“VOI CH’ASCOLTATE”
8 e 9 settembre a Putignano

Comune di Putignano
Assessorato alla Cultura
Al via la seconda edizione del festival di poesia
“VOI CH’ASCOLTATE”
8 e 9 settembre a Putignano

Ad un anno esatto dal successo della prima edizione torna a Putignano (BA) Voi Ch’Ascoltate, il festival dedicato alle migliori voci della poesia contemporanea. L’eccezionale risposta ottenuta dalla prima edizione ha incoraggiato il direttore artistico Vittorino Curci e l’assessore alla cultura del Comune di Putignano Giuseppe Genco a rinnovare questo impegno organizzativo ed allo stesso tempo divulgativo; una scelta quasi obbligata dopo la grande risposta di pubblico ottenuta lo scorso anno, ma soprattutto una conferma della buona capacità di coinvolgimento che la poesia di alto livello è capace di raccogliere. Anche per questa seconda edizione i nomi elencati in cartellone mostrano l’altissima qualità ed eterogeneità del festival putignanese, nuovo capoluogo della poesia in Puglia nonché affascinante cornice della manifestazione. Dopo aver ospitato le voci di Milo De Angelis, Franco Buffoni, Michelangelo Zizzi, Silvia Bre, Biancamaria Frabotta, Enzo Mansueto, Mario Santagostini e Mario Benedetti, sarà l’antica bellezza di Piazza Plebiscito (situata nel borgo antico del paese) a far eco ai versi dei partecipanti: nella serata dell’otto settembre i protagonisti saranno Valentino Zeichen, Giuseppe Goffredo, Assunta Finiguerra e Franco Loi, mentre il nove settembre sarà la volta di Lino Angiuli, Anna Maria Farabbi, Claudio Damiani e Antonella Anedda. Alle declamazioni di questo eccezionale cast saranno alternati gli interventi musicali di Franco Angiulo, Vincenzo Antonicelli, Fiorella Barile, Antonio Dambrosio, Ettore Lopinto, Diego Morga, Felice Mezzina, Giacomo Mongelli, Gianni Piscinelli e Vito Savino; i loro “suoni visionari” si alterneranno alle fasi prettamente poetiche, mentre le note di Giuseppe Amatulli e Pietro Notarnicola andranno ad intrecciarsi con la voce di Giuseppe Goffredo per creare un suggestivo effetto di spoken word. In caso di maltempo la manifestazione si sposterà nei locali della Sala Mrgherita.
Ufficio Stampa:

