"Il Mulino degli
Sconcerti" è il titolo dell'ultima produzione di Simone Franco,
attore di orgini salentine che vive a Roma. In questa scheda vengono presentati
i materiali dello spettacolo, le note di regia, alcune indicazioni/tracceche
ci aiutano nell'avvicinamento a quest'affascinante costruzione. Lo spettacolo
è stato rappresentato e replicato tra Roma e Bari, nella primavera
del 2004, è prossima una sua presentazione nella città di
Lecce.
Il Mulino degli Sconcerti

diretto e interpretato da Simone
Franco
Oscura e vuota la stanza della memoria
buio antro amniotico ove torna un uomo coi suoi resti
Emulsioni d’emozioni, evocazioni.
Tra le reti metalliche come tra le mura d’una camera l’uomo
percorre il suo destino
ed ogni passo è un ricordo ed ogni passo è un evento…
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Lo studio presentato parte dall’incontro
con le opere di Gino Sandri: pittore ed intellettuale vittima per motivi
politici di internamento in manicomio.
Cinque quadri e quattro scene per evocare, attraverso le fonti scritte,
i ricordi appuntati sui block notes durante gli internamenti, gli schizzi
dei numerosi ritratti, le cartelle cliniche, il vissuto doloroso di
un artista irriducibilmente sognante.
Il dovere è di rendergli giustizia, testimonianza, non in sua
vece, come se si trattasse di un altro me stesso, ma per lui, per rendere
la forza e la poesia dei suoi atti.
Nota dominante della ricerca è l’approccio fenomenologico
che ha pervaso e dato un senso allo spettacolo sia nella fase di costruzione
drammaturgica sia nel percorso attoriale.
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“ LE MEMORIE DI GINO SANDRI :
PITTORE “
“Come non ricordare i giri di ore, giorni, settimane, mesi, attorno
ai tavoli delle Sale Residenza Misti, giri d’un centinaio d’uomini
per sala vociferanti le loro follie o lo scherno alle altrui, o assorti
in giuochi di schiamazzo o in concentrazioni di letture impossibili
e io balzante da una finestra all’altra cercando farmi piccino
o non esser visto dall’infermiere di guardia e disegnare, disegnare,
disegnare tutti i volti e gli scorci possibili”.
(G. Sandri pagina sciolta diario)
Gino Sandri classe 1892, nato a Rossiglione Ligure il 14 febbraio, morto
il 6 novembre del 1959, nell’ospedale psichiatrico di Mombello
a Ceriano Laghetto; viene rinchiuso a Monte Mario per la prima volta
nel 1924 per un reato di non precisata “natura politica”
subisce diversi ricoveri forzati (dal 26’al 32’, 33’,
38’, 45’,48’,52’) nel 53’ viene definitivamente
internato. In alcune note autobiografiche, scrive:
“Senza ammonimenti o confronti fui colpito d’una misura
nuova e unica d’inquisizione nel pensiero questa con trauma mi
troncò la carriera”.
“…in una casa di salute ove fui trattenuto, girato a un’altra
nell’allegria panica d’una grande scoperta che infatuava
tutti…”.
“Altri sono lì proni, affranti con le teste segnate di
veterani… che tocchi o meno non domanderebbero che rialzarsi pertinacemente
a lavorare, lavorare a qualcosa di convincente in un mondo magari magnanimo
e fraterno…”.
La tragica consapevolezza dell’ineluttabilità che il marchio
del ricovero psichiatrico impone alla sua carriera artistica e più
in generale a tutti gli internati, si evince chiaramente già
da questi pensieri, tuttavia nella parte degli scritti dedicati alla
follia ed alla cura possibile le sue teorie si fanno più generali
ed incredibilmente attuali.
I disegni dei degenti, poi, sono di straordinario impatto emotivo e
costituiscono il contributo determinante della sua arte illustrativa
e della sua missione d’artista.
In occasione della ”Mostra omaggio” tenutasi a Roma nel
marzo 2002( Palazzo delle Esposizioni), curata dall’arch. Paolo
Conti ,infaticabile custode delle opere e dei diari , abbiamo avuto
modo di conoscerne l’opera e gli scritti. Ne è nato lo
spettacolo.
