Angelo Petrelli
Ilaria Seclì, D'indolenti dipendenze

Ilaria Seclì, D'indolenti dipendenze, Besa Editrice, Poet Bar 9/5, pag. 64, € 5

 

D’indolenti dipendenze è il titolo dell’importante e notevole esordio editoriale della giovane poetessa salentina Ilaria Seclì. Una selezione, quasi un poemetto per unità testuale e strutturale, che raccoglie in poco più di sessanta pagine le composizioni più significative di un decennio di scrittura della produzione poetica della Seclì. Testo introdotto da una sentita prefazione articolata in un testo acritico, sentimentale, per meglio dire una riflessione sulla parola firmata Giovanni Lindo Ferretti storica icona e voce della musica punk italiana degli anni ottanta e novanta leader degli ex CSI a loro volta ex CCCP, ecc ecc. La postfazione che chiude il testo è del critico e poeta Michelangelo Zizzi il quale esprime con la consueta efficacia la sua originale idea sulla poetica della giovane parabitana definendo questa come poesia della “lussuria mistica” riferendosi, a mio avviso, a quell’erotismo “da postura” letteraria, io credo, sicuramente efficacissimo e pulsionale, di certo spontaneo, che si muove nel testo e definisce questo desiderio irreparabile e cannibale del sentire al femminile. Ed appunto partendo da ciò possiamo parlare in questo caso a maggior ragione di una poesia materica, veramente essenziale, concettualmente poco speculativa, incentrata sulla rievocazione ed il distacco da figure quali la terra natia, l’immagine della madre, descrizione della fisiologia e dell’anatomia del sentimento, il contrasto incessante tra materia ed eterno; contrasto nel quale sono evidenti i riferimenti alla poesia di Dylan Thomas, “l’ultimo maledetto” emozionante e sacrale cantore anche dell’eros. Poesia questa della Seclì vicina per certi versi a quella dell’ultimo Bodini. Unica pecca da me riscontrata ed opinabilissima, anche se solo in alcuni testi evidente, è la costruzione sonora spesso fini troppo “geometrica” e regolare, scelta e ricercata, ragionevole, ma allo stesso tempo colpevole causa di una perdita d’atmosfera, troppo disposta ad un gioco delle parti superfluo; ciò non significa che questa poesia sia priva di una tecnica esatta e riuscita, anzi tutt’altro, ma questa spesso eccede in ciò che è puro mero esercizio di stile (o di non stile) e in una compostezza reiterata, che va proprio a reprime ed autopunire l’affascinante e sorprendente voce poetica audace e fiera dell’autrice.

NOVEMBRE DEL SUD - Come la consolazione asfissiante che mi prende la gola/ quando straniera/ sento precipitarmi il viso/ dal suono delle campane del posto/ sulle cosce di mia madre./ O di domenica le voci/ che percorrono i cortili come gatti funambolici/ che seguono e ancheggiano al nulla./ O cipolle pronte all’amplesso rossosangue/ toreri quotidianamente immolati sull’altare/ della subalternità./ O le madonne sospese e costrette/ all’angolo a far pregare/ o le altre culo vispo a soddisfare./ O la voce della bambina indiana/ o del piccione/ o la forchetta/ o del canto di messa./ E l’asciugamano ad asciugare/ o il crisantemo per domani/ ad aspettare./

Questa mia breve recensione è un invito alla lettura, alla riflessione, forse non siamo tanto privi di talenti in questo buio buco salentino, cosa che scrivo e dico da tempo come molti altri fanno, anche sin troppo banalmente, giovani autori che continueranno certamente a crescere e ad esprimere, e mi dispiace leggere solo due nomi da accostare “ed accostabili” per qualità scritturale, nel panoramica degli under trenta salentini a quello della Seclì ovviamente, che ci viene proposta nella storicizzante chiosa che conclude la postfazione de “D’indolenti dipendenze” da parte del dottissimo e dotatissimo scrittore ed amico Michelangelo Zizzi.

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