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Vincenzo Ampolo
TRANSITI METROPOLITANI
tra città vissute e città sognate
1-La ricerca dell'Armonia
"Un tempo, esistevano uomini
che credevano nell'armonia del mondo.
Essi si riconoscevano ad un segno.
Nelle ore del giorno e della notte, i loro occhi si alzavano verso
l'invisibile città celeste."
PIERO CITATI, L'armonia del mondo (1)
In un viaggio immaginario dall'infinitamente
grande all'infinitamente piccolo ci imbattiamo in una sfera multicolore
che, insieme ad altre, si staglia in uno spazio immenso ed indefinibile.
Dentro questa sfera oceani e terre emerse, sulle quali un brulicare di
esseri umani ha edificato villaggi e città, per poter dimorare
ed interagire nella pur breve permanenza terrena.
I geografi dell'harmonia mundi continuano a raccontare che la nostra terra
è una copia del cielo, sulla cui superficie la natura, o un Essere
superiore, sembra aver accordato gli elementi in modo da rendere un tutto
armonico in cui l'uomo regna sovrano.
La metafora più antica, quella
rinverdita dall'umanesimo, paragona la città al corpo umano. (2)
Secondo questa metafora, il corpo della città, come il corpo di
ogni singolo essere umano, contiene luoghi diversi ed arterie che permettono
la comunicazione tra i vari organi, tra i vari luoghi, così come
tra vari corpi, tra varie città.
Queste singole parti, questi luoghi diversi, sono organizzati al loro
interno come altrettanti corpi sociali, vitali ed attivi o sofferenti
e degradati e tuttavia necessari o solo apparentemente superflui.
Ogni città, come ogni corpo, è un tutto interconnesso in
continua evoluzione che necessita di tutte le sue parti, nobili o meno
nobili che siano, per poter sopravvivere, per poter esistere.
Questo modello della città permette di fare diagnosi e di prospettare
terapie adeguate, permette di parlare di ciò che è fisiologico
e di ciò che è patologico.
Ma il desiderio, antico e diffuso,
di impossessarsi cognitivamente e visivamente della città deve
fare i conti con la crisi di immaginazione della città stessa.
La metropoli contemporanea sfugge allo sguardo d'insieme, là dove
anche le foto satellitari assumono spesso la forma di macchie, cromaticamente
suggestive, ma incapaci di evidenziare una sintesi dotata di senso dell'esperienza
urbana.
Come afferma Giandomenico Amendola "La città contemporanea,
che pure cerca di porsi come città del sogno, ha difficoltà
proprio ad acquisire una delle qualità indicate da Freud per la
costituzione e l'esperibilità del sogno: la raffigurabilità.
" (3)
Il modello di città, presente nei discorsi dei politici, urbanisti,
architetti e filosofi è decisamente entrato in crisi.
L'Armonia del mondo, come l'armonia
della città, sembra essere il contrario di ciò che esiste.
La realtà urbana, la città-per-ciò-che-è,
la città vera, ci propone una realtà confusa, frammentata
ed in continuo conflitto tra le sue parti.
E' questa, ma non solo, la quotidiana realtà in cui siamo immersi.
C'è una realtà dell'Anima
che sfugge alla frammentazione, alla deprivazione, alle contraddizioni
della città.
L'esperienza urbana supera le strutture e le storture.
La città immaginata ed immaginale sopravvive negli spazi oscuri
dell'inconscio, ricerca armonie, prospetta evasioni salutari, ritrova
la capacità di uno sguardo unificante e soprattutto opera sulla
realtà concreta nel tentativo di modificarla secondo un nuovo ordine
e un nuovo senso.
Erotica, eccitante, comunque emozionante, piena di immagini mentali fatte
di colori, di suoni, di poesia, di sguardi... Questa è la città,
queste sono le città che ci portiamo dentro e con le quali facciamo
i conti quotidianamente.
Città concrete e città narrate, città cercate, vissute,
perdute, ritrovate, distrutte e ricostruite, molto più spesso città
subite come luoghi sofferenti e causa di sofferenza.
Oltre la realtà, il sogno. Oltre le città vissute, quelle
sognate.
Tra incanto e disincanto ci nutriamo dei luoghi in cui viviamo.
E' qui che accadono gli eventi casuali e irripetibili della nostra vita,
tra storia, arte e passioni.
