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Stefano
Donno
su "Con le peggiori intenzioni" di Alessandro
Piperno
Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni,
Milano, Mondadori, 2005, pp. 310
Vs
- Prima di leggere Piperno dovrete per lo meno esservi imbattutti in Mario
Adinolfi con il suo "Email. Lettera dalla generazione invisibile";
Tommaso Pellizzari e l'ultima sua fatica "Trenta senza Lode";
l'interessante saggio di Marina Piazza in "Le Trentenni" sulla
difficoltà ai nostri giorni di riuscire a conciliare, per una donna,
la voglia di avere un figlio con la carriera; e dulcis in fundo l'indagine
socio-antropologica di Pierfrancesco Majorino in "Giovani anno zero".
Se non avete letto Proust, Dostoevskij, se non possedete quelle adeguate
cognizioni di storia dell'arte e di estetica che vi possano dare i giusti
strumenti di sopravvivenza anche per la più banale delle conversazioni
tra gli amici, magari avendo diligentemente studiato (ma non troppo) Argan,
Hauser, Anthony Julius, se non avete mai avuto l'ebrezza di possedere
una Visa Oro credito illimitato, scegliendo senza remore e inibizioni
i vostri "bersagli morbidi" da colonizzare tra le tante leccornie
del mercato voluttuoso della moda, esposte nelle vetrine di Max Mara,
Burberry's, o un Rolex Daytona al polso, se non vi siete mai posto il
problema di come arredare la vostra casa seguendo i consigli di AD con
l'autorevole ausilio di Alessandra Quattordio o Alessandra Valli, se non
avete mai provato l'incandescente esperienza di vita di guidare una Porsche
in estate lungo le vie di Positano assaporando l'odore e il colore dei
soldi nei luoghi cult dell'establishment vacanziero radical chic da V.
I. P. , se non avete mai vantato tra i vostri avi almeno un conte, un
barone o un principe, insomma se queste significanti esperienze di vita
non rientrano nel vostro background ontologico, allora sconsigliamo vivamente
la lettura dell'ultimo lavoro di Alessando Piperno dal titolo "Con
le peggiori intenzioni" per i tipi di Mondadori. Piperno racconta
l'epopea dei Sonnino, ricca famiglia di ebrei romani, dai tempi memorabili
dello pseudo super-uomo Bepy e del suo socio Nanni Cittadini tra gli anni
sessanta e settanta, ai giorni più modesti dell'ipocrita e disperato
adolescente Daniel Sonnino negli anni ottanta, in una Roma che vede i
suoi protagonisti vivere in uno spazio vitale che va dal Caffè
Parnaso zona Piazza delle Muse, al Tea For Two e al Jackie O' zona Piazza
di Spagna. E la storia finisce entro gli angusti termini di questo striminsito
intreccio... forse! La critica si è letteralmente spellate le mani
a furia di applaudire al nuovo Proust della letteratura italiana, coniando
termini come pipernismo, creando leggende metropolitane di folle oceaniche
esultanti alle sue presentazioni. Ma si tratta semplicemente dell'ennesimo
gigante massmediatico creato a tavolino, una macchina da guerra per fare
soldi, come potrebbe essere benissimo un Dan Brown e il suo "Codice
Da Vinci", ma anche come è accaduto nel 1996 con "Gioventù
Cannibale" e i suoi araldi come Nove, Ammaniti, Caredda e company.
Non per questo penso che la narrativa dovrebbe parlarci delle più
recenti leggi approvate in Parlamento in materia di lavoro, o di altre
tematiche inerenti al sociale, nè identifico Segrate con Berlusconi.