Michele Casella, debaser.ent@libero.it, mobile 328.45.48.699
Valentino Zeichen

Valentino Zeichen, nato a Fiume nel 1938, vive a Roma dal 1950. Esordisce nel 1974 con la raccolta Area di rigore, introdotta da Elio Pagliarani. Si rivela subito per la vocazione a una poesia narrativa e di grande estro inventivo, improntata a un forte humour e a una non comune vivacità comunicativa, piuttosto insolita in un tempo dominata dalla neoavanguardia. Lo stesso Pagliarani aveva fatto per lui, come eventuali riferimenti importanti, i nomi di autori come Palazzeschi e Gozzano.
Il suo lavoro prosegue e accentua i suoi caratteri nei libri seguenti, dove ancora l’ironia e l’understatement si annunciano già dal titolo (Ricreazione, del ’79, Pagine di gloria, dell’83), e dove il gioco, la tendenza ludica e i modi prosastici, come scrive Giovanardi, si accompagnano allo “straniamento saggistico del dettato”.
In Museo interiore (1987), sempre fedele al proprio tono di lucido disincanto, Zeichen tratta il tema amoroso ed erotico in maniera insolita, con ardite ed efficacissime analogie, mentre in Gibilterra (’91) entra decisamente in gioco la storia, attraverso la seconda guerra mondiale, vissuta dal poeta da bambino e reinterpretata in un’ottica del tutto particolare, non senza un tratto di appena accennata commozione, come in una felicissima poesia in cui riappare la figura della madre, scomparsa molto prematuramente.
Dopo Gibilterra, Zeichen ha pubblicato Metafisica tascabile, in cui appaiono anche epigrammi, aforismi, haiku, in una critica malinconica e disincantata alla realtà del nostro tempo, e una raccolta interamente dedicata a Roma, Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (2000). Zeichen è anche autore di un romanzo,Tana per tutti (1983). Ha raccolto tutte le sue liriche in Poesie (Mondadori 2004), dove la sua poesia vistosamente antilirica, privilegia il movimento narrativo, l'andamento prosastico, l'approccio saggistico. Tutto questo anche nell'affrontare grandi temi storici, come la Seconda guerra mondiale, o il tema amoroso, o il legame indissolubile con una grande capitale, Roma, che è la sua città di adozione. Un'opera spregiudicata e solitaria, mirabilmente solida e concreta, pur nel funambolismo del suo tratto svagato e nella grazia noncurante e lieve del suo porsi. Con Neomarziale, pubblicato nel 2006, si rifà, come gli è congeniale da sempre, ai modi del grande poeta latino, confermando a sua volta la capacità inventiva di un estro che dalle circostanze occasionali trae spunto per le battute più incisive, per le sentenze più amare. Il suo vivo senso della realtà lo porta ancora una volta a frequentare con ironia il mondo delle merci, per dirci in sostanza che troppo spesso ci siamo fatti ingannare da "verità inscatolate/ e a lunga conservazione"; ma dalla cronaca passa con disinvoltura alla storia e al personale ricordo di un tempo di guerra vissuto da bambino, davanti a un "mappamondo illuminato", mentre intorno la sua città, Fiume, sprofondava nell'oscuramento. Così come sa passare dai risvolti effimeri della mondanità culturale a scatti epigrammatici sugli orientamenti dell'arte e della poesia.
Zeichen è poeta che ha percorso, in nome di una coerenza etica, una strada di irregolarità, nella vita come nella letteratura: è uno che ha fatto mille mestieri, dal verniciatore al fattorino al tipografo all'attore di teatro off, che ha viaggiato in autostop per l'Europa e l'Africa, e che oggi vive in un piccolo prefabbricato al centro di Roma, risistemato con le sue mani.
Allo stesso modo, nella poesia, ha seguito un intinerario assolutalmente personale, difendendo le ragioni private di un uomo completamente scettico nei confronti dei miti moderni. Il flaneur Zeichen è riuscito - attraverso l'esercizio costante di questa ironia robusta, etica in senso socratico - a resistere aldilà delle infatuazioni momentanee, dei momenti di oblio e di riscoperta che la poesia attraversa, ed è oggi considerato una delle voci più importanti, anche a livello europeo; il suo valore è riconosciuto dall'unanimità della critica e incontra un interesse sempre più vasto anche da lettori spesso distanti dalla poesia.

