Matteo Chiarello
Sono un po' di mesi che Matteo
Chiarello non inviava nuovo materiale al nostro sito. Ne approfitto
per fare alcune considerazioni sulle sue poesie e altre sul concetto di
esordiente. Il nostro sito è una rivista che intende (s)muovere
la critica. La critica a noi/di stessi, la critica negli autori, che sono
invitati ad inviare materiale anche su altre letture, e infine ad un autocritica
di chi ci invia i suoi testi. La condizione di esordiente, nella poesia
è alquanto difficile, lo dicono gli editori e lo sanno gli autori
che non dovrebbero mai perdere la tenacia e la pazienza di proporsi, in
ogni modo, cercando anzitutto di leggere, leggere oltre modo e oltre se
stessi, leggere sempre più di quanto non si scrive. E poi agire.
Ho incontrato Matteo durante una presentazione avvenuta in marzo, al FondoVerri,
insieme ad altri amici gestisce un'associazione culturale a Corsano, ecco
un esempio di come la poesia non può, e non deve, fermarsi nelle
pagine di un libro o di un sito.
Le poesie di Matteo sono sicuramente
figlie di buone letture. Mi spiego. Si nota subito che Matteo ha assimilato
in sè il desiderio di scrivere versi, magari scrive da diverso
tempo e soltanto da poco ha deciso di 'proporsi' ad un pubblico più
vasto che non una ristretta cerchia di conoscenti, quindi ha assimilato
due note positive rispetto allo scrivere versi per cont(r)o proprio e
basta. Adesso è necessario a queste poesie un salto ulteriore,
un approfondimento sulla lingua. La poesia di Matteo Chiarello è
intima, lirica, parla delle proprie esperienze, magari scegliendo vocaboli,
anche difficili, quasi simbolici, mi riferisco a parole come "troni","scettri"
o più ricorrenti come "spirti". Un parlare quotidiano
che ripiega su alcuni vocaboli per comunicare, anche con le parole, un
desiderio di elevarsi al di sopra della materia che viene trattata. Ecco,
se la ricerca di equilibrio è uno dei risultati che dovrebbero
emergere da questi testi allora io preferisco i momenti in cui l'"acceleratore"
(mi si passi il termine poco critico) viene spinto in altre direzioni,
quelle per l'appunto dove più si riconosce la personalità
di Matteo Chiarello, faccio un esempio "in preda a furioso amore/accendo
a razioni/rabbia e dolcezza", oppure "in ombra t'osservo/e gioiscono
all'unisono". Queste sono soluzioni felici. Altre sono più
irte, perchè la tensione è forse troppo alta in altro senso,
ad esempio "estive frescure/che fanno sentire l'odore", preceduto
da un "miliari" che tuttavia non viene retto dalla mancanza
di specificazione nel "sentire l'odore". La sincerità
e anche il tempo, abbastanza dal primo invio di materiale, mi hanno fatto
nascere il desiderio di avviare, su questi testi, un esperimento cui non
tutti gli esordienti di Musicaos erano ancora stati sottoposti, quello
dell'analisi dei testi, perchè, per tornare al discorso sull'esordire,
è bene che sia così. Su questa pagina, nei mesi che seguono
(oppure su quelle dei testi) continuerete a trovare materiale e scritture
di Matteo Chiarello.
LP
aprile 2005
Avans-coperta
Io Sono il poeta del luogo folle
E m’ appresto a mostrarvi le spiagge
Foreste bianche e l’arie selvagge
Ch’Invadono e segan mie membra
Io sono e suono e canto
La vita che fulge e sotterra
Dai canti di bimbi straziati
Vi mostro tracciati , di sangue.
Bevo e sudo e colo sangue
E sudo dai raggi d’un calice
E bevo dal vetro o da pelle
Danzandovi attorno felice
Estasiato fecondo, io posso
Le candide masse caprine
Perdendo pazienza e la luce
Sprofondo fugace nel rosso.
“Alcool”
Mi contraggo ripetutamente ,
mi piego nel ventre ,
m’accascio trito.
Troppe volte bevvi
dal calice etilico
Ripetutamente minacciato
da conàti.
Miriadi di volte ho sfidato
la sua resistenza,
ma ora sfocia l’inchiostro
dal disgiunto labbro
e spuma dagli occhi si mescola
a fumi dal naso.
