Rendicontazione LA “MIA” NOTTE TE LA TARANTA

di Vito Antonio Conte

 

un'istantanea del laboratorio de La Notte della Taranta e contenuta nel sito omonimo

 

Il Laboratorio (sul potere) della parola -voluto (per quel che ne so) dal “padre” de La Notte della Taranta (Sergio Blasi, Sindaco di Melpignano e Presidente dell'Istituto D. Carpitella) e dal Fondo Verri (...Mauro Marino e Piero Rapanà) e la cui cura è stata affidata al Maestro Sconcertatore de La Notte della Taranta (Giovanni Lindo Ferretti)- ha già avuto un prologo la settimana scorsa a Melpignano, al riparo delle antiche pietre dell'ex Convento degli Agostiniani.

Me n'è arrivata voce da Giò Santese, che me ha parlato con entusiasmo.
Mi fido di Giò e decido di impegnare parte delle mie ferie nel Progetto.
Così, oggi 10.8.2004, alle cinque del meriggio, sono in quel di Calimera, presso la mediateca comunale, dove inizia il Laboratorio.

Giò Lindo Ferretti è seduto su una delle due panchine del cortile... confuso tra gli altri... poi entra... inizia a parlare... Evidenzia poi (dopo aver premesso che scrivere non si insegna... per cui lui potrà solo portare la sua esperienza...) il dato di partenza: la Pizzica: patrimonio salentino, non paragonabile a nessun'altra espressione fenomenica musicale italiana... qualcosa di simile (concettualmente) esiste in alcuni suoni dell'Africa Nera, in certa musica degli Zingari, nella musica Celtica... in Romagna c'è il Liscio, ma è cosa diversa. Con il Liscio -di cui si è perduta ogni funzione culturale- ci campano in tanti e questa funzione economica, capace di soddisfare la necessità di lavoro di molti, è, comunque, apprezzabile. Ci sono tante ritmicità del Sud, ma la Pizzica racchiude in sé qualcosa di unico, come il suo strumento per eccellenza: il tamburrello, che, con la sua forma circolare, rotonda, astrale, elementare, simbolica ed arcaica, contiene una religiosità primitiva, pagana e laica che segna la dimensione estetica della musica cui dà vita. Nel caso della Pizzica questa dimensione diviene magica, attraverso le infinite stratificazioni del rito popolare, la simbologia ed il mito le cui origini possono soltanto intuirsi. Penso al suono del tamburo che (spesso) per gli sciamani veniva identificato con la corsa del cavallo e, quindi, con l'idea del trasporto: movimento che muta la percezione e aiuta la trance... La Notte della Taranta ha tolto la Pizzica dalla teca museale e da ricordo della tradizione l'ha restituita, anche col rischio di qualche piccolo tradimento, alle strade, all'aria, alla terra, al mare, al vento, alla vita viva. Giò Lindo Ferretti esalta il fenomeno della Pizzica Salentina ed esorta, quasi ammonisce i presenti a prendersene cura sempre. Mi viene in mente "le radici ca tieni" dei Sud Sound System e non solo...

Perchè la musica ha dei poteri incredibili... e se la musica campa di parole, la musica campa di poesia, che è -prima di tutto- uso della parola...

A proposito del potere della musica, rammenta -con affabulazione che rapisce l'interesse dei presenti- un concerto tenuto dai Manigold (su un crinale dell'appennino tosco-emiliano) in cui la quasi totale assenza di strumentazione tecnica (data l'impervietà del luogo...) aveva fatto presagire ai più l'insuccesso dell'esperimento... rivelatosi, poi, contro ogni scetticismo, qualcosa di assolutamente magico ed emotivamente irripetibile, oltre che qualitativamente degno di nota stante la peculiare intrinseca acusticità del crinale stesso...
Ciò che fa affermare a Ferretti che il potere della musica dipende anche dal contesto in cui la stessa viene eseguita, cui segue il corollario che la parola

(ed il potere della parola) non è per grandi contesti, ma la stessa (parola) ha bisogno di un suo contesto per aprirsi, anche perchè non può prescindersi dall'attenzione di chi ascolta.