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[Vibrazioni] - Simone Franco
NOTE DI REGIA
La Scena
Oscura e vuota: la stanza della memoria . Buio antro amniotico in cui
si rivela l’ uomo con i suoi resti, un cavalletto, una scatola
di noce, una sedia, una valigia. Tra le mura d’un padiglione,
tra le reti d’un cortile, tra le vie d’un paese, l’uomo
percorre il suo destino ed ogni passo è un ricordo ed ogni passo
è un evento. Col suo lento incedere l’uomo segna il perimetro
delle porzioni in cui risulta suddivisa la scena: la prima è
quella di destra in cui l’uomo riferisce il racconto “Il
mulino degli sconcerti”, a sinistra la seconda porzione dei giudizi
psichiatrici, nel centro il racconto del Dottor Cerletti ed il funzionamento
dell’elettroshock, sul fondo il collage da “Cosa è
la follia”.
I Costumi
Nella prima parte l’uomo è in completo giacca e pantaloni,
nella seconda è scamiciato, nella terza in pastrano, nell’ultima
ospedaliero.
Le Musiche
Fur alina (Arvo Part), Se vuoi goder la vita (G. Di Stefano), Chi è
più felice di me (T. Schipa), nuovamente Fur alina, Souvenir
d’Italie (G. Bechi), rumori di scosse elettriche.
Diapositive e proiezioni
“Alberi in autunno”(prima scena), “La casa in campagna”
(finale prima scena), nella seconda scena la sequenza è tratta
dagli olii , “Cattivi Dottori”di James Ensor durante la
prima voce fuori campo della terza scena, “Nous souffrirons tant
qu’il faudra”sulla seconda voce fuoricampo della terza scena,
videoclip su Fur alina, “ La passa pù” all’inizio
dell’ultima scena.
Prima Parte
Lo spettacolo comincia col buio di sala, all’apparire della luce
si vedrà sul fondo la prima proiezione: “Alberi in autunno”,
le note di Arvo Part accompagnano l’ingresso da destra dell’uomo,
per tutta la camminata, fino alla deposizione degli accessori. Cessa
la musica, si dissolve l’immagine. L’uomo allestisce la
sua postazione, nella porzione di destra del proscenio, rivolto verso
il muro. In questo spazio l’uomo “rivive” il triste
ricordo di gioventù, il racconto costituisce un’ellissi
temporale (flashback)
L’uscita di scena dell’uomo è accompagnata, da una
lirica leggera di Giuseppe Di Stefano, in chiave umoristica, contemporaneamente
sul fondo si vedrà la seconda proiezione: “La casa in campagna”.Fiocamente
illuminato il cavalletto, intorno buio.
Seconda Parte
Entra l’uomo in pastrano portando una valigia bianca che poggia
sul lato sinistro di proscenio, collega il proiettore di diapositive,
lo accende, lo fissa sulla prima diapositiva: l’autoritratto.
Volge le spalle al pubblico e riferisce i referti medici. L’azione
si sviluppa, lungo un asse parallelo alla platea, sul proscenio che
risulta così diviso in due porzioni: nella porzione di sinistra
si alterneranno i giudizi psichiatrici riferiti dai sei medici, nella
porzione di destra, si darà corpo alle repliche del Sandri. Il
“botta e risposta” è scandito dai quadri del pittore
(Autoritratto, Autoritratto,Gelsi nella neve, Grano di maggio, Vago
Luigi, Donna, Zinnie,Tortora, Mamma).
La sequenza è stata stabilita sulla base di persuasioni emotive.
Dopo aver riferito l’ultima replica del Sandri, l’uomo spegne
il proiettore e lo porta nell’angolo a sinistra di proscenio,
la luce illumina e circoscrive il centro della scena ove si nota dettagliatamente:
la giacca ed il cappello posti sulla sedia. Buio intorno.
Terza Parte
Sul fondo si vedrà la terza proiezione: “Cattivi Dottori”
di James Ensor. L’uomo indossa ora la maschera del dottore della
peste, al sopragiungere della musica ( “Chi è più
felice di me” di T. Schipa) si accenna una danza macabra intorno
alla sedia, ormai dichiaratamente patibolo, mentre la voce fuoricampo
per tutta la durata riferisce il racconto del Dottor Cerletti.
