Gian
Luca Belardi è nato a Roma nel 1967. Nel '94 ha cominciato a
frequentare il mondo del cabaret, e dal '98 ha preso parte a Zelig,
anche se lui sfida chiunque a ricordarsi di lui. Quando ho avuto modo
di presentare Belardi a Lecce nel mese di giugno, nelle consuete messe
a punto prima di una presentazione di un libro tra relatore e autore,
gli ho detto che il libro aveva avuto un particolare effetto su di me,
perchè parlava dei miei ricordi. Quelli che hanno caratterizzato
e impressionato a fuoco come patrimonio "genetico"di icone
pop del mercato di quel periodo, un'intera generazione. Belardi passa
in rassegna dai serial televisivi cult come Happy Day's con il mitico
Fonzie, ai film "prima-sega" con Edwige Fenech, per arrivare
ai primi anime manga come Mazinga Z e Goldrake, e ancora i Mondiali
dell'82 con l'urlo di Tardelli, i primi Vic 20 e Commodore 64. Un vero
e proprio lavoro di antropologia culturale, di un'antropologia culturale
di mercato indispensabile per chi volesse riappropriarsi di un passato
quanto mai vicino a noi, alla mia/nostra generazione, fatto di immagini,
di sensazioni, di gusti particolari come quelli dell'Ovomaltina che
regalava i gadgets di Goldrake, e di storia, di quella triste per un
Paese democratico come l'Italia, del rapimento Moro, di Ustica, dell'Austerity
che torna morbosa nei suoi flussi e riflussi storici. Storia vista da
un bambino di dieci anni, da un'adolescente alle prese con la sopravvivenza
crudele delle dinamiche di gruppo, dal giovane alle sue prime esperienze
sessuali ... rapide magari come quelle dei leoni ... che vengono subito!
Un libro degno di essere letto e magari paragonato a libri cult di antropologia
culturale come quello di PierFrancecesco Pagoda per i tipi di Feltrinelli
Travel, "Sulle Rotte del Rave". Un libro da leggere e rileggere,
e soprattutto seriamente, perchè Belardi lascia la malinconia
sardonica del "Ridi pagliaccio ..." propria della sua arte
per divenire un indagatore della realtà, di quella realtà
anni 70, suo/nostro patrimonio.