La scrittura, con le sue narrazioni, dà conto di ciò che
si anima nello spirito umano e di ciò che accade nei luoghi del
suo esistere.
2-Gli
opposti nella città
(La città dei desideri e la città dei bisogni)
"...piena di strade e di negozi
e di vetrine piene di luce
con tanta gente che lavora, con tanta gente che produce..."
Giorgio GABER Come è bella la città
Da una parte c'è il 'centro
urbano', la vetrina della città, un pò onirica e simulata,
un pò concreta e strumentale. Luogo del lusso permanente. Immagine
della città per turisti, ospiti, curiosi e visitatori. Insieme
di edifici religiosi, civili, pubblici, privati, vie, piazze, parchi,
fontane, statue, arredo urbano. La città come opera d'arte, come
simulacro di ciò che sembra rimanere immutabile nel desiderio dell'uomo.
Il centro è il luogo d'incontro, il salotto della città
intera, con i suoi caffé, le sue librerie, le gallerie d'arte,
i centri culturali... Luogo di piacere generalizzato, scenario per eventi
mondani, passerella per la smania di mostrare e di mostrarsi, ma anche
luogo di transe e di incanto, di vertigine e di smarrimento.
Dall'altra parte c'è la periferia.
Tutto ciò che il centro rifiuta, tutto ciò che non è
funzionale all'immagine della città si trova in quella che appare
da sempre come l'altra realtà.
La città residuale é la città del bisogno, di ciò
che necessita per vivere: Alloggi accessibili, Fabbriche per lavorare,
Ospedali per essere curati, Cimiteri per tumulare i morti. E ancora...Baraccopoli,
Centri di Reclusione, di Riabilitazione, di Terapie psichiatriche, Comunità
per anziani, disabili, tossicodipendenti...
Spazi monofunzionali ed omogenei lontani simbolicamente, oltre che geograficamente,
dal Centro della città.
Se il centro deve incantare, alla periferia ed alle sue strutture si chiede
che debbano essere efficienti, a cominciare dai luoghi di lavoro, per
finire ai luoghi della cura.
La città negata, l'ombra della città è tuttavia anche
la città degli esclusi, dove l'emarginazione e l'ostracismo alimenta
la degradazione degli esseri umani e stimola spesso una violenza generalizzata
capace di creare scenari da incubo ai suoi abitanti.
Luogo del disincanto che impone il risveglio, l'uscita dalla transe.
La città vive di contrasti e di contraddizioni, di realtà
e di illusioni, di incubi e di iperrealtà, sottolineando le storiche
contrapposizioni tra chi è ricco, giovane, sano e colto e chi è
povero, vecchio, malato e ignorante.
3-La città-mercato
"Invisibile dall'esterno, una
sapiente regia fa si che il confine tra shopping e divertimento scompaia
del tutto. Il segreto è rendere l'esperienza degli acquisti ludica
e divertente secondo il principio per cui il mondo è un gioco e
nel mondo non c'é altro che gioco."
Giandomenico AMENDOLA La città postmoderna (3)
All'interno della metropoli la città-mercato
è costruita dall'ingegneria pubblicitaria con l'esclusivo intento
di vendere.
Basata sulle leggi del mercato e della concorrenza, la città-mercato
si impone al cittadino-acquirente attraverso tutte le sue raffinate tecniche
persuasive, a cominciare dal linguaggio pubblicitario, che fa trapelare
una sempre più volgare violenza coercitiva.
Se il supermercato, il centro commerciale, può rappresentare il
cuore ed il modello di tale sistema, pure la città-mercato si estende
oltre i limiti dei suoi stessi confini, fino a comprendere gran parte
degli edifici pubblici e dei cosiddetti non-luoghi utilizzati dagli esseri
umani nel loro vivere quotidiano. (4)
Se tutto, o quasi tutto, può essere oggetto di vendita e di acquisto,
tutto può e deve essere pubblicizzato al meglio, al di là
del suo valore o del suo bisogno effettivo.
Se i profitti sono reali, sempre meno reali e più virtuali sono
le merci, così come i mercati ed i mercanti.
L'immagine, la confezione, il simbolismo ed i messaggi subliminali operano
in modo più o meno subdolo sul cittadino-acquirente che crede di
poter scegliere liberamente nella specifica forma del self-service e del
pagamento differito..
