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Stefano
Donno
Le finestre sul cortile, frammenti d’Italia
in 49 racconti.
Le Finestre sul cortile, frammenti d’Italia
in 49 racconti,AA.VV., a cura di Stefania Scateni, Roma, Quiritta, 2005,
pp.152
Il 2005 è
stato un anno ricchissimo da un punto di vista editoriale, di antologie.
Si può fare tranquillamente riferimento a volumi, forse più
numerosi quelli a carattere poetico rispetto alle pubblicazioni maggiormente
incentrate sulla narrativa contemporanea, come quello curato da Maurizio
Cucchi e Antonio Riccardi per i tipi di Mondadori dal titolo “Nuovissima
Poesia Italiana”, o alla “Nuova Poesia Italiana” a cura
di Franco Loi per i tipi di Einaudi, per non parlare delle due antologie
(a uscita periodica) che si possono trovare in libreria tra gli scaffali
però dedicati alle riviste, come “Best off 2005” a
cura di Antonio Pascale per i tipi della Minimum Fax o ancora “Nuovi
Argomenti” per i tipi di Mondadori. Naturalmente solo per citare
qualche sparuto esempio. Nel maggio 2005, per i tipi di Quiritta (la casa
editrice con cui stava per uscire “Con le peggiori intenzioni”
di Alessandro Piperno) di Roma, è uscita una singolare raccolta
di visioni narrative sull’Italia di oggi, a cui hanno partecipato
alcuni tra i nomi più rappresentativi dell’attuale panorama
letterario italiano. Come spiega Stefania Scateni, la curatrice del volume,
a pag. 11 : “ La “finestra sul cortile” è nata
per gioco. Gioco letterario elementare, come un compito di scuola ( “descrivi
cosa vedi dalla tua finestra”). Volevo che a rispondere fossero
gli scrittori italiani, accusati a più riprese di non essere in
grado di raccontare la realtà. Allora mi sono detta: cominciamo
da capo, chiediamo loro di descrivere, raccontare qualcosa di semplice,
familiare, banale, come il rettangolo di mondo che quotidianamente entra
dentro la propria casa da una finestra. E’ nata così una
rubrica settimanale che ho pubblicato ogni giovedì su Orizzonti
– le pagine culturali dell’Unità che curo dal 2001
– nell’arco di un anno e mezzo. Avevo lasciato agli scrittori
la libertà di interpretare la domanda: potevano rispondere in senso
letterale o metaforico. Potevano descrivere il loro orizzonte, la loro
finestra reale, oppure lasciare libera e aperta la fantasia alla suggestione,
l’evocazione, l’introspezione. Come vedrete leggendo questo
libro, hanno quasi tutti preso “il tema” alla lettera.”
Ma un’ulteriore precisazione d’intenti, circa le linee programmatico-editoriali
di un volume come quello di cui ci stiamo occupando in questa sede, viene
data a pag. 15, da Giulio Ferroni, che si è occupato dell’introduzione
: “ Strumento ed emblema del rapporto tra l’interno e l’esterno,
la finestra può avere un valore tutto particolare per gli scrittori,
almeno per quelli (e sono inevitabilmente i più numerosi) che passano
gran parte del loro tempo scrivendo o leggendo (anche soltanto per le
necessarie pause visive) al riquadro della finestra, grande o piccolo
che esso sia, spiraglio, abbaino, vetrata, sfiorando le poche tracce,
certo ridotte e limitate, del mondo esterno che vi si disegna: mondo parziale,
campo visivo fisso, che fa da specchio alle tracce del mondo vasto e illimitato
che la scrittura cerca di catturare dentro di sé”. Al di
là delle critiche varie ed eventuali, sulla scelta di alcuni autori
e sull’esclusione di altri, sembra che per tutta l’antologia
si respiri un’aria diversa, rispetto ad operazioni editoriali di
simile natura, il più delle volte costituenti una sbrilluccicante
vetrina più per i curatori che per i partecipanti stessi. Forse
per l’incapacità di esprimere dei contenuti di un certo tenore,
e creare un terreno di discussione uniforme per tutta una raccolta? Potrebbe
essere questo un’elemento che in ultima analisi, favorirebbe l’esigua
vendita delle antologie? Certamente il lettore, si trova più a
suo agio nello scorrere dall’inizio alla fine le pagine di libri
come un “Nova Express” di William Burroughs, o un “Perceber”
di Leonardo Colombati, nel sentirsi partecipe di una storia, fosse anche
la descrizione della distruzione atomica del mondo, piuttosto che leggere
un susseguirsi di racconti, o poesie a seconda dei casi, trovare le notizie
sugli autori a fine volume, e quant’altro … perdendo il filo
del discorso, smarrendosi, talvolta dimenticando la strada del ritorno.