Giuseppe Goffredo
Giuseppe Goffredo poeta e scrittore, è nato ad Alberobello in Puglia nel 1956. Laureato in filosofia. Ha pubblicato le seguenti opere di poesia: Fra Muri e Sogni, "Nuovi Poeti Italiani n.2" Torino, Einaudi, 1982; Paesaggi di Maggio, "Almanacco dello Specchio n. 13" Milano, Mondadori, 1989; Elegie Empiriche Guerini e Associati, Milano, 1992; Elegie Empiriche ampliata e ripubblicata per dall'editore Argo di Lecce nel 1995; Alle Porte di Alessandria (poesie 1977-2000), ed. La Mongolfiera, Cosenza, 2002. Per la narrativa ha pubblicato il romanzo Tutto Apposcito, Roma, Stampa Alternativa, 1994; “Il Cielo Sopra Baghdad. Diario di un viaggio in Iraq, pubblicata nel 2003 ed. La Mongolfiera, ripubblicata e ampliata nel 2006 da Poiesis Editrice. Ha scritto e diretto l’opera teatrale BaghdadBaghdad (poesia, musica, danza, immagini) portata in scena per la prima volta ai Cantieri teatrali Internazionali di Forli nel 2005, con la musiche del pianista Stefano Battaglia. La sua è una poesia molto solida – lo si vede dalla felicità degli esordi alla coerenza con cui è arrivato fin qui – e nettamente dentro la reale, forte di una concretezza materica nelle cose, autentica in quanto capace di assorbire a fondo gli umori delle proprie origini, dei luoghi e del paesaggio mediterraneo, cui giustamente Goffredo si mantiene fedele. Le sue radici, dunque, sono robustissime e profonde, tanto che se occorre trovare qualche possibile riferimento, qualche possibile ascendenza, occorre tornare a un altro poeta del Sud, il Rocco Scotellaro di E’ fatto giorno, opera troppo spesso dimenticata, eppure di importanza rilevante nella nostra poesia del dopoguerra.
Ha curato: Da Qui. Piccola antologia della poesia e dei poeti mediterranei. Editore Argo, Lecce, 1993; l’antologia: “I dolori della pace Le agonie della guerra - voci e testimonianze di poeti e scrittori del Mediterraneo” ed. Poiesis Editrice, 2001. Ha curato l’antologia “Poeti Circus – i nuovi poeti italiani intorno ai trent’anni” Poiesis Editrice, 2005.
Per la saggistica ha pubblicato Cadmos Cerca Europa - il Sud fra il Mediterraneo e l'Europa, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 2000; il saggio è tradotto e pubblicato in Algeria, Cadmos Cerche Europe, Le Sud entre la Mediterranée et l’Europe, ed. Cadmos, Bab Ezzouar, Alger, 2002. I saggi: Transumar e organizzar. Il Sud e i legami culturali, ne “Federalismo e Mezzogiorno”, Franco Angeli editore; Scontro di civiltà o crisi di civiltà? in: Bandiere di pace (interventi di G. Chiesa, Carlo Gubitosa, Alex Zanotelli) Chimienti editore, 2003.
Ha pubblicato poesia sulle riviste: Pace e Guerra, n.2, del 9 dicembre 1982; Poesia, n. 3, marzo 1988. Linea D’Ombra n. 2, 1983; n. 30, settembre 1988; n. 95 luglio/agosto 1994; Alfabeta n.103, dicembre 1987; Lengua, n. 9, giugno 1989; Pagine n.26, maggio agosto 1999; Quaderni del Fondo Moravia, 2, 2000; ed altre.
Ha ideato e diretto Poesia In Chiostro rassegna della poesia e delle arti fra i Paesi mediterranei svoltasi a Conversano dal 1983 al 1993. Dal 1994 è direttore del Laboratorio Progetto Poiesis e dei Seminari di Marzo, che si occupano del dialogo: Mezzogiorno Mediterraneo Europa. E’ direttore della rivista da Qui letteratura arte e società fra le Regioni e le Culture mediterranee, Poiesis Editrice. La rivista dal 1995 ad oggi ha pubblicato i più importanti poeti, narratori, artisti, saggisti, mediterranei ed europei, (sono usciti 8 numeri). Dal 2004 al 2005 è stato direttore editoriale della casa editrice La Mongolfiera.
E' tradotto in francese, tedesco, croato e macedone ed inglese. Ha tenuto conferenze sul tema del rapporto Mediterraneo Europa a Bari, Roma, Napoli, Gerusalemme, Algeri, Zagabria. Ha letto poesie a Parigi, Berlino, Algeri, Gerusalemme, Zagabria, Baghdad, Roma, Napoli, e altrove.
M. Nacci V. Roth, Das Itria-Tal in Apulien. Uber die Heimat des Dichters Giuseppe Goffredo, in “Zibaldone. Zeitschrift fur Italienische Kultur der Genwart”, 10 (1990, pp. 89-92); Suvremena Talijanska Poezija, prevela suzana Glavas, Empirijske Elegije di Giuseppe Goffredo, in Forum Srpanj-Rujan 1993, Zagreb; Antologia della Poesia Italiana a cura di Naum Kitanovski, Giuseppe Goffredo, Tra Muri e Sogni, Rivista Macedone Serate di Struga, Struga 1993. Il poema Sotto il cielo di Baghdad è stato tradotto e pubblicato sulla rivista statunitense The New Review Of Literature, n. 1, ottobre 2003. Il poema Il silenzio accanto a un croco giallo
è in corso di pubblicazione a San Francisco, con una traduzione in inglese.
Giudizi critici di: Dario Bellezza, prefaz. Poesie di Provincia, 1979, Bari; Alfonso Beradinelli, in Nuovi Poeti Italiani 2, editore Enaudi, Torino 1982; Marco Forti, ne l’Almanacco dello Specchio n 13, ed. Mandadori, 1989, Milano; A. Berardinelli, in Colloqui sulla Poesia, p. 34, Edizioni RAI, Torino 1991; Maurizio Cucchi, nella Poesia Contemporanea, terzo quaderno italiano, ed. Guerini e Associati, 1992, Milano; G. Manacorda, in Poesia‚ 95. Annuario, a cura dello stesso, Roma 1996, p. 25; R. Paris, ivi, p. 150; Alfonso Berardinelli in Storia della Letteratura Italiana di Emilio Cecchi e Natalino Sapegno – Il Novecento Scenari di fine Secolo, 1, pag. 179, editore Garzanti, Milano, 2001.

