Rossano Astremo

Vittorio Pagano nell’analisi di Nicola Carducci

Non avrete di me che la domanda
più subdola della morte,
il mio verso che gioca con la morte
la mia tresca di morte per mistero,
ed è certa una gloria dell’opaca
lapide in cui diventerò scrittura
cabala di me stesso

Vittorio Pagano, da Morte per mistero, “Il Critone”, 1963

 

Proiettandosi nell’occhio delle vedute critiche di Nicola Carducci diviene meno complicato scontrarsi con alcune delle personalità più irresolute del panorama scritturale salentino. A Nicola Carducci si deve una delle letture più attente della poetica sperimentale dello scrittore di Caprarica Antonio Verri. Allo stesso Carducci si deve una lucida e attenta analisi dell’opera stratificata del dimenticato poeta leccese Vittorio Pagano, grazie ad un testo dal titolo Vittorio Pagano, l’intellettuale e il poeta, edito dalla casa editrice leccese Pensa Multimedia. Chi è Nicola Carducci? La cosa interessante è che non appartiene a quel nucleo accademico impettito e monocolore al quale sono legati i successi critici di Girolamo Comi e Vittorio Bodini. Carducci ha insegnato Lettere italiane e latine nel Liceo classico “G.Palmieri” di Lecce sino al luglio 1990. Ha collaborato e collabora alle pagine culturali di vari giornali, anche di area nazionale, e a riviste letterarie. Ha compilato voci su dantisti dal Cinque al Novecento per l’Enciclopedia Dantesca e su Autori moderni e contemporanei per l’Enciclopedia di scienze e Arti, diretta da Antonino Pagliaro (Fabbri Editori). Ha pubblicato saggi su Giaime Pintor (1965) e su Francesco Antonio Astore (1987), l’indagine critica su Gli intellettuali e l’ideologia americana nell’Italia letteraria degli anni trenta (1973), una monografia su Francesco Jovine (1977-1986), l’ampia raccolta Tra letteratura e ideologia: ricognizioni critiche (1999), una Storia intellettuale di Carlo Levi (1999) e l’articolato intervento investigativo su L’utopia letteraria dell’umanesimo perenne (2003). Della sua scrittura critica ciò che emerge è l’impianto razionale tramite il quale riesce a penetrare negli ispidi ingranaggi di molta poesia “oscura”, dispiegandone i velati significati attraverso un linguaggio dotto, ma mai criptico, immelmato di citazioni, senza, però, mai suscitare cattivi odori. Nella rilettura dell’opera di Vittorio Pagano, in prosa e in versi, Carducci mira a ridiscutere e approfondire i nuclei critici più controversi del minimale discorso esegetico tenuto su di essa, soffermandosi su alcuni nuclei concettuali: la natura dell’ermetismo del poeta Pagano, da Carducci, inteso in chiave psicologica e non meramente letteraria; il suo blaterato maledettismo, inteso non come modus vivendi et cogitandi, ma quale componente poetica fra le altre; la ragione ideologica alla base dell’ intensa attività traduttoria dal francese di Pagano; il rapporto teoria estetica e creatività nella coscienza operativa del poeta; il nesso dialettico tra irrequietezza esistenziale e sua sublimazione artisitica; l’interferenza dell’impegno etico-politico dell’intellettuale, esplicito o sotteso, nella ragione letteraria della poesia; l’ingerenza del pensiero riflesso nella genesi emotiva della espressività. Dell’analisi condotta da Carducci risalta un profilo più compiuto e verace, pur nella sua contraddittoria complessità, del Pagano intellettuale non allineato e poeta incisivo. L’operazione di Carducci, d’altro canto, non può essere considerata esaustiva, se si pensa che di Pagano non si ha una edizione critica di tutta la sua produzione poetica, ricordiamo, uscita per intero con le edizioni de “Il Critone”. A completare il testo di Carducci un’appendice con quattro poemetti inediti di Pagano di matrice biblica, Scena per Betsabea, Numero per Giuseppe, Anabasi a Maria e Notizia di Lazzaro.

alcune poesie di Vittorio Pagano disponibili in rete

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