La città creativa
incontro laboratorio per la città nuova
con Antonio Rotundo e Sergio Blasi
Hotel Tiziano
martedì 12 settembre 2006, dalle ore 18.30
Uscire dal “medioevo” e promuovere
il “rinascimento” della città.
Lecce è cambiata?
Se sì, il cambiamento è solo superficiale:
una città di rondò, ‘ben’ aiuolata ed
infiorata. Ma poi? Nessun decoro capace di sostanziare le sue qualità.
Lecce è oggi una città svilita nella sua sostanza
culturale:
“ Il sentimento dello stupore, della meraviglia,
dell’eccesso e dell’eccentrico che connota profondamente
lo spirito barocco della città e che è diventato linfa
e capitale degli artisti più geniali espressi da questa terra
oggi è definitivamente messo all’indice nel pensiero
comune.” (*).
Si parla di leccesità in opposizione alla
salentinità, ma è un falso problema di folclorismo.
Non si può valorizzare una città abbassando il profilo
del discorso. In realtà, è evidente la difficoltà
di ideazione e di progettualità da parte dell’attuale
amministrazione cittadina, che tiene strette le chiavi della borsa
e del controllo dei luoghi, incapace di definire linee di affidamento
artistico e di attenzione al mondo creativo.
Lecce è sfiorita. De-culturata. Per sanare
questa profonda ferita, arte e cultura, tradizione e contemporaneità
devono necessariamente innervarsi, farsi infrastruttura e divenire
la leva attiva di un cambiamento qualitativo che riguarda tutti.
A Lecce è possibile se si è capaci
di coinvolgere nel progetto della città nuova la sua forza
creativa, le tante energie in atto che hanno saputo in anni di ‘autonomia’
produttiva e di ricerca, disegnare con orgoglio e grande senso di
responsabilità il proprio cammino. Vere e proprie imprese
culturali che, capaci di affermarsi e di avere riconoscimenti per
l’originalità del proprio lavoro, sono state spesso
tradite e disattese da una amministrazione incapace di politiche
di valorizzazione e di coinvolgimento.
La Lecce creativa può trovare, nella campagna
per le elezioni primarie, il motivo di una riflessione e di un confronto
sulle necessità e le prospettive di un diverso e nuovo rapporto
tra iniziativa creativa ed amministrazione.
Il forum tematico che promuoviamo con questo incontro
laboratorio per la città nuova non è una novità,
molte altre volte gli artisti e le associazioni culturali si sono
incontrate per discutere, confrontarsi e consigliare - l’ultima
su iniziativa dell’Impaziente nell’inverno scorso -
ma altrettanto spesso il discorso s’è sfilacciato senza
lasciare segni visibili.
Questa volta è diverso!
La necessità è quella di far comprende
quali sono le priorità e le strategie di lavoro a medio e
lungo termine da attivare per raggiungere l’obiettivo di una
città capace e organica nel promuovere il respiro della sua
qualità culturale.
C’è l’opportunità tutta
nuova di andare ad amministrare ciò che a lungo è
rimasto nelle mani di una classe politica completamente disattenta
alla risorsa culturale, è un’occasione da non perdere.
Un’occasione su cui è possibile esercitare un’azione
di responsabilità nell’indicare linee di lavoro e di
controllo sulla loro attuazione, affidando ai candidati sindaco
un mandato chiaro e chiarificato in un intenso dibattito.
Quanti di voi hanno goduto di un assessorato alla
cultura funzionante nella Città di Lecce? A quanti di voi
manca questo? Uscire dal medioevo e promuovere il rinascimento della
città significa questo: avere un interlocutore capace di
ascolto, capace di riconoscere ciò che è in atto e
ciò che in nuce può crescere. Un operatore capace
di accogliere e custodire la risorsa culturale, di destinare luoghi,
di creare responsabilità di gestione e di invenzione, di
disegnare quella rinascenza che sarà motore di un nuovo modello
di città.
La città ideale capace di accogliere quelle
energie e quelle visioni che sono sostanza e natura della sua immagine.
[M.Marino]
(*) Franco Ungaro, Dimettersi dal Sud, Laterza
2006
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