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Luciano Pagano
"IN UN TEMPO ANDATO CON BIGLIETTO DI RITORNO"
di Enrico Pietrangeli
IN UN TEMPO ANDATO CON BIGLIETTO DI
RITORNO, Enrico Pietrangeli, PROPOSTE EDITORIALI, ISBN 88-87431-45-0,
Pagine: 212 Prezzo: 9 Euro, Management: Valeria Borgia INFOLINE: 3200228959
“Esistono anche storie normali” è
la frase che apre questa recensione. Che cosa vuol dire? Vuol dire che
di fronte al dibattito attuale che si è lentamente consumato con
l’avvicinamento dell’estate scorsa, dibattito che tasta il
polso della temperatura di cui gode la letteratura italiana, secondo me
si può fare un passo indietro mantenendo la posizione in avanti.
Mi viene in mente il secondo romanzo di Nicola Lagioia, “Occidente
per principianti”, dove l’approfondimento del passato di Rodolfo
Valentino è il pretesto per creare una notizia che faccia passare
i lettori indenni attraverso l’estate, lo scandalo dell’estate,
ecco perché per spiegare la lettura di questo romanzo faccio un
passo indietro all’articolo su ‘Restaurazione’ di Antonio
Moresco, con la speranza che gli interventi (interessantissimi) che si
stanno moltiplicando con l’avvicendarsi dell’estate non costituiscano
un’ondata, ma, per l’appunto, i prodromi di un dibattito costruttivo,
in tal senso l’ultimo intervento di Giulio Mozzi pubblicato su Vibrisse
risulta ‘orientativo’. Il lettore è pienamente autorizzato
a chiedersi che cosa c’entri tutto ciò con Enrico Pietrangeli
e con il suo romanzo, ebbene, nell’intervento citato (quello di
Moresco) si faceva cenno all’azione di librai ed editori indipendenti.
Enrico Pietrangeli ha pubblicato con uno di questi, “Proposte editoriali”,
che si propone come supporto degli autori esordienti con azioni di editing
e agenzia letteraria, oltre che di edizione e di diffusione del periodico
“Tam Tam”. Ho scritto “esistono anche storie normali”.
Questo romanzo è ambientato, come suggerisce il titolo, in due
tempi, che corrispondo idealmente all’”andata” e al
“ritorno” di un viaggio. Il viaggio in questione è
costituito da un nostalgico viaggio attraverso il ricordo, le vicende
narrate si situano verso la fine degli anni ’70, sono i tempi del
Primo Festival di Poesia di Castel Porziano, quello dove prendono parte
anche Dario Bellezza e Cesare Viviani, insieme a poeti come Allen Ginsberg
e Evtušenko. Quelle che vengono raccontate sono per l’appunto
le storie di quattro ragazzi normali, Lorenzo, Walter, Giorgio e Lucia,
la cui vita passa tra happening di quel genere, prime esperienze lisergiche
a base di lsd oppure di fumo in arrivo dritto dritto dall’India,
portato in Italia da uno degli amici, il primo che ha compiuto questo
lunghissimo viaggio alla ricerca di se stesso, di qualche vestito di seta
e di qualcosa di buono da fumare per trascorrere i pomeriggi cortissimi,
che per l’appunto, tra qualcosa da bere e qualcosa da ingerire si
trasformano velocemente in serate e nottate passate a sentire gli amici
che suonano cover improvvisate con chitarre e bongo, non mancano nemmeno
i chilom che passano da una mano all’altra. L’atmosfera malinconica
sottende questo quadro, siamo alle soglie degli anni ’80, i protagonisti
di questo romanzo vivono le loro esperienze di riflesso, ascoltano musica
progressiva grazie a qualcuno che è stato all’estero ed è
tornato con la borsa piena di vinili dai titoli impronunciabili allora,
ma che oggi suonano come pietre miliari nella storia della musica, dai
King Crimson, ai Police, a seconda dell’atmosfera che va dal paesino
dove Lorenzo si rifugia in visita dal padre appena divorziato, alla piazza
di Firenze dove incontra Francesca, madre di una sua amica, con la quale
nasce un feeling reciproco che dura però il tempo di qualche giorno,
con l’avvicinarsi del ritorno a scuola. Il tempo cambia con i mutamenti
del costume, la legge sul divorzio, le prime televisioni che entrano nelle
case degli italiani, i viaggi in autostop, storie comuni che ancora oggi
si replicano, con modalità differenti, tra gli adolescenti, costretti
ad una vita che si svolge all’insegna del voler crescere e del voler
appropriarsi di tutto, della vita degli adulti in particolare, senza però
mettere in gioco la propria responsabilità, mascherando il desiderio
di non volersi assumere questo carico con l’incomprensione di genitori
distanti; emblematica a riguardo una scena verso la fine del romanzo,
i ragazzi sono tutti a scuola in assemblea, si sta discutendo dell’ennesimo
corteo, ad un certo punto uno dei ragazzi chiede chi è che ha preso
i contatti con gli operai per i quali si sta manifestando, un breve ma
simbolico silenzio serpeggia nell’assemblea. La storia di quel periodo
è vista così, in transito, fa da sfondo una Roma topica,
Ponte Milvio, la Statua di Giordano Bruno, Ostia Lido, il festival dedicato
ai film a Massenzio, l’Isola Tiberina. Il romanzo è divertente,
giocato sull’ironia che scorre tra i protagonisti, la malinconia
prende sul finale, per colpa di alcuni avvenimenti che turberanno un equilibrio
sottile, teso tra ciò che è, ovvero la vita di adolescenti
in transito, e ciò che appare in superficie per via di stereotipi
del mondo che circonda i protagonisti, l’amore libero-la sperimentazione
delle droghe-i viaggi psichedelici. La bravura di Pietrangeli sta nel
tratteggiare i caratteri, nel fornire un ‘repertorio’ quasi
fotografico di un periodo recente della nostra storia politica e di costume,
narrando le vite di ragazzi non straordinari, che non hanno fatto nulla
di eccezionale se non condurre la propria vita, tra aspirazioni mancate,
illusioni, viaggi ed esperienze, in un paese che stava subendo una mutazione
sostanziale. |