
Francesco Sasso
Leitmotiv
Appunti dal mio bunker
Avvertenze prima di ingurgitare.
I frammenti, a volte aforismi, qui presentati sono frutti della mia riflessione
e dello studio quotidiano e solitario su alcuni poeti e su ciò
che desidererei io realizzare. Non ho preteso sistematicità né
originalità: sono come il “puzzo ad ogni passo” o il
sudore senza valore dei miei giorni.
Cosmica della cattedrale
- Spazio infinito: corpi uguali
orbitano senza centro. Dispersi in una notte profonda, silenzio formicolante
di punti luminosi. Sogno eterno. Vuoto. La contemplazione come rimedio
alla vita.
- “Un silenzio eterno che gronda spazio”. Pullulio di stelle.
Sono sotto una volta di velluto.
- Il potere magico dell’intuizione, della capacità d’infinito;
diviso tra non credere e cercare. Schiacciato tra due eterni.
- Vita inconscia, senza alcuna forma di pensiero.
- Cerchio: simbolo della ripetizione, di moto perpetuo, senza inizio né
fine, sempre uguale a se stesso, come al di fuori del tempo.
- Intuire l’infinito.
- L’unità dell’IO è minacciata. L’uomo
è solo tra un mondo ambiguo e un Dio nascosto/assente.
- Quando il cerchio si chiude, nulla può essere cambiato.
- Cosmiche Passioni: frontiera tra l’Essere e il non-Essere.
- Nella dimensione del Nulla il cerchio si spezza.
- Disperazione di vivere senza sapere perché, di essere senza sapere
chi si è. Realtà indecifrabile.
- Rassegnazione.
- Dalla vastità delle “steppe stellari” affiorano,
come sguardo vergine, immagini a bassa frequenza.
- Torre che si innalza all’infinito, fra le stelle, da cui sondare
il mistero del Cosmo.
Disarticolare la Parola
- Pensare ad un racconto che sia
una raccolta polifonica di vite.
- Volontà di forzare la lingua, piegarla, deformarla, renderla
accondiscendente alla mia “visione”.
- Parole che si stagliano solitarie su uno sfondo butterato di stelle
fradice.
- L’uso delle interiezioni, le quali, si sa, sul piano delle funzioni
del linguaggio, attuano la funzione emotiva. Gettate in mezzo al discorso,
come scialuppe di salvataggio. Le interiezioni sgorgano tutte da un cuore
ipertrofico.
- Mille voci al crepuscolo. Nessuna di loro è la mia. La cerco.
Fino a quel giorno, nulla di mio sarà pubblicato su carta.
- Choc espressivo. Devo ribellarmi alla logica che mi circonda. Choc espressivo.
Choc espressivo
- Bisogna estendere il confine della lingua.
- Il nome proprio fa di un essere anonimo una persona, lo coagula nella
sua unicità.
- In poesia, usare il personale ELLA, privandolo com’è della
sua specifica funzionale anaforizzante, quella cioè di rinviare
a persona già definita. Il pronome verrà da me utilizzato
per indicare l’Altra semplicemente, senza proprietà contingenti,
quasi una Pura Essenza.
- Bisogna creare dei CHIMISMI verbali che soddisfino l’urgenza di
un’espressione immediata.
- Usare arcaismi, interiezioni, prestiti da altre lingue e neologismi
concorrono tutti a dare al lessico di un poeta quel calore che lo contraddistingue.
È il poeta che percepisce unitariamente, elementi distanti. Alchimista
alla Rimbaud, ma con un occhio alla modernità. Da alchimista a
chimico.
- Nella lingua quelle libertà ch’è proibito prendersi
nella vita.
- Aggredire il significato per sospingerlo (o reprimerlo) verso una erotizzazione
della Parola.
- Non somma di Parole, ma combinazione di Parole.
- Scovare lessici speciali, con conseguenti effetti di plurilinguismo,
che estenda il territorio del codice lirico.
- La forma è molto. Cercare forme d’espressione conforme
al mio pensiero. Un vocabolario personale, secondo le mie leggi intime
ed universali.
- Provare ad usare un lessico tecnico-scientifico (es. medico), sperimentare
l’effetto. Oppure un lessico commerciale (per una visione commerciale
del rapporto a due, da cui fuggire); o lessico mitico-liturgico.
- Dalla tradizione poetica: GIGLIO E ROSA. Il giglio è simbolo
di purezza d’innocenza; la rosa è corpo di donna (vedi Mallarme)
o, per sineddoche, sesso femminile, con la conseguente perdita della connotazione
del giglio. La simbologia floreale si riempie di dominante valenza erotica.
