Stefano Donno
Harry G. Frankfurt, Stronzate (un saggio filosofico)

Harry G. Frankfurt, Stronzate (un saggio filosofico), Rizzoli, 2005

LECTIO

1.0 - " Vacue scemenze infestano i dibattiti televisivi, le pagine dei giornali, la politica. Eppure mancava una chiara definizione delle stronzate, del loro significato e di quanto siano nemiche della verità ben più della menzogna. Attraverso riflessioni su Wittgenstein, Pound, Sant'Agostino, questo libro rigoroso e irriverente - clamoroso bestseller negli Stati Uniti - rappresenta un primo passo in direzione di una teoria delle stronzate e una brillante analisi della cultura contemporanea".

DISPUTATIO

1.1 - Lo sappiamo tutti a cosa facciamo riferimento quando utilizziamo il morfema "stronzate" in un dato contesto o quando lo ascoltiamo perchè magari pronunciato ad es. da un parlante x.

- Ero sul balcone di casa a fumare dopo cena, la mia solita sigaretta. Ad un certo punto nel cielo scorgo una massa verde fluorescente che pulsava in maniera sincopata quasi si trattasse di materia instabile, che a tutta velocità percorreva una traiettoria nel cielo, come fosse in caduta libera, per poi un istante dopo scomparire senza alcun rumore ... nel nulla! Sicuramente avrò visto un U.F.O.! -

- Ma non dire stronzate?! Avrai sicuramente preso un abbaglio!

Lungo il percorso di molteplici tracciati biografici, che ci riguardano non solo in prima persona ma che toccano indistintamente chiunque possa essere considerato un animale sociale vivente, la presenza ontosemantica delle stronzate sgomita per affermare la sua esistenza. Chi più chi meno, una volta nella vita, ha detto una stronzata. Su tanta ovvietà, esisteva realmente la necessità di spendere del tempo a scrivere un libro come questo? A me pare una stronzata, o meglio un inutile spreco di energie! La propulsività teoretica oltreoceano deve trovarsi senza alcun dubbio in cattive acque, Noam Chomsky per il pensiero e Paolo Valesio per la poesia a parte naturalemente. Solo negli Stati Uniti un libro come questo si sarebbe potuto definire un bestseller. Harry G. Frankfurt é un chiaro esempio di assoluta inutilità editoriale!

1.2 - Chiamare il volume in questione un saggio filosofico, sarebbe inequivocabilmente un azzardo bello e buono. Lo spazio riservato al tentativo di sviluppare in maniera organica e puntuale un qualsivolgia discorso analitico sulle stronzate è inesistente. Figuriamoci se l'autore si fosse inoltrato lungo gli impervi sentieri dell'Antroposemiotica.

1.3 - Proprietà di un saggio filosofico in genere è l'analiticità, ovvero in parole povere il risultato della capacità e della messa in moto delle energie intellettive di chi lo scrive, di far seguire dalle premesse di un discorso, una serie di argomentazioni che portano attraverso il dipanarsi di un'architettura modulare massivamente semi-complessa (il ragionamento, l'analisi), ad affermazioni vere, che rispecchiano con prove adducibili e verificabili la corrispondenza alla realtà dei discorsi in esso portati avanti. Frankfurt in questo suo lavoro fallisce miseramente.

1.4 - La bibliografia essenziale di un libro come "Stronzate" é riducibile a pochi testi: Max Black, The Prevalence of Hambug, Cornell University Press, Ithaca, 1985; Fania Pascal, Wittgenstein: A Personal Memoir, in R. Rhess (a cura di), Recollection, Oxford University Press, 1984; Eric Ambler, Dirty Story, The Bodley Head, London 1967; La menzogna, in Opere di Sant'Agostino, Morale e Ascetismo cristiano, Città Nuova Editrice, Roma 2001. Addirittura scomodare Sant'Agostino e Wittgenstein per un libretto da sfogliare, non di più per carità, magari seduti comodamente ad un bar, davanti ad un buon espressino caldo.

