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Isabella Santacroce
Talexi, Dark Demonia
Mondadori, Strade Blu, 2005
L'Inferno non è mai stato così vicino!
Abbiamo cercato di tratteggiare
nello scorso numero della nostra rivista una piccola approssimazione di
percorso critico circa lo stile, il linguaggio, la simbologia di una delle
più discusse e discutibili scrittrici contemporanee italiane: Isabella
Santacroce. A dire il vero impresa non del tutto facile, sia perchè
il trend scritturale preso in considerazione è ancora troppo esiguo
sia perchè appare arduo poter dare dei punti saldi di analisi ai
lettori assidui o meno di quest'autrice, al fine di comprenderne l'estetica.
E allora tutta quella produzione che va da Fluo a Destroye a Luminal,
sino a Revolver e Dark Demonia, sarebbe oggetto o di critica superficiale
o tutt'al più di effusioni psico-empatiche il cui contenuto non
andrebbe oltre i giudizi di valore soggettivo. Sul numero 22 dell'agosto
2005 della celebre rivista Rolling Stones nella rubrica Review/ Cultura,
leggiamo una simpatica dedica a Isabella Santacroce, a firma Kiara Zocchi:
“ ( ...) Ma Isabella Santacroce, che ha un bellissimo nome, un bellissimo
rossetto, una bellissima veletta, non ha ancora messo in atto - secondo
il mio modestissimo ma estenuatissimo parere – la speranza che mi
aveva innescato sin dalla sua prima editaparola. Manca d'ironia. Come
si fa a essere così convinti? A parte ciò, le mando un grande
bacio, prima che venga a calpestarmi, con takki a spillo Pulp.”
Sarebbe stato più opportuno un riferimento colto alle Underscore
Sister di 2005 D. C. della premiata ditta Babette Factory? Quando facciamo
critica, o tentiamo di farla, proviamo innanzitutto a tener bene a mente
che l'eccessiva sinteticità o di contro, la dirompente energia
promanante da un acume critico, potrebbero risultare con un'equa distribuzione
di pro e di contro, infastidente su qualsiasi testata che si occupi di
letteratura e poesia. Ma ... esiste un Ma! Ora potrebbe anche darsi che
Isabella Santacroce rientri nel genere lettarario del Pulp, o che sia
perfettamente percepita come una cannibale, o addirittura una creatura
nata dall'universo del Trash, che possa essere Pop, Avant-Pop, o Meta-Pop,
ma di certo occorre avere tanta pazienza da dedicare alla lettura, non
solo dei suoi libri, alla metabolizzazione testuale ed eventualmente grafica,
al contesto dell'edizione insomma, alla redazione di una recensione, per
chi vuole fare questo mestiere, soprattutto come rispetto verso i lettori.
Come mai quindi tanta parsimonia quando si parla di libri? Alcune risposte
potrebbero arrivare da taluni studi sulla percezione e acquisizione dei
linguaggi e delle nuove grammatiche di qualche anno fa, alcuni nati all'interno
delle cattedre di linguistica del M.I.T e in Italia (più recentemente)
notevoli spunti di riflessione ci vengono da Stefano Cristante e Giuseppe
Granieri, dove si sosteneva che l'eccessiva sovra-produzione di immagini
nate dai mezzi di comunicazione di massa, produce una sorta di analfabetizzazione
di ritorno tra i fruitori delle stesse. Per farla breve non riusciamo
a concentrarci su più di tre quattro pagine di fila di un libro.
Cosa resterebbe da fare al critico se non ridurre all'osso, un suo intervento
a proposito di questo o quell'altro autore? Lo spettro dell'essere brevi,
concisi e d'effetto si trasforma in una sorta di imperativo categorico.
Andiamo oltre ... Dark Demonia, si presenta innanzitutto come un catalogo
d'arte: il volume sprovvisto della consueta numerazione a piè di
pagina, si costituisce di impianto testuale e iconografico, quest'ultimo
a cura di Talexi. Prima novità: Isabella Santacroce abbandona qualsiasi
legame scritturale che la colleghi in qualche modo alla realtà
(metropolitana, paranoica) e sfocia nel gotico perlomeno sul piano della
resa simbolica delle sfumature e atmosfere. Seconda novità: una
singolare capacità di costruzione sintagmatica che la porta a sperimentare
le forme di una prosa poetica. “Quest'ala d'uccello sul fianco all'altezza
dell'altra diversa e più umana m'affligge da sempre. Un arto sinistro
consueto a partir dalla spalla la mano conclude. All'opposto mancante
di tutto s'installa il piumaggio dell'ala maestosa il cui peso mi piega.
Dimoro in un luogo in cui m'hanno rinchiusa nel giorno del parto. In un
cubo serrato posto al centro dell'ottogonale castello dei mostri. Mi ha
portato qui dentro nascosta in un cesto la levatrice dalle dita di metallo.
