Davide D'Elia
"Celle" di Luciano Pagano

 

Se c’è qualcosa che rende un testo entusiasmante, è l’interesse che esso provoca nell’interlocutore che s’appresta alla lettura; per questo motivo Celle – romanzo scritto da Luciano Pagano – è un testo degno dell’attenzione più totale.
Intenso e serrato é il ritmo che dipana la successione d’ogni evento, grazie soprattutto alla sensibilità dell’autore, pienamente palesata nelle descrizioni forbite e quasi interamente dischiuse sugli stati d’animo dell’Io protagonista – da cui si dispiega il nucleo vitale del testo - vittima ed effetto d’intense ossessioni. Tali descrizioni paiono tese ad incentrare l’attenzione, oltre che sullo stato dell’individuo, anche sul riflesso che gli ambienti circostanti e compartecipi provocano sulle manifestazioni dell’animo umano quand’esso e raso alle suggestioni più endemiche della psiche.
Modici eventi, magistralmente descritti nella loro interezza, sono la riprova – a mio modestissimo avviso - che un testo non è rilevante per la ricerca d’un quadro esteso e variegato dei luoghi in cui le vicende si susseguono, quanto per l’abilità narrativa e suggestiva dell’autore, quando questi riesce a descrivere ineccepibilmente il contenuto saliente del racconto e ad immergersi, allo stesso modo, nelle atmosfere recondite che intende descrivere attraverso una minuziosità molecolare parimenti incentrata sui particolari salienti dello scritto.
Tutto ciò, se preso in considerazione relativamente al romanzo di cui si parla, sfocia in una particolareggiata abilità linguistica, non solo con riferimento oggettivo, ma anche, ed in particolare, relativamente alla figura principale del romanzo, laddove l’autore riesce a compenetrarsi totalmente nel modo di esprimersi forgiatamene specifico del personaggio descritto, conseguentemente allo status vivendi, alle circostanze ed agli stati d’animo cui esso interagisce.
Il testo si distingue per il linguaggio adottato dall’entità protagonista, teso a sottolineare la natura evanescente ed universale della stessa, e proiettare i lettori in un mondo parallelo, una dimensione trascendentale ed onirica, caratterizzata da un linguaggio profetico e premonitore; un modo di scrivere per alcuni versi strutturalmente ellittico, ma ricco allo stesso tempo, tenuto in tensione dalla figura impersonale ed universale dell’Io, quand’essa è intesa e delineata nell’accezione di un’entità dotata di personalità e volontà propria, resa complessa, distorta e variegata dall’avvicendarsi della totalità dei personaggi ai quali essa “appartiene”, laddove tale termine venga estensivamente considerato con riferimento al rapporto interattivo con tutta l’umanità.
Protagonista del romanzo è l’ineffabile – quanto mai imprevedibile – Io rivelatore, inteso come plasmatore dell’umana volontà, dotato di volere proprio, vittima e carnefice d’una sorta di rapporto di dipendenza–onniscienza-onnipotenza con la natura umana: “Vi conosco perché ho dovuto imparare uno ad uno tutti i nomi che avete dato alle cose. Mi è toccato in sorte il mutamento. Ma conosco la perdita. La conosco ed adesso è leggero a cercarvi. Trovarvi” o ancora “Conosco la vostra abitudine di aspettare in modo disordinato il futuro che accada. Conosco la vostra ignoranza. Temete l’impossibile con desiderio. Puntuale si verifica una falla. Uno dei vostri progetti sembra non termini mai. Allora cambiate nome alle cose una due mille volte. Vi conosco per questo”.
Ben vengano, mai come in quest’epoca dal nichilismo sfrenato e ridondante, romanzi dallo stile acuto e introspettivo, scritti che abbiano la capacità di scavare, interpretare e narrare dal profondo della psiche, e che facciano affiorare ciò che di pulsante v’è di più sopito in fondo all’anima, oramai strozzata e malcelata da sibilline immagini riflesse ed ogni sorta di iconoclastia propria del materialismo ascetico e sfrenato in cui viviamo.
Anticamera delle umane manie, in Celle e come se l’autore volesse condensare l’attenzione sulle nostre debolezze, sui nostri limiti e le nostre false certezze; e come se tentasse di guardare con occhio critico l’esistenza, ponendo un accento sibillino laddove si concretizzano le nostre sicurezze, nel luogo in cui si materializza la nostra individualità e si forgia l’interazione sociale. Celle è la parafrasi delle nostre schiavitù, un interrogativo per la coscienza, un libro aperto sulle enigmatiche barriere che sovrastano la nostra specie.

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