Assunta Finiguerra
Assunta Finiguerra è nata a San Fele, ma attualmente vive a Roma dove si dedica alla scrittura in prosa e in poesia. Ha pubblicato alcune raccolte in dialetto sanfelese, ottenendo diversi riconoscimenti letterari tra cui: il primo posto al concorso «Giuseppe Jovine» e al “Premio Pascoli” 2004, il premio «Lanciano» (di cui è stata finalista) e la menzione speciale per il «Città di Trento». È presente in diverse antologie, su riviste letterarie ed inoltre alcuni suoi scritti sono stati tradotti in polacco; ha in preparazione un libro di "novelle potenziali" che si rifanno a Queneau, Perec e al Gadda de L'Adalgisa. Ha pubblicato Se avrò il coraggio del sole (Basiliskos, 1995), una silloge in vernacolo sanfelese dal titolo Puozze Arrabbià (La Vallisa, 1999), Rescidde (Zone editrice, 2001) e Solije (Zone editrice, 2003). Suoi scritti poetici sono stati recensiti su: Il sole 24 ore, Nuova Antologia, La Vallisa, Nuova Tribuna Letteraria, Vernice, La Gazzetta del Mezzogiorno, altri citati su: Periferie, Pagine, Input, La Stampa.
È presente in diverse antologie curate da Domenico Cara, Daniele Giancane, Vittoriano Esposito. Si sono occupati delle sue opere: Franco Loi. Giorgio Barberi Squarotti, Manlio Cortelazzo, Mariella Bettarini, Maurizio Cucchi, Achille Serrao, Gaetano Pampallona, Daniele Giancane. Ha inoltre in preparazione un libro di "novelle potenziali" che si rifanno a Queneau, Perec e al Gadda de L'Adalgisa.
"La poesia per me è un tunnel di luce, campo di grano verde nel deserto, tovaglia di bisso lino sui tulipani delle stelle, risata argentina di bimbi alle falde dell’ignoto, capriccio del vento tra i capelli delle muse, opera prima dell’Onnipotente e non solo. La considero la preghiera dell’anima, estrema dichiarazione di vita alle porte della morte, conforto al mio cuore in guerra per non avergli saputo dare il mondo." A.F.

