Stefano Donno

su "Corvus Ego Niger" dei Noxia

 

Si respira un'atmosfera malsana, mefitica in questo cd degno di competere con polarità musicali negative (per la cupa e asfittica possanza) come quelle del gruppo death-metal dei Deicide nel loro lavoro "Scars of Crucifix" o dei Cadaveria con il loro "Far away from conformity". Ma i riferimenti potrebbero ancora continuare, spaziando dalla tradizione polifonica di Notre Dame, ai più contemporanei Enigma, nonchè alla sintesi sintagmatica di tonalità e timbri elettronici del primo Moby. E Alberto Ferraris sembra reggere degnamente il confronto con quest'ultimo. Colto sicuramente, l'utilizzo dei testi in latino in alcuni brani, limpida e decisa la voce di Maria Loscerbo, profonda e tagliente quella narrante di Laura Gambarin. Benchè per taluni aspetti stilistico-compositivi, questo lavoro possa talvolta viaggiare ai margini dell'anacronistico, tuttavia forte, dogmatica (perchè la proiezione del messaggio comunicativo a livello inter-testuale, viaggia dall'alto verso il basso, quasi a rendere mirabilmente le atmosfere di una teologia punitrice propria di un'iconografia strettamente gotica), assoluta è la volontà di questi artisti di raccontare, istruire, ammonire, denunciare come ad esempio nei brani "Preghiera" e "Cortili". E non è raro che ascoltando questi componimenti non vengano alla mente scene di stupro, devastazione, orrore, disperazione, o addirittura immagini di orgiastiche bevute in osteria, non è assurdo per di più pensare (per semplice associazione mentale) a opere letterarie come quella di Wolfram von Eschenbach e il suo "Parsifal", e ancora al movimento intellettuale dei Goliardi, al quale si attribuisce gran parte dei Carmina Burana, e ancora al maledetto Lautremont, per ciò che concerne alcuni aspetti in prosa proposti in questa sede, teorizzatore illuminato del plagio, e di altre aberrazioni paragonabili solo ad un altro personaggio obliquo come De Sade! Interessanti le tipologie ritmiche, diversificate e il sapienziale variare dell'organico strumentale di Ferraris e Faondail, che rivelano il preciso intento di illustrare all'ascoltatore, come questi canti poetici riflettano il desiderio di gettare un ponte tra gli schemi ritmici codificati dai teorici medievali (scegliendo quindi di volta in volta quello che si conformava meglio alla matrice del testo) e la musica elettronica. Un lavoro, a nostro avviso, degno di essere ascoltato, vuoi per l'alto spessore, vuoi per la mole interessante di ricerca musicale e poetica seguita dagli autori.

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