Musica
Poesia
Parola
La parola
E scrivere
Scrivere per dire a se stessi un momento
Scrivere per capire
Scrivere per liberare fuori di sé qualcosa rimasta dolorosamente dentro
Scrivere per soddisfare un proprio intimo bisogno
Scrivere per placare i furori e i dolori (quasi sempre giovanili) dell'anima
Scrivere come terapia
Scrivere...
Che non è (subito e necessariamente) poesia (anzi)

Poesia è leggere chi di poesia ha già scritto
Poesia è navigare nelle anime di chi ci ha preceduti

“Poesia, una breve parola tra due lunghi periodi di silenzio nel dialogo dell'uomo e in quello dell'umanità, è il nostro più alto rifugio prima della morte sul cammino della libertà” (Brice Parain).

Ci si può illudere (che è già abbastanza, se penso all'etimologia del verbo ludere -che significa giuocare- e la consapevolezza del giuoco rende l'illusione reale) di poetare e poi accorgersi che quel che si è scritto esiste già, fermato da altri in forma sublime...
A questo punto Ferretti esemplifica il concetto facendo ricorso al percorso dei calligrafi orientali che, soltanto dopo un apprendistato (almeno) trentennale, si pongono dinanzi al foglio bianco... per un'illuminazione o un momento di genio... se verrà.

Nessuno si nutre solo di sé

 

Così introduce l'elemento (o, se preferite, l'arte) della pazienza e del senso del tempo: del passato e del futuro.
Il passato da recepire e conoscere il più profondamente possibile.
Il futuro, che ha motivo di esistere esclusivamente in ragione della quotidianeità e del suo immediato divenire, assume significato pregnante in relazione alla capacità di tornare criticamente sul lavoro già svolto.
Col coraggio di buttare via... una parte di sé.
E comprendere che più si è disposti a parlare, più si dev'essere disposti ad ascoltare.
E, tra il dire ed il sentire, il SILENZIO...
(Tra le tante possibili accezioni della parola silenzio preferisco quella di Geneviève Calame-Griaule, secondo cui “il silenzio propriamente detto è assenza di parola. Il verbo è morto, gli elementi sono sparsi nel corpo dell'individuo, l'acqua delle clavicole è immobile sui semi. Esiste però una parola che, pur non venendo espressa, è radicalmente diversa dal silenzio: la parola interiore, quella che è nel cuore, ossia il pensiero. Essa proviene dal cuore e dal fegato, passa nel pancreas che <sogna>, batte e la <raffredda> per mezzo dell'acqua del suo grasso. Raffreddata, la parola non può esteriorizzarsi in forma di vapore caldo, resta allo stato liquido e, se le sarà offerta l'occasione di esprimersi, dovrà prima essere riscaldata dal cuore. Se qualcuno in procinto di parlare, cambia idea e trattiene la parola pronta a uscire, <umetta la sua parola e la conserva>, ossia la raffredda con l'acqua del pancreas. Se ciò avviene per sua volontà, non vi saranno effetti negativi, ma se vi è costretto da una pressione esterna, soffrirà di malesseri, collera, rancori, poiché le parole rientrate si rifugiano nella milza”. Da “Il mondo della parola. Etnologia e linguaggio dei Dogon”).
Con la minore aggettivazione possibile...

Fino a dire in cinque parole quanto un tempo hai detto in cinque cartelle...
E' rigore con se stessi e con l'uso della parola: non aver paura di bruciare quanto scritto, tenendo solo un verso...
E' un problema di scelta dell'unica parola (tra l'infinito che le accoglie tutte) capace di esprimere con tutta la forza quel pensiero, quell'emozione, quello stato che si vuol fermare; è un problema, dunque, di scelta rigorosa delle parole (che ne presuppone la conoscenza); è un problema di assonanze, anche.
E di invenzione.

Genio e competenza
Ci può essere competenza senza genio
Genio senza competenza è follia

I tuoi pensieri sono figli della tua storia
e della storia dei tuoi avi...
e dell'impossibilità di essere single...

