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Luciano
Pagano Abbiamo raggiunto la Babette Factory
nelle persone di Nicola Lagioia e Francesco Longo, disponibili a farsi
portavoce di alcuni quesiti agli altri scrittori del gruppo. Ecco come
ci hanno risposto 1 sulle testate giornalistiche e sui blog si discute dello stato in cui versa il romanzo in lingua italiana, molto spesso l'anamnesi sul romanzo sfocia in un'anamnesi sul romanziere, in sostanza c'è chi dice che il tempo dei Calvino e dei Pasolini sia passato, credete che ciò sia anche dovuto ai mutamenti avvenuti nel mondo dell'editoria? FL Azzardo un'ipotesi. Il male del romanzo oggi non ha come cura un ritorno a Pasolini o Calvino. Credo anzi che attorno alle loro figure siano cresciute le forze centrifughe che hanno allontanato dal romanzo: i 'pasoliniani' hanno trascurato il romanzo per una scrittura di impegno sociale; i 'calviniani' hanno prediletto lo stile della pagina (della frase o del paragrafo), rinunciando (o perdendo di vista) l'ampiezza della struttura che fa scrivere un romanzo vero. NL Forse con gli anni Ottanta e Novanta il romanzo ha cominciato a riprendersi quello che gli anni Settanta (dagli esperimenti dell'oulipo in giù) avevano creduto di strappargli, soprattutto il concetto di storytelling. Una sorta di ritorno al figurativo che però sia consapevole delle precedenti spinte centrifughe. Credo che più che l'editoria il problema è: dove sta andando il mondo. I salutari (quando lo erano) disordini degli anni Sessanta e Settanta sono stati soppiantati da un inquietante, scintillante desiderio di ordo ad unum a cui il genere romanzo non può rimanere insensibile. Ecco perché da "I fiori blu" o (al contrario) da "Petrolio" si passa poi a opere come "Underworld". 2 Ti viene in mente il nome di un autore degli anni '60-'70 che meriterebbe più attenzione? FL Mi vengono in mente solo singoli
romanzi, non autori. 3 la 'predisposizione al lavoro di gruppo' è un elemento necessario nel bagaglio di strumenti di un narratore (non solo in fase di scrittura), che cosa vuol dire per voi 'condivisione'? FL La letteratura è sempre
esistita grazie agli autori singoli, ma penso anche che Omero è
il primo scrittore collettivo della storia. Condivisione vuol dire rinunciare
a qualcosa per un fine che spesso non è neanche a portata di vista. 4 Una domanda per il prossimo futuro: la stesura di "2005 dopo Cristo" vi ha impegnati, se non erro, per circa due anni, il nome "Babette Factory" legherà indissolubilmente Lagioia-Raimo-Pacifico-Longo, oppure la Factory, potrà accogliere altri nomi, magari dalla 'crew' di Minimum Fax? FL Indissolubilità è
una delle mie parole preferite, ma Babette Factory non ha ancora ricevuto
nessun sacramento. Siamo al fidanzamento: è tutto possibile. 5 Esiste un racconto dei Wu Ming, intitolato "Benvenuti a 'sti frocioni", dove tra le altre cose si raccontano le peripezie, questo forse è il termine più eufemistico, cui si incappa quando l'industria vuole appropriarsi di un prodotto intellettuale (in quel caso "Q"), se qualcuno vi proponesse di trarre un film da "2005 dopo Cristo" quali sono le 2 cose da cui non dovrebbe prescindere per rendere una versione il più possibile aderente a quanto da voi scritto? FL Il finale dei personaggi deve
restare tragico. Dovrebbe essere un film con un forte senso del sacro. 6 L'autore collettivo "Babette Factory" da quali autori si sente più influenzato e per chi, invece, non vorrebbe mai essere scambiato? FL Andiamo d'accordo su DeLillo,
certo Foster Wallace, Roth. 7 Infine, per tornare all'oggi,
ai temi del vostro romanzo ed in particolare al protagonista, dopo l'approvazione
della legge sulla riforma della giustizia, c'è qualcosa che vi
sentireste di suggerire a Raul Cabrini? |
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