Si assiste così ad un trionfo della tecnica pubblicitaria e di
persuasione inconscia sulle tecniche di vendita e di persuasione di tipo
discorsivo.(5)
Nella città-mercato, ogni singola struttura, reale o virtuale che
sia, ha come finalità quella di spingere l'acquirente, secondo
le regole dell'ipnosi, ad un desiderio ed a una conseguente appropriazione
inconscia dei prodotti reclamizzati.
La seduzione e l'incanto delle merci crea una voracità incontenibile
che porta sia dall'accumulo inutile che allo spreco immorale.
Antida Gazzola ci ricorda come i centri commerciali siano luoghi di incomunicabilità
ed al tempo stesso di transiti continui "... delle monadi persona-carrello
o famiglia-carrello (o persona/famiglia-prodotti)..."(6)
Tutto ciò a costo di una permanente schiavitù lavorativa,
attraverso cui riscattare il proprio indebitamento continuo e irrisolvibile.
4-L'Isola
del dolore (7)
"...E' questa l'ora in cui ai
malati i dolori si inaspriscono:
e li afferra la Notte oscura, torbida, per la gola; si spengono alla vita,
e s'incamminano al comune abisso, l'ospedale si colma di sospiri..."
Charles BAUDELAIRE Il crepuscolo della sera
La Comunità, come il singolo
individuo, si difende, rifiuta la malattia, e la sua visione, la confina
mandandola su un’isola, nell’Ospedale o nella Clinica.
Si ripete così, in forme rinnovate, ciò che si può
trovare anche fra le culture più antiche, dove i malati venivano
separati dal centro vitale e sistemati in un luogo di cura rituale.
Gli ospedali sono situati di rado in mezzo alla città; e quando
lo sono, sono isole chiuse in se stesse.
Basta pensare all'isola Tiberina, dove sorgeva un tempio dedicato ad Esculapio,
dio della medicina, sul quale poi è stato edificato, incorporandovi
anche dei ruderi, l'attuale Ospedale Fatebenefratelli.
Più spesso si staglia imponente ai margini della comunità
- la "Cittadella Sanitaria", zona separata da tutto il resto,
dove hanno cittadinanza altre leggi ed altri linguaggi.
Il passaggio, che unisce e separa la comunità urbana dall’Ospedale,
segna una cerimonia di iniziazione estremamente dolorosa.
I “riti di passaggio” includono la recitazione delle lamentazioni,
il sottostare ad un esame di ammissione, la spoliazione dagli indumenti
della vita quotidiana ed il rivestimento con “la divisa del paziente”
(il pigiama), ed infine l’accettazione formale.
Questo "transire" da uno stato ad un altro ha i caratteri della
divisione, della scissione delle varie parti di sè, del rischio
della frantumazione irreparabile, di un viaggio in un altrove sconosciuto
che può essere senza ritorno.
Tutto ciò precede e conduce ai riti del trattamento vero e proprio.
La separazione dell'individuo sofferente dalla sua terra, anticipa altre
divisioni, altre scissioni, altre lacerazioni, dentro e fuori di lui.
5-Transe metropolitane
" Io non so proprio dove sto
andando
ma voglio cercare il regno..."
Lou Reed, Heroin
La città è luogo di
transe, di transiti reali e di transiti della coscienza.
I cittadini, come abbiamo avuto modo di sottolineare, subiscono continue
modificazioni del loro stato di coscienza per mezzo dei dispositivi dissociativi
messi in atto dalla società dei consumi e del dominio aziendale,
come pure dell'emarginazione, dell'ostracismo e dell'occultamento.
Per altri versi, gli abitanti delle metropoli attuano consapevoli pratiche
di transe, più o meno indotte da sostanze psico-attive o da pratiche
artistiche, religiose o semplicemente ludiche, auto-stimolate ed autoregolate.
Nella realtà complessa e complicata delle nostre città,
sembra che la conflittualità tra l'individuo e la comunità
sia giunta ad un culmine, tanto da richiedere momenti di pausa, vere e
proprie vacanze della coscienza.
La ricerca dell'Altrove nasce, sempre più spesso da un 'malessere
della normalità' che, "...si genera nel doppio legame con
le istituzioni ordinarie" (8).