E a proposito di ciò e della conoscenza emerge un dato concettuale imprenscindibile relativamente alla possibilità-volontà di fare poesia (e non solo) in rapporto (anche) alla ricerca di nuove vie espressive: devi conoscere la lingua se vuoi poterla cambiare...
Ferretti -con straordinaria umiltà e in maniera diretta- ha detto: <io per costruire le canzoni più semplici ci metto un sacco di tempo> e, poi, ha aggiunto: <semplice non sempre vuol dire facile> e, ancora: <la tradizione popolare se non ha abbastanza parole le raddoppia>.
Consiglia (tra l'altro) di munirsi di un dizionario dei sinonimi e dei contrari...
Stiamo per aggiornarci alla prossima.
Molti hanno già dato... materiale poetico.
Regalo a Lindo una copia del mio Blues delle 14,30.
Spero, anche se non glielo dico, in un suo giudizio.
Il giorno dopo sono costretto a disertare il Laboratorio.

Ci torno il 12.8.2004.
Ho scritto questo pezzo:

io bambino...
confusi tra gli altri
i miei (felici) danzavano
“me la scerrai la coppula subbra llu liettu tou”
fore, alla 'Ssuntina
sempre più vicini sino a stringersi forte
culla serenata uci e lamienti
te lu mesciu Mariu ca facia 'mpaccire lu viulinu
era rito (dicono)
era terapia (insistono)
era la vacanza degli stenti (affermo)
(aracnéa te ogn'estate)
poi il corto circuito del benessere lungo oltre vent'anni
di oblio collettivo e rifiuto individuale
naturale corso delle cose (forse)
in bianco e nero
interrotto reciso deriso umiliato, ma portato dentro
latente in un altrove qualsiasi
mai dimenticato
diventato un giorno àncora tra i flutti
di voci di schiene curvate di sudore di ignoranza dell'obbligo
di odori forti di aria salata soltanto respirata
di quel mare così vicino ovunque
e mai visto mai toccato...
e quel cielo sfiorato nella danza
ostile al potere
strumento inconsapevole per combattere il latifondo
sprofondato in ogni cuore
da schiacciare come un ragno sulla terra rossa
riappropriandosene finalmente...
lu tamburrieddhu miu sa scasciatu
e nnu l'aggiu mai usatu
adesso è bene in vista
ed i nastrini gialli rossi verdi e azzurri stanno li
colorando ogni mio dì
è tornata la taranta a pizzicare!

Glielo consegno, con l'aggiunta di una dedica.
Quando inizia a parlare esordisce facendo riferimeno a tutto il materiale che gli è stato dato da parte di tutti (o quasi) i partecipanti.
Con entusiasmo e soddisfazione... anche se per leggere tutto ci vorrebbero sei mesi... ma quello che dobbiamo fare... lo faremo.
Poi, prende un foglio e dice: <questa è bellissima, ma ci sono dei passaggi in dialetto, per me non comprensibili, quindi chiamerei a leggerla...> e chiama me!
Dovevo fare appena tre metri per raggiungerlo, ma le gambe non rispondevano...
Poi, con la voce incerta per l'emozione (e non solo) e un tremore ignoto (non avevo mai letto qualcosa di mio in pubblico) è... andata...
Poi riprende a parlare Lindo e ci dice che il giorno precedente, tornando a Tricase, nel mentre il sole calava, erano stati costretti a fermarsi per un incidente e la piana d'intorno con i colori della luce in quel momento erano scritti in un verso che ci legge:

<trattieni tramonti in linee orizzontali>

 

(l'ha scritto Marzia, ma anche Veronica; casualità!?).
Aggiunge: <chi ha scritto questo verso dovrebbe avere la forza di buttare via il prima ed il dopo...>, perchè... tutto sta in questo verso.

