Tabula Rasa 05
rivista di letteratura invisibile
autunno/inverno 2006
besa editrice

Redazione: Luciano Pagano, Mauro Marino

Tabula Rasa è la rivista che la Besa Editrice dedica dal 2002 alla scrittura di ricerca narrativa e poetica, a cura di Luciano Pagano e Mauro Marino. Tabula Rasa, nel corso degli ultimi anni ha confermato il suo ruolo di osservatorio delle scritture, affermate o invisibili, tenendo fede al suo intento originario, quello cioè di farsi influenzare e cogliere i molteplici e urgenti richiami della realtà. Le ultime uscite testimoniano un contatto sempre più in stretto equilibrio tra autori che operano in rete e editoria emergente, insieme ad una attenzione specifica nei confronti delle opere della recente letteratura. Prosegue la collaborazione avviata dal numero precedente con il gruppo de iQuindici, la sezione dedicata alla narrativa accoglie una selezione dei racconti già comparsi sulla loro rivista INCIQUID, in particolare gli autori ospitati sono Euro Carello, Lino Giuliani, Stefano Antonelli, Mauro Daltin, Giorgio D’Amato. A questi si aggiungono quattro racconti, “Molfetta Outlet” di Francesco Dezio, “Agosto” di Massimiliano Zambetta, “La fabbrica dei libri”, di Flavia Piccinni (vincitrice del Premio Campiello giovani 2005), e infine “Mon petit Charlotte” di Manila Benedetto (già in “La notte dei blogger”, a cura di Loredana Lipperini, Einaudi). La sezione dedicata alla Critica racchiude interventi di Ettore Catalano, Luciano Pagano, Elisabetta Liguori, Francesco Sasso, Flavia Piccinni e Stefano Donno su autori della narrativa italiana contemporanea, Walter Siti, Wu Ming 5, Alessandro Baricco, Giuseppe Genna, Davide Bregola, Valeria Parrella, Raffaele Gorgoni, Stefano Di Lauro, oltre che su Gabriele Dadati, Peppe Fiore, Simone Marcuzzi, Paolo Pedote. La sezione Poesia di questo numero è divisa in due parti, la prima contiene una silloge di versi inediti scritti da Enzo Mansueto; la seconda parte approfondisce la produzione di quattro autori (tra i dodici) che hanno preso parte ad un esperimento, unico nel suo genere per quanto riguarda la poesia, di composizione di un poema collettivo a più mani dal titolo “Canto Blues alla Deriva”, dal marzo al novembre del 2005. Ogni numero di Tabula Rasa è anche luogo delle immagini (Gianluca Costantini per il numero 03, Efrem Barrotta per il numero 04), affidate per questo quinto numero a Giorgio Viva.

Tabula Rasa 05
Sommario dei contenuti

Narrativa

Euro Carello, Non ditemi che non vi piace il vino
Lino Giuliani, Distantanee
Stefano Antonelli, D.O.M.
Mauro Daltin, Dialoghi
Giorgio D’Amato, Maree di burro bagnate di sangue

Francesco Dezio, Molfetta Outlet
Massimiliano Zambetta, Agosto
Flavia Piccinni, La fabbrica dei libri
Manila Benedetto, Mon petite Charlotte

Dialoghi e Critica

Ettore Catalano
“Mito, gioco e trappole”, su “Òperé” di Stefano Di Lauro

Luciano Pagano
su “Troppi paradisi” di Walter Siti
su “Dies Irae” di Giuseppe Genna
Luci e ombre da una vita che è sogno. Su "L'oratorio della peste" di Raffaele Gorgoni

Francesco Sasso
"Da qui verso casa", di Davide Bregola

Elisabetta Liguori
Le voci di Gabriele Dadati in “Sorvegliato dai fantasmi”
Un giorno nuovo a Napoli. Leggendo i racconti di Valeria Parrella.

Flavia Piccinni
intervista Peppe Fiore autore di "L'attesa di un figlio nella vita di un giovane padre, oggi"
intervista Simone Marcuzzi autore di "Cosa Faccio Quando Vengo Scaricato – e altre storie d’amore crudele"
Paolo Pedote “Come in un film di Almodòvar”

Stefano Donno
“Questa storia” di Alessandro Baricco
“Free Karma Food” di Wu Ming 5

Poesia

"Ultracorpi" di Enzo Mansueto reportage da una presentazione (29 giugno 2006) a cura di Luciano Pagano

Enzo Mansueto, versi inediti

Canto Blues alla Deriva/Dossier #1
Davide D’Elia
Gioia Perrone
Irene Leo
Francesco Sasso