Ciò porta alla necessità di perdersi in altre " province
di significato" e magari, di ritrovarsi realmente nel gioco, nel
sogno ed in tutto ciò che supera l'ostacolo della razionalità,
per farci approdare nei territori della creatività e della festa.
Per altri versi, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, "...
l'organizzazione delle comunità urbane incoraggia gli esseri umani
a rendersi schiavi con modalità adolescenziali..." (9)
All'interno di una cultura della dissociazione, e di una schiavitù
dalle merci, anche la ricerca dell'Altrove diventa soddisfatta dalla merce
droga.
Il consumo di droghe legali e illegali è, nella realtà metropolitana,
la risposta chimica pronto-effetto capace di sedare o di accelerare le
nostre reazioni, facendo tacere i segnali o i messaggi del nostro corpo
e della nostra psiche.
Accanto alla risposta chimica emergono
delle risposte socialmente indotte, come la frequentazione periodica di
luoghi ove è possibile modificare il proprio stato di coscienza
secondo le credenze, i gusti e soprattutto i condizionamenti individuali
e sociali.
Marco, 19 anni, intervistato in una discoteca di tendenza del Salento
dal nome inequivocabile 'METROPOLIS', così rispondeva alla richiesta
relativa alle motivazioni che lo portavano in quel luogo: " Per me
la discoteca è una fede. Si, come la squadra di calcio, è
la stessa cosa. Io ci vado ogni sabato. Mi serve per ricaricarmi di energia
e scaricare le tensioni di tutta una settimana di lavoro. Come per mia
madre la messa, no? Lei aspetta la domenica, poi si veste bene e va con
le vicine di casa in una chiesa nuova che hanno costruito poco lontano
da casa mia. Una volta ci sono entrato ed ho pensato che poteva essere
una bella discoteca, al posto del prete avrei messo la vocalist ed il
DJ al posto dell'organista. Anche le donne che curano i canti e raccolgono
le offerte sono una sorta di animatrici che hanno il compito di "eccitare"
il pubblico. O no?" (10)
L'esperienza di transe, quale fenomeno simbolico e culturale, si inserisce
sempre nel panorama simbolico e mitologico della comunità che lo
pratica.
L'ambiente familiare prima, e l'ambiente sociale successivamente, con
la sua ricchezza o con le sue eventuali deprivazioni, con gli usi ed i
costumi, con le credenze religiose e soprattutto con i suoi modelli ideali,
fa si che la coscienza privilegi certi stati, o certe sue modificazioni,
a discapito di altri.
Le immagini della città, con la sua ininterrotta ricerca del piacere,
dell'efficienza, del profitto e conseguentemente del successo e del potere,
presentano uno scenario di ordinaria intossicazione, dove è possibile
sperimentare stati modificati di coscienza anche attraverso comportamenti
'a rischio', in cui il contatto con la realtà viene parzialmente
o totalmente compromesso.
6-Il regno dell'immaginazione
"...i nuovi cartografi vagavano
attraverso la città, attratti da certe peculiarità
o incontri che venivano registrati
per costruire un territorio 'psicogeografico' "
Marcos Lutyens Spossessioni ipnotiche
La città appartiene al regno
dell'immaginazione, all'idea di creare un'opera d'arte, un regno dell'armonia.
Immaginata, inseguendo l'anima di un luogo, salutare e benefico secondo
la specificità delle sue acque e della sua aria, la città
edificata concretizza il 'genius loci' facendo riferimento ai quattro
elementi fondamentali.
Dal comprendere la sua vocazione al mettersi in sintonia con la sua atmosfera,
la città viene costruita, vissuta e reinventata costantemente,
seguendo logiche diverse con il mutare dei desideri e delle necessità.
Ma una città è fatta
anche del proliferare delle sue storie. Le storie macinate ogni giorno
dalla chiacchiera quotidiana come anche le storie raccontate dagli scrittori
o cantate dai poeti/cantautori, le storie sussurrate tra un aldiquà
ed un aldilà del confessionale o sul lettino di uno psicoanalista.
Trame e immagini mentali, replicate nel linguaggio letterario, cinematografico,
televisivo e digitale
Storie di luoghi, di incontri, di spaesamenti, di arrivi e di partenze,
di precarietà protratte, di malesseri diffusi e di eventi inaspettati...