Primordiali istanti
dionisiaci rigurgiti
confondono
slabrate percezioni
cerebrali.
Dopo aver vomitato
Vivo un giorno senza parlare
Scosso dalla naturale violenza
Subisco con pazienza , la pena.
Alla ricerca del riposo
Alla scoperta del grembo
Siamo io e lui, soli.
Studio il mio ventre
Ascoltando i suoi sussulti
Io tra bottiglia e bicchiere
Io filtro, io spugna,
addolcisco dolori di collo
ficco tra cuscini la testa
io malvagio, io stanco
ASSòpito
Dorme simmetrico l’organismo
Che in vita fu sbilanciato,
riposa gioente e sincero
come bimbo accanto a due seni.
Al sicuro avvolto
da foglie che abbracciano,
con occhi appena dischiusi
effonde soffice sguardo di grazia.
Vorrei correnti calde
ch’addormentano il tutto
Avvolgenti placente e bambagia
goffe nuvole che fanno riposo.
Al riparo s’evolve
la vita dell’arte , nascosta
per crescer di sé,
lontano nel legno
avvolta in fasciamenti
s’aguzza , s’arguisce , s’intona.
Dormono,
dormono
su colli bianchi
s'appisolano pensieri
sui monti
senza lasciar la testa.
Coltri bianche ricopron
vette e valli.
Drappi inondano
d'umido candore
turgidi seni
mentre li carezzo.
molteplice
Ogni luna nuova
è un aumentare il mio
distacco, da lustrati
individui mezzi.
per disagi ch'intorno
ci vorticano
seppur non tange la pelle
ma aria infetta
che unisce contagiando.
Me ne vado accostando
la porta, senza sbatter,
pur incazzato a modo,
me ne vado.
Ogni nuova alba
verso l'imprevedibile
percorso sempre nuovo
sempre torto
e lento
e bollento ch'ustiona
i capelli e l'uccello.
Ogni giorno a conoscer
nuovi io sparsi
che capitan per caso
dentro il vano port'anima
che sono.
Ogni istante soffro
senza avere
debiti contratti
col tormento.
Gratuito tutto ciò
che scomodo mi punge
"sorrisaio"
Alla ricerca
della ragazza più infelice
console in missione
consolator s'immola.
In difesa di qualcosa
s'avventura.
Setacciando occhi
tra piazze e locali
sguardi impolverati
bagna,
lubrifica
aggrazia.
Ricevendo il ricercato
amor del salvato.
Di storia in storia
vissuto,rimane
il presente
sempre uguale
istante
sempre avverso
"distanzie"
Ogni luna nuova
è
un aumentare
il mio distacco
da lustrati
individui mezzi.
Per disagi che ci vorticano
intorno al contatto,
seppur non tange la pelle
ma aria infetta che contagia.
me ne vado accostando
la porta, senza sbatter
pur incazzato a modo
me ne vado.
Ogni nuova alba
verso l'imprevedibile
percorso sempre nuovo
sempre torto
e lento
e bollento ch'ustiona i capelli.
Ogni giorno a conoscer
nuovi io sparsi
che capitan per caso
dentro il vano porta anima
che sono.
"bLanc"
Dormono,
dormono
su colli bianchi
s'appisolano pensieri
sui monti
senza lasciare la testa.
Coltri bianche ricopron
vette e valli
drappi inondano
d'umido candore
turgidi seni
mentre li carezzo.
A ritmo di tramontana
va il mondo, a ritmo.
Giochiamo a ritmo sui monti
elevata statura gaia
passeggia e scivola
su coltri
drappi di neve.
“Analisi”
Semplice o complesso
non so se basarmi su esempi
o se legarmi al nulla
di un forte legame invisibile.
Nessuno prima di me,
fui primo a definire vite
e a non tagliare con modo deciso la mia.
Tutti o nessuno prima di me
combattuta tesi su cosa e su come.
Chi riuscì in tale impresa
isserò su troni regali.
Troni di vento, scettri di neve.
Corone di fuoco saranno,
atrocità che elevano spirti
sangue che affligge i sani
morte che sotterra i forti,
sofferenza, trucida sofferenza
che amplia ogni animo.
Non si ha paura della morte
ma dell’istante che precede.
