Alessandro Baricco, "Questa Storia"
di Stefano Donno

Prima o poi qualcuno si chiederà, nella propria vita, se il viaggio intrapreso porti nella giusta direzione, o se occorra raddrizzare il tiro, per fare centro. La scelta comunque nella maggior parte dei casi risulterà piuttosto ardua, e talvolta , nonostante la decisione sia stata presa, tornare indietro si rivelerà impossibile. E allora, si va giù duri, cominciando il calcolo delle probabilità, valutando i rischi, vagliando al lume della Ragione, i pro e i contro, e tutte le possibili eventualità che rientrano nel dominio della Strada da seguire o fortuitamente da poco imboccata. Ma la Ragione non sempre è una compagna leale e onesta di cui ci si può fidare. Sembrerebbe un controsenso ma è così. Allora le risorse da impiegare sarebbero forse ben altre…ci si potrebbe affidare alle previsioni degli oroscopi, della numerologia cabalistica, del Caso…maledetto animale bifronte, ingannatore e seduttore, illusionista par excellence, in grado di ammaliare anche lo spirito più retto, concreto e saldamente ancorato alla realtà, fornicatore instancabile attraverso coiti infiniti con i nostri sensi e soprattutto con l’Immaginazione e la Fantasia, le sue due più fedeli sgualdrine, che dice e non dice a cosa si può andare incontro, ammicca lasciando ampi spiragli di esistenze, viaggi, avventure, rinunce, abiure. Già… ma perché fare affidamento al Caso…forse, e ancora maledettamente forse, che il Cuore non avrebbe in merito qualcosa in più da dire, o maggiore lucidità (anche questo sembrerebbe un controsenso ma un fondo di verità ce l’ha…), da spendere in merito al nostro Destino? Pare che una sola soluzione sia difficile da trovare. Ancor di più emerge un certo senso di sconforto e solitudine, proprio quando un leggero sorriso va a disegnarsi sui vostri visi, perché creduloni e ingenuamente innocenti, ritenete di aver scovato un varco nell’oscurità dell’esistenza. Ma allora chi o cosa guidò Giacomo Casanova nella sua fuga dai Piombi nel lontano 1787, o ancora Jack Kerouac quando nella sua ricerca di Assoluto tra il 1941 e il 1956, viaggiò per tutta l’America incontrando i personaggi più bizzarri e vivendo le situazioni più incredibili, rimanendo fedele alla sua idea di Viaggio, magari la stessa condivisa con Allen Ginsberg, William Burroughs, Neal Cassady e Gary Snyder, affamati di vita. L’unica plausibile certezza da condividere un po’ tra tutti, potremmo trovarla semplicemente nel decidersi a partire, cominciando un viaggio, non importa lungo o corto che sia, armati di buona volontà, di giubbotti antiproiettile, spazzolino, dentifricio, qualche ricambio, tanto spirito di sacrificio e sopportazione, nonché tanta, ma tanta pazienza da vendere. Sarà poi la strada a decidere per noi, e lo sentiremo nell’aria, ce lo diranno le nuvole, che stiamo facendo la cosa giusta, che il nostro sogno sta per avverarsi. Custodiamoli gelosamente i nostri sogni, li possediamo chissà da quanto tempo in potenza…occorrerà trovare la chiave d’accesso per trasformarsi in atto. Questo ultimo lavoro di Baricco, da diverse settimane nelle top ten dei libri che incontra il favore di innumerevoli lettori, riesce a essere molto di più di un abile sfruttamento del proprio appeal, della fiducia riposta nel marketing editoriale della casa editrice di turno, la Fandango in quest’occasione, e nella sua abilità circa la realizzazione di un prodotto editoriale, talmente ad alta definizione iconologica (pensiamo al fatto che il libro esce con ben quattro copertine diverse con i disegni di Gianluigi Toccafondo) da diventare oggetto di culto e da collezione. Queste sarebbero scuse di una pseudo-critica piuttosto insonnolita e miope. Certamente se dovessimo porre a verifica tutti gli indici semantici di Questa Storia, l’intero intreccio, verremmo a capo di una sola conclusione: assolutamente politically correct. Ma fin dove l’essere politicamente corretto, proprio del volume in oggetto, non risponde ad una vera e propria esigenza di “espatrio” dalle maglie sempre più strette di un intero universo che non ci appartiene, che non amiamo, anonimo, asmatico, immiserente. Addirittura ci troveremmo una morale…oddio che brutto termine: lascia tutto e seguiti…sai dove vuoi arrivare e persegui quest’obiettivo, costi quel che costi! Ad esempio, leggiamo a pag. 40: “ Voglio raccontarle una cosa, Florence. Mio padre era un uomo molto ricco, molto più di me. Si mangiò quasi tutto inseguendo un sogno assurdo, una faccenda di ferrovie,una bestialità. Gli piacevano i treni. Quando incominciò a vendere le proprietà io andai da mia madre e le chiesi: Perché non lo fermi? Avevo sedici anni. Mia madre mi diede un ceffone. Poi mi disse una frase che adesso, lei, Florence, deve imparare a memoria. Mi disse: se ami, qualcuno che ti ama, non smascherare mai i suoi sogni. Il più grande e illogico sei tu!”