dalla “Lettera Editoriale” , in Tabula Rasa 05,
di Luciano Pagano

“[…] In questo ultimo periodo la letteratura sembra essere percorsa da un fremito inconsueto, un’aria di rinnovamento eccezionale attorno alla quale si sta raccogliendo, soprattutto ma non solo, la nuova poesia e narrativa italiana. Siamo certi, tuttavia, del fatto che non esistano fenomeni isolati né istantanei, ogni cosa, anche nelle lettere, è preparata da mesi di attesa, a volte da anni. Sembra essere pronto il momento nel quale alla scrittura si affida la descrizione della realtà, con una tensione sempre alta tra forma e contenuto. Per quanto riguarda la forma i critici sembrano essere divisi in due tendenze, la prima pretende che la forma sia comprensibile e diretta, e giunga al lettore nel modo più rapido, calco di ciò che potrebbe essere altro, sconfinamento, ad esempio, nel cinema. Una seconda tendenza, invece, è quella che intende destinare alla scrittura e alla letteratura la descrizione della realtà con forme che rappresentino l’irrappresentabile e con linguaggi che sappiano giocare in continuazione proprio con il loro essere identici a se stessi, null’altro che scrittura, limite e allo stesso tempo confine visibile di quanto può essere descritto, in quanto scritto e immaginato ma non rappresentabile in un modo che sia altro. Non è forse la scrittura una mappatura di ciò che sta al confine tra l’indicibile e il detto? Tra questi due poli si muove la ricerca dell’invisibile di questa rivista, l’esistenza di stili che non siano distanti dalla realtà al punto tale non mostrarne più i contorni di appartenenza ma che neppure ne accettino in toto i compromessi, fino a renderne un’immagine speculare che non sia allo stesso tempo un’immagine critica. I racconti selezionati da Inciquid sono testimoni, ognuno a suo modo, di questo equilibrio, sia per quanto riguarda la ricerca stilistica, come accade in Giorgio D’Amato e Mauro Daltin, e altrettanto per la descrizione di un vissuto generazionale di chi ha vissuto la sua gioventù a ridosso degli anni ottanta e ha fatto il suo ingresso nella maturità verso gli anni novanta, vedi alla voce Distantanee, Lino Giuliani o ai racconti di Euro Carello e Stefano Antonelli.
In questo numero, inoltre, ospitiamo due racconti di altrettanti autori pugliesi, Massimiliano Zambetta, autore di Agosto e Flavia Piccinni, vincitrice del Premio Campiello Giovani 2005 con il suo romanzo “Non c’è tutto nei romanzi”.
Anche per questo numero, così come prosegue la collaborazione con iQuindici, si conferma l’osmosi di interventi critici qui confluiti dal sito Musicaos.it. I materiali della sezione dedicata ai dialoghi e alla critica sondano un territorio interessantissimo fatto di autori esordienti alla loro prima prova, con romanzi e racconti, (Peppe Fiore, Simone Marcuzzi, Gabriele Dadati) oppure di autori che già stanno riuscendo ad imprimere un impronta differente sul suolo argilloso e incerto, non solo del gusto o dell’opinione dei lettori, bensì anche di quello della critica letteraria, basti pensare a romanzi come “Dies Irae”, di Giuseppe Genna o “Free Karma Food” di Wu Ming 5, oppure ancora ai due libri di Valeria Parrella (analizzati in un intervento saggio di Elisabetta Liguori), per non parlare di “Questa storia” di Alessandro Baricco sul quale si sofferma Stefano Donno, caso di romanzo che ha sollevato un dubbio sullo status della critica letteraria dei quotidiani maturato addirittura su spinta dello stesso autore; c’è Raffaele Gorgoni, con il suo “L’oratorio della peste”, e c’è l’intervento di Francesco Sasso su “Da qui verso casa” di Davide Bregola, autore che si occupa di culture migranti e sulle pagine virtuali ospitate sul sito VibrisseBollettino (a cura di Giulio Mozzi) ha curato un’indagine critica e trasversale sul romanzo del XXI° secolo. Ecco quindi approfondito ulteriormente quel concetto di invisibilità che va intesa in senso aurorale, come cura e sostegno di quel momento della scrittura che può giungere al proprio esordio o alla propria conferma.
La sezione dedicata alla poesia si apre con una breve silloge di poesie scritte da Enzo Mansueto, autore del recente “Ultracorpi” (Edizioni D’If). Nella sezione dedicata alla poesia è inoltre contenuta la prima parte di un approfondimento del discorso avviato da me e Francesco Sasso e al quale si sono aggregati in tutto dodici autori, e i cui risultati sono contenuti in un volume della collana dei Poet/Bar diretta da Mauro Marino. Il libro si intitola “Canto Blues alla Deriva” e contiene, oltre ad una nota introduttiva di Vittorino Curci, i testi di Francesco Sasso, Luciano Pagano, Irene Leo, Vito Antonio Conte, Gioia Perrone, Stefano Donno, Tiziano Serra, Matteo Chiarello, Rossano Astremo, Davide D'Elia, Angelo Ciciriello, Paolo Simoncini. Insieme a Mauro Marino abbiamo pensato di dare spazio ulteriore al discorso avviato con una breve inchiesta attorno al significato di questa esperienza di scrittura collettiva, non essendo affatto nuova la collana dei Poet/Bar a lavori di tipo antologico relativi ad esperienze laboratoriali di scrittura. Si può non essere d’accordo sull’estetica di certe soluzioni, come sempre accade, molto di più in poesia, è difficile individuare una linea a priori che possa unire più poeti sotto un unico progetto. Quello che è avvenuto nel “Canto Blues alla Deriva”, è stata una comunanza e creazione di un sentire estemporaneo, unito ad un agire temporaneamente comune che, in seguito, si è rivelato essere seme per collaborazioni future, quel che dovrebbe poter sempre accadere, al di là dell’individualità imprenscindibile, quando ci si esprime in scritture.[…]”

il quinto numero della rivista sarà presentato in occasione di

"Più libri più liberi"
Palazzo dei Congressi EUR
Sala Calvino 8 dicembre 2006
h. 17,00 – 18,00

 
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