1.5 - Manlio Sgalambro, uno dei più fini conoscitori contemporanei della filosofia tedesca dell'800, con le sue prime opere destò scandalo tra gli addetti ai lavori dell'intellighenzia accademica italiana. Etichettato da subito come il filosofo delle ore liete, da salotto! Se Frankfurt avesse anche il 15% dello spessore intellettuale, del rigore, dell'acume di Sgalambro, il suo ultimo lavoro potrebbe essere degno di attenzione. Ma scordatevi alcun turbamento o impensierimento ... giudizi di valore soggettivi?

1.6 - Troviamo inutile il tentativo di Frankfurt di trovare varie ed eventuali argomentazioni possibilmente solide e valide che scovino differenze, eterogeneità di senso, che colleghino su un piano semioteoretico i morfemi "bugie" e "stronzate". Le tautologie producono molta aria nello stomaco, e non sempre ce ne si può liberare senza imbarazzanti flautulenze (anche perchè trattasi di un libro formalmente vicino a materie escretizie! ): "Il confronto pertinente non è, tuttavia, tra dire una bugia e produrre una stronzata specifica. Simpson padre identifica l'alternativa a dire una bugia con cavarsela a forza di stronzate. Questo implica non solo la produzione di stronzate singole: implica un programma di produzione di stronzate nella misura richiesta dalla circostanza. E' qui, forse la chiave della sua preferenza. Dire una bugia è un'azione con un fine preciso. Ha lo scopo di inserire una particolare falsità in un punto specifico di un insieme o di un sistema di valori, per evitare le conseguenze generate dal fatto che quel punto sia occupato dalla verità. Questo richiede un certo grado di abilità tecnica, con la quale chi dice una bugia si sottomette alle costrizioni oggettive imposte da ciò che lui stesso considera la verità. Il bugiardo non può non preoccuparsi dei valori di verità. Per inventare qualunque bugia, deve credere di sapere che cosa è vero. E per inventare una bugia efficace, deve progettare la sua falsità lascindosi guidare da quella verità. D'altra parte, una persona che sceglie di cavarsela a forza di stronzate ha molta più libertà. La sua prospettiva è molto più panoramica invece che particolare" (pp. 49, 50).

1.7 - Le stronzate in quanto inscritte, signate come morfemi, sintagmi nominali, simboli all'interno dei multiversi delle grammatiche proprie del linguaggio, ne fanno geneticamente parte. Ma la loro esistenza è controversa. Il linguaggio costituisce o ha a che fare con la realtà, la costruisce, ordina il molteplice in comunità. Le stronzate presentano una contraddizione evidente: pur facendo parte del linguaggio, si situano subposizionalmente rispetto alla dimensione dell'ontofenomenologia o della realtà in quanto esprimibile attraverso il linguaggio. Per farla breve le stronzate implicitano l'assenza di verità. Ancora un'ovvietà!

1.8 - Se avete qualcosa di meglio da fare, non acquistate Stronzate di Harry G. Frankfurtper i tipi di Rizzoli, ma indirizzate i vostri interessi su testi come Comunicazione e Scienza Cognitiva a a cura di F. Ferretti e D. Gambarara per i tipi di Laterza, o meglio ancora Ermanno Bencivenga con il suo contributo Teoria del linguaggio e della mente per i tipi di Bollati Boringheri ... di stronzate qui, non ne troverete nemmeno una.

1.9 - Se avete qualcosa di meglio da fare, magari che non sia leggere Frankfurt o i libri sopra menzionati, se dopo sessantaquattro pagine di stronzate avete una momentanea idiosincrasia per la parola stampata, vi consiglio di visitare il sito www.LastNightsParty.com da un'idea di Merlin Bronques, per riprendervi con una buona iniezione di sano erotismo pop.

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