Franco Loi
Poeta italiano in dialetto milanese, nato a Genova da padre sardo nel 1930, vive a Milano dal 1937. Ha esordito non giovanissimo, dopo pubblicazioni in rivista, all’inizio degli anni Settanta, con la plaquette I cart (1973), la raccolta Poesie d’amore (’74) e con il fondamentale poemetto Stròlegh (1975), nel quale si afferma non solo come figura centrale della nuova poesia in dialetto, ma anche e soprattutto come voce originale a autonoma della nostra poesia di Secondo Novecento. Loi usa un dialetto milanese molto libero, ricco di contaminazioni e personali invenzioni, introducendo anche una grafia diversa da quella tradizionale, per avvicinarsi maggiormente alla pronuncia. Ma il carattere essenziale e forte della sua poesia è nell’ampio respiro narrativo di un procedere che sa peraltro anche accendersi in limpide impennate liriche. In un contesto in cui la poesia era da poco uscita dalla sperimentazione, spesso chiusa in esercizi linguistici e labirinti di oscurità, l’opera di Franco Loi riproponeva autorevolmente la possibilità di un canto aperto e vitale, aderente alla realtà, e che si muoveva essenzialmente partendo dalla memoria, in un flusso pressoché incontenibile. In Stròlegh, Loi parla di un mondo operaio e popolare nella Milano degli anni Quaranta e Cinquanta, con vivissima presenza di situazioni, luoghi e personaggi, ma anche di sentimenti e umori, in una dimensione reale sempre a un passo dalla visionarietà, in cui pure talvolta sconfina. In Teater (’78), come indica il titolo stesso, vicende e figure si muovono come su una scena teatrale, ed è questa, del resto, una particolarità della poesia di Loi, il cui primo interesse era stato, ancor prima che per la poesia, proprio per il teatro. Il suo poema L’angel (’94), opera tra le sue maggiori, che comprende passi anche in genovese , nel dialetto emiliano di Colorno (dove era nata la madre del poeta) e in romanesco, ha avuto anche un adattamento per la scena. Eppure si tratta essenzialmente di un vero e proprio romanzo in versi che riesce a rappresentare, con straordinaria potenza, situazione della vita privata del personaggio e del contesto storico. Ma oltre ai poemi, Loi è anche autore di numerose raccolte di versi, che si intitolano L’aria (’81), Bach (’86), Liber (titolo che può significare sia “libro” che “libero”, ’88), Memoria (’91), Umber (’92), fino a Isman (2001).

Lino Angiuli
Lino Angiuli (classe ’46) è nato e vive in Terra di Bari, dove ha diretto per la Regione Puglia un Centro di Servizi Culturali. Collaboratore della Rai, di periodici e quotidiani, ha fondato e diretto alcune riviste letterarie, tra cui, attualmente, il semestrale «incroci», con Raffaele Nigro. Ha pubblicato dieci raccolte poetiche in lingua italiana e dialettale; fra gli ultimi: Catechismo (Manni, Lecce1998), Daddò daddà (Marsilio,Venezia 2000), Cartoline dall’aldiqua (Quorum Italia, Bari 2004), Un giorno l’altro (Nino Aragno, Torino 2005): con quest’ultimo è finalista al Premio “Camaiore” che sarà assegnato il prossimo sedici settembre. La sua produzione poetica, presente in numerose antologie e tradotta all’estero (dalla Spagna alla Svizzera, dagli Stati Uniti all’Argentina alla Slovacchia), è trattata, tra l’altro, nella Storia della civiltà letteraria della Utet, nel manuale della Storia della letteratura italiana dell’Einaudi di Giulio Ferroni e nell’Enciclopedia della letteratura italiana edita da «Il Sole 24 Ore». Numerosi gli interventi e le pubblicazioni, anche scolastiche, sul versante della tutela della cultura tradizionale, con particolare riferimento a quella orale. È direttore editoriale della Gelsorosso.

Anna Maria Farabbi
Anna Maria Farabbi è nata nel 1959 a Perugia, dove vive e lavora. Nel 1995 è risultata tra i vincitori del Premio Montale per la sezione inediti e pubblica nel quaderno collettivo edito da Scheiwiller la raccolta Firmo con una gettata d'inchiostro sulla parete; nello stesso anno si è aggiudicata il Premio Tracce. Ha poi collaborato per traduzioni, recensioni e interviste a diversi scrittori, per lavori di critica letteraria su vari giornali tra cui LEGGERE DONNA, NOI DONNE ed per il suo inserto di letteratura femminile, LEGENDARIA. Collabora anche con la rivista bilingue africana SISTER NAMIBIA come corrispondente italiana ed ha pubblicato opere saggistiche sulla rivista letteraria IL ROSSO E IL NERO. I suoi racconti e le sue poesie sono apparsi su varie pubblicazioni tra cui POESIA, ATELIER, LA CLESSIDRA, IL VASCELLO DI CARTA, VERSODOVE, POETRYWAVE…

