Inoltro un articolo di Gianni D'Elia apparso su l'Unità di qualche giorno fà: è una provocazione volta ad organizzare per l'autunno del 2005 una serata nazionale di poesia e cultura contro la guerra, cioè contro la principale scusa del terrorismo. Si tratta ancora di un progetto, ma chi volesse eventualmente anticipare la propria disponibilità (come singolo poeta o come gruppo e/o associazione culturale) può farlo rispondendo a questa e-mail (ci penserò io a comunicare i nominativi agli organizzatori in previsione di un manifesto da pubblicare prossimamente sulle pagine de l'Unità). Siete pregati di inoltare e diffondere questo messaggio nei vostri spazi.

Davide Nota

Gianni D'Elia
Ci vuole un «Live 8» delle coscienze

Ha ragione Padellaro: che confessino il fallimento bellico. Si piange di dolore e di rabbia, cari vivi e cari morti.
Perché c’è tanta esitazione sui princìpi?
Perché, dopo la strage di Londra, non si dice forte e chiaro (espressione che usa spesso Fassino) che il rifiuto del terrorismo è strettamente legato al rifiuto della guerra? Per noi, di sinistra, è così? Perché non riesci a credere a Blair completamente, quando risponde ai terroristi che difenderà i nostri valori? Rispetto, cordoglio e strazio, sì. Ma poi? Perché pensi subito ai valori di borsa e al petrolio? perché, negli ultimi quindici anni, la guerra è diventata, per le democrazie occidentali, uno strumento di politica del dominio, che fa crescere il terrorismo? Perché l’area del petrolio è stata così tempestivamente accerchiata, lasciando marcire altrove tutti gli altri conflitti? Se facessero un attacco convenzionale, batteriologico o nucleare in Italia, che è in guerra laggiù in Iraq, dove si bombardano città e si uccidono civili come mosche, sempre con la scusa dei terroristi, che lì si sono moltiplicati proprio grazie alla guerra democratica (mai ossimoro fu più crudele), noi di sinistra pensiamo di avere fatto e di avere detto proprio tutto contro il terribile pericolo di morte e di fine della cultura, che questa situazione voluta dai potenti determina?
Il falso dualismo tra Occidente e Islam, ne è la prova: i popoli (cristiani o musulmani) sono per la pace. Con tutti i laici e i non credenti, in Italia e ovunque.
Non si identificano né in Bush, né in Bin Laden. Il pericolo di morte ci impone e ci dà diritto alla parola, per autodifesa. La fine della cultura è sotto gli occhi di tutti: la letteratura italiana, nella sera della strage, era fotografata al Premio Strega.
Va bene che sono finiti gli anni del movimento, ma che nessuno degli scrittori lì presenti sia insorto con una pagina o un verso dal vivo, per scuotere gli italiani dalla piccola logica del premiuzzo, e restituire alla poesia il suo ruolo militante e civile, la dice tutta sul ritardo di rivolta morale contro la guerra, che proprio la cultura dovrebbe politicamente perseguire. Dispiace per gli amici, ma la durezza è imposta. È ora di un Live 8 della poesia e di tutta l’arte italiana contro la guerra e contro il terrorismo.
Si deve chiedere il ritiro immediato del nostro contingente: per ragioni di principio, più volte richiamata di Oscar Luigi Scalfaro e da Pietro Ingrao: «Il ripudio della guerra» iscritto nella nostra Costituzione.
E si deve chiedere il ritiro, per ragioni politiche, cioè di calcolo e di intelligenza dei rapporti di forza esistenti, prendendo sul serio la minaccia dei terroristi verso l’Italia. La sinistra culturale, almeno quella, deve indicare alla sinistra politica l’opzione di Zapatero in Spagna, prima che avvenga il massacro qui da noi. Dobbiamo innanzi tutto salvare la vita e degli altri, cosa che oggi i governi e gli Stati non riescono a fare, e tanto meno questo governo di apprendisti privati sulla pelle dell’intera società italiana.
Senza il ripudio netto della guerra, il terrore non si può battere. Togliamo ai terroristi il terreno di coltura: la guerra. Disprezziamo la loro barbarie.
Torniamo in piazza a milioni.
Per la pace e il disarmo progressivo.

 
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