Continuiamo a segnalare la lettura gli articoli
di Mauro Marino dal titolo "Report della città creativa",
convinti che al momento attuale forniscano una fotografia di ciò
che sta accadendo alla città nella quale viviamo. Lecce,
laboratorio d'arte e allo stesso tempo cantiere aperto. Una critica
che si limitasse a circoscrivere ciò che cade sotto gli
occhi di tutti potrebbe essere definita nient'altro che come "reazionariato
popolare". Il lavoro che sta conducendo Mauro Marino con
questi reportage è importantissimo e serve a delineare
le coordinate delle progettualità future a partire da quelle
del presente. Si moltiplica la creazione e la 'liberazione' di
spazi, ma come vengono riempiti questi spazi? Ciò che nota
Mauro Marino è che a Lecce in questo periodo, grazie forse
ad un sapersi appartare coltivando il proprio spirito, si sta
costruendo molto, l'arte diventa promotrice e la cultura si produce
a livelli di apprezzabilità altissima. L'anello debole
della situazione attuale sembra essere, ancora una volta, il rapporto
con le istituzioni. Basterà cambiare l'allenatore perché
la squadra torni a vincere?
Non possiamo che continuare a suggerirvi la lettura di questo
reportage e la prosecuzione del dibattito sui blog di Mauro Marino
(http://leparoledidentro.splinder.com)
e del Fondoverri (http://fondoverri.splinder.com).
LP
Report dalla città creativa (5)
Il ‘polo salesiano’
di Mauro Marino
E’ probabile che prima delle elezioni comunali
di primavera l’amministrazione Poli inauguri le Officine
Cantelmo, l’ex fabbrica destinata a diventare ‘student
center’. Non riusciamo ad immaginare che cosa significhi.
Non riusciamo ancora a presagirne la praticabilità! L’impianto
sembra molto bello, legno, vetro, infissi a scomparsa che esaltano
le semplici linee di quel che è rimasto del sito originario.
Un’operazione di restyling che affinerà quell’idea
bruxellese che Adriana Poli persegue: metropolitana di superficie,
alberi tosati, aiuole, fiori e tutto ciò che è popolare,
etnico, gioiosamente chiassoso nel “fuori le mura”
di Settelacquare. Il nostro sindaco, abituato ad anni di Europa,
molto spesso scorda la dimensione meridiana di una città
che, se pur particolare ed aristocratica, è sempre città
del Sud e ne vuole cambiare la natura scordando, come i re, di
comunicare il cambiamento, di socializzarlo, di valutarlo, di
calibrarlo ai bisogni. Il nostro sindaco decide per suo gusto
e convenienza il così si fa! Ma tant’è!
Qualcosa che è veramente ‘student center’,
connotando con questa nominazione una strutturazione di servizi
‘culturali’ costruiti ed indirizzati al consumo giovanile
della città studi - altra prerogativa leccese - sta nascendo,
mettendo idealmente e concretamente in rete una serie di contenitori.
C’è un aggregato fatto da virtuosi, che come antichi
coloni scelgono “migrare”, allontanandosi dall’annichilimento
inconcludente dei grandi spazi del centro storico. Andare in cerca
è sempre calibrare nuove opportunità, mettere seme,
germogliare per poi crescere e darsi futuro. Qualcosa capita.
Processi graduali, aperti alla sperimentazione.
Il polo salesiano di là dalla circonvallazione interna
che sino agli anni sessanta era il limine della città,
aperto alle campagne che ospitavano campetti e tratturi, delizia
di crossisti e pedalatori in cerca di emozioni selvatiche, oggi,
dopo un’urbanizzazione che ha allungato la città
verso un nuovo limite, si appresta a diventare un richiamo attivo
di proposte culturali. L’università con il suo bisogno
di spazi vi ha insediato, nelle strutture che la Provincia aveva
destinato alla formazione professionale di concerto con la vocazione
salesiana di dare mestiere e prospettiva di vita ai ragazzi, una
residenza per gli studenti ed alcuni suoi insegnamenti. Ma ancora
tanti spazi rimangono vuoti di funzione nell’ex Cnos (centro
nazionale opere salesiane).
Il primo creativo a giungere nella cittadella dove, secondo Don
Bosco, “l’educazione è un fatto di cuore”
è stato Aldo Augieri con il suo “Asfalto
Teatro” prendendo in affido un piccolo capannone
ed ambientandovi un particolare atelier di costruzione scenica.
Da Asfalto sono passate e passano visioni, poetiche e desideri
di persone molto diverse tra loro che hanno saputo concertare
una lingua comune, un fare che ha dato vita a due notevolissime
produzioni. Dimostrazione di come la palestra, l’opportunità
del luogo sia la leva essenziale della creazione artistica.