Nella città ci sono luoghi simbolici che sono anche luoghi reali:
la stazione, la piazza, lo stadio, la chiesa, il parco centrale, il boschetto,
e ancora il muretto, il cortile...punti di ritrovo, luoghi di approccio,
nodi di mappe spaziali cognitive che appartengono ai singoli cittadini.
"Aveva fatto un sogno, un'estate, come di una metropolitana che collegava
fasi diverse dei suoi anni e dei suoi luoghi " (11)
Lo zapping dei luoghi, ci permette attraverso gli attuali mezzi tecnologici
e di locomozione, di partecipare, nel corso di una porzione di tempo e
di spazio limitata, ad esperienze collocate entro scenografie differenti.
Nei differenti contesti può, ed a volte deve necessariamente, cambiare
la nostra identità.
"Non si tratta più del normale avvicendarsi delle identità
di ruolo in una strutturazione della vita quotidiana più o meno
definita. E' piuttosto un galleggiare delle identità nella condizione
della modernità liquida." (12 )
"...nel navigare dalle periferie sociali e culturali verso i 'centri
storici', culturali, politici e viceversa, il corpo diviene strumento
e luogo di osservazione facendosi mappa per un rituale comunicativo."
(13)
La metropoli costituisce la condizione spaziale e relazionale in cui si
producono le culture di strada, quelle che storicamente vengono denominate
come controculture.
Se la fuga dalla città aveva rappresentato l'utopia della fine
degli anni sessanta, le controculture contemporanee "...trovano nelle
grandi metropoli i luoghi della loro oppressione, ma anche nuove possibilità
per la loro liberazione."(14)
Le pratiche espressive metropolitane, dai riti neo-etnici, all'hip-hop
ai graffi, al teatro ed alla musica di strada, rappresentano l'espressione
di un antagonismo che dalle periferie, dai margini, cerca di penetrare
nel centro, nel cuore storico della città, cerca di emergere dall'ombra
per diventare a sua volta arte e cultura condivisa.
7-La dimensione comune
" L'armonia si origina dai contrari,
poiché essa è fusione del molteplice e concordia del discorde"
FILOLAO DK, 32 B 10
Il pensiero greco ha intuito che
l'armonia si genera dalla lotta, l'ordine dal disordine, il Cosmo dal
Chaos.
La Polis, la città dell'uomo, è al centro dell'Universo
e se l'una è governata dalla legge morale, l'altro è ordinato
dalla legge fisica.(15)
La "città stato" è l'istituto che è alla
base dell'Occidente.
La città nasce come spazio pubblico.
La piazza, che caratterizza le città occidentali, è legata
alla presenza di un ecclesia , di un mercato, di un forum, e l'agorà
è lo spiazzo in cui si riunisce il popolo, per decidere della vità
collettiva.
Vita collettiva, esperienza politica e pensiero filosofico sono in Grecia
assolutamente omogenei.
Molto spesso la città nasce
da un'evoluzione di ciò che rappresentava una piccola comunità,
un villaggio, strutturatosi nel tempo come una specie di ragnatela, un'intrico
di strade, piazze e costruzioni pubbliche e private.
Costruzioni architettoniche e paesaggi cittadini sono un prodotto sociale,
politico, economico e, al tempo stesso, spazio delle relazioni umane.
Nel loro insieme le città sono quindi sistemi complessi e complicati,
contenitore di realtà molteplici che coesistono tra loro nei modi
più diversi.
Il Comune, rimanda al concetto di Comunità, ma anche al fatto di
avere qualcosa in comune, qualcosa che accomuna i suoi abitanti.
Risiedere in una città, appartenere a un luogo, significa avere
un punto di appoggio esistenziale in senso concreto, quotidiano.
L'Eredità della memoria che
accomuna i nativi di una stessa città crea identità locali
e senso di appartenenza ad un luogo, ad una storia comune.
Anche le nuove identità locali, hanno sempre radici antiche. Possiamo
dire che sono come le nuove foglie di un vecchio albero.
Ma, come afferma Piero Fumarola,"Da una parte queste identità,
dall'altra uno spazio che essendo altrove è più di un 'non
luogo' e anche più di un'utopia."(16) e di un sogno, aggiungiamo
noi.
