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Domenico
Cara
ORONZO LIUZZI: etica del nuovo epigramma
Oronzo Liuzzi "CHAT_POESIE"
Edizioni Spazioikonos, Bari, 2004
L’élan
comico svolge, nell’area del consumo poetico-visuale di questo genere
di poesia, uno slancio assai attiguo all’immagine (e al senso) dell’epigramma.
Ci sono nei testi, anzi nell’iconografia, istanze in parte combuste,
in parte costruite su una morfologia in versi e quasi in anti-versi, elementi
di assenza esplicita ed implicita all’insieme sofferente, bende
geometriche per la salute del ductus e della visione. Contano molto i
gorghi in cui la parola si annuncia clamorosa con un maiuscoletto, alcune
volte concepito in grassetto tipografico, le parentesi e i punti che diffondono
ciò che ancora non è stato scritto, i seni verticali, l’uso
sia pur rarefatto di un codice informatico, teso ed espresso per osservare
l’ironia che Oronzo Liuzzi comunica alla medesima libertà
di una scrittura che inizia la sua pronuncia come divertissement non convenzionale,
contratto, scomposto. Inoltre il clima del dialogo prospetta un possibile
theatrum di voci e di icone referenziali. Nel flusso degli interrogativi
e delle sequenze vocali, ed in altri fermenti grafici, si addiziona la
verve contestativa, su ciò che si ascolta nel mondo comune come
discorso mozzo, citazione duplicata, commento del vivere e morire, di
un po’ opaco e un po’ drammatico (e, ovviamente, parodico).
Così la poesia civile si rappresenta, non soltanto sfiorata dalla
diversificazione canonica ma opposta al suo abituale gradimento (e maniera).
Tutti i ritagli della parola sono ripresi dall’eco o dai suo tic
strategici, per essere ricomposti in una globale combine che tesse una
ragione di essere, tra azioni e sensi che la sostituiscono, in formulazione
multimediale, in accorto collage interlocutivo e per movimenti informali,
non aggiogati all’interiorità o a logica psichica. Nella
stessa simulazione
(di reato) la funzionalità comunicativa è attiva, reagisce
per farsi riorganizzata, severa, linguisticamente fiabesca; si alza verso
un suo cielo, in un en plen air elegante se non maestoso o manifestato
per la protesta. Gli stessi deragliamenti illuminano su un cosmo epigrammatico,
in più punti allusivo, in un dire alfabetizzato e diverso, le cose
della quotidianità, le cronache-eventi attuali, come didascalie
tese, raccontate per balbettii e per dubbio fòmite sullo spessore
di lessici dei nostri anni, in una struttura stanca che qui diventa oasi
alquanto falsata, campo minato e mimetico dell’espressione adottata
e finto-elitaria:… ricordati che siamo testimoni/ di un mondo
fortemente/ frantumato,/ e,/ fatto,/di,/ pregiudizi,/ intolleranze,/ di,/
separatismi,/ di,…(p.10, CHAT_VOCE_ICONA). Le diverse cifre
del tema CHAT vivono in simbiosi con la serie di riflessioni a impatto
umano, che di tanto in tanto, sulla pagina, risucchia l’armamento
e l’aggiornamento iconografico delle poesie che rimettono in questione
casi e fantasmi dell’infermità mediatica, dello stesso diario
morfologico di Liuzzi, il cui punto di partenza potrebbe essere corpus
di una modalità post-sperimentale. In effetti si carica di significati
etici e civili, di situazioni conflittuali brucianti, che accrescono il
dissidio non il gioco della dissoluzione del dire e del non dire o l’ondata
monca della definizione imprecisa o a cognizione elettronica. L’esteriorità
vezzosa resta – nel percorso riflessivo – in inquieto equilibrio
fra il dettato amaro delle contingenze e la pigiata solfa ( e sigla) di
provocazioni, di trasgressioni grammaticali aperte. E questo è
un dono di una ricerca emotiva e socio-culturale prepotente (strategie
d’urto, ritmi necessari, lenti, ipotizzazioni espunte da topoi risaputi,
in cruda verticalità), invasa peraltro da non tenui ricordi, legami
turbinosi con la memoria, e una molteplicità raggiunta per intarsi
scritti al computer. Poesia nuda, quindi, operativa, dialettica, ostentatamente
allegorica, che balza dalle deviazioni delle illusionistiche teorie dell’idillio,
non per avere lo stesso nome, ma per le metamorfiche sorprese in cui l’intero
frammento si estende come un amore incerto e la temeraria vita.
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