Al vanire della musica la proiezione cambia, si vedrà il quadro
“Nous souffrirons tant qu’il faudrà” e la maschera,
la cui mimica è più stilizzata, torna presso la valigia
ne trae due stelle filanti le accende mentre la voce fuoricampo (ora
femminile e suadente) riferisce il funzionamento dell’elettroshock,
al termine dell’operazione l’uomo si sveste della maschera,
la poggia sulla bianca valigia si sveste anche del pastrano ed esce.
Quando la voce fuoricampo conclude il monologo, dopo una lunga pausa,
comincia la proiezione video scandita dalla musica di Arvo Part. Si
vedranno il cavalletto, la sedia e la maschera, buio intorno.
Quarta Parte
Sul fondo si vedrà la quarta proiezione: “La passa pù”.L’uomo
agisce tutto il monologo nella porzione di fondo della scena, ogni ritratto
dei sei dementi è riferito in luoghi differenti nello spazio,
le caratterizzazioni sono più accentuate.
Le parti del monologo che non corrispondono al discorso diretto dei
“ritratti”, sono agite camminando.Lo spettacolo termina
con la danza introspettiva che l’uomo accenna sull’ultima
traccia musicale, mentre sul fondo si vedranno proiettati in forma di
collages i ritratti degli internati.
Esce.
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PROGETTO ” LUOGHI DELLA MEMORIA
: I MANICOMI”.
LE MEMORIE DI GINO SANDRI
“La conoscenza di tutte le attività umane nel passato
è possibile solo attraverso una conoscenza delle sue tracce,
le nostre esperienze del presente dipendono dalla nostra conoscenza
del passato”
Paul Connerton
Sopravvisse Mnemosine alla distruzione di Eleutere?
Ricorda Socrate nel Teeteto che il dono (doron) di Mnemosine, madre
di tutte le Muse, è come quella cera in cui tutto ciò
che desideriamo conservare nella memoria verrà ad incidersi in
rilievo, per lasciarvi l’impronta di anelli, di fedi (alliances)
e di sigilli.
Ne potremo così conservare la memoria e la scienza ed anche rendergli
giustizia, sino a che l’immagine (eidolon) si lascerà leggere.
Nel corso della nostra ricerca ci siamo posti diversi interrogativi:
cos’è la memoria e che funzione ha nella società?
cos’è il ricordo e come le società ricordano?
Siamo entrati tra i padiglioni di diversi ex ospedali psichiatrici (Lecce,
Roma, Reggio Emilia, Milano, Ceriano Laghetto, Racconigi) con la consapevolezza
di attraversare spazi in cui si è compiuta una vera tragedia,
tra quelle mura abbiamo sentito incidersi, le voci di chi ha vissuto
per tutta la vita in quei luoghi.
Da quell’esperienza abbiamo tratto il progetto:
”LUOGHI DELLA MEMORIA: I MANICOMI”
espressione che contiene al suo interno una contraddizione: se da
una parte,i manicomi sono i luoghi di cui Basaglia ha denunciato la
pratica istituzionalizzata della
“ violenza esercitata da chi ha il coltello dalla parte del manico
nei confronti di chi è irrimediabilmente succube”,
luoghi che hanno negato ogni forma di memoria, edificati fuori dai centri
abitati, per impedire qualunque comunicazione, col solo scopo di favorire
la dimenticanza; dall’altra proprio in quei luoghi, oggi abbandonati
“residui manicomiali”, qualsiasi oggetto ( le grate alle
finestre, le serrature, gli spioncini alle porte, i letti di contenzione,
i quaderni delle consegne degli infermieri) è sedimentazione
di memorie.
Ricorre quest’anno il venticinquesimo anniversario dalla promulgazione
della legge 180, proprio mentre nuove proposte, evocando il tintinnio
delle chiavi, avanzano ipotesi di riapertura.
L’ obiettivo è di commemorare l’avvenimento,dando
corpo e voce alle “memorie” tratte dai diari di Gino Sandri,
comporre una drammaturgia che ne narri la vita, l’opera ed il
tragico isolamento psichiatrico.
Il progetto si avvale della proficua collaborazione di Psichiatria
Democratica e del Patrocinio del Comune di Roma.