CERCAI
DI DIVENIR TRONCO...
“L’IMPATTO FRANGEVA
IL SUO ROSSO MANCANDO…
…EPPURE NON CAPI’ CHE I NODI DEL LEGNO”
Da un’idea di Marta
Ampolo e Massimiliano Manieri grazie alla
collaborazione tecnica di Andrea Federico.
Il video nasce in occasione della performance live del 20/11/05
tenutasi presso A&A (Art & Ars) Gallery
di Galatina per la mostra di design di Adalgisa Romano.
In questo luogo si é dato vita all’installazione in movimento
attorno ad un oggetto d’arte
(il double table).
A questa presenza si sono aggiunti: il parlato, le immagini fortemente
rievocative, la performance di Marta Ampolo e Massimiliano Manieri
che hanno costruito attorno al tavolo una sorta di reticolato emozionale
ed ha reso loro protuberanze di quei legni ed i legni stessi appigli
vivi per le loro mani, per i loro gesti.
E’ questo forse un primo nostro esperimento che utilizza l’oggetto
d’arte decontestualizzandolo e ricontestualizzandolo continuamente,
inserendolo in un flusso di stimoli sempre differenti, sempre nuovi,
così che l’oggetto si rivela a noi , a se stesso, vitale,
si carica di significanze , diviene il filo teso tra un lembo e l’altro
del nostro vissuto cercando l’intersezione degli opposti.
Il video alle spalle.
Il sogno alle spalle.
L’onirico e il razionale si scontrano nel terreno-corpo che
ci appartiene.
Marta Ampolo, Massimiliano Manieri
Seguii
di polvere
i passi
che in fondo sembra bianco…in fondo
…e se di vento la testa si staccasse?
Cosa rimarrebbe ad aspettare?
Cosa per lei… alla vista
Seguii
di polvere
i passi
che in fondo quella testa non ci era mai piaciuta…ricordi?
Che non necessita quasi più
che gli uccelli
alle volte
s’impigliano alla capigliatura
di fili s’intessono nidi
che presto abbandonano
e rimane solo capigliatura
ad aspettare
in fondo
nel lino cercai di divenir tronco
eppure non capii che i nodi del legno
che sembra bianco… in fondo
sulla chiatta al centro del mondo
succedeva a volte la solitudine… ricordi?
…e i liquidi ammassati non ritornano più viole
e il tutto
viceversa…
Marta
Ampolo
Giù dalle piume poggiate…
figuri improbabili ingabbiarono il soffio…
Sbatacchiando alucce inconfessanti livore
Spalancano pigolii alla vista del padrone di turno.
“Cosa si aspetta da me…
Cosa gli devo…”
“…io che gli somiglio più di quanto creda
…io non trattengo più niente al mio interno”
Giù dalle piume poggiate…
Gli uomini bruni chiedono ancora il permesso,
All’uscita di antefatti bricconcelli.
Presi un’anguria rossastra al suo cuore
Corsi le scale…
Corsi il dolore…
Nei passi impedendo…
Nei
sassi inciampando…
Salire la polvere sentendola intrusa
Nei pori le gocce accalcate
Abolirono gli ultimi sfrigolii
Prima del tetto …e le dita tese
Lasciando cadere i miei frutti
Distanza crescente, retratto il mio lattico
Riprese il colore perdido
Canarinei occhi gocciolanti anguria
L’impatto frangeva il suo rosso mancando
craccheggiando poi al suolo
aprendosi flacca e morsiccia
rintronando le abluzioni della bocca
…e nel mentre risonava il gastrico
mi accorsi che parte di me già ti seguiva
lacrimacea si affacciò in caduta
esprimendo tutto il ritrosìo nell’aria fresca
ma non difficoltoso l’abbandono della palpebra
che anzi suicida e compagnona la facilitò
…sicchè a me parve sul frutto sugoso
lei si poggiò serena ed alaticcia
a riequilibrìo del natural croccanteggio
…e da allora ogni volta che t’assaggio
distinguo chiaramente il solfatare
distinguo lacrime al tuo interno
accanto ai nocciolante sputacchìo
Massimiliano Manieri