Se la Rete si pone sempre più
come nuova "agorà", la nuova sfera pubblica, sociale
e civile di uno spazio e di un tempo illimitato, pure, tra il locale ed
il globale emerge e si diffonde sempre più il concetto del glocal,
che considera lo spazio locale come un sensore in cui passano anche le
tendenze più lontane.
Con il recupero di ciò che è comune, di ciò che è
locale, si sente la necessità di recuperare anche e soprattutto
lo sguardo, il contatto, l'immaginario e la visionarità.
Se vogliamo che il "villaggio globale" nel quale viviamo, non
incida ulteriormente sul processo di spersonalizzazione e di isolamento
del singolo individuo, dobbiamo necessariamente e consapevolmente ritenere
che il fattore umano debba essere ricucito, tenuto insieme, unitariamente
considerato.
Anche la malattia riguarda la comunità intera e così la
guarigione.
Perchè la guarigione, e non solo la scomparsa dei sintomi, sia
una possibilità culturale reale, vi è bisogno, che il dolore
della malattia isolato nell'Ospedale, sia restituito alla comunità,
al villaggio.
Per ritrovare la guarigione nel nostro mondo è necessario che si
comincino a vedere le cause sociali che portano alla malattia, che si
comincino a manifestare socialmente le emozioni che a questo dolore si
accompagnano.
Il villaggio della salute, non si difende dalla debolezza e dalla paura,
ma vi trova invece un significato condiviso di umanità, vi trova
gli archetipi di un inconscio collettivo, vi trova la propria anima, che
è l’anima del mondo di cui spesso ci dimentichiamo di appartenere,
come piccole gocce d’acqua all’interno di un’onda maestosa,
l’onda incessante ed eterna dell’umanità.
8-La memoria del luogo perduto
"Quando Dio disse ad Adamo :
' Sarai fuggitivo e andrai vagando per la terra' ,
mise l'uomo di fronte al più esistenziale dei problemi:
attraversare la soglia e riguadagnare il luogo perduto"
Chistian Norberh- Schulz Genius loci
Secondo la mitologia greca, Mnemosine
" la memoria", figlia di Gea (la terra) e di Urano (il cielo
stellante) divise per nove notti il sacro talamo con Zeus, lontano dalle
altre divinità.
Passato un anno, Mnemosine partorì, sotto la vetta nevosa dell'Olimpo,
nove figliole, le Muse, intente solo a cantare e danzare nella modalità
ludica del girotondo.
Di là Apollo le portò sul monte Elicona, dove, sotto la
sua guida, indulgevano a canti e danze nel sacro bosco presso la fonte
Ippocrene.
Le belle Muse, avvolte nelle nuvole o coperte dalle "spesse nebbie
della sera", si spostavano, danzando e cantando, facendo la spola
fra l'Elicona e l'Olimpo.
Figlie della Memoria ed a volte chiamate esse stesse Mneiadi, ossia "
le memorie", le Muse fanno si che l'anima ricordi la sua elevata
condizione perduta. (17)
Lo psicanalista James Hillman afferma che "...le città sono
indispensabili a Mnemosyne ed alle Muse, le sue figlie. Queste ne posseggono
gli appartamenti e s'incontrano nei caffé...Le città sono
romanzi, poesie, danze, teorie. Sono piene delle idee che raccontano il
fare delle Muse. La loro madre, Memoria, ha bisogno delle città
per il bene delle sue figlie, affinché possano prosperare ardentemente,
essere onorate con biblioteche e sale da concerto e teatri, ricordate
in musei, e possano essere in relazione con poeti e pittori, e con loro
conversare nell'intimità" (18)
La città dei nostri sogni è la città vissuta, la
città perduta, le sue immagini sono quelle della memoria.
Per Platone, infatti, sapere non è altro che ricordare. Ricordarsi.
Dentro di noi e in nessun altro luogo stà ciò che cerchiamo.
Ogni viaggio è sempre, anche, un viaggio interiore, che inevitabilmente
ci riporta al punto da cui siamo partiti. E tuttavia nessun viaggio è
mai un viaggio concluso. La nostalgia di un altrove innominato ci accompagnerà
per sempre, giacché, come afferma J. Jankèlevitch, l'irreversibilità
del tempo impedisce al mero ritorno spaziale di ripiegare precisamente
sul suo punto di partenza. (19)
" Tutto è lontananza-, è in nessun luogo il cerchio
è chiuso."(20)
Ci sono paesi in cui siamo stati
felici, ma non ci sono paesi felici.
