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Luciano
Pagano
“Il Merda (Visione)” da Petrolio di Pier
Paolo Pasolini. Appunti da appunti.

[71e] Lingua dell’inconscio costruita sulla schisi, estetica
e rivoluzione della merda. La Giustezza, l’adeguamento al primo
modello, quello della ripugnanza. I due Dei renderanno Carlo ‘consapevole’
della Visione.
Gli individui aderenti al modello sono silenti, “la parola è
divenuta una parola di pura presenza fisica e mimica”, gli individui
siffatti sono epifanie. La Visione che coglie Carlo nei pressi del Colosseo
si svolge all’incrocio tra via Tor Pignattara e la via Casilina.
Muraglioni di un acquedotto lontani, case nuove in costruzione, cortili
e case costruite a mano dai propri abitanti. Sfasamento nella visione,
sbavatura che fa intravedere per un attimo la plebe di cenci e più
si stabilizza sulla visione odierna, ‘tutti sembrano usciti da un
negozio per abbigliamento’. La visione del girone Bruttezza/Ripugnanza,
Blue Jeans/Maglietta “Er culo de fora”.
Nel [71f] la visione del ‘rattoppato’, finto
‘povero’, con i pantaloni a zampa e “impeccabile strettezza
dei pantaloni alla vita” altrettanto “impeccabile larghezza
sotto le ginocchia”. Con un gusto “anarchico e scandaloso
almeno quanto legalitario e codificato”. L’elemento isolato
e rappresentato in questo girone è il Conformismo. I poveri non
hanno raggiunto l’uguaglianza sociale lottando, è stato loro
concesso di conformarsi ai ricchi nell’apparenza.
La Visione è profetica, e strettamente attuale nel suo ripresentarsi.
L’innalzamento di soglia del livello della tecnologia, nei paesi
industrializzati, cresce e in proporzione aumentano i benefici che gli
individui/modelli possono trarne in beneficio per vita quotidiana, tuttavia
l’innalzamento della soglia di povertà e l’aumento
delle famiglie e dei singoli che vivono al di sotto di questa soglia è
un dato di fatto. Sono dati di fatto, oggi, l’arresto della crescita,
la carenza di investimenti pubblici nella ricerca, la carenza di posti
di lavoro, la crescita enorme di pensieri in qualità e densità.
Il lavoro, supervisivo e globale, poteva essere inteso come una necessità,
lavorare e spendere per lavorare di più e spendere di più,
smarrire la propria identità e le proprie aspirazioni nella ‘ciclosi’
del lavoro. Oggi non basta lavorare perché la sottrazione del tempo
dell’uomo, destinata al tempo della produzione non è più
sufficiente, se

n’è smarrito il senso. Il Merda e Cinzia sono “sempre
strettamente allacciati”, e ancora “tenacemente abbracciati”,
si tengono insieme. Si sostengono.
[71g] Nei gironi precedenti un elemento significava un
modello. In questo è assente un modello di riferimento, l’unico
modello al quale si può far riferimento in assenza di una storia
è la salute, manca anche questo riferimento, in mancanza di un
modello qualsiasi la visione è visione d’insania, malattia
mentale, disperazione, apatia. Privatizzazione degli ospedali, privatizzazione
della sicurezza e privatizzazione delle carceri, ma ‘riconversione
delle ex strutture manicomiali”. Il matto, il folle, il nevrotico,
lo schizo, sono improduttivi, sono peggiori dei malati che quanto meno
alimentano un indotto farmaceutico e paramedico. La nevrosi è improduttività
allo stato viscerale, non se ne può ricavare nulla, nemmeno Visione.
Non c’è quindi la possibilità di essere felici del
poco, il povero non può accontentarsi del nulla.
[71h] I colori della Visione decrescono in tonalità,
mantenendosi accesi, in un tempo sospeso indiscernibile, la stagione è
una “tarda primavera o un caldo inverno”.
“Il Merda e la sua mecca” giungono ad un semaforo, nemmeno
in questo caso i due si slacciano dalla presa. Questa volta il Modello
è addirittura fuori del suo tabernacolo, è una sorta di
santo laico che sta predicando ai suoi apostoli. Il “Culto della
sua imitazione”, il verbo dell’abiura, “certo di avere
tutto il futuro dalla sua parte”.
Nella Visione si mescolano elemento religioso (fintamente reale, atteggiamento
posticcio) e sessuofobia, ‘froci’, nella visione profetica
Pasolini esprime una constatazione amara e rassegnata. Questi che oggi
predicano il falso amore, il falso verbo, continueranno a comandare facendo
piazza pulita, sostenuti dalla povertà, dalla credulità,
dalla capacità affabulatrice del reale costituito. “La pietra
giace sulla

