche svolte in più direzioni
, dalla poesia visiva all' uso delle fotocopiatrici e via dicendo . E'
che egli non ritiene esaurita la sperimentazione come via percorribile
nella ricerca sulle forme dell' immagine che linguisticamente si collocano
lungo l' asse dell' espressionismo astratto , convinto della valenza tutta
particolare del proprio supporto tecnico anche per quel tanto d ' imprevedibilità
che esso comporta e che traduce quel senso di fascinosa scoperta che si
accompagna alla creazione artistica man mano che l' immagine prende forma
. E ' questo l' aspetto che più colpisce nell' apparente disordine
dei segni , nel loro sviluppo imprevedibile cui è da aggiungere
la particolare veste cromatico-luministica di forte suggestione . Da questo
punto di vista il suo rapporto con lo strumento appare del tutto positivo
, e sembra volerci dire che anche se viene usato nel mondo non sempre
limpido della comunicazione e della persuasione occulta , è comunque
un veicolo di autentica espressione della propria interiorità.
Teorematica del Segno in Vittorio Balsebre
di Stefano Donno - Lecce , Febbraio 1999
Cercare di essere l' " ultima ruota del carro " nel tentativo
di rielaborare l' intero percorso di teorizzazione iconografico-signica
nell' operato di Vittorio Balsebre, risulta cosa già in partenza
impossibile . Se si dovessero analizzare specularmente le divergenze e
convergenze del segno nella produzione estetica del Nostro , vorrebbe
dire impiegare perlomeno del tempo che verrebbe sottratto ad un andamento
che segue sub specie cogitationis la linea e il simbolo dell ' immagine
fortemente presente nei suoi operati . Preferibile la pura teoria ! Proviamo
ad ipotizzare una relazione interattiva in 3D con una possibile opera
di Balsebre : cominciamo a scorrere in superficie il cartone , lentamente
, come lentezza di un movimento umano che invidia la dolce anarchia di
chi si inventa la strada di momento in momento , come movimento sussultorio
al di là della " crosta " dei convenzionalismi estetici
e accademico-classicheggianti. Supponiamo che il nostro corpo venga a
rimpicciolirsi , sino a scomparire tra le trame del cartone da disegno
nell' opera di Balsebre , in una verticalizzazione rovesciata come conquista
progressiva della profondità , rotazione concentrica che va da
una spirale di circonferenze , sino all' inesorabilità del punto.
La geografia della mente del Nostro si trasforma in una nuova problematica
della POSIZIONE. Meridiano Zero del limite tra percezione e immaginazione
, macchie dalle modulazioni sonore , assorbono vibrazioni materiche dove
la luce ( luce costruttiva non simulata ) diviene dialettica luce- vuoto,
fisicità matematizzata , e rifiuto di concepire il luogo come creazione
, ( tela , esistenza) , dove il segno , continuo , fluente , transita
nel binomio dinamico PRESENZA/ASSENZA dell' io poietico.
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