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Report nella città
creativa (4)
Cose di Cinema
di Mauro Marino
Mercoledì 20 e giovedì 21 dicembre
dalle ore ventuno, presso le Officine Culturali Ergot,
in Via Palmieri (P.tta Falconieri) a Lecce, due serate dedicate
ai corti e al cinema con "Cortizone" rassegna di video
e di visioni a cura di Cristina Ria. Il programma prevede una ricco
catalogo dalla collezione di Visionaria curata dal regista Enea
Garrapa, che presenta i lavori di Andrea Cananiello, Enea Polimeno,
Diana Costa, Simone Pellegrino, Dino Caldarazzo, Giuseppe Finguerra,
Antonio Meucci, Raffaele Vasquez. In programma la visione di "Dialogando
con il cinema europeo" del regista e autore Gianluca Camerino,
report documentario dedicato al festival leccesedi primavera e una
conversazione con Vincenzo Camerino dal titolo: "Gli sguardi
inquieti del cinema".
Ne ha fatta di strada la ‘settima arte’ nell’arco
di un secolo, più di ogni altra è segno delle palpitazioni
del Novecento, della sua vertigine onnivora, onirica e onniveggente.
Dai primi rudimenti della lanterna magica e degli artifici ottici,
all’oggi informatico, che velocemente scorda il passato prossimo
dell’immagine chimica nel misterioso farsi delle emulsioni
fotografiche e approda al confort dell’home video che sostituisce
e svuota le sale cinematografiche e freneticamente moltiplica le
‘case’ di produzione. Il digitale ha portato un radicale
cambiamento nell’approccio con il mezzo, democratizzandolo
e volgarizzandolo. Non c’è più mistero, tutto
è possibile, alla portata di chi vuole ‘scrivere’
l’accadere della realtà. L’automatismo della
ripresa, l’accessibilità agli strumenti, allargano
la platea degli aspiranti filmakers esaltando quelle particolarità
autoriali che scuotono l’immaginario continuando ad inventare
con e per il cinema.
Magia di una macchina di luce che è sintesi di lingue. Sincretismo
sublime e sublimante. Un angolazione, uno sbieco dello sguardo che
costruisce, sostituisce, illude la realtà. La costringe,
la libera, la idealizza. E il tempo non è più, la
Storia non è più, gli occhi che guardano non sono
più occhi ma protesi ottica che si apre e si dispone alla
scoperta d’un altro reale. Mirare una visione e in silenzio
accogliere il racconto, il divenire delle immagini. La lingua dell’autore
ci porta, ci accompagna, ci accudisce nell’’intero’.
Il Salento e Lecce su quest’onda hanno trovato la loro “nouvelle
vague”. La cifra della luce, dello spazio, una freschezza
di approccio quasi d’avventura è stata, da un lato,
pretesto di una adunata di cineasti che ‘scendono’ in
Salento attratti soprattutto dalla possibilità di produrre
a basso costo e, dall’altro, distinguo di quelle sensibilità
locali che attraverso il cinema hanno messo in moto la macchina
dell’orgoglio identitario, del desiderio di indagare passato
e presente presentandolo ad una ‘mdp’ nell’attimo
dell’accadere meridiano, scrivendo e inventando storie.
Molti gli interpreti di questa autonomia creativa clamorosamente
capace. Edoardo Winspeare, Davide Barletti, Paolo Pisanelli. I maestri
di linee di lavoro originali e potenti nell’impianto di costruzione
della visione.
“Pizzicata”, “Sangue Vivo”, “Il miracolo”,
ma anche le opere ‘minori’ del regista di Tricase segnano
un Sud sempre traversato e attratto dal dolore, chiave di un sentire
‘trascendente’ che si ri-trova e libera nella rammemorazione
del sé. Individualità e comunità tenute insieme
da un sistema rituale che si rigenera, mostrando la forza d’un
territorio che è luogo dell’anima. Segreto, che solo
le sensibilità creative percepiscono, rispettano e valorizzano
appieno. Su questo Winspeare ha fondato sin qui la sua estetica,
accogliendo l’insegnamento neo realista che raffigura la cadenza
del tempo storico e la trasfigura nel dramma.
Davide Barletti e il suo collettivo di sodali scardina l’impianto
narrativo affinando lo stile compositivo a sintonie hip-hop, altra
rilevante ‘tradizione’ salentina. Italian Sud Est è
un capolavoro della costruzione filmica digitale, raffinata fusione
di andature visionarie e di sensibilità autoriali che scorticano
l’oleografia di un Salento da cartolina mettendo in scena
la ‘semenza’ più autenticamente ‘altra’
che lo scrigno custodisce. Un Salento traversato, travagliato, gridato,
messianico e svelante che trova come contro canto l’acrimonia
di due, ‘gatto e volpe’, rappresentazione dell’invidia
che la normalità ha del folle, del semplice bonario e spirituale.
Un San Giuseppe-Giggellino ingenuo, idiota - l’illuminato
cui è dato ‘sapere’ - è la guida di questo
fantastico srotolo di storie e di emozioni.
Paolo Pisanelli l’altro rigoroso, che sceglie la sponda del
documentario per fare un cinema del reale che come quello dei grandi
è tessitura di stupore, scavo dei territori che attraversa.
I suoi documentari negli ospedali psichiatrici di Roma e di Firenze,
il racconto del gay pride, l’ inseguimento biografico dedicato
a Don Vitaliano alcuni dei report del regista leccese con il grande
affresco del Sibilo Lungo dedicato al Salento, disincanto non solo
del portato tradizionale della ‘taranta’ ma anche della
filmografia documentaristica che l’ha accompagnata.
Ma c’è molto altro l’officina del cinema è
generosa di talenti e sfonda all’indietro nel tempo.
Alle origini ‘vhs’ c’è Adriano Barbano
inventore di televisioni e di film, poi Marc Van Put, iniziatore
con Giuliano Capani della stagione della divulgazione professionale
della telecamera sino all’oggi popolato di vocazioni e di
talenti.
Carlo Michele Schirinzi che dalla pitto-fotografia con naturalezza
smargina in una video arte d’autore, raffinata ed artigiana
che lo vede artefice totale, intrigato interprete del suo immaginario.
Gianluca Camerino che con delicatezza graffia la crosta di un Salento
indifferente che scorda i suoi poeti e i guai della modernità.
Biagino Bleve portatore di leggerezza e di sfottò neoromantici,
Maurizio Buttazzo, Roberto Greco registi, ideatori di spazio e di
soluzioni tecniche che hanno permesso a molti di crescere la loro
passione cinematografara. Caterina Gerardi, Giovanni De Blasi, Ippolito
Chiarello, Marta Vignola, Corrado Punzi, Caterina Mangiò,
Roberto Quarta, Davide Faggiano, Giulio Schirosi, la vasta platea
dei ‘migliori’, interpreti di un movimento che nonostante
la difficoltà di un territorio lento nell’apprestare
e affinare una sua più efficace struttura di promozione e
di supporto continua la sua ricerca.
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