strada rovesciata”, il richiamo al Vangelo, alla predicazione, agli
Atti come esegesi del verbo che non è il verbo, il rovesciamento
del falso nel vero.
[71i-71l] Questi due paragrafi sono dedicati al Perbenismo
Borghese e alla Dignità Borghese. Il primo è ostentazione
di superiorità sufficiente. La seconda è consapevolezza
di superiorità. Il perbenismo può essere un atteggiamento
di simulazione anche non propriamente borghese. Perché esso è
finzione. La dignità, invece, passa per il rifiuto di tutto ciò
che è ostentazione superficiale, è abiura della comune ostentazione,
è profondità del disprezzo. Essa sfocia nella poiesi di
un ‘rango’. Il rango si esprime trasfondendo la propria esistenza
in esistenza militare. Con la differenza che il militare non è
più il povero che viene inviato come carne da macello sul fronte
ma è, per l’appunto, il borghese arricchito che deve consolidare
il suo ‘rango’, molto più simile, nell’estrazione/intenzione,
ad un giovane delle SS.
Ancora oggi, come negli anni ’70, la maggior parte dei giovani che
decide di intraprendere una carriera militare proviene dal sud, la maggior
parte di coloro che sono andati in missione prima dei vent’anni,
non hanno subito (alcuni sì) grossi traumi, il termine del servizio
di leva, il servizio civile. Il militare come professione responsabile
e ben retribuita. Il futuro vedrà la presenza di un unico o la
coesistenza di quattro o cinque eserciti, privati, guidati da interessi
economici e al di fuori dell’ONU? Le aspirazioni del singolo sono
smarrite, quand’anche fosse costruito un automa intelligente in
grado di combattere dovrà sempre esserci un soldato al comando.
Un robot, infatti, non può subire un processo delle responsabilità.
Carne da macello.
[71m-71n] Il codice della vigliaccheria ed il codice
della tolleranza. La tolleranza infruttuosa e senza dialogo che è
tolleranza del costume, dell’ipocrisia. La vigliaccheria e l’accettazione
sottomessa dell’esistente così come viene allestito giorno
dopo giorno. Anche il modello della tolleranza predica il suo verbo a
persone smaniose non di sapere ma ‘essere’, tollerare tutto
senza darsi spiegazioni, vivere nel proprio guscio senza uscirne, adorare
l’Uovo. I colori di questa visione sono più accesi, dai rossi
(amaranto, scarlatto, porpora, rosato) si procede verso l’arancione.
Ci stiamo avvicinando alla luce? Nell’edizione di Petrolio, nella
pagina che precede l’inizio del romanzo che ‘non comincia’
è riportato un appunto preparatorio, un elenco di opere, tra cui
“Dante ultimi canti del purgatorio” e “De Sade 120

giornate [progetto]”. Nietzsche, descrivendo il suo “Al di
là del bene e del male” scriveva che chi avesse letto lo
Zarathustra avrebbe trovato nell’opera seguente gli stessi pensieri
espressi senza utilizzare i mezzi propri della poesia. Qualcosa del genere
accade affiancando ‘Petrolio’ a ‘Salò o le 120
giornate di Sodoma’. L’utilizzo del mito nella descrizione
della decadenza e dell’ipocrisia del Palazzo. Un paragone con esiti
e intenzioni diverse: il Satyricon di Fellini, un’opera dalla realizzazione
monumentale. Fellini, che in fatto di ‘ricostruzioni’ scenografiche
onnicomprensive è stato un maestro, avrebbe secondo me filmato
una resa più aderente all’immaginifico pasoliniano, più
di Pasolini, che ad esempio in ‘Uccellacci e Uccellini’ o
in ‘Teorema’ resta fedele ad un dettato realistico. Chi non
si ricorda invece di De Filippo inseguito da un donnone gigante sul viale
di un notturno romano?
“Il Merda avanza” [71o] “cammina lemme
lemme”, attraverso il girone dove il modello incarnato è
l’amore-libero, la sua ostentazione narcisistica, e dove il ‘pistolino’,
‘cetrioletto’, ‘zucchina’ e le palle come ‘patatine’,
affiorano da pantaloni sempre troppo stretti, un contenimento. Questa
forma di ostentazione è mutuata dal periodo precedente a questo,
gli anni “non ancora conclusi della secolare miseria sottoproletaria”.
Sottoproletariato e Interclassismo sono gli elementi che contraddistinguono
la critica di Pier Paolo Pasolini al mondo che verrà, a distanza
di (quasi) trenta anni dalla sua morte la crisi di quei modelli ha accelerato
il volgersi della situazione nei paraggi della Visione del Merda, non
più “Il Merda: (La visione)”. La distanza tra classe
politica e base è acuita, trent’anni di televisione al nostro
risveglio si sono rivelati essere trent’anni di propaganda, i lavoratori
non vengono presi in considerazione proprio oggi che la mobilitazione
di grandi masse di persone, per motivi legati all’espressione libera
delle proprie opinioni, è divenuta una realtà tangibile,
oggi che la cultura si traduce anche in forme non ideologiche di estrinsecazione.

