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Mirosa Sambati - Olmo, introduzione
di Francesco Saverio Dodaro, La Mongolfiera Editrice Alternativa, Collana
FoglieNude
presentazione del 7 febbraio 2004, Aula Consiliare
del Comune d San Donato di Lecce
reportage della redazione di MUSICAOS
nel risvolto di copertina del libro di Mirosa Sambati leggo:"Vive
nel Salento, a Galugnano, in campagna. Pianista." E questo dovrebbe
bastare. Ho sempre pensato che l'autore e l'opera vanno di pari passo,
la mia è una categoria dura a morire, pensare che quello che uno
scrive possa essere sradicato da quello che uno viv0; è come pensare
ad un mondo fatto non di autori, ma da serial-writer (come serial-killer),
che riescono a non farsi coinvolgere dal loro mestiere (di scrittori).
Mirosa non è così, con lei ho parlato per tre ore di letteratura
e dalle opere (nostre) siamo finite alle opere (altrui) passando per la
cura e l'amore che lei mette nella scrittura e nella conoscenza, ad esempio,
del mondo della natura e della botanica, conoscenza che si è affinata,
nel tempo, fino a raggiungere un rigore che rasenta la scienza, se in
essa posso accogliere momentaneamente l'alchimia.
La redazione di Musicaos si è presentata compatta alla presentazione
del suo libro, l'avevamo già letto, quindi siamo arrivati con l'intenzione
di fare un reportage delle nostre impressioni, magari qualche domanda
a Mirosa, per inaugurare questa sezione di MUSICAOS.
Alla presentazione sono presenti, oltre all'autrice, l'editore Giovanni
Spedicati e la docente Marisa Forcina (Storia del pensiero politico),
il sindaco Anna Grande, l'assessore Giuseppe Zilli e diversi altri elementi
di spicco della cultura salentina. I relatori parleranno rispettivamente,
della propria attività di editore, dell'incontro con Mirosa, e,
la professoressa, della lettura interpretazione che
lei ha fatto del romanzo, OLMO.
Secondo l'interpretazione (filosofia-pensiero postomoderno-pensiero
femminile-luce irigaray-sartre-simone de beauvoir) che Marisa Forcina
fornisce del romanzo di Mirosa Sambati, questo lavoro sarebbe un tassello
che l'autrice inscrive in una corrente che fluttua esattamente al contrario
rispetto al main stream della letteratura d'occidente. Lo
stream è chiaramente costituito dalla letteratura
del potere, dove vince il potere, dove il potere dispiega le sue armi
per appropriarsi del reale. Questo romanzo andrebbe in un'altra direzione.
La relatrice gira attorno al concetto di Pensiero Debole, tentando di
ascrivervi quest'opera, senza mai nominare chiaramente questo concetto.
L'idea è questa, ed è sottintesa a tutta l'interpretazione,
tuttavia si preferisce inserire in un altro percorso, quello del romanzo
femminile. A mio parere era meglio parlare di pensiero debole, se proprio
bisognava far emergere un testo dalle macerie del postmodernismo. Le mie
preferenze filosofiche sono altre, tuttavia così facendo anche
il pensiero femminile rintracciato in questo testo rischia di essere non
qualcosa di strappato con i denti e a forza dallo stream bensì
qualcosa di concesso. Altro bersaglio della critica/lettura della relatrice
è stato il concetto di VOLONTA' DI POTENZA. Ora, la volontà
di potenza, per il novantanove percento della critica filosofica (da Nietzsche
all'Abbagnano) è il "sì alla vita", senza cadere,
come sempre si cade quando si vuol tacere il risvolto profondamente filosofico
del sì alla vita, senza cadere nei discorsi pseudo politici che
finiscono sempre per parare ad Heidegger eccetera. Anche perchè
senza certi testi (vedi Maurizio Ferraris) l'esistenzialismo non sarebbe
sorto.