Per trecentotrepagine non ci ho trovato nulla che possa definirsi nichilistico,
nessun tentativo di ricerca nè stilistica nè linguistica,
i personaggi sembrano uscire dalla voce di un eterno immaturo, viziato,
figlio di papà, a cui non hanno regalato l'ultima vacanza studio
in Inghilterra, o l'ultimo modello di macchina da sfoggiare nel branco,
che non gliene frega niente se due aerei si schiantano sulle Twin Towers
in una gigantesa catastrofe, come direbbe Sgalambro, psico-cosmica se
non con la falsa costernazione di chi non ha tempo da perdere su sciagure
che tanto sono capitate ad altri mentre c'è ancora tanto da fare
per scegliere l'ultimo capo alla moda o l'ultima festa cool a cui partecipare,
figuriamoci poi rivolgere lo sguardo ai più bisognosi (ricordiamo
che per come stiamo messi in Italia oggi, non poche famiglie anche di
impiegati statali non arrivano a fine mese). Ma cerchiamo di essere più
franchi e precisi. Piperno sembra voler a tutti costi proporre la vecchia
logica del "se hai, sei! " ( Ad es. leggiamo a pag. 285 queste
poche righe: <<In fondo la pietà è un lusso che ci
concediamo solo nei confronti di individui da noi boriosamente considerati
inferiori>>). Non importa quanto possa costare in termini di infelicità
altrui, che se ne vadano a fare in culo anche i precetti di vita matrimoniale
se trovi una neo-maggiorenne che voglia pisciarti in bocca durante un
amplesso pur di fare carriera accontentandoti in tutto e per tutto, o
le normali relazioni di coppia tra un ragazzo e una ragazza fondate sul
romantico "ti amerò per sempre", o perchè no,
di auto-lobotomizzazione a furia di dimostrarsi sempre in grado di avere
i denti più affilati degli altri. Leggiamo a pag. 27 : <<
Daniel, se un giorno la tua ragazza, dovesse scovarti a letto con un'altra,
dille che stavi dormendo, che non sai come quella troietta sia potuta
finire sul materasso, nega l'evidenza. Le donne vogliono solo sentirsi
mentire ...>>. E per di più anche maschilista della serie
" ... donna schiava, zitta e chiava". Ma non è ancora
finita qui! Il novello Proust, il grande erede del Parini che si erge
a pseudo-moralizzatore della società bene, come quello ne Il giorno,
questo in "con le peggiori intenzioni", si abbandona in un'elegante
elegia con argomento la sega, la pippa! A pag. 75 ad esempio, possiamo
leggere : << La masturbazione é la più alta espressione
di libertà - dietro alla quale si piazza soltanto la letteratura
- che il mio organismo abbia saputo concedersi negli ultimi trentatrè
anni; una libertà che supera perfino la sfrenata sessuomania di
certe rockstar, rispetto alle quali ho il vantaggio di poter scopare simultaneamente,
o nell'arco di quegli elettivi dieci minuti fuori dalla Storia, con donne
decedute da anni come Marilyn Monroe senza correre il rischio di passare
per un necrofilo, con vecchie compagne di scuola senza per questo sentir
parlare di passatismo, con starlettine della Tv senza dover diventare
a mia volta celebre, con le mogli dei miei amici senza per questo tradirli,
con la sorella che non ho mai avuto senza commettere incesto, con studentesse
universitarie senza compiere alcun abuso (...)>>. Potremmo passare
sopra anche su questo, potrebbe farlo anche la critica più severa,
ma non dinanzi a espressioni di questo tipo, da far venire i brividi:
<< Che avesse ragione Himmler quando rimproverava i suoi compatrioti
di mancanza di senso della Storia, di bieco personalismo? Tutti abbiamo
un amico ebreo che vorremmo salvare... Bisogna pensare in grande!>>.
D'accordo, forse stiamo andando un pò sul pesante, forse si tratta
di una zona d'ombra insignificante, nell'intero complesso della narrazione
orchestrata da Piperno, nulla di cui preoccuparsi se in più di
qualche occasione utilizza il termine ariano/a, che rievoca anche se solo
flebilmente, le atroci kultur kampf sulla superiorità della razza
fatte dai nazisti. No, non c'è nessun legame, assolutamente! Poi
all'improvviso, così su due piedi, mentre tranquillo procedi nella
lettura dell'opera di Piperno, strabuzzi gli occhi a pag. 203: <<
Vorrei poter dire che le condizioni storiche, quella sorta di pax augustea
instaurata dal presidente Ronald Reagan (siliconato condottiero destinato
a vincere la Guerra Fredda) mi avesse reso sentimentale, abbassando le
mie difese immunitarie>>. Peccato, per citare un modello bibliografico
a caso, che Noam Chomsky nei Cortili dello Zio Sam, per i tipi della Gamberetti
editrice, riveli come lo stesso Reagan e la sua amministrazione abbia
avuto stretti legami con gerarchi come Gehelen e Barbie per questioni
concernenti l'addestramento di eserciti segreti da mandare nell'America
centrale. Come Umberto Eco con il suo " Il Nome della Rosa"
aveva con la sua immensa erudizione e cultura colmato il vuoto delle succitate
categorie, tra gli attenti lettori della medio-alta e piccola borghesia,
desiderosi di sfoggiare qualche dotta citazione, così consiglio
Alessandro Piperno, perchè grazie alla lettura delle sue pagine,
possiamo per un momento scordarci e stordirci, da quanto in realtà
stiamo attraversando, in un contesto storico-socio-economico italiano
davvero triste! Anche se queste mie ultime considerazioni potrebbero in
qualcuno far sorgere il sospetto di voler evocare per la letteratura contemporanea
italiana il fantasma dell'irrealismo tendenzioso, con un sottofondo di
socialismo reale o meglio di stalinismo critico letterario!
