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La poesia. I nuovi costruttori.
Mauro Marino
"La poesia odora
è poesia da tutte le parti
ed io mi fingo lo specchio in cui trafugo
quei sogni accorti che ti racconto"
Antonio Verri
Due virgole di luce segnano l’abside dell’Auditorium
Diocesano della Vallisa, a Bari, nel giorno di Santa Lucia. Variazioni
di blu, tagliano la scena di “Sudario, le voci dei poeti sul
corpo del Sud”, le parole e i suoni l’addensano. Fogli
che cadono, ascoltati da una platea attenta, capace di accogliere.
Ospite: Enzo Mansueto, felice regista di una tessitura
per molti versi inedita. Con lui, autore del progetto ‘La
Zona Braille’, il compositore Davide Viterbo
e il cantautore Angelo Ruggiero; Giovanna
Marmo, napoletana, “poetessa vaga e crudelmente fiabesca”
accompagnata dagli sperimentalismi sonori e cantautorali di Nino
“Ninette” Bruno. Mario Desiati,
poeta e narratore che ha prestato la voce all’Inferno Minore
di Claudia Ruggeri e i ‘nuovi poeti salentini’ - Rossano
Astremo, Luciano Pagano, Gioia
Perrone, Ilaria Seclì e Irene
Leo - accompagnati dalla virtuosa sensibilità musicale
di Claudio Prima, Redi Hasa, Emanuele
Coluccia. Insieme hanno ‘cantato’ i loro versi
“sul corpo morto dello stereotipo meridionalista, luogo comune
trito e infecondo, e sul corpo morto di voci defunte, troppo presto,
ma che grazie alla poesia, ritornano come impronte sul sudario”.
Questa volta per il nostro report nella città
creativa, partiamo da Bari. Da quest’evento, ospitato nella
terza edizione del festival musicale Le Voci dell’Anima
- Occidente Oriente, andiamo incontro alla sostanza della
poesia che a Lecce e nel Salento è fatto concreto che riguarda
persone, esperienze e anche luoghi.
Si può viaggiare attraversando l’immateriale?
Incrociare la traiettoria di una voce, di un sussurro? Camminare
in punta di piedi su tracce d’inchiostro, osservare non visti
il divenire di un verso tinto di penna o scolpito, con la luce,
su uno schermo. Si può? Sì, si può! La poesia
è “cattura del soffio”, matrice che dà
corpo e sostanza all’immaterialità. C’è
un pensiero, un’idea e poi un movimento di mani, di corpo,
di anima, di voce che mette le cose in vita. Per capire l’ultima
onda del fare poesia, e trovarci a nostro agio con i sodali del
“naviglio innocente” indaghiamo un passato non molto
distante, a bordo della “nave castro” veleggiamo verso
Guisnes, in cerca di Antonio Verri, l’ultimo interprete della
tradizione novecentesca. Il ‘moderno’ saraceno, che
osando il ‘post’ ha scritto la pagina più completa
e prospetticamente certa dell’esperienza letteraria di Terra
d’Otranto. Lui era umile e caparbio, sincero ed ingenuo. Certo
nell’osare, spericolato e gentile maieuta di volontà.
Custode affettuoso di vite. Un angelo! Motore ideale - ed anche
concreto - di pratiche che hanno sdoganato la ‘soggezione’
salentina, aperto il recinto della provincia, presagito l’importanza
del margine, della piega, del confine. L’esortazione del suo
“Fate Fogli di Poesia Poeti!” può essere considerata
il manifesto dell’agire poetico salentino di questi anni,
ispirazione e modello di una necessità di dire e di dirsi,
incontenibile. Di una densità operativa che trova oggi, a
più di dieci anni dalla sua scomparsa, spinte di accelerazione
e di completamento che pienamente hanno accolto la ‘maestria’
che da lui viene, modello operativo diffuso e condiviso, con ipotesi
ed articolazioni intellettuali che smarginano i generi. Se si guarda
bene c’è un ‘attaccamento alla poesia’
che nel Salento è sempre presente, si rinnova, viene fuori,
in un crescendo suadente e pervasivo. La sua qualità poetica
trova tempo e occasioni per esprimere la sua valenza e la sua autonomia.
Che clamore di relazioni! Che ricchezza di incontri! Nel passato
come nel presente. Aggregati, avventure private, vaneggiamenti e
scontri teorici, racchiusi in pagine che s’interrogano e trovano
risposte, incanti, stupori. Strati, sedimentazioni, storie di vite
disincantate, romantiche e tragiche, sino all’oggi vitale
e vitalistico in un riscatto montante, capace di opportunità
creanti. Ilaria Seclì, Gioia Perrone, Elena Cantarone, Carla
Saracino, Marthia Carrozzo, Michelangelo Zizzi, Luciano Pagano,
Rossano Astremo, Giuseppe Semeraro, Andrea Aufieri, Vito Antonio
Conte, Angelo Petrelli, Paolo Antonucci, Vito Lubelli, Giovanni
Santese, Tiziano Serra, Simone Giorgino, sono i protagonisti di
una ‘via vai’ che attraversa la città, i suoi
luoghi, il suo tempo, dilatandola al mondo, contemperandola alla
contraddizione dell’oggi, avendo occhi per interpretarla nelle
andature del verso spesso sferzante, crudo, acido. Nomi non a caso,
scampoli di storie unite da percorsi che hanno avuto in comune tempo,
coincidenze e fughe. Incroci d’attimi e generosi incontri,
nati a sommuovere l’ordinario ‘non so’, motivati
da un forte desiderio di condivisione. Con aspettative e orizzonti.
Frequenze, abitudini, modi di pensiero e di scrittura diversi che
hanno avuto occasioni, amori e passioni comuni, stesso progetto.
Per tutti la poesia, l’esercizio dello scrivere, la pratica
del ‘dono’, della verifica costante confrontandosi in
letture private e pubbliche, in scambi di suggestioni, in innamoramenti
autoriali, in infatuazioni poetiche che danno corpo lirico vivo
e militante, alimentando con nuova linfa percorsi già aperti
nel lungo cammino del Novecento e dei suoi interpreti, ormai sommi.
L’oggi della poesia osa. Lascia la pagina e
‘rischia’, gioca le regole del teatro, tira fuori la
voce, crea situazioni. Poesia-voce lasciata libera, fuori in evanescenza
di tempo, nella luce che abbaglia. Guardiamo un Salento ‘opera’,
dove il tempo contiene vicende che mutano il nome ma non la sostanza
della loro carica emotiva e creatrice, capaci di calibrare, per
accumulo d’esperienza, ogni rigore necessario a segnare il
Progetto. Per scordarlo, lasciarlo alle mani che sanno pensare e
de-pensare… libere di nutrire materia e natura. Uno svegliarsi
d’attenzione che immagina, sente e scrive definendo percorsi,
scorci di bellezza, stupori e sprofondi. Dalla linea del cuore,
come per Verri, costruttori di armonie.
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