Una strana estate

Mauro Marino (FondoVerri Libero Cantiere)

Strana estate quella trascorsa, senza troppi clamori festivalieri e mondani. Ancora nelle orecchie quella 2003, sembrava si disegnasse un Salento tutto occasioni di spettacolo: Negroamaro a fiumi, inondava i cortili di Palazzo dei Celestini, Otranto Festival al suo primo anno, giurava di dare la volta alla Notte della Taranta, inchiostro di sindaci, intellettuali, liberi pensatori a rivendicare la bontà di uno o dell’altro progetto. Quest’anno no! La concorrenza è stata minima e si può tranquillamente far le pulci all’unico evento glorioso sul campo: la Notte di Melpignano, giunta alla settima edizione, in un progress incontestabile. Non è mia intenzione aggiungere parole alle parole. E’ bene tacere quando il padre progetta il futuro di una creatura, come sta facendo il sindaco Sergio Blasi che annuncia la fine della Notte nell’attuale format, auspicando responsabilità nuove e continuità all’evento soprattutto nella sua vocazione formativa e di ricerca. Valore intrinseco e componente essenziale di un iniziativa che non si è mai limitata allo show finale, con proposte di lavoro articolate, avviate quest’anno in maggio con la messa in opera dell’orchestra guidata dalla sapienza di Ambrogio Sparagna e con il laboratorio dedicato al Potere della Parola che con Giovanni Lindo Ferretti ha visto impegnati, per due settimane, quaranta giovani poeti in dissertazioni sulla scrittura, la tradizione, il tradimento, il senso del canto e del recitare. Strana estate ma non vana, sembra quasi che il ritmo dell’iniziativa culturale prenda un passo suo, naturale, più quieto, meno tronfio di iniziative inutili, vuote, superficiali. Sarà stata la stretta economica, ma qualcosa non ha girato, salvandoci da un surplus mortificante, decantando la qualità delle iniziative disseminate sul territorio, premiando l’umiltà e lo spirito di quelle motivate, dal voler costruire e promuovere cultura inventando laboratori, occasioni di incontro e di scambio. Eventi in minore per l’esiguo finanziamento di cui hanno goduto, ma eventi intensi, interessanti, capaci di rinnovare la festa, di farsi cantieri aperti ad un interazione viva e necessaria tra operatori e comunità.
È la realtà verificatasi a Galatone con Cinema del Reale, festa del cinema documentario promossa da Bigsur che ha portato a confrontarsi nel palazzo marchesale della città di Antonio Galateo il gotha dei documentarismo italianio.
È la realtà osservata a San Cassiano con la seconda edizione del Laboratorio Urbano Aperto; a Tricase con Acqua Allu Puzzu, iniziativa promossa da Lega Ambiente; a San Cesario con Sound Res, la residenza musicale promossa dalla Loop Gallery . Iniziative, per citare le più significative, che confermano lo spirito creativo del territorio, la sua qualità, lo spessore e la complessità della ricerca in atto; occasioni utili di scambio, di incontro, di progettazione e di lavoro comune tra artisti, creativi locali ed ospiti che scelgono il Salento tra vacanza e continuità di lavoro. Film makers, architetti, urbanisti, musicisti, poeti, artisti di strada, teatranti hanno avuto modo di relazionarsi, di incontrarsi tra loro e con le comunità che li hanno ospitati, hanno avuto occasione di riflettere sulla qualità culturale dei luoghi, di apprendere, di valutare, di muovere l’ energia in campo, di finalizzarla in una qualità operativa che in pieno comprende il destino del nostro Salento, il suo necessario trasformarsi in un laboratorio anche e soprattutto politico. È questo che viene sollecitato. Un progetto capace di coniugare ricerca creativa e modalità di gestione delle comunità, un progetto non subalterno a schemi desueti di ordinario potere. Un progetto coraggioso che immagina politiche di conservazione e di tutela del patrimonio territoriale, che nella cultura vede la leva necessaria di uno sviluppo equo, compatibile, volto allo stupore e non allo sfruttamento e allo svuotamento delle risorse. Fuori dallo schema dello spettacolo - nella formula palco, transenne, pubblico - l’artista è motore, è leva di consapevolezza civica, partecipa ed interpreta la realtà nella sua complessità portando a compimento la riflessione critica che lo ha visto nel passato ripiegato in sé, in una visione romantica, spesso autolesionista e lamentosa. Oggi l’artista è politico, la sua operatività lascia la deriva del sé e trova il coraggio di farsi stimolo e campo di relazioni, di aspettative e di speranze. Il Miracolo, il film che Edoardo Winspeare ha ambientato a Taranto ci mostra, al di la di ogni intento narrativo, la condizione di degrado e di totale compromissione del futuro di quella città. Condannata da scelte di sviluppo industriale che ne hanno penalizzato l’ intrinseca bellezza, lo spessore di città densa di storia, di cultura e di arte, Taranto deve essere monito per chi crede di progettare sviluppo guardando all’immediato senza fare i conti col dopo, con ciò che verrà. Pensate per un momento Taranto oggi senza il mostro che la contamina. Sarebbe un oasi di meraviglia, gli occhi sorriderebbero, il cuore e l’anima presi da una visione di meraviglia e di stupore senza fine. Un arco di sabbia, i due mari, il porto, al centro di un abbraccio tra Puglia e Calabria, un modello di bellezza, senza fine. Ma purtroppo non è così. Impossibile ritornare indietro se non tentando lentamente di riqualificare, di sanare ciò che mortifica e profondamente ferisce.
Il Salento può oggi comprendere il suo ruolo di laboratorio e di modello nel Mezzogiorno d’Europa salvaguardando la sua particolarità, tentando di farsi cantiere di qualità, mèta ambita di ricerca e sponda di nuova cultura.
Una politica di civiltà può muoversi in questo senso, consapevole di dover nel suo esercizio favorire l’espressione culturale, nel tentativo di cambiare la vita, ritrovando quello spirito di solidarietà che genera, rispetto, ascolto, e poesia; quella vitalità che è piacere, amore, festa, comunione. Questo il Salento conosce e su questo il Salento può e deve crescere.