 
Luciano
Pagano
"Ho sognato che qualcuno mi amava" l'esordio
narrativo di Maurizio Cotrona
"Ho sognato che qualcuno mi amava",
Maurizio Cotrona, Palomar, Cromosoma Y, € 12,00
Immaginate per un attimo che tutto
debba finire. Che la vita così come l'avete vissuta non vi piaccia,
immaginate di non essere più capaci di accontentarvi. Immaginate,
però, di non avere braccia e spalle troppo forti per affrontare
il cambiamento. Scegliete di vivere seguendo il vostro copione preferito,
quello che vi osserva a margine dell'inquadratura, relegati a recitare
la battuta meno significante della scena, fate finta insomma che il film
della vostra vita non sia per nulla eccitante ma che, tuttavia, voi non
siate soli. Siete anzi continuamente circondati di persone che tentano
in modo disperato di darvi il loro affetto, madri superpremurose che mi
preparerebbero di mangiare qualunque cosa pur di vedervi seduti al loro
tavolo, amici che vi scelgono per fare da pendant ad una serata
per nulla eccitante. Immaginate che tutto debba finire, un attimo prima
dell'esplosione di tutti i sensi vi è dato il modo di cogliere
un'istantanea di ciò che è stata la vostra vita, gli incroci
dei rapporti familiari e delle relazioni che avete con gli amici, veri
o presunti che siano. "Ho sognato che qualcuno mi amava" è
l'esatta descrizione di quell'attimo, nel quale tutte le costruzioni
incerte sono pronte a crollare al primo alito di vento. I personaggi sono
ragazzi, tutti più o meno coetanei, hanno finito di studiare ma
non hanno ancora trovato una loro sistemazione nel mondo del lavoro, oppure
studiano o ancora lavorano ad una fiera settimanalmente, la cornice è
la città inutile e sempre identica, una Taranto che non lascia
un solo angolo all'immaginazione di un futuro, almeno prossimo, che sia
migliore. Gli scenari sono i pub e le pizzerie che non mancano mai, come
non mancano mai le opprimenti comitive, che schiacciano e tolgono all'individualità
dei protagonisti la possibilità di esprimersi. Gabriele? Gabriele
è ingolfato nel suo corpo, il suo corpo è ingolfato nei
suoi abiti, la sua anima, forse la sua anima a forza di essere malmenata
fin da piccola da bambini e compagni di scuola (i bambini sanno essere
spietati, tutti i bambini, in potenza, sono dei figli di p*****a, con
rispetto parlando sia chiaro) è anche lei talmente ingolfata che,
quando sono passate alcune pagine dal suo volo non sappiamo se il suo
'fantasma' che sfiora i suoi amici sia un fantasma reale o un fantasma
di fantasma. Ecco, molta della bravura di Maurizio Cotrona nel tratteggiare
personaggi e situazioni sta qui, nel riuscire ad impiegare un tocco così
lieve e delicato, tale da farci confondere, per un attimo, e credere che
il fantasma sia reale e allo stesso tempo irreale, tutto si gioca su una
sfumatura lievissima che soltanto la lettura di "Ho sognato che qualcuno
mi amava" può rivelare appieno. Una scelta e un esordio che
meritano di essere seguiti. Il libro è suddiviso per capitoli,
ognuno dei capitoli mette a fuoco un personaggio, la struttura della storia
è semplice ed efficace, ma non facciamo nemmeno in tempo a focalizzare
questa semplicità che ecco ancora la stessa sensazione di spleen
fare ritorno, questa volta tramite la descrizione degli stati emotivi
di una persona che ha perduto totalmente la coscienza e giace distesa
in un letto. Ancora una volta la stessa sensazione di pittura con toni
differenti, Maurizio Cotrona descrive i sentimenti come quei pittori che
su una tela bianca scaraventano una massa indistinta e pesante di colore...bianco,
le figure che ne risultano sono rilievi, contorni, protuberanze, dossi.
Nessuno, da lontano, potrebbe avere un'idea di ciò che è
accaduto, soltanto avvicinandosi a queste storie ci accorgiamo di come
ci si può far male nel vivere la quotidianità di un'adolescenza
che ambisce a divenire maturità. Christian Raimo, in una nota che
accompagna il testo scrive che Maurizio Cotrona "riesce, nella dissolvenza
di questo tempo di transizione e smarrimento, a illuminare la complessità
della vita umana attraverso storie semplici di amore e abbandono, solitudine
e tenerezza, che descrivono l'apparente deserto affettivo contemporaneo
come l'anticamera di piccoli incendi dell'anima". E' proprio questa
zona umbratile, quella in cui vivono i personaggi creati da Maurizio Cotrona,
quella zona in cui un bacio rubato è ancora scambiato con l'atteggiamento
dei ragazzini che vogliono fare gli adulti e, mancanti di alcun riferimento,
devono incominciare da un copione, un deja vu rubato dal cinema,
dai racconti dei più grandi, meno dalle confidenze di genitori
che sembrano troppo distanti, nati non una, ma forse due generazioni prima
dei loro figli. Questa è la prima impressione, confermata nella
lettura, che si ha di questo bel libro, un esordio maturo. Che cosa accadrà
agli stessi personaggi, quando non avranno più la compassione nè
della famiglia e neppure degli amici, quale mondo li attende? Come sarà
una realtà da affrontare ad ogni costo, senza scappare via, a denti
stretti e senza cercare conferme dagli adulti? Sono convinto che Maurizio
sarà dare una risposta altrettanto adeguata anche a questo quesito,
nel frattempo, buona lettura.
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sognato che qualcuno mi amava", sito |