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Luciano
Pagano
Partiamo da una considerazione,
quotidianamente siamo informati dai mezzi di comunicazione di tutto ciò
che accade nei teatri di guerra del contemporaneo, luoghi dove si combattono
conflitti, dove la religione assume un ruolo determinante. La religione
in questi casi viene investita di un ruolo che non le compete, la religione
è infatti devozione, ritualità del quotidiano, re-ligo attaccamento
alle cose, fede; la guerra è invece conflitto armato di interessi
politici ed economici; oggi, questi conflitti, sono lontani dall’Europa,
o quanto meno possiamo dire che in Europa non vengono combattuti conflitti
armati su larga scala tra gruppi religiosi differenti. 500 anni fa non
era così. 1527, il romanzo di Andrea Moneti, è ambientato
a Roma negli anni che precedono e seguono immediatamente il 6 maggio del
1527. In esso viene narrata, sullo sfondo delle vicende storiche, la storia
personale di Heinrich, capitano d’armi teutone. Può essere
detto subito e a scanso di equivoci - anche perché 1527, pubblicato
nell’aprile del 2005, ha abbondantemente fatto messe di premi letterari
e lettori – può essere detto e senza nulla togliere alla
godibilità di un testo scorrevole e allo stesso tempo avvicente,
il fulcro della narrazione è nello scontro di rapporti di potere
differenti. I compagni d’armi di Heinrich sono gli stessi che lo
osservano ogni giorno, che lo hanno accompagnato in tutte le battaglie,
nelle sconfitte e nelle vittorie; gli stessi, al riparo, grazie alla stima
del loro capitano, lo terranno sotto controllo per tutto il corso della
narrazione, tendendogli trappole, seminando il suo percorso di accidenti,
arrivando perfino a creare occasioni nelle quali Heinrich potrà
morire da un momento all’altro. Perché? Lo stratagemma narrativo,
che si rivelerà poi incipit e allo stesso tempo soluzione dell’enigma,
è uno scritto di Heinrich – è bene non specificare
la natura dello scritto affinché non venga rovinato l’effetto
di sorpresa della lettura – in questo scritto sono rivelati i sentimenti
del capitano nei confronti del suo operato, della religione e del conflitto
personale tra individuo e potere, tra dovere di rispettare gli ordini
e possibilità di lasciare spazio alla proprio meditazione interiore,
gli anni sono quelli più crudi della Riforma, la prospettiva è
differente da quella di un altro romanzo ambientato nello stesso periodo,
Q di Luther Blissett, differente perché il periodo abbracciato
oltre ad essere delimitato, racchiude anche un minor numero di personaggi. "Ognuno di noi può rinascere.
Se lo vuole". Interessante è vedere come la lettura di 1527, assieme alla bella storia raccontata, stimoli dal torpore il lettore, dal sonno di una ragione provocato dalla lettura di complotti fumosi che quando ci va bene affondano le proprie radici a qualche millenio prima di Cristo, e di dietrologie del neorevisionismo televisivo, che mastica la storia per espellerne immagini da schermo al plasma. La storia non sono loro. |
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