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Luciano
Pagano
Dizionario anfibio
considerazioni su “Vita felice di un
pesce rosso” di Nicolangelo Barletti
Vita felice di un pesce rosso, Nicolangelo
Barletti, pp. 375, Manni Editori, 2004, postfazione di Donato Valli
1.
Nicola Pagano, uno dei protagonisti di questo romanzo, viene colto nel
suo momento di limpida agnizione di ciò che è stata la sua
vita, e così Marco, e così Claudia. Le situazioni si presentano
con ironia, senza troppi sorrisi, tutto viene visto in modo fotografico,
le descrizioni sono precise e istantanee. Il computer gioca un ruolo interessante
in questo romanzo, ridotto a puro elettrodomestico necessario al lavoro
e al lavorio, ognuno ha a che fare con la sua tastiera, vuoi di un portatile,
vuoi di un desktop oppure di una cassa all’interno di un supermercato.
Le chat sono ‘noiose’, utilizzate per riempire il tempo libero
sottratto alla monotonia dei giorni. Nicola ha compiuto un percorso, fino
al momento della narrazione presente, che lo ha visto passare da Potere
Operaio alla direzione di ‘Trend’, un ‘cesso patinato’
è l’espressione ricorrente, dove si occupa di decretare il
successo o l’insuccesso di lavori teatrali tramite i suoi articoli.
Nel mezzo di queste parentesi un episodico passaggio nell’Università,
vissuto abulicamente e senza un reale attaccamento per la docenza. Marco
è un ballerino, anzi, un danzatore, proveniente dagli ambienti
della sperimentazione, dei quali un bel giorno si stufa, accettando la
proposta fattagli da un politicante, il quale gli assicura una partecipazione
come comprimario ad uno spettacolo con diretta su canale cinque: il rientro
di un notissimo ballerino russo. A queste due vicende s’intreccia
(nella vita e nella chat) la storia di Claudia, inseguita e inseguitrice,
figlia di uno strozzino che ricicla il denaro per conto della mafia. I
personaggi di Barletti sono colti tra Lecce, Milano, Roma, sfuggono continuamente
alle loro responsabilità, chiusi in quella età di mezzo
collocabile tra la fine degli studi universitari e l’ingresso nel
mondo degli adulti, e finiscono ognuno con la propria insoddisfazione,
anche affettiva che ad esempio in Claudia si traduce nella continua masturbazione.
Sono tutti e tre in debole contrasto con una famiglia troppo presente,
troppo pressante, troppo ‘salentina’, con l’attaccamento
alla festa patronale, ad esempio, che viene descritta (come lo sono tutte
le descrizioni di ambienti e materiali in questo romanzo) con minuzia
ed esattezza dello sguardo, uno sguardo che comprende il tutto dal particolare,
alternando la prima persona all’io narrante e mescolando i piani
temporali in un arco che comprende una trentina d’anni.
La narrazione diviene racconto dell’impossibilità di reggere
il peso delle situazioni con maturità. Ad un flashback sul passato
corrisponde un episodio presente, oppure una serie di flashback ad incastro
l’uno subito conseguente del successivo. Una stanza, il monitor
di un computer oppure lo schermo fluorescente di un portatile, la solitudine,
il silenzio della riflessione, divengono barometro dell’ansia, misura
familiare che contrasta con l’abisso, nella fattispecie il saper
affrontare degnamente la vita, senza vie di scampo.
2. Ma torniamo allo sguardo dell’autore, che in effetti è
più protagonista dei personaggi contenuti nel romanzo. Questo sguardo
infatti si sposta da una scena all’altra, spaziando tra i piani
del tempo, senza fissarsi sull’inconscio o sulle situazioni degli
stessi. Accade il contrario quando il personaggio di turno è faccia
a faccia con lo schermo di un computer. La macchina diventa l’unico
specchio riconoscibile della coscienza dei personaggi che, invece, conservano
nella loro quotidianità un congruo grado di mutevolezza. La stessa
disinvoltura e mutevolezza ha l’Autore nel farci passare da una
situazione temporale all’altra, con brevi ‘label’ temporali
poste all’inizio dei paragrafi. Bisogna tenere precisi a mente quali
sono i ‘caratteri’ dei personaggi che sono stati costruiti,
così soltanto li si può seguire per tutto il corso della
narrazione, la narrazione viene data per ‘assaggi’, a poco
a poco delineando un quadro. Rintracciando la linea della vicenda come
somma dei piani che si intersecano scopriamo che il padre di Claudia nascondeva
un traffico di denaro e riciclaggio, e più avanti invece scopriamo
che il tutto era stato orchestrato a monte da…..Questo è
soltanto uno dei percorsi che vengono tracciati da Barletti all’interno
di quest’opera.
Sembrerebbe strano parlare di ‘romanzo di formazione’ per
l’opera di un poco più che sessantenne autore, alla sua prima
prova narrativa che allo stesso tempo è di così ampio respiro
(più di trecentosessanta pagine), tuttavia l’impressione
che si ha è proprio questa; per essere più precisi un romanzo
di (in)formazione. Il lettore è informato di quanto è accaduto
nel passato dei protagonisti tramite cenni rivelatori, i primi amori,
le iniziazioni sessuali con prostitute che abitano in case di campagna
dove il marito è nell’altra stanza, esperienze omosessuali
preadolescenziali, l’incontro dei personaggi con i movimenti politici,
la massoneria, la laurea, l’arrivismo, il turbinoso mondo del teatro,
i compromessi con i politici ottenuti col desiderio di uscire dal mondo
dei teatri ‘off’ per essere appagati dal plauso del pubblico
e da quello del denaro. Da contrappunto fanno le vicende del padre di
Claudia, la descrizione della corruzione dei politici locali che si affacciano
a Roma ma che a casa loro conducono sporchi giochi, puntualmente in malora
e collusi con le mafie locali; il politico non è soddisfatto del
suo potere e vuole diventare massone, il ballerino non è soddisfatto
della sua funzione univocamente sociale e vuole sfondare, la cassiera
non è soddisfatta di come la sua vita sia giunta ad una secca sterile
e priva di emozioni. I protagonisti si sfuggono persino in chat, per una
lunga parte del romanzo, finché…e anche qui sono d’obbligo
i puntini di sospensione, dato che anche questo è uno dei punti
dove i fili della narrazione vengono stretti velocemente. Ed è
proprio nelle ultime cinquanta pagine che questo libro si fa più
acceso, proprio nel momento di più alta tensione dove un’ipotesi
di ananke presiede allo scioglimento dalle colpe e la vendetta si compie,
dopo le premesse accumulate nel corso della narrazione. Una scelta coraggiosa,
quella di Nicolangelo Barletti, narrare gli ultimi trent’anni di
una famiglia alto borghese, e allo stesso tempo segnare le tappe con il
loro equivalente storico (anni 70 = contestazione, anni 80 = sacracorona,
anni 90 = manipulite), il tutto sullo sfondo di questa linea immaginaria
che collega Lecce a Roma. Un romanzo che potrebbe essere emblematico se
pensiamo a quanti intellettuali o professionisti compirono negli anni
sessanta lo stesso tragitto, facendo ritorno o facendo perdere per sempre
le proprie tracce. Il computer è il pretesto perché i protagonisti,
che per un breve periodo della propria vita vissero negli stessi luoghi,
avessero un luogo comune di interazione per portare la storia a compimento;
al termine della lettura la convinzione è che il titolo del romanzo
si riferisca al fatto, forse, che i protagonisti sono sicuramente ’pesci
fuor d’acqua’, fuori da se stessi e assenti alla loro stessa
vita, tranne Irene.
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