La ricerca della città ideale è una ricerca di ciò
che abbiamo amato, dopo averlo vissuto magari in tempi o in sogni lontani.
Note
1- P. CITATI, L'Armonia del mondo , Rizzoli, Milano, 1998, p. 229
2 - I Metabolisti giapponesi, esponenti di una avanguardia architettonica,
vedono la città, nel suo incessante pulsare, come un gigantesco
organismo.
In realtà, per sei mesi, numerose cineprese sono state poste sui
tetti dei grattacieli, a riprendere lo scenario sottostante. Le macchine
da presa, con funzione di microscopio, hanno evidenziato il flusso continuo
di traffico che percorre le arterie viarie, mentre l'accelerazione delle
immagini trasformava la luce dei fanali in ipnotiche scie blu e rosse
che ricordavano i flussi sanguigni.
Come cellule in repliclazione continua che sostituivano i tessuti invecchiati
si assisteva, intorno al brulichio dei cantieri, alla nascita ed alla
crescita di nuovi edifici, a sostenere, nel modo più evidente,
la metafora organica.
3 - G. AMENDOLA, La città postmoderna, Laterza, Bari, 1997, p.
24
4 - Cfr. M. AUGE', NONLUOGHI, Elèuthera, s.l., 1993
5 - Cfr. L. PASOTELLI, " Analisi del Supermarket" in MARCATRE'
Rivista di cultura contemporanea n. 37-40, 1968, Lerici Editore, Roma,
pp. 53/62
6 - A. GAZZOLA, Trasformazioni urbane, Liguori Editore,Napoli, 2003, p.48
7 - Cfr. V. AMPOLO, "Esculapio, dio di un male minore-Il villaggio
della salute" in APULIA N. III Settembre 2003, pp. 150/155
8 - R. CURCIO, " Il malessere della normalità in V. AMPOLO
(a cura di) Musica droga e transe , Ed. Sensibile alle foglie, Lecce,
Giugno 1999, p. 47
9 - A. GAZZOLA, Trasformazioni urbane, op.cit. p.62
10 - V. AMPOLO, Musica droga e transe Ed. Sensibile alle foglie, Lecce,
Giugno 1999, p.32
11- S. TOMEO, Brevi Ritorni, Bleve editore, Tricase (Le), 1999, p. 92
12 - P. FUMAROLA, "Della danza delle identità" in A.
Nacci ( a cura di) Neotarantismo , Ed. Stampa Alternativa, 2004, p. 186
13 - A. MELIS, "Il corpo nel mediterraneo" in A. Nacci (a cura
di) Neotarantismo, op. cit. p.136
14 - R. DE ANGELIS, "Ghetto pride - Graffi, corpi e suoni dai margini
della metropoli diffusa" in Neotarantismo op. cit. p.151
15 - L'ordine necessario, garantisce la libertà del cittadino attraverso
la legge.
Rompere l'ordine fissato, oltre a far scattare "Ftonos", la
legge del contrappasso, l'inevitabile punizione, immette nella regione
del disordine, della disarmonia.
Nel pensiero greco la Polis era il luogo dell'armonia, dove la legge permetteva
l'esistenza stessa della Polis e del Cosmos secondo il seguente assunto:
Laddove non v'è ordine non v'è armonia, dove non v'è
armonia non vi è vita, dove non è vita non v'è l'uomo,
dove non v'è l'uomo non v'è la polis e dove non v'è
la polis non vi è ordine.
16 - P. FUMAROLA "Della danza delle identità" op. cit.
p. 180
17 - Cfr. V. AMPOLO, Voci dell'Anima Scrittura narrazione e pratica analitica,
Besa Editore, LECCE, 2004, p.169
18 - J. HILLMAN, L'anima dei Luoghi, Rizzoli, Milano, 2004, pp. 99/100
19 - Cfr. J. JANKE'LEVITCH, La nostalgia in A. PRETE ( a cura di) Storia
di un sentimento, Cortina, Milano 1992, pp.119-176
20 - R. M. RILKE, I sonetti a Orfeo, Feltrinelli, Milano 1991, p. 111
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