Beatrice Protino
Punto linea superficie: Wassily Kandinsky

‘ ..qui io tento solo di fissare qualche freccia di direzione..’


< E’ lo spirito che determina la materia.. Così a poco a poco, il mondo dell’arte si è distinto dentro di me dal mondo della natura, sinchè, alla fine, entrambi hanno acquistato una totale indipendenza l’uno dall’altro >. Queste le riflessioni che K. – pittore russo, principale esponente dell’astrattismo in genere e dell’astrattismo non-geometrico in specie, ma anche giurista e scrittore ( il suo amico Hugo Ball sottolineò l’opera di purificazione del linguaggio poetico di K. e il parallelismo tra la ricerca poetica e pittorica condotta dall’artista ) - fa nella sua autobiografia del 1918.
Nel 1926 fu pubblicato a Monaco di Baviera ‘punto linea superficie’ - in Italia la ventiquattresima edizione gennaio 2004 da Adelphi: quello che è da considerare la prosecuzione organica del precedente saggio ( Dello spirituale nell’arte ) del 1911. K. era allora professore alla Bauhaus.
Punto, linea, superficie nacque in quel periodo come ‘ compendio di una grande parte della dottrina che K. esponeva ai suoi studenti’ e costituiva il risultato di una profonda ricerca di puri valori formali all’interno dell’opera d’arte medesima. Così, K. si proponeva di fondare una nuova scienza dell’arte per due necessità ben definite: ‘ La necessità della scienza in genere, che deriva liberamente da uno slancio non-utilitario o extra-utilitario verso il sapere - la scienza pura - e la necessità dell’equilibrio delle forze creative, che debbono essere divise in due parti schematiche: intuizione e calcolo - la scienza pratica.’ Il testo costringeva, allora per la prima volta, ad un nuovo rapporto con l’opera d’arte, ad un’esplorazione che ‘ permette di diventare attivi in essa … per prender conoscenza della struttura interna, dello spirito e dell’idea’ lì manifesti.
K. spiegò in maniera efficace le teorie sulle distribuzioni del peso all’interno delle superfici e tentò - con successo - di delineare i procedimenti pittorici attraverso cui l’analisi degli elementi minimi e fondamentali della pittura - quali il punto e la linea in quanto successione di punti, e il loro rapporto con la superficie che gli accoglie - conduce ad una

sintesi di ordine spirituale. A questo scopo condusse un’analisi che porta alle estreme conseguenze ciò che lui definì essere ‘le affinità profonde fra arti diverse ( la pittura con la musica, la danza..) e le connessioni organiche tra l’arte e le forme della civiltà o dell’inciviltà.’
Il punto è messo in relazione con la grammatica, con la musica e con la biologia:’ Il punto geometrico è il più alto e assolutamente l’unico legame fra silenzio e parola. Esso appartiene al linguaggio e significa silenzio. E’ un’entità invisibile, immateriale. Pensato materialmente, equivale a uno zero. .. la linea non è altro che la traccia del punto in movimento, dunque il suo prodotto: qui si compie il salto dallo statico al dinamico. Esso è dunque la massima antitesi dell’elemento pittorico originario – il punto. La superficie di fondo, delimitata da 2 linee orizzontali e 2 verticali, ha un suono chiaro: due elementi della quiete fredda e due della quiete calda sono due suoni doppi della quiete, che determinano il suono tranquillo = oggettivo della sf.’ Ogni forma, ogni colore è una traccia che deve concorrere a un risultato espressivo. La loro capacità evocativa deve essere studiata, classificata: il giallo e il rosso, ad esempio, tendono ad espandersi, trasmettono gioia, calore e vitalità, mentre l’azzurro, che tende a contrarsi, spinge alla meditazione e all’approfondimento. Le forme – in quanto costituite da tensioni di forze - possono

indebolire o potenziare i colori: i colori squillanti si intensificano se sono posti entro forme acute - per esempio il giallo in un triangolo; i colori che amano la profondità sono rafforzati da forme tonde – l’azzurro da un cerchio. Scriverà in una sua poesia: ‘A sinistra, in alto nell’angolo, un puntolino/ A destra, nell’angolo in basso, altro puntolino/ E al centro niente di niente/ E niente di niente è tanto, tantissimo/ In ogni caso assai più di qualcosa.’

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