Pro - Come ci illumina Antonio D'Orrico sul Corriere
della Sera Magazine del 10/03/05, " Con le peggiori intenzioni stava
per essere pubblicato dalla casa editrice Quiritta. La cosa sfumò.
E' stato rifiutato, e questa è una primizia assoluta, da Adelphi
(con lettera firmata dalla signora Marchi che scriveva all'incirca <<Ottimo
romanzo, spiritoso ma non è un romanzo Adelphi>>. Alla fine
c'è stato un testa a testa Rizzoli-Mondadori, che ha bruciato l'eterna
rivale sul traguardo grazie a un colpo di reni della coppia Franchini-Colorni".
Questo in parole povere, il backstage del romanzo di Piperno. Come sostiene
Giuseppe Genna in suo intervento pubblicato on-line su "I Miserabili"
l'11 aprile 2005, " va riconosciuto a Piperno il tentativo di storicizzare
attraverso la narrazione, la merda degli anni Ottanta". Un corpo
narrativo, quello di Piperno, dove campeggiano figure a tutto tondo come
nonno Bepy, personaggio dalla vitalità e dal vitalismo sfrenato
che sperpera e gode sino al parossismo nello sperperare, proprio come
colui che è consapevole, accompagnato in ogni suo passo dall'ombra
amica della Signora con la Falce, che ogni giorno in più è
guadagnato e per tanto va succhiato sino al midollo. La sua monomania
di liberarsi del denaro in maniera sado-masochistica lo porta a trascinare
la ricchissima famiglia Sonnino, al collasso economico, dal quale non
potrà più sollevarsi. Splendida la caratterizzazione di
Daniel Sonnino, voce narrante per tutta l'opera delle intere vicende,
che si ritrova a gestirsi maldestramente, tra i ricordi di famiglia risalenti
agli anni '60 sino alla realtà dei giorni nostri: arco spazio-temporale
di recupero o perlomeno di tentativo di recupero della perdita di senso
e identità. Sfolgorante poi, l'immagine di Gaia, che potrebbe avere
la stessa dignità di una Laura o di una Beatrice, in grado di attirare
su di sè gli sguardi del mondo, di canalizzare le fantasie più
sfrenate in ogni ambito, perchè possederla per Daniel equivarrebbe
ad avere il Graal tra le mani! E poeta lo é sicuramente Alessandro
Piperno, quando per bocca di Daniel lascia i suoi sentimenti fluire in
un ode alla donna amata, che chiunque avrebbe voluto scrivere e offrire
alla propria dolce metà. Mi riferisco al brano di pag. 229 : <<
Gaia mangia con un piacere inaudito ma con lentezza da esteta. Il lieve
accenno di doppio mento è il motivo per cui amo Gaia. Gaia è
piccolina e ben proporzionata. Il biondo ungherese dei capelli di Gaia
è ereditario e il suo nasoè quello di Brigitte Bardot. Gaia
non indossa quasi mai la gonna. Tutti pensano che Gaia sia splendida nonostante
i suoi denti un pò in avanti. Nessuno capisce che Gaia deve ilsuo
splendore alla dentatura irregolare e soprattutto a quella piccola imperfezione
dell'incisivo, quella macchia impercettibile che, se solo ne avessi la
possibilità, prenderei ininterrottamente a leccare, per giorni,
per settimane. Gaia ha l'alito che sa di albicocca e la pelle che odora
di cachemire. Gaia ha una voce che fa pensare alla saliva delle undicenni.
Gaia ama gli accessori di uomo: orologi grandi, Clark's, cardigan, camice
oversize da boscaiolo canadese rigorosamente portate fuori dai pantaloni".
Di una cosa sono assolutamente certo. Questo lavoro di Piperno non è
certamente liquidabile in poche battute, se non fosse per i diversi messaggi
ipo-testuali che, in maniera assolutamente constrastante, lo stesso autore
lancia al lettore. E soprattutto un esordio narrativo che sarebbe impensabile
portare al cospetto di una lente critica, con leggerezza. Al lettore l'ardua
sentenza!
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