E' stata lei a condurmi nel bosco. E' stata lei ad estrarmi dal ventre”.
Quest'ultima opera della Santacroce è un canto, proprio come i
canti della Divina Commedia di Dante, quello di un angelo partorito nell'ombra
e condannato a vivere negli oscuri gironi di un inferno, tra le anime
di maledetti da Dio e dall' uomo, per l'eternità costretti a osservare
atrocità, le cui sofferenze nemmeno potrebbero immaginarsi. “Nella
terza stanza il custode s'inclina sul cazzo del signore in stoffa. Glielo
prende in bocca e succhia. Recide il membro ingordo e sbocca. Trionfalmente
aperto da tiranti in gomma l'uomo dal cotone in faccia sborra. M'appendo
ai ganci infilando. Vagina stuprata da un braccio. E' stato il custode
a donarla a me stessa. L'ha staccata dal busto di quel povero matto. L'ha
gettata qui dentro. L'ha strappata gridando. E' un membro reciso di pezza
rigata e mi fotte. E mi fotto. E mi fotto. Mi manco rimani. Alla coppia
incestuosa ha decapitato la testa. E' arrivato con una lama lucente colpendo
più volte quei crani piccini gridando. Sono a terra abbracciati
nel sangue come due amanti sorpresi. Li amo”. Un canto di disperazione
dove il lutto non conosce fondo e la separazione non troverà giammai
una rimarginazione. Ma l'orrore comincia quando l'occhio si ferma sulle
immagini del volume. L'autore è Alessandro “Talexi”
Taini, nato a Genova nel 1973, illustratore, grafico e appassionato di
cinema. Non so sinceramente da che parte cominiciare. Da riferimenti letterari?
Se dovessimo dare dei rimandi a degli autori che hanno scandagliato le
dimensioni dell'orrore, dovremmo escludere H. P. Lovecraft, Edgar Allan
Poe e includere Stephen King e Clive Burker. Se dovessimo paragonare l'opera
di Talexi alla produzione di qualche regista contemporaneo del genere,
sicuramente non sbaglieremmo nel citare George Romero e Peter Jackson.
Naturalmente per facilitare le cose. Se siete però deboli di cuore,
allora allontanate l'idea di acquistare questo volume. La strabiliante
abilità di Talexi, nel dare vita a mutilazioni, decapitazioni,
aberrazioni di ogni tipo, dal necro-erotismo alla devastazione masochistica
della carne, rende talvolta il tutto insopportabile. Tanta dedizione alla
carne da macello, non l'avevo mai vista. Non è questione di morale
o di cattivo gusto, ma senza dubbio ci troviamo di fronte ad un salto
di paradigma nella percezione del limite narrativo dell'orrore, quello
ancestrale, che proviene da altre dimensioni. In tutto il libro è
uno scorrere senza mezzi termini di abominii, creature a cui è
negata la luce, non solo perchè osceni nel corpo, ma perchè
non più in grado di portarsi sula strada della redenzione, perchè
non la vogliono, perchè non l'hanno mai conosciuta. Creature che
hanno vissuto osservando in catene solo l'ombra della realtà, forse
una sorta di condanna alla follia, alla demenza che Altri hanno deciso
per loro. Ed ecco in rassegna la Levatrice, il Custode, la signora Corrosa,
i Bambini Immortali, l'Uomo di Stoffa, la Coppia Incestuosa. “Stanca
di un buio accecante immagina adesso che fuori che fuori c'è il
mare. T'alzi svestita per bene e camminando ti immergi. Adesso mi taglio
la gola e l'ascolto. Adesso mi taglio la lingua e la sputo. Se solo arrivassi
mi girerei un momento e di scatto. Se solo arrivassi ti colpirei all'improvviso
sul cuore. Stronzo merdoso del cazzo nessuno lo sa ma io ti ho sognato.
Strappavi quest'ala coi denti e mi liberavi. Fanculo la quiete”.
Non è un caso forse che questi due artisti si siano trovati bene
nel collaborare a questo progetto. Da parte mia, ormai l'ho preso quasi
come un obbligo morale, continuerò a esortare gli assidui frequentatori
di librerie ad acquistare le opere di Isabella Santacroce, perchè
nel bene e nel male vale la pena di tenerle in biblioteca. Forse però
in questa specifica occasione dovrò essere ancora più fermo
nel consigliarvi Dark Demonia. Non oso dire se ne vale o non ne vale la
pena. Posso solo dire, e non era un film splatter, che dopo averlo letto
e osservato con attenzione , alcuni conati di vomito non sono riuscito
a trattenerli. Compratelo. Magari a qualcuno verrà spontaneo cercare
il vero senso della vita. |