Mi piacerebbe un giorno sapere se il popolo di lettori delle antologie
in Italia, sia abbastanza numeroso o c’è ancora posto per
gli amanti del genere, o se perfino si tratti di una categoria appena
nascente. Per non parlare poi della strana asimmetricità risiedente
nel fatto che per la maggior parte dei casi, nelle antologie, difficilmente
si può trovare un discreto apparato critico, sugli autori e sui
loro percorsi, tanto che spesso ci si deve affidare alle recensioni delle
testate, e costruirsi così un breviario critico, fai da te. Mi
si potrebbe obiettare la mancanza di spazi, di tempo, o addirittura di
spazio-tempo! Sarà pure così, ma stento a crederci. Inoltre,
altro aspetto assolutamente non marginale, e penso possa dipendere dalle
timide risposte del mercato, esiste una vera e propria anomalia genomatica
per quel che concerne le antologie, nel creare appuntamenti periodici,
di scannering costante, e a lungo termine. Per dirla con franchezza, manca
la forza di continuare progetti editoriali di questo tipo, a scadenza
annuale. Spero vivamente di sbagliarmi! Le finestre sul cortile, potrebbe
in un certo senso, raccogliere riscontri più che positivi, sia
di pubblico che di critica. In primo luogo perché gli autori presenti
si sono misurati con dimensioni della realtà che appartengono certamente
a ciascuno di noi. Non è una questione da liquidare semplicisticamente
nel gesto di guardare al di là di una finestra. Quanti di voi,
non si sono trovati almeno una volta, nel guardare di sfuggita, quello
che accade in altre realtà, domestiche, cittadine, alle quali si
può accedere solo che attraverso le finestre stesse, se momentaneamente
si è dislocati al di fuori di certi contesti. Talvolta basta sentire
urlare in mezzo alla strada, per provare un imminente e impellente desiderio
di vedere quel che accade fuori. A qualcuno sarà pur capitato di
assistere ad un bacio dato con passione, ad uno schiaffo tirato con rabbia,
ad un liberarsi leggero della biancheria intima, diventando spettatori
inconsapevoli, di frames di vita quotidiana, compartecipandone, sentendosi
meno soli, e presenti attivamente in altre dimensioni. Ad esempio, parlo
da semplice lettore, quest’antologia mi ha tenuto morbosamente inchiodato
tra le sue pagine. Viene quasi ad essere solleticata quella parte guardonesca,
senza malizia ovviamente, che in un modo o nell’altro ci spinge
a chiederci cosa si cela al di là di una finestra. E’ il
desiderio presente in ognuno di noi, di essere fruitore di storie, anche
se di pochi istanti, che riguardano l’intrecciarsi di corpi, di
vincoli normativi, etici, che controllano quei corpi tra le quattro mura
di una casa o per caso lungo la via in cui noi abitiamo. Sono pagine che
descrivono le paranoie di ogni giorno, quelle che ti fanno sentire oggetto
di studio dal tuo vicino di casa, che ti fanno precipitare lungo i pendii
scoscesi e ripidi di tic giornalieri, o di incontri all’apparenza
insignificanti, ma che per un sorriso ti risolvono la giornata. 49 racconti
come tante piccole istantanee, che difficilmente si possono dimenticare.
Sono d’accordo! Ricominciamo da zero. Pensiamo a parlare di quello
che abbiamo attorno, proprio come ci aveva insegnato il buon vecchio Wittgentein,
quando diceva che sono proprio gli oggetti a noi più vicini, quelli
di cui in primis ci dobbiamo occupare. Ed è bene allora che si
riparta dalle maledette/benedette 24 ore che giorno dopo giorno, settimana
dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, ci raccontano, ci fanno
piangere, gioire, entusiasmare. Un lavoro ben fatto quello realizzato
da Stefania Scateni, con quest’antologia! Un libro che vale la pena
leggere, anche perché forse aprirà la strada finalmente
ai contenuti nelle antologie! O meglio ci auguriamo che costituisca l’antecedente,
per futuri progetti editoriali, che diano maggiori strumenti per conoscere,
apprezzare o odiare la realtà in cui ci troviamo a vivere! Bisogna
pur cominciare da qualche parte …
Hanno
aderito all’iniziativa:
Roberto Alajmo,
Tullio Avoledo, Eraldo Baldini, Silvia Ballestra, Guido Barbujani, Carlo
Bordini, Davide Bregola, Daniele Brolli, Romolo Bulgaro, Giuseppe Caliceti,
Rossana Campo, Rocco Carbone, Massimo Parlotto, Emidio Clementi, Vincenzo
Consolo, Diego De Silva, Francesco Dezio, Andrea Di Consoli, Valerio Evangelisti,
Elena Ferrante, Marcello Fois, Lisa Ginzburg, Carlo Lucarelli, Salvatore
Mannuzzu, Marco Maugeri, Giuseppe Montesano, Giulia Niccolai, Aldo Nove,
Tommaso Ottonieri, Enrico Palandri, Roberto Parpaglioni, Sergio Pent,
Romana Petri, Sandra Petrignani, Francesco Piccolo, Oreste Pivetta, Antonio
Prete, Lidia Ravera, Ermanno Rea, Livio Romano, Marco Salvia, Francesca
Sanvitale, Beppe Sebaste, Elena Stancanelli, Younis Tawfik, Emanuele Trevi,
Valeria Vigano, Gian Mario Villalta, Lello Voce. |