Nessuno o tutti prima di me,
bevvero il calice che avvelena,
subendo il carnefice
andando più in alto,
oltrepassando cementi,
sputando nel fuoco.
Su troni d’oro e sangue
con scettri di fuoco e diamanti
corone d’avorio e di ottuso
donerò al gretto vincitore
e dall’alto del mio indefinito
dal mio visionario schieramento
osserverò il tutto con passione:
di addentrarmi, vivere…
interpretare
psiche dell’uomo
energia viscerale.
23/09/03
“Al mio amore”
Non resisto al pensiero
di danzar con te
balli impetuosi.
Dopo Bacco tocca a Venere
inebriarmi le membra
in affannosi respiri
che giacenti su candide coltri
come campi si offrono vergini
vogliosi di infinite corse
e di piedi nudi che l’erba calpestano.
In penombra t’osservo
e gioiscono all’unisono
contratte vertebre che si distendono.
Collassa la ragione e
in preda a furioso amore
accendo a razioni
rabbia e dolcezza.
Esaltato
Forse qualcuno cancellerà
tentando di rimuover miliari penombre,
estive frescure
che fanno sentire l’odore.
Correnti che rigenerano animi spenti.
Forse qualcuno s’illuderà di cancellare…
perché eguale sarà lo spirto.
Immutato, anzi rafforzato
da illusa presunzione,
prepotente egoismo.
[...]
Matteo abita a Corsano, Capo di Leuca, ci ha inviato
queste due poesie dichiarandosi esordiente, a voi lettori il giudizio.
Tua fine
E’ assurdo pensare che sia certo,
castello fermo e indomito.
Superiore a tutto,
a tutti.
Poi d’un tratto, un bimbo
estrasse piccolo marmo.
Castello infermo e impaurito,
che lento si accascia
e prosegue, lento prosegue
finché si annulla
portando con sé:
certezze e piccoli mondi
dall’ipocrita creati.
Sentiti vuoto!
Cosciente d’ inganno subito.
Sbagli, perché l’inganno
è anch’esso tua creatura,
da te generato
con l’ intento di solida base
su cui costruire:
falsi castelli
per poi dimorarci,
ma non ti accorgi
che da dimora muta in sepolcro.
In musica
S’arrampica su pentagrammi
la parte sinfonica dell’io
giocando con stati d’ animo
e sbalzi d’umore che contagiano.
Sta a noi cogliere gli istanti
personificando battute
interpretando vuoti.
Grazioso gioco , armonico diletto
che viaggia e fa viaggiare
che danza e fa danzare.
Membrane avvisano la mente
che sta per gioire.
A volte capisce da sola ...
a volte la preparano
polmoni e fegato
instancabili lavoratori.
le poesie seguenti dalla raccolta intitolata "Schiene"
“Nuova , Libera ....”
Camminando , convoglio pensieri
tutti in un posto.
Miriade di cose,ma stringo a me il vuoto.
Vuoto di dentro, che dall’estasi risveglia;
cambio in istante,
capovolgo il mio aspetto.
Realtà che dura mi sconvolge,
assieme ai miei piani,
progetti di oggi, che mai si attueranno.
E in rabbia, strana metamorfosi
Muta il mio io.
Tristi sognatori del mondo
Convogliamo i nostri pensieri…
Travolgeremo realtà che fan soffocare
E con gozzi liberati,
d’ amor sazieremo il mondo…
Universo in libertà.
“Bianca” (alla Luna)
Camminando mi fermo
e contemplo un’ assurda visione.
Luce nell’ ombra, grandioso contrasto.
Triste e solitaria vai per la tua strada,
troppo lontane son le sorelle,
troppo eclissate da vostra maestà.
Mi fermo e non credo, non voglio.
Condanno indifferenze che passano dritte,
troppo prese da affari terreni,
impegnate in qualcosa di serio.
Oh regina, perdonali, aiutali, risveglia!
Spiriti erranti in un vuoto pauroso.
Terrore e scompiglio provo per loro.
Riportali su strade fruttuose,
impegna cervelli, attiva gli spiriti.
Lo so, è un grosso lavoro
ma, grandi sono i tuoi mezzi.
Ipnotizza. Sconvolgi .Riordina!
Fallo per te, fallo per noi.
Facci sperare un futuro
dove qualcosa si possa cambiare. |