Francesco
Sasso
Smettetela di scrivere: fate troppo rumore
Cari lettori di Musicaos, stamattina
mi sono svegliato meno uomo, e con una sensazione di smarrimento e di
stanchezza. Normale routine in questi tempi.
Ma per una strana associazione d’idee, forse sarebbe meglio dire
di percezione, il mio pensiero si è spostato sulla letteratura.
Successivamente ho capito il perché di quest’insolito slittamento.
Da giorni leggo del dibattito, sterile a mio parere, che si porta avanti
da più parti su varie pagine cartacee e web, sulla crisi della
letteratura, sull’eccessiva produzione di titoli- che porterebbe
a far sì che i buoni libri si perdano in mezzo ad un mare di cattivi
libri-, sulla crisi delle idee, sull’omologazione del lettore, sul
dilettantismo di molti scrittori, sulla globalizzazione della nostra cultura,
sulla spettacolarizzazione delle università italiane e della cultura
in generale, ed altro ancora. Mi deprimo!
Allorché un brivido mi corre su per la schiena, quando leggo che
alcuni giovani scrittori romani, dopo aver tirato su una rivista a diffusione
nazionale, iniziano a martellare le coscienze della capitale con le loro
esigenze di visibilità. Affermano che << Un benessere diffuso,
maggiore tempo libero, e accesso generalizzato al libro in termini di
costi e distribuzione (sia dal punto di vista di chi legge, sia dal punto
di vista di chi scrive), rendono la scrittura possibile e fin troppo facile.
Facilità che sconfina con il dilettantismo. Il dilettantismo che
è confuso con arte o impegno se in chi legge non esistono parametri
critici. >>. O dio mio! E ancora: << L’università
di massa ha il risultato non di avere permesso ad un crescente numero
di giovani di accedere alla cultura, ma anche di aver sterilizzato la
cultura affinché possa essere assimilata da tutti gli eterni bambini-studenti.
>>
Ma che desiderano costoro? Essere gli unici custodi della Letteratura?
Si vorrebbe forse impedire a noi comuni mortali di scrivere, di esprimere
i nostri sentimenti, di affermare che respiriamo, di desiderare di veder
stampate le nostre parole su bianca carta? Si vorrebbe ridurre noi a semplici
consumatori? Forse che la “massa” dei libri da noi pubblicati
fanno loro ombra? Siamo tutti dilettanti da eliminare?
E inoltre, se le loro opere si perdono nel mare dell’editoria, non
sarà forse per una strana legge fisica chiamata “Assorbimento
ed eliminazione di opere inutili”? Ho anche letto alcuni racconti
da loro pubblicati sulla stessa rivista: scritture opache è il
mio giudizio di “dilettante” eterno bambino-studente della
facoltà di Lettere. Giudizio che potrebbe essere impugnato, perché
tutto è opinabile oggigiorno; ma che nelle loro intenzioni, io
non dovrei nemmeno permettermi di scrivere.
Cari lettori, ho l’impressione che questi giovani scrittori- della
mia stessa generazione- siano un po’ castrati; che il loro unico
desiderio sia occupare le bare dei propri padri. Ma i posti rimasti sono
quelli in piedi.
Non voglio negare che il contesto culturale italiano sia in crisi, ma
in crisi è un po’ tutto il sistema Italia. Non voglio negare
che il mio cervello sia stato traumatizzato dalla tv: il primo linguaggio
che imparai fu quello televisivo delle tette e lustrini, successivamente
arrivò la grande letteratura; ma ora cerco di difendermi, a sentir
loro inutilmente.
Ma quelle idee: fa male dover leggere tali idee settarie scritte da giovani
intellettuali su una rivista con dentro firme del calibro: Moresco, Camilleri,
ecc. (Vorrei precisare che Moresco ha una posizione di distacco ed equilibrio
a riguardo). Posizioni reazionarie, direi, da parte di chi dovrebbe, per
età, tendere al nuovo.
Cari lettori, preparatevi. Negli anni a venire avremo orizzonti letterari
meravigliosi. Questi stessi che ora s’agitano, saranno i nuovi romanzieri
italiani. Apprestiamoci ad accoglierli, a leggerli e a restar silenziosi
davanti alle loro opere che ci libereranno dal giogo della mediocrità.
E tu, scrittore in erba, rinuncia. Sei “massa”, disturbi loro,
resta ai margini e smettila di far rumore. E i redattori di questa rivista:
dovrebbero smantellare la baracca, fare spazio, e soprattutto cessare
di dare voce a tutti, compreso me. Ci sono loro. Facciamo silenzio. Ascoltiamoli.
17 Marzo 2005
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