Vito Antonio Conte

visione da
"Il racconto dell'isola sconosciuta" di José Saramago

Il racconto dell'isola sconosciuta, José Saramago, Einaudi

Navigando... dopo l'ennesima deriva...
... Stavolta ho con me carte geografiche e rosa dei venti, mappe e indicazioni celesti, atlanti (anche se senza punti cardinali... erano tutti in conclave), piante topografiche con annesse essenze autoctone e specie animali, cartine nautiche, bussola e quant'altro, non mi perderò!
Ma, a pensarci bene, leggo (anche) per il bisogno di continuare a perdermi... per uscire e andare fuori, via da questi rumori... in un altrove altrui...
Ho bisogno di qualcosa di speciale.
Ho bisogno di qualcosa di diverso.
Ho bisogno di te...
Ma non sei stampata.
Ed il resto proprio non riesco a leggerlo.
In questo momento.
Forse una favola. Sì, è proprio di una favola che vado in cerca...
Ed ho letto una favola.
“Il racconto dell'isola sconosciuta” di José Saramago (Nobel per la Letteratura 1998), in un altro Arcipelago, quello Einaudi.
Una favola che si fa leggere tutta d'un fiato e, giunto alla fine del racconto (ventisette pagine effettive), ti vien voglia di ricominciare, perchè vorresti che le favole non finissero mai.
E Il racconto dell'isola sconosciuta è una di quelle che non finiscono.
Il volumetto è impreziosito da nove illustrazioni (compresa la prima di copertina) tratte dall'Atlante di Battista Agnese (<<baptista agnese fecit venetus anno domini 1553 die primo septembr>>), conservato presso il Museo Correr di Venezia.
Non resta che rispolverare la cerata e quant'altro necessario, scegliere la rotta, praticare il personale rituale, rivolto agli dei e/o a chi vi pare, perchè il viaggio sia immune da flutti, tempeste ed incontri indesiderati, e, quindi, partire...
Ricordate, però, ammonisce l'Autore, che la vostra isola sconosciuta non è segnata su nessuna carta, sennò sarebbe conosciuta... e se è sconosciuta non rimane che cercarla... senza il timore di ingannarsi sul significato di uno sguardo, soprattutto all'inizio.
Poi guardo questo infinito cielo d'aprile, sempre più vicino a quel mare, tanto che sembra confondersi con il viaggio dell'uomo e della donna delle pulizie, in un momento in cui il viaggio non è ancora iniziato, oppure in un viaggio del cui sapore è pieno ogni momento; comunque l'ora più bella: quella in cui i contorni del sogno sono esattamente delineati e li vedi, li tocchi, li puoi accarezzare in attesa di un tempo che ormai può anche non arrivare perchè del tempo non te ne fotte più niente.
Perchè un sogno è tale quando sai che sta prendendo forma, quando inizia a colorarsi di luce vera, ma ancora non è compiuto, chè altrimenti non sarebbe più leggero, evanescente e trasparente come soltanto tutto ciò che popola il mondo onirico è.

Quell'uomo e quella donna non hanno nome, perchè non ci sono nomi nelle favole vere, perchè ognuno può sentirla più sua leggendola, perchè ognuno può vivere la sua favola. Basta averne il coraggio; e può accadere di svegliarsi abbracciato alla donna delle pulizie, mentre lei lo abbracciava, confusi i corpi, confuse le cabine, non si sa se a babordo o a tribordo. Poi, poco dopo il sorgere del sole, l'uomo e la donna andarono a dipingere sulla prua dell'imbarcazione, da un lato e dell'altro, a lettere bianche, il nome che ancora bisognava dare alla caravella. Verso mezzoggiorno, con la marea, L'Isola Sconosciuta prese infine il mare, alla ricerca di se stessa.
Alla ricerca di qualcosa che vale la vita d'essere vissuta... e non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro perchè null'altro importa quando si è sull'onda... è sufficiente andare, senza altro in mente, senza schemi, senza convenzioni, senza regole, senza codici, senza canoni, senza niente di fisso, tranne l'unica stella, la tua e di tutti... Stella Maris!

 

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