Mario Desiati

Gli intellettuali pugliesi lontani da casa

È vero, ci vorrebbe un miracolo per far vincere Nichi Vendola contro Raffaele Fitto. Troppi fattori a favore del governatore uscente. Eppure l’eccitazione nazionale che si è creata per il comunista buono, poeta civile, che ama Don Tonino Bello e Federico Garcia Lorca, non è mai stata così palpabile per nessun candidato pugliese. Mai come in questi giorni c’è fermento.
I pugliesi in diaspora chiamano casa chiedendo cosa succede, uno stupore li pervade, un’aria nel mio piccolo che respiro anche io, “Beati voi! Noi abbiamo Sarfatti contro Formigoni, chi cavolo è Sarfatti?!” mi urla Marcello che lavora in una grande redazione editoriale milanese. È curioso che proprio nelle ore in cui si sta consumando un terremoto editoriale di proporzioni bibliche (direzione Rizzoli rivoluzionata, Baricco va con un piccolo editore ecc.) anche nel nostro meschino mondo di editoriali si parla di primarie in Puglia.
Molti artisti e intellettuali pugliesi sono emigrati. Gli stessi che nel corso del tempo hanno molte volte scavalcato l’impegno politico, eppure l’occasione di un politico così atipico e uomo di cultura candidato alle regionali accende il dibattito.
Nicola Lagioia, autore barese recentemente alla ribalta per Occidente per principianti (Einaudi) dirige la collana di narrativa italiana di Minimum Fax vive a Roma ha un ricordo personale “Dieci anni fa ai tempi che bazzicavo la Taverna del Maltese era l’unica istituzione che si interessava ai giovani, gli under35 di Bari dovrebbero ricordarselo e votarlo in massa e poi Vendola coniuga i verbi, andrebbe votato solo per quello”. Nicola è però pessimista “Comunista, gay e acculturato, quello che non bisogna essere per vincere una competizione politica, se accadesse sarebbe un segnale storico per l’Italia. Purtroppo temo che alla fine vincerà la maggioranza silenziosa ”.
Ma tu ci torneresti in Puglia se vincesse Vendola ? Gli ho domandato provocatoriamente pochissime ore dopo la notizia delle primarie “Ci tornerei se la Puglia diventasse la California.” Mi ha ironizzato rievocando il titolo di quel libro di Tatò che sembrava preludere un suo ingresso nella politica regionale.
Forse non la California, ma qualcosa di diverso da adesso se l’aspetta Massimiliano Zambetta che se ne è andato da Bari cinque anni fa quando c’era ancora Uoz’ap? fanzine su cui deliravamo assieme a Roberto Maggio, Corrado Massari, Sebastiano Ferrigni. Diana Fichera ecc. (nessuno di questi è più in Puglia oggi).
Oggi è drammaturgo e scrittore tra pochi mesi esce il suo Le distanze (peQuod). In Puglia ci vorrebbe tornare, “Per votare per Nichi Vendola.” E ci vuole tornare non solo per ragioni elettorali “Ho mantenuto la residenza a Bari, il senso di cosmopolitismo va bene, Milano mi ha chiesto molto ma mi ha accolto, anche se il posto dove vivere l’avrei voluto scegliere e non subire.” Su queste elezioni sembra avere le idee chiare “Ho davvero voglia che il mio candidato dica, progetti e poi realizzi molte cose di sinistra: davvero non c’è bisogno che si ritorni a parlare di stato sociale? Non sarà che sono stati chiusi troppi ospedali in questo ultimo periodo? C’è bisogno o no di valorizzare e non sfruttare il nostro patrimonio naturale? Frasi fatte? Concetti obsoleti? Penso di no. Tra l’altro, vista la tendenza dello stato centrale che da un po’ vede il sud come una enorme discarica, è bene che l’amministratore locale sia pronto e preparato a scendere per strada insieme alla sua gente.” Il tono languidamente amaro di Massimiliano riporta in parte a quello di Mirella Mastronardi presentatrice, attrice radiofonica e di teatro. Vive a Roma per tornare a lavorare in Puglia basterebbe un palcoscenico e uno stralcio di programmazione culturale in più. Un candidato del centrosinistra laureato su Pasolini sembra la persona ideale. “Con Vendola candidato c’è una speranza di rinascimento culturale, è un politico coraggioso e soprattutto è importante la chiarezza delle sue posizioni su Mafia e Sanità.” Due temi cardinali nella Puglia di questi anni e che forse non suscitano le coscienze come dovrebbero, ma per Mirella basterebbe evitare gli errori che si sono fatti in passato. “Qualche teatro in più, compagnie teatrali in più, gestire meglio quei pochi soldi per creare un circuito pugliese dove sperimentare qualcosa di nuovo.”
L’autore di Piramidi, il primo romanzo italiano sul Multilevel Marketing, il brindisino Elio Paoloni è un po’ voce fuori dal coro, vive in Puglia e per lui Fitto è “un uomo moderno che tende a svecchiare certi apparati” ma farebbe un viaggio da Nord a Sud per Nichi nonostante non sia né rifondarolo né di sinistra. “Vendola sai bene chi è, che lotte ha fatto. E’ appassionato, ha degli ideali (o li ha avuti). Scenderebbe anche lui a compromessi, ovviamente, ma ti viene da pensare che sarebbero quelli giusti, necessari, nulla più. Insomma l’idea che uno con l’orecchino (finalmente un bel manifesto elettorale) possa scardinare l’antiquata politica pugliese delle dinastie mi attizzerebbe.”
Cosimo Argentina e il suo Cuore di cuoio (Sironi) sono stati un piccolo caso editoriale, lui vive in provincia di Milano ma è tarantino. “Ho da tempo voglia di rientrare nella mia terra. Ora, credo che il caso Vendola possa permettere alla Puglia di essere il punto di partenza di qualcosa di nuovo. Non so che scenario si aprirà, ma secondo me la svolta è positiva perché Vendola potrebbe rappresentare l'apertura a nuove prospettive politiche e sociali.”
Vanni Schiavoni è poeta (Di umido e di giorni Lietocolle) e non ha remore a esporsi candidamente “Sono salito sull'aereo da Roma diretto a Brindisi domenica alle 13.Alle 17 ero nel seggio elettorale di Manduria a mettere la mia croce sul nome di Nichi Vendola. Ho sempre seguito il suo impegno per i diritti delle donne, degli omosessuali, delle minoranze e dei poveri.”
I poveri, già. La cronaca nazionale ha segnalato la Puglia per due orribili storie di povertà, quella del rogo della baraccopoli di Foggia e della morte della bimba per denutrizione a Bari. Chissà se in questa campagna elettorale davvero poi Garcia Lorca possa contare qualcosa e rientri di sottecchi, non soltanto nelle biografie che i giornali imbastiscono su Vendola, ma con quella tenera e dolorosa invocazione: “questo mondo io sono e sarò sempre dalla parte dei poveri. Sarò sempre dalla parte di coloro che non hanno nulla e ai quali si nega perfino la tranquillità del nulla.” Ascoltiamolo, ascoltatelo.