Stefano Donno
UNDERWORD o sulla dematerializzazione del linguaggio Nel
1996 fecero scalpore in Italia un gruppo di giovani scrittori, i cui racconti
vennero pubblicati dalla casa editrice Einaudi di Torino, nella collana
"Stile Libero", che assunsero il soprannome di " giovani
cannibali " per il modo di operare all'interno della struttura narrativa
delle loro opere utilizzando delle immagini, e dei contenuti, a dir poco
scioccanti! L'unico loro intento era quello di voler rivoluzionare (forse?!)
la " palude melmosa " della letteratura italiana , provocando
dei veri e propri traumi emozionali nel lettore medio, abituato a convenzionali
letture didascalico-allegoriche, satirico-didascalico-allegoriche, saggistico-didascaliche
, fin troppo permeate da un eccessivo buonismo! Su questi scrittori, non
c'è nulla da dire oltre questo, se non il fatto che si trattava
di una corrente letteraria che costituiva in ultima analisi l'emblema
della decomposizione della spinta intuitivo-creativa presente alla fin
fine nella maggior parte degli scrittori di oggi. Simultaneamente era
in " vitro " nel continente americano la corrente letteraria
dell' " AVANT POP ", che trova le sue più alte espressioni
in autori come William Gibson, Don DeLillo, David Wallace ! La ricerca
di questa nuova avanguardia si colloca, "grazie" alla nostra
lente megaloptica d'indagine, sui prodotti di consumo dei media: spettacoli
televisivi, film , musica pop !
L' " AVANT POP " è il punto d'arrivo finale (?) nell'ultimo
stadio della ricerca letteraria di fine millennio, che dopo quest'altro
" uovo di colombo " non avrà più nient'altro da
dire, se non il dejà vu ! Non possiamo permetterci più il
lusso di " essere all'avanguardia " perchè una tale concenzione
della produzione in qualunque senso la si voglia intendere , è
superata nel momento in cui la si pensa ! Anzi forse non è più
una questione di lusso ! Non ne abbiamo semplicemente il TEMPO ! E ancora...
La categoria della dimensione temporale , alle soglie del Terzo Millennio,
pare sussumersi ad una condizione di ulteriore dereificazione ! Cercheremo
di essere un pò più precisi... Quando dobbiamo determinare,
ci riferiamo ad una dimensione di posizione ontologica dell'individuo
nella sua quotidianità, l'esatta condizione nel tempo di un dato
fatto o comportamento, sarebbe sufficiente guardare un banale quadrante
di un orologio da polso! Cosa accade oggi... Il Tempo ( lo attesta uno
degli ultimi prodotti della casa svizzera di orologi Swatch ) è
ingabbiato non più nella prospettiva quantica di ore, minuti, secondi,
centesimi, ma di @ ( bit ) ... il tempo della RETE! Pertanto, volendo
anche essere un po’ oziosi, quale potrebbe essere la nuova prospettiva
esistenziale dell'uomo superato il millennio, se il TEMPO è indefinitivamente
chiuso in un infinito universo parallelo di non-dimensione, quale Internet
? Come potrebbe esserci una sedimentazione di senso laddove la condizione
della comunicazione avviene senza una precisa condizione temporale, nel
modo che il dono dell'ubiquità viene superato dalla contemporaneità
e dalla simultaneità di milioni e milioni di bit, scavalcando addirittura
sia il vetusto schema della dimensione dialogica, che quello della produzione
scritturale?
Vediamo di essere più precisi ... La più recente produzione
quindi, nell'ambito della letteratura contemporanea italiana di codici
linguistici concernenti la poiesi della metrica e della ritmica, soggiace
a delle precise logiche di mercato. In un'era come la nostra mercantil-tecno-spettacolare,
è alquanto improbabile poter parlare di qualsiasi categoria di
linguaggio, dal momento che ci troviamo dinanzi a un processo di costante
meticciamento, e a ibridazioni che rovesciano le strutture portanti della
semiotica o della fenomenologia linguistica sino ad oggi conosciute e
utilizzate da quanti hanno una più costante e sistematica frequentazione
con le parole e annessi. Non posso, e non l'ho fatto, non fare riferimento
ad es. alla collana "Stile Libero" Einaudi, che ha saputo operare
una selezione di autori (Ammaniti, Caredda, Nove), che propongono una
serie di codici forse un pò più incisivi e iconograficamente
più ad alta definizione (utilizzando uno slang non solo tipico
da tribù metropolitana, ma anche di spot della galassia virtuale
prodotti dalle più grosse multinazionali dell'intrattenimento televisivo
e cinematografico), da autori come un Don DeLillo alla recente corrente
Avant Pop. Quello che il panorama della letteratura contemporanea internazionale
offre oggi, non è altro che il risultato di un'evoluzione eugenetica,
quasi di selezione naturale darwinianamente intesa, di pixel semantici
in un universo dove prende sempre più consistenza l'oltrepassamento
del dicibile, il cui limite era stato scovato da Wittgenstein e dai suoi
giochi linguistici nei tre colors book. Se è vero quanto sostenuto
da Baudrillard nel suo Lo Scambio simbolico e la morte, quando dice che
il mercato ha matematicamente eguagliato a zero, ogni categoria ontologica,
interscambiandola con un'esistenza a misura di eidola platonici (The Net!),
perchè allora non potremmo prendere in considerazione un'ipotesi
teoreticamente fondabile di un continuo cominciamento autopoietico della
parola, degli stili, dove scompaiono i contorni di una poesia che assomiglia
alla prosa o viceversa? La consistenza della realtà linguistica
scompare sempre di più in un hic et nunc dalla consistenza di poligono
cromati (X-Box e/o PlayStation) i cui riferimenti dialogico-scritturali
soccombono agli slang del produci-consuma-crepa! Per dirla diversamente
: "Instillare il timore di Dio è un'operazione prettamente
semiotica, proprio come è teologia il far accettare l'esistenza
di entità astratte come il capitale finanziario. Il denaro oggi
è solo un flusso di energia, elettroni che si spostano da un punto
all'altro, qualcosa di simile allo Spirito Santo, e e gli investimenti
sono una Pentecoste. L'economia, il denaro, gli investimenti vengono presentati
come articoli di fede, bisogna accettare l'illusione perchè questa
abbia effetto sulla realtà" (da Wu Ming, Giap - Storie per
attraversare il deserto dagli autori di Q e 54, a cura di Tommaso De Lorenzis,
pag. 171, Einaudi Stile Libero, 2003). |