IL MATTO (inferno minore) di Claudia Ruggeri

Rossano Astremo
Nuovi Argomenti nell’inferno di Claudia Ruggeri

 

Otto anni sono passati dal “folle volo” che ha portato via per sempre una delle voci più originali della poesia salentina del Novecento. Claudia Ruggeri, morta suicida all’età di 29 anni, lanciandosi nel vuoto dal balcone della sua casa leccese, è autrice di un unico poemetto edito, Inferno minore, pubblicato per intero sul numero 39-40 del dicembre 1996 del giornale di poesia L’Incantiere, diretto da Walter Vergallo, di un poema inedito Pagine del travaso e di altre poesie sparse, anch’esse inedite. A distanza di molti anni, Nuovi Argomenti, la rivista fondata da Moravia e Carocci nel 1953, nell’ultimo numero dedica ampio spazio a Claudia Ruggeri, con una riflessione dal titolo “La ragazza dal cappello rosso” di Mario Desiati, scrittore martinese, redattore della rivista romana, e con una sezione di testi della stessa autrice . Non si può negare un certo rammarico per il disinteresse della nostra critica accademica, la quale non è ancora andata oltre gli studi relativi a Vittorio Bodini, morto nel 1970, del quale in questi giorni si celebra il novantesimo anno della sua nascita. Negli ultimi trent’anni di buona poesia sotto le nostre mani ne è passata (quella di Salvatore Toma, Antonio Verri, Ercole Ugo D’Andrea e la stessa Ruggeri, appunto). Una laconica giustificazione può attribuirsi alla complessità della poesia di Claudia Ruggeri. Scrive Desiati: “Sono poesie che mescolano la tradizione letteraria italiana più antica con le regole della poesia simbolista, rimandi e citazioni bibliche, l’opera di Dante, il lessico della taroccologia (il matto, la torre) si alternano a una partitura testuale moderna dove svetta il registro teatrale. Le poesie sono spesso a più voci una ripresa di un tema non nuovo nella letteratura italiana (si pensi alle Fughe di Saba), ma certamente affrontato con grande originalità e irruenza. Altra nota importante nella poesia della Ruggeri sono il ritorno continuo e circolare di versi e citazioni in più di una sua poesia, come ad esempio la citazione “contaminata” di Giona “crescono ricini presso ninive/ ecco, vedi, come sviene” che torna più volte in “Inferno Minore” e nell’inedito “Napoli l’ebbi strana”.
Eccone, allora, un breve assaggio, presente in Nuovi Argomenti, tratto dall’Inferno minore, poemetto dedicato a Franco Fortini, poeta stimato dalla Ruggeri, ma lontano anni luce dalla poesia neobarocca della stessa: “ormai la carta si fa tutta parlare, / ora che è senza meta e pare un caso / la sacca così premuta e fra i colori / così per forza dèsta, bianca; bianca / da respirare profondo in tanta fissazione / di contorni ò spensierato ò grande / inaugurato, amo la festa che porti lontano / amo la tua continua consegna mondana amo / l’idem perduto, la tua destinazione/ umana; amo le tue cadute / ben che siano finte, passeggere /e fino che tu saprai dentro i castelli, i giardini / fiorire, altro splendore sai, altra memoria, /altro si splende si strega, si ride, si tira / la tenda e libero si mescola alle carte.” Questo è il il Matto II (morte in allegoria) uno dei testi che strutturano l’Inferno minore. Un poetare tutto sciolto dagli schemi il suo, opera folgorante nella sua novità, che richiede una particolare attenzione da parte del lettore, ma che ammalia, s’inarca, t’imprigiona nella sua spirale di sensi “forti”, folgoranti anche nelle sue proiezioni profetiche: “Del Traghettatore: e volli / il “folle volo” cieca sicura tutta / Volli la fine delle streghe volli // Il chiarore di chi ha gettato gli arnesi / Di memoria di chi sfilò il suo manto / poggiò per sempre il Libro…”. Questo testo, l’ultimo presente nella selezione per Nuovi Argomenti, che annunzia profeticamente il tragico destino della Ruggeri, si trova in Pagine del Travaso. Sempre Desiati: “Pagine del travaso sono invece dieci cartelle fitte di poesia. Si tratta di una raccolta caotica e in fieri con una struttura molto sperimentale. È il risultato del periodo più difficile e schizofrenico della vita di Claudia Ruggeri al quale si aggiungono le tante poesie rimaste sui suoi taccuini e quaderni quando non era più in grado di scrivere a macchina. La sua calligrafia era diventata sempre più piccola e incomprensibile. I suoi diari e taccuini si erano riempiti di disegni e preghiere. Le sue poesie subivano decine di variazioni, riscritte continuamente in una calligrafia rimpicciolita come se il peso di un male gravasse sempre di più. I quaderni più prossimi alla sua morte si presentano difficilmente interpretabili, ma contengono nuove varianti alle sue poesie e altri testi di grande valore.” Il primo passo verso la rivalutazione della poesia di Claudia Ruggeri è stato compiuto. La poetessa delle meraviglia potrà, ora, avere il pubblico di lettori che merita, sperando di avere al più presto un’edizione critica che raccolga l’intera sua opera edita e soprattutto inedita.

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