La poesia al senato

Mauro Marino (FondoVerri Libero Cantiere)

La tempra dell’uomo è forte e non ci spaventano i suoi novant’anni, il presidente Ciampi, dà un segnale e dona alla Repubblica un nuovo ed inaspettato argine critico. Onore a Mario Luzi, onore al poeta e alla Poesia, la nomina a senatore del poeta fiorentino, infatti, non è solo un omaggio alla coerenza e alla dignità della sua vita, ma anche il riconoscimento del valore della poesia, della forza della parola po-etica, nella sua funzione maieutica e propositiva, nel suo aderire al Mondo, alle cose della Storia e della Politica. Il poeta non è indifferente, Mario Luzi è uomo coinvolto, presente, non si sottrae al dover dire. La sua prima poesia la scrisse ad otto anni: “…stavo giocando con dei coetanei nella strada, ad un certo punto lasciai la compagnia perché avevo bisogno di scrivere”. Il suo primo atto da neo-senatore nel giorno dell’approvazione alla camera della nuova bozza di Costituzione, lo vede impegnato sul fronte della difesa dei valori della comunità, intravedendo nel progetto della Casa delle Libertà il pericolo di una disgregazione delle fondamenta unitarie dello Stato. Ci dice in un articolo apparso sul Messaggero la scorsa estate, affrontando i temi della guerra: “ Vado affermando – forse da sempre nella mia lunga esistenza ma più segnatamente negli ultimi anni – che la poesia è la vita e se oggi la vita ci chiama a prove difficili e drammatiche, la poesia non può eluderle. Anzi non deve. La poesia non è serva di nessuno, serve solo la verità ed è o dovrebbe essere la più alta testimonianza del tempo in cui si vive.” Oggi più che mai al poeta si chiede di uscire allo scoperto, di farsi testimone, con la parola di cui è capace. La poesia non è cosa separata dal mondo, è nell’ascolto, lo tiene unito nella speranza, in una tensione ideale che incarna l’essenza stessa della società. Ponte tra necessità e concreto vivere, tra esperienza e dialogo. Esprimendo nel disincanto mancanze e sogni dice il nuovo possibile. E’ capace di voci la poesia di disincagliare l’uomo dal suo mormorio intimo, di fare sintonie, è capace di traversare limiti e confini, di farsi veicolo di valori e di comportamenti. La politica dichiara il fallimento della lingua, la usa tecnicamente per non dire la sua inadeguatezza; inventa parole, paradossi linguistici, solitaria e distante, chiusa a difesa d’interessi, di poteri lontani dal vero della vita. Ma la lingua è carica ideale, progetto, progresso. E progredire per Luzi è una dimensione dello spirito, una dinamica, una qualità dell’uomo non un procedere automaticamente in avanti, prodotto dopo prodotto, modello dopo modello, consumo dopo consumo. Progredire è riportare l’attenzione all’uomo e a ciò che lo circonda. Progredire oggi è agire nella consapevolezza del limite raggiunto. Crescita e sviluppo sono vuote parole se non fanno i conti con un mondo “finito” che chiede all’uomo lo sforzo di aprirsi alla ricerca di nuove modalità nel concepirsi vivo. Una crescita materiale non può essere disgiunta da una crescita della coscienza, che è capacità di cogliere la ricchezza delle possibilità offerte all’umano. Possibilità che noi non consideriamo e che rischiamo di perdere se non osiamo sperimentarle. Preferiamo affidarci acriticamente al controllo tecnologico, che ci sostituisce, ci invade lasciandoci nella solitudine, nel venire di un disagio sempre più invadente, costruito sulla paura dell’altro, sulla radicalizzazione fondamentalista delle differenze, mai in armonia, mai in consapevolezza, mai veramente in ascolto.Nella conversazione con Renzo Cassigoli, Le nuove paure edita all’indomani dell’undici settembre dall’editore Passigli, Luzi afferma: “Viviamo in un mondo nel quale si dice e non si dice, si ammicca, si fa intendere. E tutto questo accresce l’incertezza. Non si è mai sicuri di nulla in un mondo di grandi ipocriti, capaci di pensare doppio e anche triplo. Non è una cosa nuova, è già accaduto. Ma i Guicciardini erano dei giganti, oggi ci sono dei pigmei. La loro è una doppiezza becera, da piazzisti, con tutto il rispetto per i piazzisti”. La politica in mano ad affabulatori di consenso che dimenticano il valore della parola, che oggi, dovranno confrontarsi con l’autorità morale di un poeta. Speriamo la sua voce sia forte, vibrante, utile, speriamo che la sua poesia non sia soffocata dall’indifferenza degli altri, loro si piegati su se stessi a contemplare il lucido delle loro scarpe.