TRATTIENI TRAMONTI IN LINEE ORIZZONTALI

TRATTIENI TRAMONTI IN LINEE ORIZZONTALI

Giò Santese legge Cesare De Santis in italiano.
Ed è una bella musica.
Giglio lo legge in grìco.
Ed è tutta un'altra musica.

... cullati dal ritmo
e dalla sonorità
altro da noi
è come vedere
la prima volta
una razza nuova
meraviglia
per la diversità...
La parola, la poesia, la lettura, la voce, il suono della voce e della parola: ecco cosa vuole portare nell'Evento: aumentiamo il valore della Notte portando altro...

E arriva il momento di Lorenzo Esposito... <leggere poesia è usare lo strumento voce>...
I mongoli (maschi) allenano il corpo ad emettere due diverse sonorità contemporaneamente... cominciano da bambini... siccome lo pensano, succede...
LE VIBRAZIONI DELLA VOCE...
La tecnica è importante...
Lo studio necessario...
Un buon maestro può servire...

Alessia (la cantante bambina della Notte) è la dimostrazione che Iddio esiste...
Un maestro può solo farle disimparare ciò che naturalmente sa...

... studiare tanto
sino a sboccare sangue
ma poi uno sforzo ancora più grande
per liberarsi della tecnica
e tornare
alla propria istintività...

OSSERVA
SPERIMENTA
IMPARA

(bimbo mio, il tuo maestro sei tu!)

 

PENSATELO SEMPRE:
IL GIUOCO DELLA POESIA E' UN EQUILIBRIO
TRA SUONO E SENSO

 

Poi leggerezza... Acqua... (scritta da Elena -penso a Fabrizio De Andrè-, che oggi non c'è... arriva dopo e... è felice, come tutti noi).

Via, a vedere e sentire le prove dei musicisti diretti da Ambrogio Sparagna...
Magia del suono
Forza del ritmo
Potenza del concerto

Torno al Laboratorio il 14.8.2004.
Chiedo quanto è accaduto (anzi cosa mi sono perso) ieri...

Si entra nello specifico

Si leggono i poeti di ieri: Bodini, Toma, Verri, De Santis, D'Andrea...

Poi i BANDI... pensati e scritti dai presenti (che imparo a conoscere...), limati da Lindo e Lorenzo... e me recordu quannu passànu pe le strate cu bandiscianu, prima te la festa...
Si leggono i (nostri) versi...
<E' difficile mettere mano a quel che qualcun'altro ha scritto... frammenti... non ho la verità... ho sfrondato una poesia di Ilaria... può essere d'esempio... è come intendo io il lavoro... qualsiasi parola è un pezzo di vita... è doloroso buttarla via... ma poi tornano... “LO ZOO DEI PROLETARI”, è la più bella. Ho tolto quello che mi sembrava in più perchè quanto è restato avesse più forza... La parola che non sa essere coraggiosa non ha motivo d'essere, non è poesia...>.

Ferretti legge la sua versione de Lo zoo dei proletari
E' applauso
Ilaria ha un composto moto di disappunto... la legge (senza variazioni) lei... Divinamente
E' applauso
Viscerale
Intenso
Corale
Armonioso
(Basta aggettivare)
Ferretti sorride dentro e fuori
E applaude
Questa non può toccarsi!

Vivamente consiglio: leggetela.
Meglio: se potete, se vi capita, ascoltatela dalla voce di Ilaria.

Si va avanti:
Voce maschile e voce femminile...
Scrittura maschia e scrittura femmina...
Scrittura e psiche...
Strano giuoco...

Adriano disegna fumetti...
Paolo ed Enea fanno riprese...
Altri fan quel che vogliono...
E tutto sembra ben fatto!

Poi, le prove per il Concertone, voci d'anima...
Pausa ferragostana.

17.8.2004.
Calimera: mediateca.
Preparazione al reading...
Scelta dei testi...
E di chi vuol leggerli...
Non chiedo di essere tra quelli: non so neppure se ci sarò la Notte...
Le mie poesie le leggeranno Emanuela ed Alessandro.
Mi meraviglia, mi fa piacere, di più...
(Si tratta di “D'intorno e poi” e “Era solo l'inizio”, tratte da “Blues delle 14,30” -che, dunque, Lindo ha letto- il mio edito).

