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Luciano
Pagano
Com'è dura la vita per un(o) (s)papero.
su SPaperopoli di Gianbattista
Schieppati
Spaperopoli, Gianbattista Schieppati
- Valter Casini Editore, Roma, 2005
[1].
Finalmente in libreria Spaperopoli di Gianbattista Schieppati. Ma perché
‘finalmente’? Per chi non conoscesse la vicenda di questo
romanzo faccio un breve riepilogo e chi è già informato
a riguardo può saltare al punto [2] mentre chi non è informato
o vuole leggere un’ennesima versione dei fatti può pazientare
fino al punto [2]. Tutto parte da Inciquid il periodico de IQuindici,
il gruppo di lettori che fa da supporto alla Wu
Ming Foundation nel compito di lettura, recensione e critica dei manoscritti
ricevuti (tantissimi) e che sulla rivista elettronica intitolata Inciquid,
pubblicano racconti, incipit di romanzi, poesie. Attorno questi lettori,
nel giro di un anno è nato un consistente movimento di attenzione,
da parte dei lettori, degli autori e degli editori, ma soprattutto di
scrittori che finalmente possono far leggere i propri manoscritti da dovunque
e senza filtri, se una storia è interessante, te lo dicono. Un
anno fa il romanzo “Tre uomini paradossali” di Girolamo Di
Michele approdava a Einaudi, nel corso di quest’anno sono stati
altri gli editori che hanno accolto le proposte fatte dalla repubblica
dei lettori e altrettanti romanzi sono stati scelti, non ultimo Spaperopoli.
Ed eccoci all’oggetto di questa lettura. Nel suo romanzo Gianbattista
Schieppati prende spunto dal mondo di W**t D****y per dare vita e spessore
ai suoi personaggi, dopodiché li strappa al loro mondo di carta
in bambagia atemporale per calarli in una ben definita e cruda realtà.
L’atemporalità dei fumetti di W*lt D*s**y contiene sempre
il suo contrario, l’universalità che dell’eterno, di
mito immortale, e la multiformità eccessiva del tempo. Pensiamo
a T*p*lino e alle storie ambientante in luoghi e tempi differenti. L’operazione
dell’autore di questo romanzo è stata semplice, ovvero: prendiamo
per assunto che Wa*t D***ey abbia dato vita ad alcuni dei caratteri più
forti della contemporaneità. Consideriamo che, a livello del linguaggio,
tutti i ‘caratteri’ divengono patrimonio collettivo. Ci stiamo
avvicinando ad uno dei noccioli della faccenda. Se, per fare un esempio,
to google in inglese significa effettuare una ricerca con un
qualsiasi search engine, l’utilizzo di questo verbo nella scrittura
dovrà essere accompagnato a questo simbolo ‘®’?
E ancora, facciamo un altro esempio di appropriazione indebita, questa
volta al contrario. Vi ricordate lo spot di quella nota marca giapponese
produttrice di entertainment (la stessa del wal*man) riguardante la sua
ultima consolle, dove la parola inglese FUN era accompagnata ai loghi
presenti sulla tastiera dei comandi e al marchio ‘®’?
Può una multinazionale appropriarsi di una parola/concetto di uso
così vasto come fun? Queste considerazioni sono preliminari e necessarie
per comprendere lo scoramento da amante tradito che ha provato Gianbattista
Schieppati quando ha saputo che non poteva pubblicare il suo romanzo con
il titolo che aveva concepito inizialmente, e cioè, in alfabeto
fonetico [PAPEROPOLI]. Altrimenti? Altrimenti niente perché quella
parola è di proprietà di Wa*t D*i*n*y. Che fine ha fatto
Pinocchio (e i suoi rifacimenti infiniti)? E Pudocchio? E Penocchio? E
Dracula? E Iakula? Come mai nessuno fa causa al terribile Diaboldik?
Bisogna anzitutto cambiare titolo e, eventualmente, cambiare connotati
e nomi ai personaggi. Al titolo basta aggiungere una (S), mentre per i
connotati si pensa un po’, per adottare infine il metodo già
resosi efficace quando il romanzo era ancora un inedito, ovvero chiedere
una mano ai lettori tramite un concorso, chiedendo di rifare il trucco
ai paperi di W**t D****y. Rispondono in tanti, sul sito di Teatroinverso
potete scorrere la galleria dei partecipanti, anche perché i loro
paperi, tutti, sono copyleft e quindi qualora qualche lettore avesse intenzione
di sceneggiare una storia più bella di tutte le storie mai sceneggiate
da W**t D****y utilizzandone qualcuno c’è il via libera per
la vostra immaginazione. Viene scelto il disegnatore, Giovanni Matteo,
che illustrerà la copertina del romanzo. Quindi, ricapitolando,
autore Gianbattista Schieppati, lettori IQuindici e i lettori de IQuindici,
editore Valter Casini di Roma. Questo è, a grandi linee (e vi consigliamo
di leggere il resoconto che ne ha dato lo stesso autore sul sito de IQuindici),
il prologo della vicenda, fino a maggio, mese in cui il romanzo, dato
alle stampe, verrà distribuito.