[71p] Pier Paolo Pasolini era consapevole del fatto che il potere
si esprime attraverso una lingua (conscia, inconscia o subliminale) che
è la lingua del potere, attraversando le parole, immagini, segni.
Nel XIII Paragrafo della Visione fanno la loro comparsa le donne e, concomitante
ma non in relazione causale, scompaiono gli elementi di bruttezza e ripugnanza.
Le donne sono in blue-jeans, “quelle che non hanno i blue-jeans
hanno una gonna così corta (i due Dei hanno il pudore linguistico
di non nominarla col suo nome corrente […]”.
L’omologazione, l’annientamento e la conseguente adesione
passano attraverso le parole, come il potere attraverso i corpi (saint
Michel). L’omologazione è solo uno degli indici della mentalità
moderna.
[71q, 71r, 71s] Le ragazze spigliate “non sono
più di chiesa”, “l’ignoranza del Vaticano è
stata per secoli il modello dell’ignoranza del popolo”, un’ignoranza
fatta di praticità, oltre il pragmatismo americano, “ebbene,
finito il Vaticano, è rimasta la sua ignoranza, in cui, a causa
del suo praticismo totalmente irreligioso, è facile per il modello
dello Spirito Laico, dal suo tabernacolo, insinuare il verbo dell’edonismo
e del materialismo di carattere americano o comunque tipico dell’intera
nuova civiltà”.
Il distacco dallo spirito del Vaticano, nella famiglia, viene salutato
come segno del benessere e sua ostentazione, laddove la morale di un tempo
predicava una certa accondiscendenza/esaltazione dell’afflizione
nella miseria, il matrimonio laico invece esprime socialmente il benessere.
Incombe tuttavia un’immagine del passato, le case con gli orticelli,
Pasolini trasfigura il paesaggio romano Fuori Porta, caratteristico per
gli stravolgimenti subiti in quegli anni.
[71t][71u][71v] Il Merda non tradisce la fatica che prova
nel sostenere Cinzia con il braccio, si è deterso il sudore e finge
sorrisi, quella stretta è irrinunciabile. E’ la volta del
Modello del Conformismo, per la seconda volta Pasolini sottolinea l’impermeabilità
del sesso femminile nell’accezione dei Modelli, il maschio è
disordinato, la donna sistema e recepisce facilmente, per un insito pragmatismo,
i modelli. La donna è vas d’elezione.
[71z][72a][72b][72c][72d][72e] Xx xxxxxxx xxxx’xxxxx
Xx Xxxx Xxxxx xx xXXxx XxxxXXxxx X XX x XX xxxxx Xx X X xxxxxxxx xxx xxxxxxxxx
x xx, xxxxx xxxx xx xx xxx xxx X xxxx xxx xxx xxx x Bolgie xxxxxx! X x
x xx x-x-x forse non sarà domani xxxx Xxx xx x Xxxxxx xvedrai vedraixxx
xxxX xx XX xxx xxx xxxxxx xxxx x xx xxxxxx non so dirti come e quando
xxxxx xxx x x x xxxx Sono una cosa Sola con due Facce xxxxxxxx xxxxxx
xx? Xx xxxxxxx! x xx’xxxx x ‘Ricce!’ xxxxxxx x, xxx,
xxx? Xxxxx x’xx xxx’x, xxxxxXxxx,xxx!
[72f][72g][73][74] “Ai politici non gliene importa
niente dei poveri; agli intellettuali non gliene importa niente dei giovani”.
Questa verità è terrificante. E quest’altra lo è
ancora di più, il mondo è totalmente parlabile, tutta la
realtà potrebbe essere oggetto di un eloquio costante, e le parole
che sono emesse attraverso la mediazione di modelli sono “applicazione
meccanica di una verbalità”. “L’illusione è
quella di conoscere, e quindi parlare, tutto il mondo”.

Il mondo vero divenne favola, il dialetto pure ne è investito:
“grigio e puramente informativo, rimodellato sulla lingua”.
Il Merda crolla, i richiami alla Commedia di Dante, dalla nota di passaggio
gironi/bolgie, si fanno più evidenti, è il momento di una
turbinosa ascensione di Carlo, durante la quale pensa la sua visione e
vive tre agnizioni fondamentali. Il carro sul quale è stato trasportato
fin dall’inizio raggiunge lo Zenit della sua ascensione, in un punto
dal quale può abbracciare tutta Roma con lo sguardo, “la
sua forma era quella – anch’essa inequivocabile – di
un’immensa Croce Uncinata”.
Carlo tornerà in sé, si avvierà verso casa per imbattersi
nella scena finale della Visione, un simulacro recante una ‘misteriosa’
iscrizione, possibile ‘epigrafe di tutta intera la presente opera
(‘monumentum’ per eccellenza). Petrolio. L’opera va
letta con urgenza, la stessa nella quale venne meditata. Imbocchiamo via
C. Colombo e partendo dall’Euresi giungiamo ad Ostia.
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