Claudio Damiani
E' nato a San Giovanni Rotondo nel 1957 ma vive a Roma fin dall’infanzia. dopo essere stato tra gli animatori della rivista Braci (1980-84) ha esordito nel 1987 con la plaquette Fraturno ed ha pubblicato in seguito altre raccolte: La mia casa (1994), La miniera (1997), Eroi (2000). La sua poesia è legata a una forte esigenza di semplicità classica della pronuncia e della scelta dei temi stessi. Come ha scritto Emanuele Trevi, la sua poesia non costituisce “un’opzione tra diverse possibilità d’impiego della lingua, ma l’adesione spontanea, spirituale e corporale, alla voce di un paesaggio”. Importante è la natura, nei suoi testi, come la realtà dei sentimenti elementari. Damiani non esita a utilizzare forme e immagini anche desuete, spesso veri e propri stereotipi, nel desiderio di restituire senso a ciò che parrebbe essere ormai logoro e aver perduto ogni possibilità di rientrare in gioco. In lui c’è un forte desiderio, coltivato a volte con impulso volutamente regressivo, di tornare alla visione pura delle cose che è nella sensibilità dell’ infanzia, forse con un possibile riferimento al Fanciullino pascoliano. Notevole è anche il riferimento alla cultura classica, e in particolare alla poesia di Orazio, di cui Damiani ha curato nel ’95 un’edizione dell’Arte poetica. Oltre alle opere già citate ha pubblicato la raccolte poetica Attorno al fuoco (Avagliano, 2006). Sue poesie sono apparse su varie antologie italiane e straniere. Ha curato i volumi: Almanacco di Primavera. Arte e poesia (L'Attico Editore, 1992); Orazio, Arte poetica, con interventi di autori contemporanei (Fazi, 1995); Le più belle poesie di Trilussa (Mondadori, 2000).

Antonella Anedda
Vive attualmente a Roma, dove è nata il 22 dicembre 1958. Dopo varie pubblicazioni in rivista, ha esordito nel 1992 con la raccolta Residenze invernali, in una collana diretta da Milo De Angelis e con prefazione di Arnaldo Colasanti. Il suo lavoro si evidenzia subito per una netta distanza dalle linee dominanti della poesia italiana del ‘900, per un tono medio alto d’impronta meditativa e per una sapiente articolazione del testo in ampi disegni strofici e in versi liberi di varia misura (con frequenti ed efficaci escursioni nella prosa). Con Notti di pace occidentale (1999) ottiene il Premio Montale nel 2000 e viene confermata la sua tendenza a un dire sempre in tensione drammatica, come proveniente da un mondo minacciato o come da un territorio in perenne stato d’assedio. O piuttosto nella condizione di una tregua illusoria, enigmatica e comunque destinata a una breve durata. Gli effetti sono di notevole suggestione, in un continuo oscillare tra attesa della luce e incombere del buio: “Al buio ci si abitua / quanto più si accantona il conforto della luce”. Nel 2003 esce una nuova raccolta, Il catalogo della gioia, in cui forte è la presenza dei luoghi cari all’autrice, e dove Anedda procede per voci poetiche come in dizionario, secondo le lettere dell’alfabeto, ma non in ordine alfabetico. I lemmi possono essere Solidutine, Odori, Coraggio, Corpo, Piante, Guarire ecc. L’Anedda è anche autrice di libri di racconti, saggi (La luce delle cose, 2000), traduzioni poetiche (Nomi distanti, 1998) e ha anche curato un’edizione delle poesie di Philippe Jacottet, (1994); di prossima pubblicazione presso la Feltrinelli un libro di saggi dal titolo La luce delle cose.

 
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