[2]. Già dall’inizio
non c’è niente di rassicurante, siamo nel cesso di una stazione,
che poi è il ‘monolocale’ provvisorio dove alloggia
Spaperino, il protagonista di questo romanzo allucinato. La carta dove
sono stampate le vignette è la vita, un fumetto triste, l’unico
modo perché sia vissuta senza disperazione è ridisegnandola
nella mente, nel disegnare a parole una vita da latrina il romanzo si
avvolge sulla sua stessa metafora, un gioco che fin da subito mantiene
alta la soglia dell’attenzione. Chi sarà il primo incontro
di Spaperino? Naturale, PaperoZione, che gli paga ed effettua la prima
marchetta. Mentre PusherDuck è il secondo ed ha un altro ruolo
nella vicenda. Abbiamo fatto il nostro ingresso ufficiale in Spaperopoli.
Le piastrelle del cesso sono schermi per visioni lisergiche, gli elementi
dell’arredamento sanitario si trasformano, ci osserviamo a scrutare
le mille sfumature con lo sguardo fisso nello sciacquone della turca.
Lo spigolo sotto il lavandino è comodo, ci si può dormire,
ricorda “Un divano dai contorni morbidi”, il pretesto per
un flashback dall’infanzia di Spaperino.
Si susseguono gli incontri tra il protagonista, che non esce mai dal buco
e diversi avventori del suo cesso, i dialoghi aprono squarci sui desideri
di rivalsa dei diversi personaggi, su tutto quello che avrebbero potuto
fare se, soltanto se. I nervi scoperti fanno un male terribile e ogni
tanto cedono. Il dosaggio della prosa di Schieppati è ritmico,
l’autore è abile nel fare scoprire al lettore, passo dopo
passo, com’è che si trova in quella condizione, com’è
che ci è finito e, soprattutto, perché la città è
così piena di paperi e gastoni. E’ un gusto amaro che non
si può svelare. Il protagonista, in down completo, vede un mondo
stravolto, ed è interessante accorgersi di come gli altri personaggi
vivano in un mondo reale e, pur non entrando nel merito delle allucinazioni
di Spaperino, la loro sia una normalità sufficientemente stravolta.
Quindi, insieme all’utilizzo metaforico dei paperi ci sono il paradosso
ed il rovesciamento, in virtù dei quali, Spaperino, oltre che ad
essere un derelitto è anche un puro e un ingenuo, nonostante tutto.
Interessante è accorgersi di come la percezione del tempo fluttui
diversamente nella narrazione.
All’inizio del romanzo è privo di coordinate, proseguendo
nella lettura alcuni flashback significativi predispongono ciò
che è accaduto a Spaperino prima che finisse alla stazione. Sul
finire della vicenda, quando la traccia del piano temporale si fa più
lucida, anche il lettore prende possesso del personaggio. Dal buco nero
si intravede (forse) una strada che possa far scrollare la pena di dosso
e/o proseguire in altre direzioni.
L’esordio narrativo di Schieppati è interessante per diversi
motivi. In quale città si svolge la vicenda? Non lo sappiamo, Spaperopoli
è lo specchio deformato delle metropoli italiane e delle cittadine
di provincia, basta salire su un treno come un gastone qualunque o andare
in stazione. Spaperino appartiene ad una generazione che ha attraversato
la nebbia a cavalcioni di un enduro o di un Ktm (e non ‘una’
Ktm), con l’heavy metal nelle orecchie di un walkm*n, con la paura
ed il terrore di crescere , per di più circondati da incresciosi
esempi di adulti anch’essi inadatti alla crescita. Interessante
il rapporto con la droga, la droga che fa tornare bambini, senza più
pensieri, eterni disegni in una realtà di fumetti. Anche qui la
monotonia di un già letto (discoteca-ectasy-pasticche-vuoto del
giorno dopo-musica a palla) viene fugata, il ricordo delle scene in discoteca
aiuta Spaperino nel riprendersi alla sua memoria. La bravura dell’autore,
poste le premesse di questa alterazione metaforica possibile, sta nel
non infittire di figure la storia, limitandosi a centrare una manciata
di personaggi simbolo, in episodi descrittivi di un’umanità
deteriore, che però non sembra sentirsi in colpa di nulla, basta
avere i propri codici morali, non uccidere o non rubare, anche se per
alcuni rubare è permesso finchè non vengono scoperti.
Che colpa può avere Ciccio se è costretto ad elemosinare
come può un po’ di amore?
A questo punto soltanto la lettura può dare soddisfazione a tutte
queste curiosità, anche perché prima di leggerlo avrete
ben chiaro che in Spaperopoli, nuda e cruda, la realtà ci viene
restituita su un vassoio di pillole e tramezzini rancidi, con scarafaggi
nelle tasche compresi nel servizio. Ricordatevi di non chiedere al protagonista
il suo nome, potrebbe farvela pagare. Scherzo, forse sì se fosse
stato Paperino, Spaperino al limite vi proporrebbe un baratto.
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