Presto, nella stessa area, prenderà vita un progetto più
complesso per aspirazioni ed intensità coinvolgitive, curato
da Maurizio Buttazzo dell’Associazione
Sud Est, con il sostegno del nuovo Assessorato alla Cultura
della Provincia di Lecce. Una manifattura che, mirando al ripristino
e alla diffusione di quella cultura dei materiali e del lavoro
artigiano che connota la fabbrica leccese della carta e della
pietra, dà corpo ad un’iniziativa che mantenendo
e rispettando il valore e la storia del luogo ne riconverte l’uso
aprendo gli spazi al lavoro creativo, alla progettazione, alla
contaminazione. Un’area di scambio esperienziale dove possano
connettersi pratiche diverse: dal design, al cinema, dalla scrittura
alla comunicazione visuale e performativa. Un grande spazio aperto,
officina necessaria di una città che vuole farsi europea
e mediterranea.
Al cineteatro “DB d’Essai”
(ex Don Bosco), le pareti nel foyer sono diventate di un tenue
arancio. Gestito da una cooperativa di giovani nata nel 1995 con
lo scopo di riaprire una sala parrocchiale chiusa da innumerevoli
anni “con la prospettiva e la convinzione che il Cinema,
in una terra di arte e tradizione, di suoni travolgenti e colori
accesi, come è il Salento, non possa limitarsi ad essere
il passatempo di una serata, ma debba diventare un'esperienza
culturale capace di coinvolgere, appassionare, smuovere coscienze
e produrre idee. Un piccolo ‘cinematografo’ più
che un cinema (direbbe Bertolucci) di prima visione d’essai,
spartano, simpatico, coraggioso; senza maschere in divisa o sedili
col poggia-pop-corn integrato, ma con valanghe di idee, curiosità,
progetti, incontri, dibattiti, recensioni, amici, clienti fedelissimi”,
film fantastici selezionati da ‘Circuito Cinema’,
organizzazione nazionale che programma più di 100 sale
in tutta Italia con film che hanno particolare interesse culturale,
e da ‘Centocittà’, iniziativa
di Cinecittà Holding spa. Un ambiente aperto all’incontro
ed alle novità: di sotto una grande sala laboratorio ospita
i corsi di teatro diretti da Ippolito Chiarello, anfitrione del
Teatro la Nasca, l’ultima formazione di una scena che mai
come in questo momento sembra ricca di iniziative, che qui ha
trovato gioiosa ospitalità.
Trasformare i teatri in teatri non è compito facile. Sino
ad oggi l’iniziativa teatrale non istituzionale (quell’altra
è completamente assente) a Lecce si è mossa sull’invenzione
di spazi adibiti e finalizzati a divenire luoghi teatrali. Dalle
cantine degli anni settanta (memorabile un Pinocchio allestito
da Marcello Primiceri in un grande spazio sotterraneo a due passi
dal Paisiello) agli atri dei portoni (il Teatrino degli
Impraticabili di Antonio De Carlo in
via Cota), ai grandi garage (Astragali, in via Candido), alle
fabriche dismesse (Cantieri Teatrali Koreja). Dopo l’Antoniano
adesso è la volta del cineteatro salesiano tentare la carta
del farsi spazio di spettacolo, di produzione e di ricerca. Teatro
a tutto tondo, spazio di accoglienza, di ricerca e di produzione.
Il carnet delle presenze creative è di tutto rispetto.
Dicevamo di Ippolito Chiarello, attore di grande
talento, oggi impegnato nell’interpretazione di Bartolomeo
Vanzetti in un allestimento dedicato ai due anarchici italiani
della compagnia il Cerchio di Gesso di Foggia,
regista e formatore teatrale, videomaker (vi segnaliamo il bellissimo
“Fumo”, un corto con aspirazioni di lungometraggio
che Chiarello ha costruito ripercorrendo il ricordo di una suggestiva
vicenda d’infanzia). Con lui le attrici Cecilia Maffei e
Graziana Arlotta. Il programma dei laboratori è intenso
ed articolato. “Arrivano i mostri” rivolto ai ragazzi
dagli 8 ai 13 anni; “Fuoriscena” che attraverso la
lettura dell’Antologia di Spoon River del poeta americano
Edgar Lee Master, avvicina all’arte scenica gli appassionati
e con “In scena” li specializza invitandoli ad affrontare
la complessità shakespeariana. La particolarità
dei laboratori è che tutti sono completati da un’ultima
fase residenziale che affina il percorso di produzione prima della
messa in scena delle opere.
Iniziative diverse animate da una spontaneità creativa,
garanzia di autonomia progettuale che è possibile immaginare
intersecata e corrispondente a quel desiderio di una Lecce in
grado di armonizzare e valorizzare le sue risorse e le sue qualità
anche al di fuori del recinto stucchevole della città d’arte.