Luciano
Pagano
3 segnalazioni: Oronzo Liuzzi, Manila Benedetto,
Davide D'Elia

Segnaliamo 3 libri di poesia usciti
di recente, CHAT_POESIE, di Oronzo Liuzzi, (Edizioni
SpazioIkonos), Pelle Sporca, di Manila Benedetto (Besa Editrice) e
Al di là dell'apparenza di Davide D'Elia (Libroitaliano).
Oronzo Liuzzi collabora da tempo con musicaos.it, in una sua intervista,
comparsa nel numero scorso ci parla del suo modo di intendere l'arte e
la scrittura, qualche verso di Chat_Poesie era comparso in anticipo sul
questo sito. Ebbene, Liuzzi conferma con questo suo testo che la poesia
per lui è un gioco, un gioco serio grazie al quale si possono comunicare
pensieri profondi e toccanti, sempre restando in bilico sul filo dello
'scherzo'. Queste parole non devono essere travisate, il gioco di cui
parliamo è il gioco della forma, l'autore ha infatti attraversato
negli ultimi anni diverse forme di poesia visiva, pervadendo i suoi versi
di un carattere amichevolmente ammonitorio, critico nei confronti della
società ma sempre lasciando uno spiraglio aperto per il respiro
della speranza (L'albero della vita, Portofranco). Il suo risultato poetico
dove queste caratteristiche trovano secondo me un equilibrio più
attento è "Nuvole di gomma" (Edizioni Riccardi, 2001).
Se nelle sue raccolte precedenti poteva presentarsi un apparente corto
circuito visivo/allusivo, in CHAT_POESIE la costruzione è completa,
il linguaggio di questo libro è un linguaggio devastato dalle incursioni
magmatiche di tutto ciò che ci circonda, le canzoni, la televisione,
le chat, i pensieri, la massime, la filosofia. E' come se l'autore si
fosse in sostanza messo da parte per lasciare libero sfogo all'espressione
dell'etere, mantenendo tuttavia alta una soglia di attenzione per fare
in modo che il non-senso dei miscugli di linguaggi possa essere riconducibile
ad un quid poetico. Un bel libro, impreziosito da un segno grafico
originale che Oronzo Liuzzi (il quale è anche pittore, non dimentichiamolo)
ha tracciato su ogni copertina.

Manila Benedetto appartiene a pieno titolo ad una nuova generazione di
autori, quelli nati dopo l'inizio degli anni '80, alcuni dei quali hanno
formulato una scrittura totalmente nuova, trasformando un'apparente irriverenza
in stile e riuscendo a rendere, nella materia del loro discorso poetico,
l'estrema urgenza del loro dire. Abbiamo già parlato del suo racconto,
comparso nel volume "La notte dei blogger" (Einaudi Stilelibero).
La domanda molto retorica che voglio farvi è: Princess Proserpina
è Manila Benedetto? Anticipo che a me piace lo stile di tutte e
due (anche se poi si tratta della stessa persona). Per descrivere questa
raccolta mi piace utilizzare il titolo di un libello di Baudelaire, il
mio cuore messo a nudo. C'è tutto, c'è il cinismo allegro
e irriverente cui siamo abituati leggendo il suo blog, c'è la passione
viscerale e verbale che anima la sua scrittura, sempre sincera. Questo
è anche il primo Poet Bar dove irrompe, grazie a quest'autrice,
la prosa; mi piace leggere ciò come sintomo del fatto che le nuove
generazioni di scrittori hanno compiuto un salto ragionato nella
volontà di mescolare gli stili, ridefinire le coordinate, mescolare
le carte, cercare strade differenti, a volte anche l'inconsueto, se proposto
in serie, può risultare scontato. Non è il caso di questa
scrittura, dove ogni sezione è ponderata. Questa è la prima
tappa (editoriale) del percorso poetico di Manila Benedetto, mi piace
pensare che questo libro costituisca anche la risposta ad una domanda
"i blogger sono personaggi costruiti, sono soltanto maschere d'autore?",
no, in questi versi non ci sono bugie. Ha ragione Lello Voce,
quando definisce ancora turbinosa la cifra stilistica di quest'autrice,
quelli

che lo stesso definisce lapilli, siamo certi, diverranno fiumi
di lava. "Al di là dell'apparenza" è l'ultimo
libro di cui ci occupiamo in queste brevi segnalazioni, è l'esordio
poetico di Davide D'Elia, giovane leccese che vive e lavora a Bari, pubblicato
con Libroitaliano. Se l'esordire, posta la convinzione che si possieda
una certa volontà di farsi ascoltare e tradurre il mondo in scrittura
- dicevo - se esordire è difficile, esordire con un libro di versi
è doppiamente difficile. Molto spesso un'opera d'esordio rischia
di risultare un colpo andato a vuoto per ragioni che non hanno nulla a
che vedere con la scrittura. Ma quali sono gli effetti che cerca un esordiente?
La poesia è ricerca, quindi, con una prima raccolta ci si può
subito chiedere dove questa ricerca sia stata indirizzata, quali luoghi
si siano scandagliati. Davide D'Elia si occupa, principalmente, dell'universo
interiore, degli stati d'animo, i suoi, e lo fa con un tono colloquiale,
recuperando un parlare medio, non scontato. La premessa maggiore è
contenuta nella brevissima introduzione che l'autore stesso scrive, i
suoi sono punti di vista, esperienze che non vogliono suggerire verità.
Le verità poetiche con le quali si confronta questo primo esperimento
sono, soprattutto, il disincanto che si prova di fronte alla bellezza
e il desiderio di esprimerlo. Il verso di D'Elia non è ascrivibile
ad una tradizione in particolare, nè c'è tra i componimenti
un'omogeneità, che va trovata tutta nella voce narrante. In 'Visione',
ad esempio, il tema iniziale è l'esatta trasposizione del dantesco
tanto gentile e tanto onesta pare, in un 'Quando ti vidi camminare
tra la gente/ebbi l'impressione d'averti già veduta'. Il parallelo
è rischioso, l'esito è sincero. Le poesie di D'Elia si spendono
tra amore espresso e amore 'ragionato', dolore sentito e dolore 'mascherato',
"i pensieri d'amore mai espressi e l'agire mai agito" di cui
parla lo stesso autore. Il discorso è così delineato e la
scelta di sè come argomento unitario e mai eccedente fa di questo
esordio un testo interessante. Ciò che ci aspettiamo, fiduciosi,
, da quest'autore, è il passaggio ulteriore, quello della consapevolezza
di questo sè-descritto. |