(Lindo tranquillizza)
... se dovesse mancarvi... la voce
perchè la piazza è piazza
piena...
entusiasta...
o è malevola
ci sono io
e so come si fa
cazzo se so come si fa...

(.....)

Perchè la festa è FESTA,
che interrompe il ritmo del lavoro...
il mondo da cui veniamo apprezzava la FESTA
anche perchè... arrivarci...
la festa era FESTA...
e in ogni festa del Sud dovrebbero esserci gli animali: i cavalli murgesi, gli asini di Martina Franca... e il carro...

non ho nessuna stima delle categorie...
catene...
più o meno recise...
più o meno spezzate...
più o meno interrotte...
ma catene...
non siamo professionisti, non voglio dei professionisti
con voi può uscire la meraviglia

NON POSSIAMO FARE IL VERSO ALLA MUSICA
DOBBIAMO SOSTENERE LA PAROLA
E PREANNUNCIARE LA FESTA
CON I CAVALLI
I MULI
IL CARRO
LE NOSTRE VOCI
E CON I BANDI

<sto pensando di “prendere in prestito” qualcuno dei musicisti... un tamburrello, un organetto, forse un violino...>

Sarà un pellegrinaggio della memoria
Una lenta processione pagana
I bandi saranno una nuova litania


perchè il mondo
è molto più complesso
di quanto si possa accettare


Accetto molto volentieri, più tardi, la complessità dell'orchestra popolare, con tutti i musicisti, i cantanti, i tecnici... nelle prove... mi si apre il cuore...

Domani non potrò esserci, né so se potrò esserci il 21.

19.8.2004.
Melpignano: ex Convento degli Agostiniani.

L'Evento si avvicina.
Si legge, si rilegge, si intona un bando, un altro e un altro ancora, si rilegge e si legge ancora. Si prova. Si riprova. Ancora. La gioiosa fatica prende corpo.


ACQUA
I BANDI
SIBILO LUNGO
LA SCIMMIA DEL READING

E poi di nuovo Acqua... Acqua... Acqua...

quando
ognuno di noi
la canterà
guardando il cielo
sbattendosene i coglioni
(.....)
pioverà a catinelle

 

PAROLE GIA' SCRITTE DA CHI CI HA PRECEDUTI
PAROLE
LE NOSTRE
MA
POI
E'
L'ATTEGGIAMENTO
CHE FA LA DIFFERENZA

20.8.2004.
Melpignano. Solito luogo che respiro d'infinito.

Ultime prove
Prove ultime
Prove
Ultime
Prove
Uno due prova
Prova
Uno due tre
Prova
Entusiasmo
Prova
Tensione
Prova
Rincoglionimento
C'è, non bisogna provarlo

L'orchestra popolare prova vicino a noi.
Usciamo. Sono arrivati gli animali. Nessuna metafora. Li raggiungiamo. Sono bellissimi. Facciamo un giro di prova. Gli sguardi della gente inquietano e rassicurano.

>>> domani, infine, ci sarò!?!

21.8.2004: l'Evento!

E della Notte non voglio parlare, ne hanno già parlato e sparlato, magari senza esserci... cavalcando l'Evento... coniugando i propri piccoli e/o grandi interessi con quello mediatico intorno alla Notte...

No, della Notte non voglio parlare...
Non dirò del dolore che ancora c'è in alcune profonde rughe...
Non dirò del ritmo delle tamorre che sveglia antichi mali...
Non dirò della danza che aiuta a richiudere le ferite...
Tutto questo non c'è più... per fortuna...
Non dirò d'altro...

M'importa, invece, dirvi del veleno di altri animali (la metafora stavolta c'è tutta) che non pizzicano, ma divorano quel che rimane di noi, lasciando altri malesseri ed altre frustrazioni, liberate in questa Notte meravigliosa che... bisogna soltanto e assolutamente vivere...
Grazie a tutti...

Vito Antonio Conte