L'autrice Mirosa Sambati darà una sua bella e sentita descrizione
di quel che per lei significa la scrittura, per lei esiste un rapporto
magico tra la lettura e la scrittura, dalla lettura scaturisce questa
magia, la sensazione che lo scrittori ci parli, la comunicazione scritta
ha il potere di parlare, non si può scrivere per se stessi, sarebbe
fonte di follia, sarebbe come recitare in un teatro deserto. La scrittura
parte dalla solitudine cercando una via di comunicazione al mondo, cercando
di creare uno spazio di confidenza. Il presupposto è quello di
riuscire a creare un'immagine capace di portarci all afine di una pagina.
Lo scrittore parla delle sue ossessioni, 'agosto inizio inverno', questa
è un'osservazione legata alla vita, le stagioni riempiono il cosmo
di ansia, di cose non dette, la comunicazione ci sfugge di mano. OLMO
conosce questa condizione e la viva, fa sua una continua ricerca.
una pagina tratta dal romanzo su gentile concessione dell'Autrice:
[...] Non mettevo su un grammo. Lungo ero, sì, allampanato, con
certi occhi verdastri, fondi e smarriti, sopra le guance lisce, senza
ancora l'ombra di un pelo. Spiavo i compagni - qualcuno aveva già
muscoli sodi e ben formati, petto in fuori, persino un poco di barba -
e guardandomi fra loro, in abiti, non mi pareva di avere qualche grosso
difetto. Solo quando stavo in bagno, nudo davanti allo specchio, o disteso
nell'acqua della vasca, là mi facevo il terzo grado, convinto che
con quelle gambe secche, quel torace d'uccello, quelle braccia fini e
spelate io non avessi proprio nulla a che fare. Stavo malissimo. Solo
tu non te ne preoccupavi, non lo vedevi proprio quel mio corpicino sgraziato.
Sapevi che lo avrebbe fatto Natura a suo tempo il miracolo. Dovevi solo
aspettare.
Da un bel po' erano passati i miei spocchiosi quindicianni e, non capivo
perché, mi sembrava che tutto andasse a posto, senza che mi dovessi
più sforzare. Arrivavo in città con l'aria di chi si aspetta
ogni giorno una nuova avventura. Anche lo studio mi divertivo a farlo
con la testa piena di "altri" libri, roba che non trovavo certo
sopra i banchi di scuola, roba che nessuno leggeva. La sapevo più
lunga di alcuni miei sapienti professori, non temevo più nulla,
tranne che di arrossire ancora come uno stupido, davanti a certe signorine,
mie compagne. Maggio riempiva l'aria di brezze profumate; mi stordiva
la danza degli abiti leggeri, colorati, addosso a quelle ragazze. Angeli,
mi sembravano. E tutte così scaltre, così piene di vita...
Ma avevo come un sesto senso, una paura. Sapevo che quelle non le avrei
prese solo con qualche bella frase. Mi innamorai di una che era tutta
diversda. Pareva timida:gonna lunga fino al ginocchio, camicia bianca
immacolata, capelli d'oro legati con un bel nastro sulla nuca. E ovviamente,
due grandi occhi azzurri, bellissimi. Una fata. Per tutto un mese me la
guardai come imbambolato, da lontano, poi cominciai a non dormirci le
notti, a fare certi sogni...mi spiego. Ero pazzo di lei e volevo che lei
lo sapesse; ma nello stesso tempo volevo sorprenderla, essere il più
forte, decidere io il gioco. E se si monta la testa? Pensavo. Comincerà
a far la ritrosa, a rendermi le cose difficili, E chi sarà mai,
una volpe regina?..Fesso com'ero, non capivo che invece mi aveva già
scelto lei. Un giorno mi fece arrivare un bigliettino in cui era scritto:"Ti
aspetto alle quattro nel giardino dietro la scuola. Così parliamo,
se vuoi. Noi due soli". Hai capito, la santarellina. Che disastro
[...]
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