- La letteratura è anche lotta con le Parole. Scegliere nel vastissimo
patrimonio lessicale di una lingua. Si deve far ciò per esprimere
al meglio il proprio universo. Bisogna inventarsi una lingua.
- La resa della Parola, che è poi la resa dell’artista, perché
inadeguata, incapace di riflettere, di dire, la cosa qual è la
cosa.
- La Poesia si inchina alle ragioni del vissuto.
Estradato dalla vita
- L’Io soffre della gratuità del proprio essere contingente
rispetto all’eterno Tutto, smarrito e impotente di fronte al perché
delle cose e senza fiducia in sé. Sempre in anticipo o in ritardo
rispetto ad un presente che non si sa cogliere. Il presente non ha la
leggerezza e la trasparenza di quel che non è ancora, o di ciò
che non è più.
- Il desiderio è sete. Corpo e anima in simbiosi.
- Un Io multiplo: non più entità ben definita, esso è
invece successione, pluralità di Io, diversi se non opposti, ignoratisi
l’un l’altro nel flusso inarrestabile del divenire.
- Cielo grigio, pluvioso, Baudelairiano, meta del fumo delle fabbriche.
E se ad esso lo sguardo si leva a cercare Qualcuno, solo risponde il silenzio.
Cielo lontano, disabilitato. Di notte le stelle danno spettacolo.
- Occhi incolti, capaci, secchi, scostanti. Labbra che stuzzicano ma non
soddisfano. Busto come edera, percorso da brividi. Gambe che sfiancano.
Mani che ovunque frugano, che dissetano, che sezionano. Tempo di lasciare.
Trecce da disfare e rifare. Vertigini d’oro e di lucente cristallo:
presagio di naufragio.
- Ciclo eterno d’albe e tramonti, indifferenti all’esistenza
dell’uomo.
- Sogno sdoppiato: tra realtà e sogno. Sogno fuori tempo; tempo
immemore, prima della storia e della civiltà.
- Tu vivi da autoctono su questa Terra?
- Il destino è sulla soglia. Il sangue della perduta innocenza.
- La notte è la vita: cariche di nascoste minacce.
- La nebbia: quel velo tra l’Io e le cose.
- L’uomo bloccato dal proprio Infinito, prigioniero della propria
dimora.
- Occhi che esprimono l’ideale: un lampo ed è subito Menzogna.
- Un sogno, che la vita ha spezzato, riaffiora per poco come un’onda
di rimpianto.
- NULLA: la circonferenza tutta terrena e ingannevole del mondo ci nasconde
il vuoto dell’esistenza.
- Modesta, sei in equilibrio instabile tra lievi baci impazienti, prima
di fonderti, di scioglierti, in Amore.
- Ardore ripagato, onda di ritorno della Voluttà.
- Un Poeta innamorato, sorta di fauno della città.
- Spesso in Amore. Per l’uno, l’esperienza amorosa è
rigeneratrice, totalizzante; per l’altro, dallo sguardo spergiuro,
un’esperienza effimera, che non si riverbera neanche sul viso.
- Quell’occhio marcio, più di una pena nella carne feconda,
strappa l’anima nel buio e nel silenzio.
- Il gran dilemma che la vita risolverà nella morte.
- Il grido: scia di dolore che segue una persona in fuga da se stessa.
- Senza i condizionamenti del passato e le ipoteche sul futuro, la vita
scorre finalmente nella dimensione del buon Nulla, viene a sovrapporsi
alla non-vita. Il Tutto-Nulla. La luna ne è il simbolo, con la
sua calma, il silenzio, l’oblio, la bianchezza, la purezza, la sterilità
come il suicidio, il grado zero della vita.
- Il vento ha una vita sua, un’anima. Pronto ad irritarsi, a minacciare;
salvo poi accarezzare la pelle umida dell’incompreso.
- Le nuvole nere: naufragi di luna piena che le attraversa quale imbarcazione
senza più alberi e lontana dal porto. Oppure è la luna che
cavalca le nuvole?
- La VERITA’: seduzione IN ABSENTIA, che non nasce cioè dall’incontro
vero, ma da improvvise quanto fuggevoli apparizioni, oppure da segni obliqui.
- Dieci lunghissimi secondi di VERTIGINE, di TRANCE, durante il quale
l’IO vede sfilare davanti a sé le innumerevoli notti a venire,
in un clima di sfida. E la tentazione dell’ASSOLUTO. |