. Ma veniamo alla trama. Il testo racconta la storia di un personaggio, Ultimo Parri, il quale nato all’inizio del ‘900, attraverserà il secolo fin dopo il secondo dopoguerra.. Anni terribili per la nostra storia, ma splendidi per il rivoluzionario fermento culturale. Anni in cui l’amore per la forza bellica, per l’acciaio impiegato nella costruzione dei carri armati, per il rombo dei motori, per la velocità, per gli studi alternativi sull’estetica della Dinamica faceva dire a Balla nel Manifesto della pittura futurista: “ un cavallo in corsa non ha quattro gambe: ma ne ha venti…”. Dal padre erediterà l’amore per i motori, e il sogno di costruire una grande strada dove far correre, secondo leggi precise e inoppugnabili, quelle nuove creature meccaniche, che ancora pochi potevano permettersi. Un amore che continuerà a stringere a sé, anche dopo la prima guerra mondiale, servendo la patria insieme a tanti altri giovani soldati, a Caporetto : “ (…) Condividevano, oltre alla quotidiana atrocità della trincea, quella sensazione di essere vita allo stato puro, formazioni cristalline di un’umanità riportata alla sua primitiva semplicità. Diamanti eroici!”. Una folle infatuazione, quella di Ultimo Parri, per i motori, le automobili, lo stesso folle ardore degli Agnelli per la Fiat per inciso, per la strada perfetta, quella dove un moto perpetuamente accelerato fa muovere in automatico le ruote delle auto, un magma incandescente che travolge e polverizza la passione per le donne, trasformandole in un unico corpo poetico, di olio per motori, pistoni, cerchioni, asfalto, tendini, muscoli, membra, labbra…: “ (…) Si dimenticò della donna e si concesse a un’altra perfezione, ripassando la linea pura e il disegno fino a quando non diventarono traiettoria, e tracciato - e strada. Allora ne prese possesso, come sapeva fare. Scendeva lungo il collo, poi piegava verso sinistra, dava gas sul rettilineo leggermente in salita, mollava tutto in cima alla spalla, si lasciava cadere sulla destra e usciva all’esterno imboccando il rettilineo morbido del braccio. Prima lo fece solo con il cervello, per prendere le misure, poi iniziò a sentire la strada sul corpo e, piano, a fare il rombo del motore, con la bocca. A vederlo si sarebbe potuto equivocare, perché i movimenti del bacino, ricordavano altre cose. (…) Nell’analogia, peraltro si svelava, ancora una volta, che infiniti sono i modi di possedere un corpo, e che non necessariamente quello più istintivo è anche il più irrevocabile…”. In più di qualche occasione, alcuni recensori di quest’ultimo lavoro di Baricco, rivelano una certa inquietudine, tanto da giudicare il lavoro non solo noioso, ma un pastiche mal riuscito, in un continuum simbolico che va dal neo-realismo al realismo magico, di vicende e metafore che hanno il sapore del dejà vu, con riferimento magari all’automobile, alla meccanica, ai simboli della velocità, tipiche dell’età contemporanea. A nostro avviso Questa Storia di Alessandro Baricco , ha il merito di trasformare la storia collettiva che ci appartiene e le vicende private di un personaggio che ha creduto nella propria progettualità esistenziale, in vera Poesia, perchè proprio questa alla fine ci permetterà ancora di sognare, e di lottare di conseguenza per tutto quello in cui si crede. Parliamoci in maniera chiara e sincera … In uno stato scritturale, caratteristico di quest’opera, oscillante tra sogno e realtà, in cui esistono degli interstizi d’ombra in cui il Nascondimento e la Possibilità la fanno da padroni (vedasi gli spazi bianchi nell’ouverture), Ultimo Parri si appresta a trascorrere una “giornata particolare” che è quella della sua vita, dove un elegiaca voce amorosa, dichiara a tutto fiato il suo eterno sì alla vita! Non sono solo fantasmi, quelli che Baricco ci mostra, ma presenze reali, che non lasciano alcun margine di ambiguità, permettendo, nella massima libertà, che il racconto suggestioni ed entusiasmi. Lo stile inconfondibile di Baricco, si attesta su ottimi parametri di resa, e mai vezzoso. Un lavoro che ci lascia ancora un po’ di sano appetito, mettendoci in stand-by per la sua prossima fatica letteraria!

Alessandro Baricco, Questa Storia, Fandango libri, pp.288

[musicaos][autori][testi][diario][contatti] [ricerca nel sito][interventi]

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 7/3/2001. Musicaos.it dal 2 gennaio del 2004 è una rivista elettronica autofinanziata
che può essere sostenuta gratuitamente dai suoi lettori e collaboratori cliccando nei link che compaiono qui