Angelo Petrelli
Mario Desiati, Le luci gialle della contraerea

Mario Desiati, Le luci gialle delle contraerea, LietoColle

 

Le luci gialle della contraerea di Mario Desiati ( poeta, narratore e critico ) più che altro ottimo narratore neppure quando è notte (peQuod, 2003) docet, o almeno così pensavo. Un gran libro questo di Desiati per compostezza ed efficacia, per la movenze veramente poetiche, la cosa più importante e significativa di una poesia che funziona, con questo suo incastro inevitabilmente ed interno alla luminosa tradizione poetica lirica italiana. Gli elementi della quotidianità urbana primeggiano in questa raccolta, nella loro latitudine bassa ed etica, forse azzardatamente vicina all’epos o solo antitetica al dramma, sovrastata alle volte dall’imponenza del cielo distante ed intangibile, di un cielo senza Dio, di tutto ciò che è distacco, sentimento, forma spiccata d’umanità. In questa dimensione le luci gialle della contraerea prendono forma, queste “luci artificiali” sono la continua rarefatta presenza di una lotta umana, della guerra che si avvicina per poi dissolversi, per poi tornare con i piedi per terra nel vivere le piccole cose, quasi frugali, povere, di un’alta povertà; questo è il rimando più evidente ed affascinante alla “tradizione”. In questa atmosfera inevitabilmente l’ideologia fa capolino, fa sentire la sua presenza, in questo suo meccanicismo fatto di coincidenze e numeri (la linea del Tram con la t maiuscola, uno dei personaggio principali della narrazione poetica, e gli anni 80 etichettati nel decennio) come inoltre la storia dimenticata o mai conosciuta, la forma del ricordo, non proprio poesia memoriale, ma della memoria mancata, della storia che si sarebbe voluta vivere. Non credo ci sia molto da disquisire sul verso che Desiati ci propone velatamente intimo nel suo rapportarsi al reale, fisiologico, significativo nello sguardo, probabilmente verso che non cerca, ma in definitiva trova, raggiungendo il centro del poetico nella sua “elementarità” nella sua definizione dell’oggetto che diviene punto focale d’esistere lirico, fatto anche e sovente di parole “sgraziate” o non musicali. La bravura di Desiati sta proprio nell’apparente spontaneità della sua scrittura nel rapporto tra realtà e logica descrittiva della coscienza.

Claudia è soffice con il viso pallido del chiaro d'uovo./ S'impossessava dello spazio alla fermata/ oscillando sulle gambe lunghe, con le dita che sanno/ di tabacco, occhi freddi come compresse effervescenti/il collo che sale come ortica e i capelli che scendono/come la barba del papavero, profumata di gelo/ i seni ingombranti sotto il giubbotto come incubatrici/ le riaffiorano some residuo di civiltà babelica/ è l'altro rosso dell'implosione, forma inopponibile/ è l'incastro, il barbaglio della retromarcia/ Rita Hayworth, frenetica che annuncia il finale./

La prova poetica di Desiati contenuta in Le luci gialle della contraerea, insieme ai testi presenti nell’antologia Nuovissima poesia italiana(Oscar Mondatori) e ad altre pubblicazioni minori, credo siano solo gli inizi poetici di una brillantissima carriera.

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